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Recensioni Libri

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Eero Tarasti
I segni della musica
editore Ricordi

a cura di Paolo Rosato
pagine 357   

Per un ripasso dei principali concetti della semiotica applicata alla musica si consiglia il volume di Tarasti, pubblicato a Berlino nel 2002 e integrato con nuovi capitoli in occasione di questa traduzione italiana. Per ripercorrere i passaggi che hanno mandato in soffitta il secolare teorema dell’asemanticità dei suoni (“forme sonore in movimento” prive di significato, secondo Eduard Hanslick). Ma anche per ribadire le diversità rispetto al processo di significazione tipico del linguaggio verbale. I suoni non significano qualcosa in maniera univoca, come i segnali stradali. Ecco quindi la ricchezza profilata da Tarasti nella “semiotica esistenziale”, che studia i segni nel loro movimento, senza prescindere dalla dimensione temporale. Come nel caso della semiotica dell’improvvisazione che – insieme a quella della luce e delle sinestesie – è una delle prospettive più nuove e intriganti discusse nel volume.
Andrea Estero
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Quale musica attorno a Giosuè
A cura di Piero Mioli
editore Patron
pagine 315   
euro 25

Si pensa sempre a D’Annunzio, dovendo nominare un poeta italiano sensibile al dibattito sulla musica e alle sue opere. E viene il sospetto che la storiografia e “ideologia” letteraria abbia operato tanto per trascurare le tracce del rapporto tra scrittori e musica. Dalle ricerche compiute negli ultimi anni si ha una nuova prospettiva. Di quella ampia e ben documentata offerta dall’Accademia Filarmonica di Bologna sui rapporti tra Carducci e la musica (a cura di Piero Mioli), possiamo qui offrire solo una suggestione. Sfogliando il volume s’impara soprattutto che l’appropriazione della musica può avvenire in forme non dichiarate di sedimentazione: per allusioni nei temi della poesia e della prosa, nella ricercata musicalità dei loro versi, nella osmosi con la librettistica, attraverso la destinazione all’intonazione musicale (di cui qui viene proposta una catalogazione). Ma anche attraverso la loro identità di spettatori più o meno ferrati. “Quanto alla musica non me ne intendo: più suonan forte e più mi piace: son tedesco”, diceva Carducci. Era un wagneriano.
Andrea Estero
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Carlo Fiore
Bach Goldberg Beethoven Diabelli
editore L’Epos
pagine 110   
Giocando a carte scoperte (Carlo Fiore è un nostro collaboratore e insieme la “coscienza” antica della rivista), salutiamo con favore la nascita di questa collana, ideata dallo stesso autore della prima uscita: “Dal grammofono al lettore. Discografie ragionate” non è un classico repertorio della musica registrata. Per due motivi: primo, compie la scelta di accostare due titoli che nelle vicende storico-musicali si presentano, per qualche ragione, come affini o speculari (le Variazioni Goldberg di Bach e le Diabelli di Beethoven); secondo, non si limita a fornire ipotesi da un punto di vista puramente critico, ma affronta la storia dell’interpretazione per quello che è (o dovrebbe essere): ricerca storica a tutti gli effetti, fondata sullo studio di tutti i documenti disponibili. Cioè a dire: non solo delle registrazioni sonore, ma anche delle fonti editoriali, pubblicistiche, organologiche, trattatistiche, relative al pensiero estetico e alla storia delle idee. Tutte cose già avviate dalla musicologia, ma poco divulgate. Onore al merito di questo primo tentativo e lunga vita alla piccola e raffinata pubblicazione.
Andrea Estero
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Guide des instruments anciens
editore Ricercar
pagine 200 8 cd   
euro d. d.

Da anni viviamo a contatto con la musica antica, ma una guida sistematica agli strumenti che la producono, non esisteva ancora. Viole da gamba, chitarroni, flauti a becco non sono forme arcaiche di oggetti in evoluzione fino alle forme odierne, ma manufatti validi per se stessi: oggetti collocati nel punto di sutura tra la dimensione sociale e quella estetica. Più che gli otto cd esemplificativi, questa pubblicazione si segnala per il libro trilingue (francese, inglese, tedesco) che l’accompagna, dove l’esercito di “esotici” arnesi viene presentato nelle sue trasformazioni e illustrato con immagini didascaliche, insieme a citazioni tratte dalla pittura medievale e moderna.
Andrea Estero
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Vincenzo Ramón Bisogni
Richard Wagner
Das Rheingeld, un fiume di denaro
editore Zecchini
pagine 156   
euro 19

Guardare dal buco della serratura la vita dei grandi compositori, trovare i loro scheletri nell’armadio. Può dare i suoi frutti con uomini problematici come Richard Wagner. In questo volumetto si ricostruisce, con scrittura elegante e fantasiosa, il rapporto tra il grande compositore e le sue “vittime”: la prima moglie Minna, i coniugi Wesendonck, Ludwig II di Baviera, la seconda moglie Cosima e altre figure secondarie ma non meno importanti come l’amico e sodale Franz Liszt. A tutti Wagner chiese attenzione, favori, aiuti. In soldoni: un fiume di denaro. Non sono solo storie gustose, da rubricare nel capitolo delle curiosità, ma situazioni storicamente documentate che spiegano le relazioni tra fatti artistici e condizioni materiali. Senza queste “bassezze” forse Wagner non avrebbe potuto edificare il suo edificio. Ma certo si resta interdetti quando si legge la “diagnosi” accorata di Minna: “... nel profondo del cuore, tu sei veramente buono e ne ho sempre avuto coscienza. È soltanto dalla tua mente, in cui alberga tanta profusione di bellezza e magnificenza, che proviene il troppo male che a volte investe quelli che ti sono intorno”.
Andrea Estero
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Maria Grazia Sità
Béla Bartók
editore L’Epos
pagine 488   
euro 42,80

Una monografia su Bartók scritta e concepita in italiano mancava. C’era solo lo studio-catalogo ragionato di Antonio Castronuovo (1995), il libro fotografico curato da Franco Pulcini (1995) e le lezioni di Massimo Mila, divenute saggio nel 1996. Nulla, dunque, di completo e riepilogativo. Il fatto che a scriverla ci abbia pensato una studiosa dal curriculum impeccabile come Maria Grazia Sità ci fa ben sperare sugli indirizzi della musicologia italiana: concentrata sull’indagine delle fonti musicali presenti e riguardanti la storia della musica nel nostro paese, ma non per questo disinteressata alle figure e alle vicende del contesto europeo. O almeno si spera.
Oltre alla ricerca d’archivio, croce, ossessione e delizia degli studi, abbiamo cioè bisogno di libri che facciano il punto su più generali “acquisizioni” del sapere. Cosa si è scritto negli ultimi anni, cosa si dice su Schumann, Beethoven, Debussy, lo stile classico, il teatro musicale del Novecento? E su Bartók? A scorrere la bibliografia in calce al volume tanto, tantissimo. In inglese, tedesco, ungherese e (poco) in italiano. Ne deriva la necessità di sistemazione e trasmissione, al di là degli specialismi, in un più ampio contesto culturale (ed editoriale). Il volume di Maria Grazia Sità è da questo punto di vista magistrale. Anche perché non dimentica l’altro, difficilissimo, compito: quello della leggibilità. Così la narrazione, il racconto, prende il via dalla “madrepatria” (concetto problematico per un ungherese, o meglio per un magiaro quale Bartók), per poi seguire la nascita, la formazione, i primi successi del compositore a Budapest. Invece dello schema “vita separata dalle opere”, qui il discorso procede unico intrecciando i due piani, con ampie digressioni sui contesti politici (le origini del nazionalismo ungherese), sociali (la borghesia ungherese negli anni della Belle époque), stilistici (caratteristiche e diffusione della musica zigana), perfino del paesaggio rurale ed urbano (gli anni in cui, di fronte agli occhi del giovane Béla, veniva edificata la nuova capitale). Senza con questo sottrarsi al confronto critico: come quando si delineano le derivazioni “romantiche” di un intellettuale affascinato dalla musica del suo popolo, al punto da sentirsi etnomusicologo prima che pianista e compositore d’avanguardia.
Andrea Estero
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Jonathan Cott
Conversazioni con Glenn Gould
editore Edt
pagine 121    
euro 12,50

Nel 1974 la figura di Glenn Gould era così “rock” che “Rolling Stone” gli dedicò una lunga intervista, pubblicata in tre puntate. Aveva 42 anni e da dieci aveva abbandonato la vita concertistica per dedicarsi alla sala d’incisione e alla creazione di programmi radiofonici e televisivi. Un “personaggio” per il music magazine, quasi come gli eponimi divi. Incalzato da John Cott, e nonostante la sua proverbiale timidezza, Gould si racconta a ruota libera, con una franchezza che non si ritrova nei suoi scritti. E affronta, compendiandoli, i temi a lui più cari: la registrazione come arte, il rapporto coi grandi compositori del passato, la curiosità nei confronti delle musiche che piacevano ai suoi “ospiti”. Pubblicata in volume nel 1984, tradotta in italiano già nel 1991, l’intervista esce ora per Edt in una nuova traduzione, completa di repertorio musicale e programmi radiofonici e televisivi di Glenn disposti in bell’elenco. Restando, al di là di tutto, un significativo esempio delle potenzialità che si annidano nell’incontro tra mondi e culture diversi.
Andrea Estero
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Marco della Sciucca
Palestrina
editore L’Epos
pagine 414    
euro 43,80

Per i compositori classico-romantici troviamo le più ardite definizioni. Quando invece si tratta delle precedenti civiltà musicali gli individui passano in secondo piano. Si parla solo di stile, generi e tecniche compositive. Ma Josquin è come Dufay, Agricola come Palestrina? In controtendenza con questa musicologia “straniante”, esce questa bella monografia palestrianiana di Marco Della Sciucca. L’autore definisce la sua strategia “reinvenzione narrativa”. Che significa intrecciare vita, opere, contesto culturale, stile. E restituire ai grandi autori preclassici un’anima. Se davvero su Palestrina non esistono fonti musicali e documentarie da dissodare, ma solo da raccogliere in unico volume, non restava che ricomporre l’affresco in unità. Della Sciucca compie questo sforzo esegetico in tre vasti capitoli, fanciullezza e adolescenza, maturità, gli ultimi anni, come nelle antiche monografie di un tempo. Comprimendo fortuna, mito e “ricezione” del Nostro (una materia sterminata) in poche pagine. La trattazione è però per nulla “romanzata”, ma condotta con una capacità d’indagine analitica rara, soprattutto in questi repertori. E d’altra parte catalogo delle opere, bibliografia e discografia confermano la solidità di una monografia esemplare.
Andrea Estero

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Samuel Adler
Lo studio dell’orchestrazione
a cura di Lorenzo Ferrero
editore Edt
pagine 923
euro 49
Rispetto all’armonia, al contrappunto, alla “dottrina delle forme”, è stata considerata alla stregua di un pensiero debole. Un sapere che si acquisisce sul campo. E del tutto secondario, anche cronologicamente nella genesi di un’opera (prima si scrive lo scheletro, poi si strumenta). In realtà l’orchestrazione è un ambito ad alto grado di sistematicità. Certo mai deduttiva, con regole calate dall’alto; ma sempre frutto dell’osservazione empirica. Finalmente esce in italiano il più completo, utile, ricco manuale per lo studio di questa seducente pratica. Dove s’impara che i primi e unici teorici di questa pratica sono stati loro: gli stessi compositori. (3 settembre 2009)
Andrea Estero
 
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Caroccia, Maione, Seller
Giuseppe Martucci e la caduta delle Alpi
editore Lim
pagine 450
euro 40
 
Che l’Italia dell’Ottocento non sia stata solo melodramma è ormai cosa nota. Che le relative testimonianze strumentali non siano però tutte, per il solo fatto di essere esistite, ugualmente significative è altrettanto di pubblico dominio. Ma un nome dovrebbe decisamente essere sottratto all’oblio: quello di Giuseppe Martucci. A cento anni dalla sua scomparsa la Società italiana di musicologia e il Conservatorio di Napoli, con la città natale di Capua, gli hanno dedicato un convegno. I cui atti vengono ora pubblicati con un titolo che promette un sicuro impatto. Perché una benefica invasione di temi e sensibilità “oltremontane” ci fu davvero nello Strapaese Italia tra Otto e Novecento. E Martucci ne fu protagonista. Con i saggi di Marina Mayhofer, Giorgio Sanguinetti, Pier Paolo De Martino, Bianca Antolini, Antonio Rostagno, Quirino Principe e molti altri questa storia viene alla luce nei suoi dettagli: contestuali, musicali e culturali. E se è vero che la storiografia non debba stare sempre e soltanto con i vincitori, può senz’altro contribuire  alla giusta riscossa dei vinti. (25 agosto 2009)
Andrea Estero
 
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