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Viaggi

 
 
Baden-Baden
No, non è la città da romanzo decadente fatto di tisi, fanciulle in fiore e pose estetiche da esibire. Baden Baden è viva e vegeta e fuori da ogni cliché letterario. E offre una scena culturale di prima grandezza. Proprio come, ai tempi della Belle Époque, quando era considerata la capitale d’estate dell’intero Vecchio Mondo con la sua calca di teste coronate in villeggiatura da mezza Europa. Ma non sono solo le terme romane, i palazzi liberty e gli splendidi giardini a fare della cittadina un paradiso. Baden Baden è oggi una delle mete più amate dal sofisticato circo itinerante degli appassionati di musica classica. Che trovano un calendario di concerti unico. Tanto che i Berliner hanno deciso di adottare Baden Baden come sede festivaliera al posto di Salisburgo. Non è un caso che la città del Baden-Württemberg sia nota come la città dei festival internazionali come il famoso “Herbert von Karajan Pfingstfestspiele”. Per esplorare la perla della Foresta Nera bisogna iniziare dal Festspielhaus, la sala da concerti più grande della Germania e seconda in Europa. In cartellone ha ospiti fissi come Anne-Sophie Mutter, Daniel Barenboim, Kent Nagano, Placido Domingo e offre un mix di classe tra la vecchia struttura Art Nouveau e ampliamenti contemporanei. A dicembre si può ascoltare l’oboe di Albrecht Mayer con la Orpheus Chamber Orchestra (il 9), il violoncello di Mischa Maisky (il 16) e l’Oratorio di Natale di Bach eseguito dal Coro della chiesa di San Tommaso di Lipsia (il 17). Siamo ora nella Lichtentaler Allee, l’arteria verde che attraversa il centro della cittadina. Una strada elegante e ricca di piante esotiche (siamo in pieno microclima) che costeggia il fiume Oos. A poca distanza dalla sede del festival si concentrano i palazzi della cultura e del divertimento. È il complesso Kurgarten, che comprende il classico Kurhaus e l’Ippodromo. Nell’area anche il teatro dell’Opera e il famoso Casinò. Qui si dice che Dostoevskij abbia concepito Il giocatore, dopo aver perso al tavolo verde soldi e salute mentale. A Capodanno qui si tiene una grande serata di gala da non perdere. In città vale la pena vistare anche un notevole museo. Si tratta del neoclassico Kunsthalle al quale è stato aggiunto un edificio moderno progettato da Richard Maier che contiene la collezione privata di Friedere Burda. Ovviamente la città è ricca di memorie musicali. Qui venivano a svernare Berlioz o Clara Schumann. Per molte estati, dal 1865 al 1874, fu la residenza di Brahms che qui scrisse molte delle sue composizioni. Si può ancora visitare la sua stanza al numero 8 di Haus Lichtenthal. Ogni due anni, in occasione delle "Giornate di Brahms" organizzate dall'associazione Brahmsgesellschaft Baden-Baden, organizza concerti e recital dedicati al gigante della musica romantica. Ma non si può ripartire da Baden Baden senza aver fatto tappa alle famosissime terme. Si può scegliere tra quelle di Friedrichsbad, costruite nel 1873 sui resti delle antiche terme romane, maestose e raffinate. Oppure le Terme di Caracalla in un grande edifico comprensivo di bagni e saune.
(dicembre 2011)

 
 
Bucarest
l nome di Bucarest si deve ad un garbato gentleman, Signore della Valacchia: Vlad III detto “l’impalatore”, meglio conosciuto come Dracula. Siamo nel 1459 e gli ottomani premono ai confini. Alla fine del Cinquecento questa è la più grande città cristiana del Sud-est Europa. Nel 1659 diventa capitale della Valacchia. E cresce, cresce fino agli anni Trenta del Novecento quando si merita il titolo di Piccola Parigi. Nome che ha ancora un senso per il rinnovato fermento culturale e per le spesso fatiscenti costruzioni Bauhaus e le splendide ville Liberty e Jugendstil. Poi il disastro, un terremoto, la Seconda guerra mondiale e la dittatura di Ceausescu hanno travolto la dolce vita della città. Che adesso cerca di tornare alla vitalità del passato. Anche musicale. Qui si tiene infatti, dal 1° al 25 settembre, la ventesima edizione di un festival (www.festivalenescu.ro) che, secondo il “Guardian”, promette di rivaleggiare con quello di Salisburgo. E infatti si esibiscono direttori come Daniel Barenboim, Zubin Mehta, Daniele Gatti, Antonio Pappano e Valery Gergiev. Solisti come Hélène Grimaud, le sorelle Labèque e Mario Brunello. Sono annunciati 80 tra concerti, balletti e opere che verranno messi in scena nei luoghi più suggestivi della città e dei dintorni. Partiamo quindi dall’Opera Romena. Davanti al teatro (che vedrà in scena Lohengrin, Romeo e Giulietta di Berlioz e l’Eugenio Onieghin) capeggia la statua del compositore romeno George Enescu al quale è dedicato il festival. Si attraversa il  fiume Dambovita e ci troviamo di fronte Palazzo del Parlamento, ex casa del Popolo voluta da Ceausescu, il secondo edifico più grande del mondo dopo il Pentagono e trionfo del comunismo romeno.  Poco distante la Basilica Metropolitana dove ha la cattedra il Patriarca di Bulgaria. Nell’Aula Magna “Teoctist Patriarhul” al Palazzo Patriarcale si svolgono alcuni concerti del Festival. Da qui si arriva a Corte Antica, il centro vecchio costruito da Vlad/Dracula. Qui tra le chiese va visitata quella di Stavropoleos, con annesso monastero, la zona della vita notturna bohèmienne via Lipscani e Viale della Vittoria, una galleria coperta con vecchi negozi e ristorantini. Da non perdere anche il palazzo Manuc e l’edifico neogotico Caru cu Bere (carro della birra). Accanto c’è il Museo nazionale, ex palazzo reale. Uscendo da Corte Antica si passa per il Teatro Nazionale “I. L. Caragiale” e continuando in un ipotetico tour della musica di Bucarest si arriva al teatro dell’Opera Nazionale e quindi all’Ateneo Romeno, uno dei simboli della città,  e sede dell’Orchestra Filarmonica George Enescu, ancora lui. Che si ritrova con il Museo della Musica tutto dedicato al compositore nel magnificente Palazzo di Cantacuzino. Se invece vi seduce la storia (o leggenda) di Dracula, il Monastero di Snagov vicino a Bucarest o chiedete informazioni per il Castello di Bran, vicino Brasov. Ma la notte è meglio seguire il Festival. 
(agosto 2011)
 
 
 
 
Basilea
A carnevale: fuochi, maschere, inni irriverenti rompono il rigore della città universitaria
La Svizzera e il carnevale sembrano due entità inconciliabili. Eppure pochi sanno che nella Confederazione, nota per il rigore e la sobrietà, lo spirito carnevalesco mantiene il sapore eversivo di gusto medioevale. Forse proprio per contrasto. Il più antico, folle e sorprendente è quello di Basilea. Nella città universitaria dove vissero Erasmo, Paracelo e Nietzsche, dal 14 al 17 marzo esplode il mondo alla rovescia. Per quattro giorni il bel centro storico viene invaso da pifferi e tamburi, fuochi e maschere, inni irriverenti e spettacoli: nessuno dorme per 72 ore. È l’occasione per ammirare  il Münster, la cattedrale medioevale e il Rathaus, un edifico rosso dove ha sede il comune, affacciato sulla Marktplatz. Siamo in pieno centro storico e a picco sul Reno. Che divide in due la città e che merita di essere attraversato con una chiatta, da prendere proprio sotto la cattedrale. Si raggiunge così la Piccola Basilea, un tempo zona popolare, oggi piena di negozi e ristoranti. Ritornando sulla sponda del centro si ammira l’Hotel Les Trois Rois, uno dei più lussuosi e antichi al mondo e vanto dell’hotellerie elvetica. A questo punto vale la pena perdersi nei vicoli della città vecchia e raggiungere il Kunstmuseum che ospita una delle prime collezioni d’arte aperte al pubblico e la collezione Holbein più grande del mondo. Ma è la contemporaneità che ha in Basilea una degli esempi più brillanti di tutta la Svizzera. A partire dalla gloriosa Fondazione Beyeler che in febbraio ospita una grande retrospettiva su Segantini e (il 13) offre un concerto dell’orchestra da camera basilese con musiche di Webern e Mahler. La sede della fondazione è stata disegnata da Renzo Piano, ma tutta la città è ricca di edifici “firmati”, da Zaha Hadid a Frank Gehry e Tadao Ando fino ai due architetti della Tate Modern di Londra, Herzog & de Meuron, basilesi doc. Da non dimenticare, a questo punto, la più importante fiera al mondo d’arte contemporanea, l’Art Basel (a giugno). Città colta e cosmopolita (è al confine con Francia e Germania), aperta e tollerante, Basilea ha una lunga tradizione musicale. A partire dalla orchestra sinfonica basilese, una delle più importanti della Svizzera, con ospiti che vanno da András Schiff a Valery Gergiev. Si esibisce allo Stadtcasino , davanti ad una strepitosa fontana meccanica di Tinguely (da visitare anche il museo dedicato in città allo scultore svizzero). Per l’opera si va al Grosse Bühne, il principale teatro basilese (dal 19 febbraio Le Nozze di Figaro firmato dal regista tedesco Elmar Görden). Come contraltare si può ascoltare la Basel Sinfonietta, nata da un gruppo di ragazzi nel 1980 per suonare musica contemporanea, nonché le opere famose o poco conosciute, ad un pubblico aperto a note insolite e sperimentali. A febbraio una singolare messa in scena di My Fair Lady (fino al 28 febbraio) e a seguire le musiche per il cinema di Sostakovich (dall’11 aprile). Per riprendersi da tanta arte e cultura, non c’è che dedicarsi alla gastronomia, qui particolarmente felice. Un po’ per le influenze alsaziane, un po’ per antica vocazione gastronomica, la città è meta di golosi. Si può gustare il più classico dei rösti svizzeri al Ristorante Hasenburg o la raffinata cucina locale al tempio gastronomico Stucki-Bruderholz. Ma sono i caffé, con il tradizionale frühstück, la ricca prima colazione, a rendere veramente unica questa città.
Gianluca Biscalchin

 
 
Israele
Da Tel Aviv a Gerusalemme, in Terra Santa la musica è varia
L’eccezionalità della vita musicale in Israele sta, ovviamente, nella sua natura multiforme. Un contenitore che rende possibile, almeno nell’arte, la compresenza di musica tradizionale e jazz, classica e contemporanea, ebraica e araba, e ancora europea, africana, asiatica. Miscellanea che si può ascoltare nelle strade di villaggi e città o nelle sedi di prestigiose orchestre. A partire dalla Israel Philharmonic Orchestra, diretta da Zubin Mehta, che ha sede nelle tre principali città israeliana: Gerusalemme, Haifa e Tel Aviv. Partiamo proprio da quest’ultima. È il perfetto contraltare della Città Santa. Spiagge assolate, divertimento, trasgressione e una vivacissima vita culturale la rendono fatalmente attraente. Da visitare, oltre al vecchio porto di Jaffa, antico centro della città, il quartiere Bauhaus. Chiamata la Città Bianca questa zona è il più grande museo a cielo aperto dello stile tedesco degli anni ‘20 e ‘30. Siamo nell’area che si estende tra Shenkin Street, Rothschild Boulevard e Allenby Street. Città da vivere, più che da vedere, offre ottimi ristoranti e bar (in via Ben Yehuda), il Shuk HaCarmel, tipico mercato medio orientale e naturalmente la Tayelet (passeggiata), il soleggiato lungomare. Per la musica il luogo di riferimento è L'Auditorium Mann (www.hatarbut.co.il) è sede della Filarmonica di Israele. Per l’opera invece si va al Performing Arts Center in Shaul Hamelech Boulevard (a gennaio Ernani diretta da George Pehlivanian). Da Tel Aviv si va verso nord e si raggiunge Haifa, altra sede della Filarmonica. La città si trova ai piedi del Monte Carmelo e vicina a San Giovanni d’Acri. Assolutamente da visitare, con la splendida Moschea e i resti della dominazione crociata e degli Ospitalieri. Si torna a Tel Aviv e quindi a Gerusalemme. La Città Santa non ha bisogno di essere presentata. Descriverla è impossibile. Uno dei mille modi per viverla è attraverso la musica. Per i curiosi vale la pena fare un salto alla Fonoteca di Stato, presso la Biblioteca Nazionale dove sono raccolte le melodie tradizionali risalenti anche all'inizio del secolo. Per tutti gli altri il posto giusto è l’Henry Crown Symphony Hall, 5 Chopin Street, la casa dell’eccellente Jerusalem Symphony Orchestra (www.jso.co.il). Un altro posto interessante per la musica in città è il Jerusalem Centre for the Performing Arts, in Marcus Street (www.jerusalem-theatre.co.il), nell’affascinante quartiere di Yemin Moshe. Per un approccio più stravagante vicino alla vecchia stazione dei treni si trova l'Alpert Music Centre con una big band, un’orchestra e un coro arabo-ebraico. Lasciando lo struggente splendore di Gerusalemme si arriva ad Eilat, sulle rive del Mar Rosso. Meta per eccellenza del turismo invernale, con il suo clima secco e le spiagge d’incanto, è una destinazione ottima anche per gli amanti della musica classica, grazie al Red Sea International Music Festival(www.redseaclassicalfestival.com).
Gianluca Biscalchin
 
 
Repubblica Ceca
Natale a Praga nella Boemia del gotico Ponte Carlo e delle note di Smetana
Mercatini di Natale e grande musica. Ecco cosa offre Praga tra la fine di dicembre e l’inizio del nuovo anno. Conforme a tutta la tradizione mitteleuropea del periodo natalizio, la capitale ceca vede moltiplicarsi le botteghe all’aperto, con una suggestiva offerta di gastronomia e artigianato. Tra i palazzi, i vicoli, e le strade di matrice gotica, rinascimentale e barocca, set del film Amadeus di Forman, si può ritrovare l’autentica atmosfera boema fatta di luci e vino caldo. I due più famosi mercati di Natale sono quelli della Piazza della Città Vecchia (dove si tengono concerti di musiche dell'Avvento e cori di bambini che interpretano carole natalizie) e nella parte bassa dell'immensa Piazza San Venceslao. Qui le 150 casette di legno dei mercanti si dispongono a forma di stella intorno alla statua di Jan Hus. Nelle sale da concerto e in molte chiese si può invece ascoltare durante tutto il periodo dell'Avvento la Messa di Natale di Jakub Jan Ryba (compositore ceco di fine ‘700). Andare per concerti può essere infatti l’occasione per scoprire i monumenti della città. Si parte proprio da Piazza San Venceslao, un immenso viale che fa pensare ai Champs-élysées parigini, dove nel 1969 si è dato fuoco Jan Palach per protestare contro l’oppressione sovietica. Il mercatino è a ridosso dell'edificio neorinascimentale del Museo Nazionale. Lì vicino, all’Opera Nazionale di Praga, se si viaggia con i bambini, può valere la pena assistere al Flauto Magico di Mozart (21 dicembre). Il 25 dicembre invece va in scena La sposa venduta di Smetana (www.opera.cz). Sempre per chi viaggia con i più piccoli, non lontano, al Teatro Nazionale, si può assistere allo Schiaccianoci di Ciaikovskij (21-24 dicembre). Da qui si raggiunge la Città Vecchia. L’omonima piazza principale è circondata dal Municipio (dentro al quale si può assistere al concerto di Natale, il 22 dicembre), la Cattedrale della Vergine Maria, la chiesa barocca di San Nicola e Palazzo Kinský, sede delle esposizioni della Galleria Nazionale. Il simbolo della piazza è l'Orologio Astronomico del 1410 che spicca sulla torre del Municipio Da qui è indispensabile raggiungere il quartiere ebraico, uno dei più belli d’Europa. Oltre al celeberrimo Vecchio cimitero, sono rimaste diverse sinagoghe. La più antica è la Sinagoga Vecchionuova, mentre nella Sinagoga Spagnola si può assistere ai concerti del Czech Collegium, ensemble specializzata in musica da camera che esegue musica ceca e moldava (23 dicembre). Dalla città vecchia si arriva poi a Malá Strana attraversando il celebrato Ponte Carlo, in stile gotico, delimitato da due torri e una trentina di statue, la più nota delle quali è sicuramente quella di San Giovanni Nepomuceno, classico punto per foto ricordo. Da qui si raggiunge l’imponente Castello, con la cattedrale di San Vito. Si tratta di una città nella città, un complesso grandioso che ospitava i re di Boemia. All’interno del complesso si trova anche la basilica di San Giorgio, la chiesa più antica di Praga. Il 24 dicembre qui si tiene un concerto di gala dedicato ai grandi della musica, da Bach a Mozart. Da non perdere il Vicolo d’Oro, una strada con le antiche case-laboratorio degli alchimisti, colorate e ricche di suggestioni mistiche. È il luogo migliore dove lasciarsi trasfigurare dalla strana magia che ancora emana da Praga.
Gianluca Biscalchin
 
 

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