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Libretti d'opera

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Ballo in maschera (Un)
Verdi

MELODRAMMA IN TRE ATTI DI  A. SOMM

DA E. SCRIBE

Prima rappresentazione: Teatro Apollo, Roma, 17 febbraio 1859.

Interpreti : JULIENNE DEJAN, SCOTTI, ZELINDA SBRISCIA, GAETANO FRASCHINI, LEONE GIRALDONI.

Prima rappresentazione integrale (senza tagli della censura e secondo la versione ormai tradizionale): Teatro dell'Opéra, Parigi, 17 novembre 1958.

 

Personaggi

 

RICCARDO, Conte di Warwich, Governatore di Boston: tenore

RENATO, creolo, suo segretario: baritono

AMELIA, sposa di Renato: soprano

ULRICA, indovina di razza nera: contralto

OSCAR, paggio: soprano

SILVANO, marinaio: basso

SAMUELE e TOM, nemici del Conte: bassi

UN GIUDICE: tenore

UN SERVO D'AMELIA: tenore.

Deputati, ufficiali, marinai, guardie, uomini, donne e fanciulli del popolo, ,gentiluomini, aderenti di Samuel e Tom, servi, maschere e coppie danzanti.

 

A BOSTON E NEI DINTORNI ALLA FINE DEL SECOLO XVII

 

Atto I

 

Quadro I

 

In fondo, l' ingresso nelle stanze del re. È il mattino.

Deputati, gentiluomini, popolani, ufficiali; sul dinanzi, Horn, Ribbing e loro ardenti.

Tutti aspettano che si desti il re.

 

UFFICIALI, GENTILUOMINI

Posa in pace, a' bei sogni ristora,

O Gustavo, il tuo nobile cor.

A te scudo su questa dimora

Sta d'un vergine mondo l'amor.

 

HORN, RIBBING, E LORO ARDERENTI

E sta l'odio che prepara il fio,

Ripensando ai caduti per te.

Come speri, disceso l'oblio

Sulle tombe infelici non è.

 

(Entra Oscar dalla stanze del re.)

OSCAR

S'avanza il re.

 

GUSTAVO

(salutando gli astanti)

Amici miei . . . Soldati . . .

(ai deputati nel ricevere delle suppliche)

E voi del par diletti a me! Porgete:

A me s'aspetta; io deggio

Su' miei figli vegliar, perchè sia pago

Ogni voto, se giusto.

Bello il poter non è, che de' soggetti

Le lagrime non terge, e ad incorrotta

Gloria non mira.

 

OSCAR

(a Gustavo)

Leggere vi piaccia

Delle danze l'invito.

 

GUSTAVO

Avresti alcuna

Beltà dimenticato?

 

OSCAR

(porgendogli un foglio)

Eccovi i nomi.

 

GUSTAVO

(leggendo, tra sè)

(Amelia . . . ah, dessa ancor! L'anima mia

In lei rapita ogni grandezza oblia!

La rivedrà nell'estasi

Raggiante di pallore . . .

E qui sonar d'amore

La sua parola udrà.

O dolce notte, scendere

Tu puoi gemmata a festa:

Ma la mia stella è questa

Che il ciel non ha!)

 

HORN, RIBBING E LORO ADERENTI

(sommessamente)

L'ora non è, chè tutto

Qui d'operar ne toglie

Dalle nemiche soglie

Meglio l'uscir sarà.

 

OSCAR, UFFICIALI, GENTILUOMINI

Con generoso affetto

Entro se stesso assorto,

Il nostro bene oggetto

De' suoi pensier farà.

 

GUSTAVO

(Ah! E qui sonar d'amore

La sua parola udrà.)

(ad Oscar)

Il cenno mio di là con essi attendi.

 

(Tutti s'allontanano. Oscar esce per ultimo e incontra Anckarström al limitare.)

OSCAR

(a Anckarström)

Libero è il varco a voi.

 

ANCKARSTRÖM

(Deh, come triste appar!)

 

GUSTAVO

(Amelia!)

 

ANCKARSTRÖM

(chinandosi)

Sire . . .

 

GUSTAVO

(O ciel! lo sposo suo!)

 

ANCKARSTRÖM

(accostandosi)

Turbato il mio

Signor, mentre dovunque il nome suo

Inclito suona?

 

GUSTAVO

Per la gloria è molto,

Nulla per col. Segreta, acerba cura

M'opprime.

 

ANCKARSTRÖM

E d'onde?

 

GUSTAVO

Ah no . . . non più . . .

 

ANCKARSTRÖM

Dirolla Io la cagion.

 

GUSTAVO

(Gran Dio!)

 

ANCKARSTRÖM

So tutto . . .

 

GUSTAVO

E che?

 

ANCKARSTRÖM

So tutto.

Già questa soglia istessa

Non t'è securo asilo.

 

GUSTAVO

Prosegui.

 

ANCKARSTRÖM

Un reo disegno

Nell'ombre si matura,

I giorni tuoi minaccia.

 

GUSTAVO

(con gioia)

Ah! . . . gli è di ciò che parli?

Altro non sai?

 

ANCKARSTRÖM

Se udir ti piace i nomi . . .

 

GUSTAVO

Che importa? Io li disprezzo.

 

ANCKARSTRÖM

Svelarli è mio dover.

 

GUSTAVO

Taci: nel sangue

Contaminarmi allor dovrei. Non fia,

Nol vo'. Del popol mio

L'amor mi guardi e mi protegga Iddio.

 

ANCKARSTRÖM

Alla vita che t'arride

Di speranze e gaudio piena,

D'altre mille e mille vite

Il destino s'incatena!

Te perduto, ov'è la patria

Col suo splendido avvenir?

E sarà dovunque, sempre

Chiuso il varco alle ferite,

Perchè scudo del tuo petto

È del popolo l'affetto?

Dell'amor più desto è l'odio

Le sue vittime a colpir.

 

OSCAR

(all'entrata)

Il primo giudice.

 

GUSTAVO

S'avanzi.

 

GIUDICE

(offrendogli dispacci a firmare)

Sire!

 

GUSTAVO

Che leggo! . . . il bando ad una donna! Or d'onde?

Qual è il suo nome? . . . di che rea?

 

GIUDICE

S'appella Ulrica, dell'immondo

Sangue gitano.

 

OSCAR

Intorno a cui s'affollano

Tutte le stirpi. Del futuro l'alta

Divinatrice . . .

 

GIUDICE

Che nell'antro abbietto

Chiama i peggiori, d'ogni reo consiglio

Sospetta già. Dovuto è a lei l'esiglio,

Nè muta il voto mio.

 

GUSTAVO

(ad Oscar)

Che ne di' tu?

 

OSCAR

Difenderla vogl'io.

Volta la terrea

Fronte alle stelle,

Come sfavilla

La sua pupilla,

Quando alle belle

Il fin predice

Mesto o felice

Dei loro amor!

È con Lucifero

D'accordo ognor.

 

GUSTAVO

Che vaga coppia . . .

Che protettor!

 

OSCAR

Chi la profetica

Sua gonna afferra,

O passi 'l mare,

Voli alla guerra,

Le sue vicende

Soavi, amare

Da questa apprende

Nel dubbio cor.

È con Lucifero

D'accordo ognor.

 

GIUDICE

Sia condannata!

 

OSCAR

(verso il re)

Assolverla degnate.

 

GUSTAVO

Ebben, tutti chiamate:

Or v'apro un mio pensier.

 

(Anckarström ed Oscar invitano a rientrar gli usciti.)

 

GUSTAVO

Signori: oggi d'Ulrica

Alla magioni v'invito,

Ma sotto altro vestito;

Io là sarò.

 

ANCKARSTRÖM

Davver?

 

GUSTAVO

Sì, vo' gustar la scena.

 

ANCKARSTRÖM

L'idea non è prudente.

 

OSCAR

La trovo anzi eccellente,

Feconda di piacer.

 

ANCKARSTRÖM

Te ravvisar taluno

Ivi potria.

 

GUSTAVO

Qual tema!

 

HORN E RIBBING

(sogghignando)

Ve', ve', di tutto trema

Codesto consiglier.

 

GUSTAVO

(ad Oscar)

E tu m'appronta un abito

Da pescator.

 

HORN, RIBBING E LORO ADERENTI

(sottovoce)

Chi sia

Che alla vendetta l'adito

Non s'apra alfin colà?

 

GUSTAVO

Ogni cura si doni al diletto,

E s'accorra nel magico tetto:

Tra la folla de' creduli ognuno

S'abbandoni e folleggi con me.

 

ANCKARSTRÖM

E s'accorra, ma vegli 'l sospetto

Sui perigli che fremono intorno,

Ma protegga il magnanimo petto

Di chi nulla paventa per sè.

 

OSCAR

L'indovina ne dice di belle,

E sta ben che l'interroghi anch'io;

Sentirò se m'arridon le stelle,

Di che sorti benefica m'è.

 

GUSTAVO

Ogni cura si doni al piacer.

 

ANCKARSTRÖM

E s'accorra e si vegli.

 

GUSTAVO

Dunque, signori, aspettovi,

Incognito, alle tre

Nell'antro dell'oracolo,

Della gran maga al piè.

 

OSCAR, UFFICIALI, GENTILUOMINI

Teco sarem di subito,

Incogniti, alle tre

Nell'antro dell'oracolo,

Della gran maga al piè.

 

ANCKARSTRÖM

E s'accorra, ma vegli 'l sospetto ecc.

 

HORN, RIBBING E LORO ADERENTI

Senza posa vegliamo all'intento,

Nè si perda ove scocchi il momento.

Forse l'astro che regge il suo fato

Nell'abisso là spegnersi de'.

 

GUSTAVO

Alle tre nell'antro dell'oracolo.

 

Ogni cura si doni al diletto,

E s'accorra al fatidco tetto:

Per un di si folleggi, si scherzi,

Mai la vita più cara non è.

 

UFFICIALI, GENTILUOMINI

Sì! Alfin brilli d'un po' di follia

Questa vita che il cielo ne diè.

 

ANCKARSTRÖM

Ma protegga il magnanimo petto

Di chi nulla paventa per sè.

 

OSCAR

Sentirò se m'arridon le stelle,

Qual presagio le dettan per me.

 

HORN, RIBBING E LORO ADERENTI

Forse l'astro che regge il suo fato

Nell'abisso là spegnersi de'.

 

TUTTI

Alle tre, alle tre.

 

GUSTAVO

Dunque, signori, aspettovi, ecc.

 

TUTTI GLI ALTRI

Teco sarem di subito, ecc.

 

Quadro II

 

A sinistra un camino, il fuoco è acceso, e la caldaia magica fuma sovra un treppiè;

dallo stesso lato l'uscio d'un oscuro recesso. Sul davanti, una piccola porta segreta.

Nel fondo, l'entrata della porta maggiore con ampia finestra da lato.

In mezzo, una rozza tavola, e pendenti dal tetto e dalle pareti stromenti ed arredi analoghi che al luogo.

 

Nel fondo uomini e donne del popolo. Ulrica presso la tavola; poco distanti,

un fanciullo ed una giovinetta che le domandano la buona ventura.

 

POPOLANE

Zitti . . . l'incanto non dèssi turbare.

Il demonio tra breve halle a parlare.

 

ULRICA

Re dell'abisso, affrettati,

Precipita per l'etra,

Senza librar la folgore

Il tetto mio penètra.

Omai tre volte l'upupa

Dall'alto sospirò;

La salamandra ignivora

Tre volte sibilò . . .

E delle tombe il gemito

Tre volte a me parlò.

 

(Gustavo entra vestito da pescatore, avanzandosi tra la folla, nè scorgendo alcuno dei suoi.)

GUSTAVO

Arrivo il primo!

 

POPOLANE

(respingendolo)

Villano, dà indietro.

(Gustavo s'allontana ridendo.)

Oh, come tutto riluce di tetro!

 

ULRICA

(con esaltazione, delcamando)

È lui, è lui! ne' palpiti

Come risento adesso

La voluttà riardere

Del suo tremendo amplesso!

La face del futuro

Nella sinistra egli ha.

M'arrise al mio scongiuro,

Rifolgorar la fa:

Nulla, più nulla ascondersi

Al guardo mio potrà!

 

(Batte al suolo e sparisce.)

 

POPOLANE

Evviva la maga!

 

ULRICA

(di sotterra)

Silenzio, silenzio!

 

CRISTIANO

(rompendo la calca)

Su, fatemi largo, saper vo' il mio fato.

Del re sono servo, son suo marinaro:

La morte per esso più volte ho sfidato;

Tre lustri son corsi del vivere amaro,

Tre lustri che nulla s'è fatto per me.

 

ULRICA

(ricomparendo)

E chiedi?

 

CRISTIANO

Qual sorte pel sangue versato mi attende.

 

GUSTAVO

(Favella da franco soldato.)

 

ULRICA

(a Cristano)

La mano.

 

CRISTIANO

Prendete.

 

ULRICA

(osservando la mano)

Rallegrati omai:

In breve dell'oro e un grado t'avrai.

 

(Gustavo trae un rotolo e vi scrive su.)

 

CRISTIANO

Scherzate?

 

ULRICA

Va pago.

 

GUSTAVO

(ponendolo in tasca a Cristiano che non s'avvede)

(Mentire non de'.)

 

CRISTIANO

A fausto presagio ben vuolsi mercè.

(Frugando trova il rotolo su cui legge estatico:)

"Gustavo al suo caro Cristiano uffiziale."

Per bacco! . . . non sogno! dell'oro ed un grado!

Evviva! Evviva!

 

POPOLANE

Evviva la nostra Sibilla immortale,

Che spande su tutti ricchezze e piacer.

 

(S'ode picchiare alla piccola porta.)

 

POPOLANE

Si batte!

 

(Ulrica va ad aprire ed entra un servo.)

 

GUSTAVO

(Che veggo! sull'uscio segreto

Un servo d'Amelia!)

 

SERVO

(sommessamente ad Ulrica, ma inteso da Gustavo)

Sentite: la mia

Signora, che aspetta là fuori, vorria

Pregarvi in segreto d'arcano parer.

 

GUSTAVO

(Amelia!)

 

ULRICA

S'inoltri, ch'io tutti allontano.

 

GUSTAVO

(Non me.)

 

(Il servo parte.)

 

ULRICA

Perchè possa rispondere a voi

È d'uopo che innanzi m'abbocchi a Satano;

Uscite, lasciate ch'io scruti nel ver.

 

CRISTIANO, POPOLANE

Usciamo, si lasci che scruti nel ver.

 

(Mentre tutti s'allontanano, Gustavo s'asconde. Amelia entra agitatissima.)

 

ULRICA

Che v'agita cosi?

 

AMELIA

Segreta, acerba

Cura che amor destò . . .

 

GUSTAVO

(nascosto)

(Che ascolto!)

 

ULRICA

E voi cercate?

 

AMELIA

Pace . . . svellermi dal petto

Chi sì fatale e desïato impera!

Lui, che su tutti il ciel arbitro pose.

 

GUSTAVO

(Che ascolto? Anima mia!)

 

ULRICA

L'oblio v'è dato. Arcane

Stille conosco d'una magic'erba,

Che rinnovella il cor . . . Ma chi n'ha d'uopo

Spiccarla debbe di sua man nel fitto

Delle notti. Funereo

È il loco.

 

AMELIA

Ov'è?

 

ULRICA

L'osate voi?

 

AMELIA

(risoluta)

Sì, qual esso sia.

 

ULRICA

Dunque ascoltate:

Della città all'occaso,

Là dove al tetro lato

Batte la luna pallida

Sul campo abbominato . . .

Abbarbica gli stami,

A quelle pietre infami,

Ove la colpa scontasi

Coll'ultimo sospir!

 

AMELIA

Mio Dio! qual loco!

 

ULRICA

Attonita e già tremante siete?

 

GUSTAVO

(Pover cor!)

 

ULRICA

V'esanima?

 

AMELIA

Agghiaccio . . .

 

ULRICA

E l'oserete?

 

AMELIA

Se tale è il dover mio

Troverò possa anch'io.

 

ULRICA

Stanotte?

 

AMELIA

Sì.

 

GUSTAVO

(Non sola:

Chè te degg'io seguir.)

 

AMELIA

Consentimi, o Signore,

Virtù ch'io lavi 'l core.

E l'infiammato palpito

Nel petto mio sopir.

 

ULRICA

Va, non tremar, l'incanto

Inaridisce il pianto.

Osa e berrai nel farmaco

L'oblio de'tuoi martir.

 

GUSTAVO

(Ah! Ardo, e seguirla ho fisso

Se fosse nell'abisso,

Pur ch'io respiri, Amelia,

L'aura de' tuoi sospir.)

 

VOCI

(dal fondo)

Figlia d'averno, schiudi la chiostra,

(spinte alla porta)

E tarda meno a noi ti mostra.

 

ULRICA

(ad Amelia)

Presto, partite . . . Addio.

 

AMELIA

Stanotte . . . Addio.

 

GUSTAVO

(Non sola: chè te degg'io seguir!)

 

(Amelia fugge per la porta segreta. Ulrica apre l'entrata maggiore: entrano Horn, Ribbing e aderenti, Oscar,

gentiluomini e ufficiali travestiti bizzarramente, ai quali s'unisce Gustavo.)

 

HORN, RIBBING, CORO

Su, profetessa, monta il treppiè,

Canta il futuro,

 

OSCAR

Ma il re dov'è?

 

GUSTAVO

(fattosi presso a lui)

Taci, nascondile che qui son io.

(poi volto rapidamente ad Ulrica)

Or tu, Sibilla, che tutto sai,

Della mia stella mi parlerai.

 

HORN, RIBBING, CORO

Canta il futuro, canta il futuro!

 

GUSTAVO

Di' tu se fedele

Il flutto m'aspetta,

Se molle di pianto

La donna diletta

Dicendomi addio

Tradì l'amor mio.

Con lacere vele

E l'alma in tempesta,

I solchi so franger

Dell'onda funesta,

L'averno ed il cielo

Irati sfidar.

Sollecita esplora,

Divina gli eventi:

Non possono i fulmin,

La rabbia de' venti,

La morte, l'amore

Sviarmi dal mar.

 

OSCAR, HORN, RIBBING, CORO

Non possono i fulmin,

La rabbia de' venti,

La morte, l'amore

Sviarlo dal mar.

 

GUSTAVO

Sull'agile prora

Che m'agita in grembo,

Se scosso mi sveglio

Ai fischi del nembo,

Ripeto fra' tuoni

Le dolci canzoni,

Le dolci canzoni

Del tetto natio,

Che i baci ricordan

Dell'ultimo addio,

E tutte raccendon

Le forze tua profezia,

Di ciò che può sorger

Dal fato qual sia;

Nell'anime nostre

Non entra terror.

 

OSCAR, HORN, RIBBING, CORO,

Nell'anime nostre

Non entra terror.

 

ULRICA

Chi voi siate, l'audace parola

Può nel pianto prorompere un giorno,

Se chi sforza l'arcano soggiorno

Va la colpa nel duolo a lavar.

Se chi sfida il suo fato insolente

Deve l'onta nel fato scontar.

 

GUSTAVO

Orsù, amici.

 

HORN

Ma il primo chi fia?

 

OSCAR

Io.

 

GUSTAVO

(offrendo la plama ad Ulrica)

L'onore a me cedi.

 

OSCAR

E lo sia.

 

ULRICA

(solennemente, esaminando la mano)

È la destra d'un grande, vissuto

Sotto gli astri di Marte.

 

OSCAR

Nel vero ella colse.

 

GUSTAVO

Tacete.

 

ULRICA

(staccandosi da lui)

Infelice . . . Va . . . mi lasica . . .

Non chieder di più.

 

GUSTAVO

Su, prosegui.

 

ULRICA

No . . . lasciami.

 

GUSTAVO

Parla.

 

ULRICA

(evitando)

Va . . . Te ne prego.

 

OSCAR, HORN, RIBBING, CORO

(a Ulrica)

Eh, finiscilla omai.

 

GUSTAVO

Te lo impongo.

 

ULRICA

Ebben, presto morrai.

 

GUSTAVO

Se sul campo d'onor, ti so grado.

 

ULRICA

(con più forza)

No . . . per man d'un amico.

 

OSCAR

Gran Dio!

Quale orror!

 

HORN, RIBBING, CORO

Quale orror!

 

ULRICA

Così scritto è lassù.

 

GUSTAVO

(guardandosi intorno)

È scherzo od è follia

Siffatta profezia:

Ma come fa da ridere

La lor credulità!

 

ULRICA

(passando innanzi a Horn e Ribbing)

Ah voi, signori, a queste

Parole mie funeste

Voi non osate ridere;

Che dunque in cor vi sta?

 

HORN E RIBBING

La sua parola è dardo,

È fulmine lo sguardo,

Dal confidente dèmone

Tutto coestei risà.

 

OSCAR, CORO

Ah! Tal fia dunque il fato?

Ch'ei cada assassinato?

Al sol pensarci l'anima

Abbrividendo va.

 

GUSTAVO

Finisici il vaticnio.

Di', chi fia dunque l'uccisor?

 

ULRICA

Chi primo

Tua man quest'oggi stringerà.

 

GUSTAVO

(con vivacità)

Bennissimo.

(offrendo la destra ai circostanti che non osano toccare)

Qual è di voi, che provi

L'oracolo bugiardo?

Nessuno!

 

(Anckarström appare all'entrata.)

 

GUSTAVO

(accorrendo a lui e stringendogli la mano)

Eccolo.

 

HORN, RIBBING, CORO

È desso!

 

HORN E RIBBING

(ai loro aderenti)

Respiro; il caso ne salvò.

 

CORO

(contro Ulrica)

L'oracolo mentiva.

 

GUSTAVO

Sì; perchè la man che stringo

È del più fido amico mio!

 

ANCKARSTRÖM

Gustavo!

 

ULRICA

(riconoscendo il re)

Il re! . . .

 

GUSTAVO

(a lei)

Nè chi fossi il genio tuo

Ti rivelò, nè che voleano al bando

Oggi dannarti.

 

ULRICA

Me?

 

GUSTAVO

(gettandole una borsa)

T'acqueta e prendi.

 

ULRICA

Magnanimo tu sei, ma v'ha fra loro

Il traditor; più d'uno

Forse . . .

 

HORN E RIBBING

(Gran Dio!)

 

GUSTAVO

Non più.

 

CRISTIANO, CORO

(da lontano)

Viva Gustavo!

 

OSCAR, ULRICA, GUSTAVO, ANCKARSTRÖM, HORN, RIBBING

Quai voci?

 

CORO

(da lontano)

Viva!

 

CRISTIANO

(dal fondo, volto ai suoi)

È lui, ratti movete, è lui:

Il nostro amico e padre.

(Marinai, uomini e donne del popolo s'affollano all'entrata.)

Tutti con me chinatevi al suo piede

E l'inno suoni della nostra fè.

 

CRISTIANO, CORO

O figlio della patria,

Amor di questa terra!

Reggi felice, arridano

Gloria e salute a te.

 

OSCAR

Il più superbo alloro

Che vince ogni tesoro

Alla tua chioma intrecciano

RIconoscenza a fè.

 

GUSTAVO

E posso alcun sospetto

Alimentar nel petto,

Se mille cuori battono

Per immolarsi a me?

 

ANCKARSTRÖM

Ma la sventura è cosa

Pur ne' trionfi ascosa,

Là dove il fato ipocrita

Veli una rea mercè.

 

HORN, RIBBING E LORO ADERENTI

(fra loro)

Chiude al ferir la via

Questa servil genìa,

Che sta lambendo l'idolo,

E che non sa il perchè.

 

ULRICA

Non crede al proprio fato

Ma pur morrà piagato.

Sorrise al mio presagio

Ma nella fossa ha il piè.

 

Atto II

 

 

 

Campo solitario nei d'intorni di Stoccolma appiè d'un colle scosceso.

A sinistra, nel basso, biancheggiano due pilastri; la luna leggermente velata illumina alcuni punti della scena.

Amelia appare dalle eminenze, s'inginocchia e prega, poi si alza ed a poco a poco discende dal colle.

 

AMELIA

Ecco l'orrido campo ove s'accoppia

Al delitto la morte!

Ecco là le colonne . . .

La pianta è là, verdeggia al piè. S'inoltri,

Ah, mi si aggela il core!

Sino il rumor de' passi miei, qui tutto

M'empie di raccapriccio e di terrore!

E se perir dovessi?

Perire! ebben, tal è, s'adempia, e sia.

(Fa per avviarsi.)

Ma dall'arido stelo divulsa

Come avrò di mia mano quell'erba,

E che dentro la mente conulsa

Quell'eterea sembianza morrà,

Che ti resta, perduto l'amor . . .

Che ti resta, mio povero cor!

Ah! chi piange, qual forza m'arretra?

M'attraversa la squallida via?

Su, corraggio . . . e tu fatti di pietra,

Non tradirmi, dal pianto ristà;

O finisci di battere e muor,

T'annienta, mio povero cor!

(S'ode un tocco d'ore.)

Mezzanotte! - Ah, che veggio? una testa

Di sotterra si leva . . . e sospira!

Ha negli occhi il baleno dell'ira

E m'affisa e terribile sta!

(Cade in ginocchio.)

Deh! mi reggi, m'aita, o Signor,

Miserere d'un povero cor!

 

GUSTAVO

(uscendo improvvisamente)

Teco io sto.

 

AMELIA

Gran Dio!

 

GUSTAVO

Ti calma!

 

AMELIA

Ah!

 

GUSTAVO

Di che temi?

 

AMELIA

Ah, mi lasciate . . .

Son la vittima che geme . . .

Il mio nome almen salvate . . .

O lo strazio ed il rossore

La mia vita abbatterà.

 

GUSTAVO

Io lasciarti? No, giammai;

Nol poss'io; che' m'arde in petto

Immortal di te l'affetto.

 

AMELIA

Ah, Signor, abbiatemi pietà.

 

GUSTAVO

Così parli a chi t'adora?

Pietà chiedi, e tremi ancora?

Il tuo nome intemerato,

L'onor tuo sempre sarà.

 

AMELIA

Ma, Gustavo, io son d'altrui . . .

Dell'amico più fidato . . .

 

GUSTAVO

Taci, Amelia . . .

 

AMELIA

Io son di lui,

Che darìa la vita a te.

 

GUSTAVO

Ah crudele, e mel rammemori,

Lo ripeti innanzi a me!

Non sai tu che se l'anima mia

Il rimorso dilacera e rode,

Quel suo grido non cura, non ode,

Sin che l'empie di fremiti amor? . . .

Non sai tu che di te resterìa,

Se cessasse di battere il cor!

Quante notti ho vegliato anelante!

Come a lungo infelice lottai!

Quante volte dal cielo implorai

La pietà, che tu chiedi da me!

Ma per questo ho potuto un instante,

Infelice, non viver di te?

 

AMELIA

Ah! deh, soccorri tu, cielo, all'ambascia

Di chi sta fra l'infamia e la morte:

Tu pietoso rischiara le porte

Di salvezza all'errante mio piè.

(a Gustavo)

E tu va, ch'io non t'oda, mi lascia:

Son di lui, che il suo sangue ti diè.

 

GUSTAVO

La mia vita . . . l'universo,

Per un detto . . .

 

AMELIA

Ciel pietoso!

 

GUSTAVO

Di' che m'ami . . .

 

AMELIA

Va, Gustavo!

 

GUSTAVO

Un sol detto . . .

 

AMELIA

Ebben, sì, t'amo . . .

 

GUSTAVO

M'ami, Amelia!

 

AMELIA

Ma tu, nobile,

Me difendi dal mio cor!

 

GUSTAVO

(fuori di sè.)

M'ami, m'ami! . . . oh sia distrutto

Il rimorso, l'amicizia

Nel mio seno: estinto tutto,

Tutto sia fuorchè l'amor!

Oh, qual soave brivido

L'acceso petto irrora!

Ah, ch'io t'ascolti ancora

Rispondermi così!

Astro di queste tenebre

A cui consacro il core:

Irradiami d'amore

E più non sorga il di!

 

AMELIA

Ahi! sul funereo letto

Ov'io sognava spegnerlo,

Gigante torna in petto

L'amor che mi feri!

Chè non m'è dato in seno

A lui versar quest'anima?

O nella morte almeno

Addormentarmi qui?

 

GUSTAVO

Amelia, tu m'ami?

 

AMELIA

Sì . . . t'amo.

 

GUSTAVO

Irradiami d'amor!

 

AMELIA

Ma tu, nobile,

Me difendi dal mio cor!

 

GUSTAVO

Tu m'ami, Amelia?

 

Oh, qual soave brivido ecc.

 

AMELIA

Ah, sul funereo letto ecc.

 

(La luna illumina sempre più.)

 

AMELIA

Ahimè! S'appressa alcun!

 

GUSTAVO

Chi giunge in questo

Soggiorono della morte?

(fatti pochi passi)

Ah, non m'inganno . . .

(Si vede Anckarström.)

Anckarström!

 

AMELIA

(abbassando il velo atterrita)

Il mio consorte!

 

GUSTAVO

(incontrando Anckarström)

Tu qui?

 

ANCKARSTRÖM

Per salvarti da lor, che celati

Lassù, t'hanno in mira.

 

GUSTAVO

Chi son?

 

ANCKARSTRÖM

Congiurati.

 

AMELIA

(O ciel!)

 

ANCKARSTRÖM

Trasvolai nel manto serrato,

Così che m'han preso per un dell'agguato,

E intesi taluno proromper: L'ho visto,

È il sire; un'ignota beltade è con esso.

Poi altri qui volto: Fuggevole acquisto!

S'ei rade la fossa, se il tenero amplesso

Troncar di mia mano repente saprò.

 

AMELIA

(Io muoio . . .)

 

GUSTAVO

(a lei)

Fa core.

 

ANCKARSTRÖM

(coprendolo col suo mantello)

Ma questo il do.

(poi additandogli un viottolo a destra)

E bada, lo scampro t'è libero là.

 

GUSTAVO

(Prende per mano Amelia.)

Salvarti degg'io . . .

 

AMELIA

(sottovoce a lui)

Me misera! Va . . .

 

ANCKARSTRÖM

(passando ad Amelia)

Ma voi non vorrete segnarlo, o signora,

Al ferro spietato!

 

(Dilegua nel fondo e va a vedere se s'avanzano.)

 

AMELIA

(a Gustavo)

Deh, solo t'invola.

 

GUSTAVO

Che qui t'abbandoni? . . .

 

AMELIA

E’ libero ancora

Il passo, deh, fuggi . . .

 

GUSTAVO

E lasciarti qui sola

Con esso? No, mai! piuttosto morrò.

 

AMELIA

O fuggi, o che il velo dal capo torrò.

 

GUSTAVO

Che dici?

 

AMELIA

Risolvi.

 

GUSTAVO

Desisti.

 

AMELIA

Lo vo'.

(Gustavo esita, ma ella rinnova l'ordine colla mano.)

(Salvarlo a quest'alma se dato sarà,

Del fiero suo fato più tema non ha.)

 

(Al ricomparire di Anckarström, il re gli va incontro.)

 

GUSTAVO

(solennemente)

Amico, gelosa t'affido una cura:

L'amor che mi porti garante mi sta.

 

ANCKARSTRÖM

Affidati, imponi.

 

GUSTAVO

(indicando Amelia)

Promettimi, giura

Che tu l'addurrai, velata, in città,

Nè un detto, nè un guardo su essa trarrai.

 

ANCKARSTRÖM

Lo giuro.

 

GUSTAVO

E che tocche le porte, n'andrai

Da solo all'opposto.

 

ANCKARSTRÖM

Lo giuro, e sarà.

 

AMELIA

(sommessamente a Gustavo)

Odi tu come fremono cupi

Per quest'aura gli accenti di morte?

Di lassù, da quei negri dirupi

Il segnal de' nemici partì.

Ne' lor petti scintillano d'ira . . .

E già piomban, t'accerchiano fitti . . .

Al tuo capo già volser la mira . . .

Per pietà, va, t'invola di qui.

 

ANCKARSTRÖM

(staccandosi dal fondo ove stava esplorando)

Fuggi, fuggi, per l'orrida via

Sento l'orma dei passi spietati.

Allo scambio dei detti esecrati

Ogni destra la daga brandi,

Va, ti salva, o che il varco all'uscita

Qui fra poco serrarsi vedrai;

Va, ti salva; del popolo è vita,

Questa vita che getti così.

 

ANCKARSTRÖM

(Traditor, congiurati son essi

Che minacciano il vivere mio?

Ah, l'amico ho tradito pur io . . .

Son colui che nel cor lo ferì!

Innocente, sfidati li avrei:

Or d'amore colpevole . . . fuggo.

La pietà del Signore su lei

Posi l'ale, protegga i suoi di!)

 

(Gustavo esce.)

 

ANCKARSTRÖM

Seguitemi.

 

AMELIA

(Mio Dio!)

 

ANCKARSTRÖM

Perchè tremate?

Fida scorta vi son, l'amico accento

Vi risollevi il cor!

 

(Dalle alture compariscono Horn e Ribbing con seguito.)

 

HORN, RIBBING, CORO

(dall'alto)

Avventiamoci su lui,

Ché scoccata è l'ultim'ora.

 

AMELIA

Eccoli!

 

ANCKARSTRÖM

Presto.

Appoggiatevi a me.

 

AMELIA

(Morir mi sento.)

 

HORN, RIBBING, CORO

Il saluto dell'aurora

Pel cadavere sarà.

 

HORN

Scerni tu quel bianco velo

Onde spicca la sua dea?

 

RIBBING

Sì precipiti dal cielo

All'inferno.

 

ANCKARSTRÖM

(forte)

Chi vi là?

 

HORN

Non è desso!

 

RIBBING

O furor mio!

 

CORO

Non è desso!

 

ANCKARSTRÖM

No, son io

Che dinnanzi a voi qui sta.

 

RIBBING

Il suo fido!

 

HORN

Men di voi

Fortunati fummo noi;

Chè il sorriso d'una bella

Stemmo indarno ad aspettar.

 

RIBBING

Io per altro il volto almeno

Vo' a quest'Iside mirar.

 

(Alcuni dei suoi rientrano con fiaccole accese.)

 

ANCKARSTRÖM

(colla mano sull'elsa)

Non un passo: se l'osate

Traggo il fero . . .

 

HORN

Minacciate?

 

RIBBING

Non vi temo.

 

(La luna è in tutto il suo splendore.)

 

AMELIA

(O ciel, aita!)

 

CORO

(verso Anckarström)

Giù l'acciaro!

 

ANCKARSTRÖM

Traditori!

 

RIBBING

(Va per instrappare il velo ad Amelia.)

Vo' finirla . . .

 

ANCKARSTRÖM

(snudando la spada)

E la tua vita

Quest'insulto pagherà.

 

AMELIA

No; fermatevi . . .

 

(Nell'atto che tutti s'avventano contro Anckarström, Amelia fuori di sè, inframmettendosì, lascia cadere il velo.)

 

ANCKARSTRÖM

(colpito)

Che! . . . Amelia!

 

HORN, RIBBING, CORO

Lei! . . . Sua moglie!

 

AMELIA

O ciel! pietà!

 

ANCKARSTRÖM

Amelia!

 

HORN

(sogghignando)

Ve', se di notte qui colla sposa

L'innamorato campion si posa

E come al raggio lunar del miele

Sulle rugiade corcar si sa!

 

HORN E RIBBING

Ah! ah! ah!

E che baccano sul caso strano

E che commenti per la città!

 

ANCKARSTRÖM

(fisso alla via onde fuggi Gustavo)

Così mi paga se l'ho salvato!

Per lui non posso levar la fronte,

Sbranato il cor per sempre m'ha!

 

AMELIA

A chi nel mondo crudel più mai,

Misera Amelia, ti volgerai? . . .

La tua spregiata lacrima, quale,

Qual man pietosa rasciugherà?

 

HORN, RIBBING, CORO

Ah! ah! ah!

E che baccano sul caso strano

E che commenti per la città!

Ve', la tragedia mutò in commedia.

 

ANCKARSTRÖM

(Si avvicina a Horn e Ribbing e risolutamente dice loro:)

Converreste a casa mia

Sul mattino di domani?

 

HORN

Forse ammenda aver chiedete?

 

ANCKARSTRÖM

No, ben altro in cor mi sta.

 

HORN

Che vi punge?

 

ANCKARSTRÖM

Lo saprete se verrete.

 

HORN E RIBBING

E ci vedrai.

(nell'uscire seguiti dai loro)

Dunque andiam: per vie diverse

L'un dall'altro s'allontani.

 

HORN, RIBBING, CORO

Il mattino di domani

Grandi cose apprenderà.

Andiam, andiam.

Ve', la traggedia mutò in commedia.

Ah! ah! ah! ecc.

 

ANCKARSTRÖM

(Rimasto solo con Amelia, le dice fremendo:)

Ho giurato che alle porte

V'addurrei della città.

 

AMELIA

(Come sonito di morte

La sua voce al cor mi va!)

 

HORN, RIBBING, CORO

(in lontanaza)

Ah! ah! ah!

 

ANCKARSTRÖM

Andiam! Andiam!

 

AMELIA

Oh no! pietà!

 

HORN, RIBBING, CORO

(fuori scena)

E che baccano sul caso strano ecc.

 

Atto III

 

Quadro I

 

Una stanza da studio nell'abitazione di Anckarström. Sovra un caminetto di fianco due vasi di bronzo,

rimpetto a cui la biblioteca. Nel fondo v'ha un magnifico ritratto del re Gustavo in piedi,

e, nel mezzo della scena, una travola.

 

 

(Entrano Anckarström a Amelia.)

 

ANCKARSTRÖM

(deposta la spada e chiusa la porta)

A tal colpa è nulla il pianto,

Non la terge e non la scusa.

Ogni prece è vana ormai;

Sangue vuolsi, e tu morrai.

 

AMELIA

Ma se reo, se reo soltanto

È l'indizio che m'accusa?

 

ANCKARSTRÖM

Taci, adultera!

 

AMELIA

Gran Dio!

 

ANCKARSTRÖM

Chiedi a lui misericordia.

 

AMELIA

E ti basta un sol sospetto?

E vuoi dunque il sangue mio?

E m'infami, e più non senti

Né giustizia, né pietà?

 

ANCKARSTRÖM

Sangue vuolsi, e tu morrai.

 

AMELIA

Un istante, è ver l'amai

Ma il tuo nome non macchiai.

Sallo Iddio, che nel mio petto

Mai non arse indegno affetto.

 

ANCKARSTRÖM

(ripigliando la spada)

Hai finito? Tardi è omai . . .

Sangue vuolsi, e tu morrai.

 

AMELIA

Ah! mi sveni! . . . ebbene sia . . .

Ma una grazia . . .

 

ANCKARSTRÖM

Non a me.

La tua prece al ciel rivolgi.

 

AMELIA

(genuflessa)

Solo un detto ancora a te.

M'odi, l'ultimo sarà.

Morró, ma prima in grazia,

Deh! mi consenti almeno

L'unico figlio mio

Avvincere al mio seno.

E se alla moglie nieghi

Quest'ultimo favor,

Non rifiutarlo ai prieghi

Del mio materno cor.

Morrò, ma queste viscere

Consolino i suoi baci,

Or che l'estrema è giunta

Dell'ore mie fugaci.

Spenta per man del padre,

La man ei stenderà

Sugli occhi d'una madre

Che mai più non vedrà!

 

ANCKARSTRÖM

(additandole, senza guardarla, un uscio)

Alzati; là tuo figlio

A te concedo riveder. Nell'ombra

E nel silenzio, là,

Il tuo rossore e l'onta mia nascondi.

(Amelia esce.)

Non è su lei, nel suo

Fragile petto che colpir degg'io.

Altro, ben altro sangue a terger dèssi

L'offesa! . . .

(fissando il ritratto)

Il sangue tuo!

E lo trarrà il pugnale

Dallo sleal tuo core,

Delle lagrime mie vendicator!

Eri tu che macchiavi quell'anima,

La delzia dell'anima mia;

Che m'affidi e d'un tratto esecrabile

L'universo avveleni per me!

Traditor! che compensi in tal guisa

Dell'amico tuo primo la fé!

O dolcezze perdute! O memorie

D'un amplesso che l'essere india! . . .

Quando Amelia sì bella, sì candida

Sul mio seno brillava d'amor!

È finita, non siede che l'odio

E la morte nel vedovo cor!

O dolcezze perdute, o speranze d'amor!

 

(Horn e Ribbing entrano salutando Anckarström freddamente.)

 

ANCKARSTRÖM

Siam soli. Udite. Ogni desgno vostro

M' è noto. Voi di Gustavo la morte

Volete.

 

RIBBING

È un sogno.

 

ANCKARSTRÖM

(mostrando alcune carte che ha sul tavolo)

Ho qui le prove!

 

HORN

(fremendo)

Ed ora la trama al re tu svelerai?

 

ANCKARSTRÖM

No, voglio dividerla.

 

HORN E RIBBING

Tu scherzi.

 

ANCKARSTRÖM

E non co' detti:

Ma qui col fatto struggerò i sospetti.

Io son vostro, compagno m'avrete

Senza posa a quest'opra di sangue.

Se vi manco.

 

HORN

Ma tal mutamento

È credibile appena.

 

ANCKARSTRÖM

Qual fu la cagion non cercate.

Son vostro per la vita dell'unico figlio!

 

HORN

Ei non mente.

 

RIBBING

No, non mente.

 

ANCKARSTRÖM

Esitate?

 

HORN E RIBBING

Non più.

 

ANCKARSTRÖM

Non più.

 

ANCKARSTRÖM, HORN, RIBBING

Dunque l'onta di tutti sol una,

Uno il cor, la vendetta sarà,

Che tremenda, repente, digiuna

Su quel capo esecrato cadrà!

 

ANCKARSTRÖM

D'una grazia vi supplico.

 

HORN

E quale?

 

ANCKARSTRÖM

Che sia dato d'ucciderlo a me.

 

HORN

No, Anckarström: l'avito castello

A me tolse, e tal dritto a me spetta.

 

RIBBING

Ed a me cui spegneva il fratello,

Cui decenne agonia di vendetta

Senza requie divora, qual parte

Assegnaste?

 

ANCKARSTRÖM

Chetatevi, solo

Qui la sorte decidere de'.

(Prende un vaso dal camino e lo colloca sulla tavola. Horn scrive tre nomi e vi getta dentro i biglietti.

Entra Amelia.)

E chi viene?

(incontrandola)

Tu? . . .

 

AMELIA

V'è Oscarre che porta

Un invito del sire.

 

ANCKARSTRÖM

(fremente)

Di lui! . . .

Che m'aspetti.

(ad Amelia)

E tu resta, lo dêi:

Poi che parmi che il cielo t'ha scorta.

 

AMELIA

(Qual tristezza m'assale, qual pena!

Qual terribile lampo balena!)

 

ANCKARSTRÖM

(additando sua moglie a Horn e Ribbing)

Nulla sa: non temete. Costei

Esser debbe anzi l'auspice lieto.

(ad Amelia traendola verso la tavola)

V'ha tre nomi in quell'urna: un ne tragga

L'innocente tua mano.

 

AMELIA

(tremante)

E perche?

 

ANCKARSTRÖM

(fulminandola con lo sguardo)

Obbedisci: non chieder di più.

 

AMELIA

(Non è dubbio; il feroce decreto

Mi vuol parte ad un'opra di sangue.)

 

(Con mano tremante estrae dal vaso un biglietto che suo marito passa a Horn.)

 

ANCKARSTRÖM

Qual è dunque l'eletto?

 

HORN

(con dolore)

Renato.

 

ANCKARSTRÖM

(con esalatazione)

Il mio nome! O giustizia del fato;

La vendetta mi deleghi tu!

 

AMELIA

(Di Gustavo la morte si vuole!

Non celâr le crudeli parole!

Su quel capo snudati dall'ira

I lor ferri scintillano già!)

 

ANCKARSTRÖM, HORN, RIBBING

Sconterà della patria il pianto

Lo sleal che ne fece suo vanto.

Se traffisse, soccomba trafitto,

Tal mercede pagata gli va!

 

ANCKARSTRÖM

(alla porta)

Il messaggio entri.

 

(Entra Oscar.)

 

OSCAR

(verso Amelia)

Alle danze questa sera, se gradite,

Con lo sposo, il mio signore

Vi desidera . . .

 

AMELIA

(turbata)

Nol posso.

 

ANCKARSTRÖM

Anche il sire vi sarà?

 

OSCAR

Certo.

 

HORN E RIBBING

(fra loro)

O sorte!

 

ANCKARSTRÖM

(al paggio, ma guardando i compagni)

Tanto invito so che valga.

 

OSCAR

È un ballo in maschera

Splendidissimo!

 

ANCKARSTRÖM

Benissimo!

(accennando Amelia)

Ella meco interverrà.

 

AMELIA

(Gran Dio!)

 

HORN E RIBBING

(fra loro)

E noi pur, se da quell'abito

Più spedito il colpo va.

 

OSCAR

Ah! di che fulgor, che musiche

Esulteran le soglie,

Ove di tante giovani

Bellezze il fior s'accoglie,

Di quante altrice palpita

Questa gentil città!

 

AMELIA

(Ed io medesma, io misera,

Lo scritto inesorato

Trassi dall'unra complice,

Pel mio consorte irato:

Su cui del cor più nobile

Ferma la morte sta.)

 

ANCKARSTRÖM

(Là fra le danze esanime

La mente mia sel pinge . . .

Ove del proprio sangue

Il pavimento tinge.

Spira, dator d'infamie,

Senza trovar pietà.)

 

HORN E RIBBING

(fra loro)

Una vendetta in domino

È ciò che torna all'uopo.

Fra l'urto delle maschere

Non fallirà lo scopo;

Sarà una danza funebre

Con pallide beltà.

 

AMELIA

(Prevenirlo potessi, e non tradir

Lo sposo mio!)

 

OSCAR

Regina della festa sarete.

 

AMELIA

(Forse potrallo Ulrica.)

 

(frattanto Anckarström, Horn e Ribbing

rapidamente in disparte)

 

HORN E RIBBING

E qual costume indosserem?

 

ANCKARSTRÖM

Azzurra la veste, e da vermiglio

Nastro le ciarpe al manco lato attorte.

 

HORN E RIBBING

E qual accento a ravvisarci?

 

ANCKARSTRÖM

(sottovoce)

"Morte!"

 

AMELIA

(Prevenirlo potessi!)

 

OSCAR

Regina sarete!

 

ANCKARSTRÖM, HORN, RIBBING

Morte!

 

Quadro II

 

Tavola coll'occorrente per iscrivere; nel fondo un gran cortinaggio che scoprirà la festa da ballo.

 

 

GUSTAVO

(solo)

Forse la soglia attinse,

E posa alfin. L'onore

Ed il dover fra i nostri petti han rotto

L'abisso. Ah, sì, Renato

Rivedrà la sua patria . . . e la sua sposa

Lo seguirà Senza un addio, l'immenso

Mar ne sepàari . . . e taccia il core.

(Scrive e nel momento di apporre la firma

lascia cader la penna.)

Esito ancor? ma, o ciel, non lo degg'io?

(Sottoscrive e chiude il foglio in seno.)

Ah, l'ho segnato il sacrifizio mio!

Ma se m'è forza perderti

Per sempre, o luce mia,

A te verrà il mio palpito

Sotto qual ciel tu sia.

Chiusa la tua memoria

Nell'intimo del cor.

Ed or qual reo presagio

Lo spirito m'assale,

Che il rivederti annunzia

Quasi un desio fatale . . .

Come se fosse l'ultima

Ora del nostro amor?

(musica di dentro)

Ah! dessa è là . . . potrei vederla . . . ancora

Riparlarle potrei . . .

Ma no: ché tutto or mi strappa da lei.

 

(Oscar entra con un foglio in mano.)

 

OSCAR

Ignota donna questo foglio diemmi.

È pel sire, diss'ella; a lui lo reca

E di celato.

 

(Gustavo legge il foglio.)

 

GUSTAVO

(dopo letto)

Che nel ballo alcuno

Alla mia vita attenterà, sta detto.

Ma se m'arresto,

Ch'io pavento diran. Nol vo': nessuno

Pur sospettarlo de'. Tu va: t'appresta,

E ratto per gioir meco alla festa.

(Oscar esce; Gustavo rimasto solo vivamente prorompe:)

Sì, rivederti, Amelia,

E nella tua beltà,

Anco una volta l'anima

D'amor mi brillerà.

 

 

Quadro III

 

Già all'aprirsi delle cortine una moltitudine d'invitati empie la scena.

Il maggior numero è in maschera, alcuni in domino, altri in costume di gala a viso scoperto.

Chi va in traccia, chi evita, chi ossequia e chi persegue. Tutto spira magnificenza ed ilarità.

 

 

CORO

Fervono amori e danze

Nelle felici stanze,

Onde la vita è solo

Un sogno lusinghier.

Notte de' cari istanti,

De' palpiti e de' canti,

Perché non fermi 'l volo

Sull'onda del piacer?

 

(Horn, Ribbing e i loro aderenti in domino azzurro col cinto vermiglio.

Anckarström nello stesso costume s'avanza lentamente.)

 

HORN

(additando Anckarström a Ribbing)

Altro de'nostri è questo.

(e fattosi presso a Anckarström sottovoce)

"Morte!"

 

ANCKARSTRÖM

(amaramente)

Sì, morte!

Ma non verrà.

 

HORN E RIBBING

Che parli?

 

ANCKARSTRÖM

Qui l'aspettarlo è vano.

 

HORN

Come?

 

RIBBING

Perché?

 

ANCKARSTRÖM

Vi basti saperlo altrove.

 

HORN

O sorte ingannatrice!

 

RIBBING

(fremente)

Sempre ne sfuggirà di mano!

 

ANCKARSTRÖM

Parlate basso; alcuno lo sguardo a noi fermò.

 

HORN

E chi?

 

ANCKARSTRÖM

Quello a sinistra dal breve domino.

 

(Si disperdono,

ma Anckarström viene inseguito da Oscar in maschera.)

 

OSCAR

(a Anckarström)

Più non ti lascio, o maschera; mal ti nascondi.

 

ANCKARSTRÖM

(scansandolo)

Eh via!

 

OSCAR

(inseguendolo sempre, con vivacità)

Tu se' Renato.

 

ANCKARSTRÖM

(spiccandogli la maschera)

E Oscarre tu sei.

 

OSCAR

Qual villania!

 

ANCKARSTRÖM

Ma bravo, e ti par dunque convenienza questa

Che mentre il sire dorme, tu scivoli alla festa?

 

OSCAR

Il re è qui . . .

 

ANCKARSTRÖM

(trasalendo)

Che! . . . dove?

 

OSCAR

L'ho detto . . .

 

ANCKARSTRÖM

Ebben! . . . qual è?

 

OSCAR

Non vel dirò! . . .

 

ANCKARSTRÖM

Gran cosa!

 

OSCAR

(voltandogli le spalle)

Cercatelo da voi.

 

ANCKARSTRÖM

(con accento amichevole)

Orsù!

 

OSCAR

È per fargli il tiro che regalaste a me?

 

ANCKARSTRÖM

Via, calmati: almen dirmi del suo costume puoi?

 

OSCAR

(scherzando)

Saper vorreste

Di che si veste,

Quando l'è cosa

Ch' ei vuol nascosa.

Oscar lo sa,

Ma nol dirà,

Tra là là là là

Là là là là.

Pieno d'amor

Mi balza il cor,

Ma pur discreto

Serba il segreto.

Nol rapirà

Grado o beltà,

Trà là là là

Là là là là.

Oscar lo sa, ecc.

 

(Gruppi di maschere e coppie danzanti

attraversano il dinanzi della scena

e separano Oscar da Anckarström.)

 

CORO

Fervono amori e danze

Nelle felici stanze,

Onde la vita è solo

Un sogno lusinghier.

 

ANCKARSTRÖM

(raggiungendolo di nuovo)

So che tu sai distinguere gli amici suoi.

 

OSCAR

V'alletta interrogarlo, e forse celiar con esso un po'?

 

ANCKARSTRÖM

Appunto.

 

OSCAR

E compromettere di poi chi ve l'ha detto?

 

ANCKARSTRÖM

M'offendi. È confidenza che quanto importi so.

 

OSCAR

Vi preme assai?

 

ANCKARSTRÖM

Degg'io di gravi cose ad esso,

Pria che la notte inoltri, qui favellar. Su te

Farò cader la colpa, se non mi fia concesso.

 

OSCAR

Dunque!

 

ANCKARSTRÖM

Fai grazia a lui, se parli, e non a me.

 

OSCAR

(più dappresso e rapidamente)

Veste una cappa nera, con roseo nastro al petto.

 

(Fa per andarsene)

 

ANCKARSTRÖM

Una parola ancora.

 

OSCAR

(dileguandosi tra la folla)

Più che abbastanza ho detto.

 

CORO

Fervono amori e danze ecc.

 

(Danzatori e danzatrici s'intrecciano al proscenio;

Anckarström scorge lontano taluno de'suoi e scompare di là.

Poco dopo, al volger delle coppie nel fondo,

Gustavo in domino nero con nastro rosa, s'affaccia pensieroso,

e dietro a lui Amelia in domino bianco.)

 

AMELIA

(sottovoce in modo da non essere riconosciuta)

Ah! perchè qui! fuggite . . .

 

GUSTAVO

Sei quella dello scritto?

 

AMELIA

La morte qui v'accerchia . . .

 

GUSTAVO

Non penetra nel mio petto il terror.

 

AMELIA

Fuggite, fuggite, o che trafitto cadrete qui!

 

GUSTAVO

Rivelami il nome tuo.

 

AMELIA

Gran Dio! Nol posso.

 

GUSTAVO

E perchè piangi . . . mi supplichi atterrita?

Onde contanta senti pietà della mia vita?

 

AMELIA

(tra singulti che svelano la sua voce naturale)

Tutto, per essa, tutto il sangue mio darei!

 

GUSTAVO

Invan ti celi, Amelia: quell'angelo tu sei!

 

AMELIA

(con disperazione)

T'amo, sì, t'amo, e in lagrime

A' piedi tuoi m'atterro,

Ove t'anela incognito

Della vendetta il ferro.

Cadavere domani

Sarai sei qui rimani:

Salvati, va, mi lascia,

Fuggi dall'odio lor.

 

GUSTAVO

Sin che tu m'ami, Amelia,

Non curo il fato mio,

Non ho che te nell'anima,

E l'universo oblio.

Né so temer la morte,

Perché di lei più forte

È l'aura che m'inebria

Del tuo divino amor.

 

AMELIA

Dunque vedermi vuoi

D'affanno morta e di vergogna?

 

GUSTAVO

Salva ti vo'. Domani con Renato andrai . . .

 

AMELIA

Dove?

 

GUSTAVO

Al natio tuo cielo.

 

AMELIA

Alla mia terra!

 

GUSTAVO

Mi schianto il cor . . . ma partirai . . . ma, addio.

 

AMELIA

Gustavo!

 

GUSTAVO

Ti lascio, Amelia.

 

AMELIA

Gustavo!

 

GUSTAVO

(Si, stacca, ma dopo pochi passi

tornando a lei con tutta l'anima:)

Anco una volta addio.

 

AMELIA

Ahimè!

 

GUSTAVO

L'ultima volta, addio!

 

AMELIA E GUSTAVO

Addio!

 

ANCKARSTRÖM

(Lanciatosi inosservato tra loro, trafigge Gustavo.)

E tu ricevi il mio!

 

GUSTAVO

Ahimè!

 

AMELIA

(d'un grido)

Soccorso!

 

OSCAR

(accorrendo a lui)

O ciel!

(Entrano da tutte le parti dame, ufficiali e guardie.)

Ei trucidato!

 

ALCUNI

Da chi?

 

ALTRI

Dov'è l'infame?

 

OSCAR

(accennnando Anckarström)

Eccol! . . .

 

(Tutti lo circondano e gli strappano la maschera.

Nel fondo veggonsi apparire Horn e Ribbing.)

 

AMELIA, OSCAR, CORO

Renato!

 

CORO

Ah! Morte, infamia,

Sul traditor!

L'acciaro lo laceri

Vendicator!

 

GUSTAVO

No, no . . . lasciatelo.

(a Anckarström)

Tu . . . m'odi ancor.

(Tratto il dispaccio, fa cenno a lui di accostarsi.)

Ella è pura, in braccio a morte

Te lo giuro, Iddio m'ascolta;

Io che amai la tua consorte

Rispettato ho il suo candor.

(Gli dà il foglio.)

A novello incarco asceso

Tu con lei partir dovevi . . .

Io l'amai, ma volli illeso

Il tuo nome ed il suo cor!

 

AMELIA

O rimorsi dell'amor

Che divorano il mio cor,

Fra un colpevole che sanguina

E la vittima che muor!

 

OSCAR

O dolor senza misura,

O terribile sventura!

La sua fronte è tutta rorida

Già dell'ultimo sudor!

 

ANCKARSTRÖM

Ciel! che feci! e che m'aspetta

Esecrato sulla terra! . . .

Di qual sangue e qual vendetta

M'assetò l'infausto error!

 

GUSTAVO

Grazia a ognum; signor qui sono:

Tutti assolve il mio perdono.

 

(Horn e Ribbing occupano sempre il fondo della scena.)

 

TUTTI GLI ALTRI

Cor sì grande e generoso

Tu ci serba, o Dio pietoso:

Raggio in terra a noi miserrimi

È del tuo celeste amor!

 

GUSTAVO

Addio per sempre, miei figli . . .

 

AMELIA, OSCAR, ANCKARSTRÖM, HORN, RIBBING

Ei muore!

 

GUSTAVO

Addio . . . diletta patria . . .

 

Addio . . . miei figli . . . per sempre . . .

Ah! . . . ohimè! . . . io moro! . . . miei figli . . .

Per sem . . . Addio.

 

(Gustavo cade e spira.)

 

TUTTI

Notte d'orror!


 

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