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Biografie
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Rachmaninov Sergej
Oneg [Novgorod] 1-IV-1873 - Los Angeles 28-III-1943
Voleva fare il compositore, Sergej Vasilyevich Rachmaninov. Il compositore
autenticamente russo. Invece, alla soglia dei cinquant’anni,
si ritrova a macinare tournée come pianista, negli Stati Uniti, a Cuba,
in Canada. Mille concerti in 25 anni, cinquanta ogni anno. E più di cento
registrazioni discografiche. La sua musica, al contrario, nella nuova
Unione Sovietica, non poteva essere eseguita.
Rachmaninov nasce il 1 aprile 1873, in una famiglia di ricchi possidenti,
amanti dell’arte. L’esordio è felice. Ma il primo segno della
decadenza arriva presto, quando il padre dilapida tutto il patrimonio
e il giovane Sergej si trova senza disponibilità economica. Studia al
Conservatorio di San Pietroburgo, poi pianoforte con Nicolai Zverev
e il cugino Alexandre Siloti a Mosca. Gli piacerebbe comporre (affronta
studi regolari anche in questa disciplina, e si diploma in pianoforte e
composizione), ma eccelle solo alla tastiera. Mentre cresce la sua fama
di pianista, precipita quella da autore: la sua Prima Sinfonia, il primo
lavoro della “maturità”, eseguita nel 1897 con la direzione di Glazunov,
è accolta con grande freddezza o anche ostilità, al punto che
non sarà mai più eseguita e rimarrà inedita, vivente l’autore. Come
uno spettro riapparirà negli incubi di Sergej, ossessionato - nonostante
la felicità dell’ispirazione melodica che gli si attribuisce - dalla sua presunta
“inettitudine”. Il blocco dura circa tre anni. Non serve l’incontro
con Tolstoj - che lo scoraggia. Rachmaninov si affiderà, per tre mesi,
a una terapia d’ipnosi. Raggiunta la tranquillità comporrà il suo Secondo
Concerto per pianoforte. Dopo il matrimonio con la cugina Natalia
Satina, diventa direttore musicale al Bolsˇoj. Ancora un incarico
legato alla sua bravura come interprete; ancora un compromesso, con
l’intento però di far rappresentare a Mosca i suoi lavori teatrali (che
avranno però un’accoglienza contrastata). Dopo un soggiorno a Vienna
e a New York nel 1909 (dove il suo Terzo Concerto fu diretto da
Gustav Mahler), dopo piccoli, insidiosi insuccessi, è il momento della
catastrofe. I Bolscevichi prendono il potere, Rachmaninov il 23 dicembre
1917 prende la via - senza ritorno - dell’esilio. La sua villa verrà
distrutta, lui vivrà negli Stati Uniti (New York, poi la California), in
Francia e in Svizzera. Celebrato come concertista di fama mondiale.
Andrea Estero
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Ravel Maurice
Ciboure – 7 marzo 1875 / Parigi - 28 dicembre 1937
Antiaccademico e nazionalista. Come la maggior parte dei compositori della sua generazione. Quelli che si schieravano a grandi proclami dalla parte della Grande Guerra. In Italia, per esempio. Voglia di mostrare i muscoli, per affermare il primato culturale della nazione di appartenenza, quando ci si azzuffava per rivendicare la “scoperta” della forma sonata, dell’opera, della musica per danza. Quale popolo ha composto quella musica per primo? Era questo il clima in cui visse Maurice Ravel. E che lo portò ad arruolarsi nell’esercito francese per 18 mesi (l’aviazione lo scartò, dovette accontentarsi di un posto da carrista, finì poi per guidare l’ambulanza). Era convinto che il conflitto mondiale avrebbe cambiato completamente l’assetto del mondo. Una società ormai invecchiata, che si specchiava nei modi di un sapere musicale attardato su vecchi modelli. Quell’accademia lo bocciò più volte al Prix de Rome, banco di prova per giovani e ambiziosi compositori in erba usciti dalla classi del Conservatoire (solo nel 1901 conquistò il secondo posto, con la cantata “Mirra”). La ribellione trovava sfogo nella costituzione di gruppi artistici alternativi all’intellighenzia dominante: prima gli “Apache”, vita sregolata e forte inclinazione al consumo di alcolici; poi, con la prima maturità, la “Società musicale indipendente”, gemella delle tante associazioni moderniste che, anche in Italia, segnavano l’avvento del nuovo secolo. Ecco, la musica di Ravel nasce da tutto questo: vitalismo, giovanilismo, orgoglio nazionale (molte sue musiche si ispirano a un mitizzato passato della musica francese). A cui va aggiunta forse anche l’origine basca (nato vicino a Biarritz, nella regione basca francese, da madre basca e padre svizzero), lo spirito laicista, ateo, l’amore per la classicità.
La bandiera della modernità, sventolata per tutta la vita come un vessillo (Stravinskij lo paragonò a un orologiaio svizzero per la precisione dei meccanismi musicali), diventerà alla fine un boomerang. Nel 1932 fu coinvolto in un incidente d’auto che lo paralizzerà progressivamente, fino alla morte, sopraggiunta il 28 dicembre 1937, in seguito a un intervento chirurgico al cervello.
Andrea Estero
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