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Chopin Fryderyk
Varsavia, 1 marzo 1819 - Parigi, 17 ottobre 1849

Compositore e pianista precocissimo, figlio di un francese e di una governante polacca, ebbe le sue prime pagine pubblicate nel 1817.

L'anno successivo esordì in pubblico come strumentista.

A 12 anni concluse gli studi di pianoforte con il boemo Wojciech Zywny e nel 1826 si iscrisse al Conservatorio nella classe di composizione di Józef Elsner, rimanendovi fino al 1829.

Nel 1830 si trasferì a Vienna per qualche mese e nel '31 giunse a Parigi, dove, affascinato dall'ambiente e dalle conoscenze fatte (tra cui Liszt, Berlioz, Rossini, Cherubini), decise di rimanere.

Dopo uno sfortunato rapporto sentimentale con Maria Wodzilíska, alla fine del 1837 conobbe Aurore Dupin (George Sand), con la quale intrecciò una relazione durata fino al 1847.

Nel 1848 tenne il suo ultimo concerto a Parigi. Poi fu in Inghilterra e in Scozia per una tournée che si rivelò d'addio.

Concluse la sua esistenza a Parigi, forse per tisi polmonare, assistito dai numerosissimi amici.

Compose 2 Concerti e altri lavori per pianoforte e orchestra, inoltre musica pianistica e vocale.

Il catalogo di musica da camera comprende un Trio con pianoforte, una Sonata, l'Introduzione e Polacca brillante e il Gran Duo per violoncello e pianoforte, più un ciclo di variazioni - dubbie - per flauto e pianoforte.

Ultima composizione pubblicata da Chopin, nel 1847, la Sonata op. 65  in sol minore per violoncello e pianoforte è il suo più importante lavoro cameristico e ne segnala la vena di romantico visionario, coraggiosamente isolato.

La Sonata impegnò molto il maestro polacco sia sul piano intellettuale che su quello della traduzione formale e strumentale delle idee, tanto che ebbe bisogno di un arco di 2 anni per concluderla (1845-1846), con molti esperimenti e ripensamenti, riprese ed abbandoni.

Questo spirito inquieto lo si coglie nella struttura compositiva, nell'espansione trepidante delle linee di canto, nella dinamicità con cui la scrittura trova ribollente elaborazione, soprattutto nell'ultimo dei 4 movimenti, "Finale: Allegro", e nel primo, "Allegro moderato", che supera in durata l'insieme dei 3 seguenti.

Di segno meno sperimentale invece lo "Scherzo: Allegro con brio", che nel Trio esibisce una melodia appassionata e il "Largo", dall'atmosfera incantata e notturna.

La Sonata fu dedicata al celebre violoncellista Auguste Franchomme, il quale la eseguì con lo stesso Chopin al pianoforte nel febbraio del 1848, alla Salle Pleyel di Parigi.

Il Gran Duo Concertante (su temi da "Robert le Diable" di Meyerbeer) per violoncello e pianoforte, invece, fu composto con la collaborazione del violoncellista Auguste Franchomme, a cui in seguito Chopin dedicò la Sonata op. 65, questo Gran Duo risale al 1832 e rientra in un genere di lavori a quel tempo assai in voga, destinati a compiacere il pubblico e gli strumentisti.

La scrittura mescola abilmente lo spirito del gioco salottiero con le brillantezze decorative, ma conserva una piacevole eleganza, che è uno dei suoi tratti maggiormente valorizzanti.

Questa rivisitazione dell'opera di Meyerbeer, che nacque sull'onda del grande successo riscosso da "Robert le Diable" fin dalla prima rappresentazione del novembre 1831, consta di un'introduzione e di 3 episodi costruiti su temi estratti dal primo e dal quinto atto.

Il Gran Duo Concertante, pagina oggi quasi dimenticata, fu pubblicato dall'editore Schlesinger nel 1833.

L'Introduzione e Polacca brillante in do maggiore op. 3 per violoncello e pianoforte, pubblicata nel 1831 a Vienna da Mechetti, è la prima delle 3 composizioni che Chopin scrisse per violoncello e pianoforte.

La Polacca fu composta sul finire del 1829 ad Antonin, residenza del principe Antoni Radziwill, dove Chopin si trovava come insegnante di musica della giovane principessina Wanda, mentre l'Introduzione fu aggiunta successivamente, nella primavera del 1830.

A detta dello stesso compositore, il lavoro non sarebbe altro che "futilità da salotto, per le dame", ma ciò nonostante si rende gradevole per l'amabilità della scrittura violoncellistica e per la scintillante e decorativa parte pianistica alla maniera "Biedermeier".

L' "Introduzione: Lento" svolge una melodiosità di derivazione operistica, secondo un'ideale trasfigurazione della vocalità italiana, mentre la "Polacca: Allegro con spirito" possiede una dimensione lirica già significativa, che spinge il virtuosismo verso la poeticità.

L'op. 3 fu dedicata al violoncellista viennese Joseph Merk ed ebbe a suo tempo un immediato successo sull'onda del quale, secondo consuetudine, furono diffuse trascrizioni d'ogni genere.

L'unica composizione chopiniana per Trio (n sol minore op. 8 per violino, violoncello, pianoforte) risale all'ultimo periodo trascorso dal maestro polacco in patria ed è contemporanea agli studi presso il Conservatorio di Varsavia, condotti sotto la guida di Jozef Elsner.

Importanti lavori sortirono in quel periodo. Gli diedero popolarità in particolare il Concerto in fa minore, la "Grande fantasia su temi polacchi", il Rondò Krakowiak, tutte pagine per pianoforte e orchestra di grande virtuosismo ma anche di salda ispirazione, già proiettate in una dimensione di ricerca espressiva moderna e solitaria.

Il Trio (1829) tuttavia, pur concepito in un momento così fruttifero, non spicca il volo e va giudicato come un pezzo di secondaria importanza.

Non mancano spunti tematici fervidi, ma lasciano però inappagate le attese di un'elaborazione realmente vitale. L'impressione che se ne riceve è di ripetitività e manierismo.

La scrittura più ricca e originale è riservata al pianoforte. I tempi sono 4: un "Allegro con fuoco", uno "Scherzo: con moto, ma non troppo", un "Adagio sostenuto", dalle tinte morbide e d'impronta melodica accentuata, e un leggero "Finale" in tempo "Allegretto". La pubblicazione di quest'opera risale al 1833.


Ciajkovskij Pëtr Il’ic
Kamsko-Votkins 25-IV/7-V-1840 - San Pietroburgo 25-X/6-XI-1893
La vita di Ciajkovskij non fu quella successione di atti eccezionali - scandita da impulsi autodistruttivi e subitanee redenzioni - che alberga nella memoria collettiva. La sua fu un’esistenza molto borghese, comune a molti aristocratici russi della seconda metà dell’Ottocento. Anche la sua omosessualità, per quanto costretta nei confini imposti dal suo ambiente sociale, fu meno tormentata di quanto è bello e fascinoso credere. Nato a Kamsko-Votkins, tra Mosca e gli Urali, tra il 25 aprile e il 7 maggio 1840, si iscrive alla Scuola di giurisprudenza di San Pietroburgo. Ma con l’apertura di un nuovo Conservatorio nella stessa città - dove entra nel 1862 - decide di dedicarsi professionalmente alla musica. Dopo la formazione, arriva il vero apprendistato. A Mosca, dove si trasferisce intorno al 1866, trova un impiego stabile come docente presso il Conservatorio e inizia a comporre sinfonie, e opere, ma solo con il primo Concerto per pianoforte e orchestra, dedicato a Hans von Bülow, arriva il successo internazionale, poi consolidato nel 1876 con Il lago dei cigni, una rivoluzione per l’estetica del balletto. Problematico il suo rapporto con le donne: se con la ricca ereditiera Nadezˇda Filaretovna von Meck - che gli assicurava un assegno vitalizio - intratteneva un costruttivo rapporto epistolare, con la moglie Antonina Ivanovna Miliukova - che aveva sposato per opportunismo - si infilò in un menage familiare impossibile da sostenere, concluso quasi subito con una dolorosa separazione. A suo fianco aveva da sempre il fedele “valletto” e amante Alësa.
L’ultima parte della vita di Ciajkovskij, cominciata con il successo come compositore e la precaria condizione di marito, si può dividere in due periodi: il primo in viaggio su e giù per l’Europa, tra concerti e premières dei suoi lavori; e un secondo, più o meno stanziale, in quella provincia moscovita che diviene scenario del suo ultimo periodo compositivo (le ultime due sinfonie, La dama di picche - che però fu scritta a Firenze - e Iolanta, i grandi balletti). A stroncare Ciajkovskij, a soli 53 anni, non fu il tanto romanzato suicidio, sembra, ma una semplice infezione di colera.

Andrea Estero
Corghi Azio
Ciriè [Torino] 9-III-1937
La storia non si fa con il presente. Per scriverla è necessario prendere distanza. Per Azio Corghi è ancora lontano il tempo dei bilanci. Della sua vita si possono solo raccontare fatti, seguire percorsi. Per ora affastellandoli. Nasce a Ciriè, in provincia di Torino, da padre pittore e caricaturista. Studia pittura e pianoforte. Al Conservatorio frequenta le classi di Mario Zanfi (pianoforte) e di Massimo Mila (storia della musica). La sua prima composizione sono delle variazioni per pianoforte (1959), rimaste inedite. Dopo il diploma si trasferisce a Milano, per studiare composizione, musica corale e direzione di coro, direzione d’orchestra, composizione polifonica vocale con Bettinelli, Bortone, Votto, Farina, fino a giungere, tra il 1965 e il 1969, al diploma in tutte le discipline. Il suo Adagio per archi viene eseguito, nel 1964, sotto la direzione del giovane Riccardo Muti. Nel 1967 vince il concorso “Ricordi Rai” con Intavolature, eseguito alla Fenice durante il 30º festival di musica contemporanea. Dopo Sonzogno, passa all’editore Suvini Zerboni. Insegna prima lettura della partitura e armonia e contrappunto al Conservatorio di Torino, poi dal 1971, armonia, contrappunto e fuga presso quello di Milano (in seguito insegnerà composizione a Milano e all’Accademia di Santa Cecilia). Si dedica anche all’attività editoriale e filologica, preparando per il Rossini Opera Festival e Ricordi l’edizione critica dell’Italiana in Algeri di Rossini (1973). Dopo varie composizioni strumentali è la volta di Cactus, azione scenica per voci, strumenti e nastro magnetico (1974), e di Actus III, balletto scritto per il Maggio musicale fiorentino (1977). La prima opera lirica vera e propria, Gargantua in due atti, per il Regio di Torino, arriva nel 1984 e conferma la vocazione per il gioco di riscritture e allusioni umoristiche. Mentre continua il lavoro sul terreno strumentale e vocale, destinato a rimanere interesse costante, inizia quindi la stagione delle grandi commissioni operistiche: Blimunda (Milano, 1990), Divara (Munster, 1993), Isabella (Pesaro,1998), Rinaldo & C. (Catania, 1997), Tat’jana (Milano, 2000), Senja (Munster, 2003), Il Dissoluto assolto (Milano, Lisbona, 2006). È accademico di Santa Cecilia.

Andrea Estero
 

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