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Viaggi

 
 
Valencia
Le sacre rappresentazioni pasquali e la paella valenciana allo zafferano
C’è tutto nella Semana Santa di Valenza: tradizione, fede, cultura, ma anche musica e buon cibo. E uno dei paesaggi più intriganti della Spagna. Ma non c’è dubbio che l’attrattiva maggiore è nella sacra processione che celebra la Pasqua. Il tutto succede dal 1 al 6 aprile. È bene quindi mettere in agenda già da adesso un week end lungo per assistere ad uno degli spettacoli più coinvolgenti del Vecchio Continente. Ma il sacro rito non coinvolge solo Valenza. Le città di Alicante, Castellon, Elche, i borghi, i paesi, la costa e l’interno fanno a gara a chi assicura il maggior tasso di pathos. Certo è Valenzia che guida le danze. Nei quartieri marittimi di Cabanyal ed el Canyamelar y Grau si snoda la Processione del silenzio (Giovedì Santo), Il Santo Entierro (Venerdì Santo) e la sfilata della Domenica della Resurrezione. La città diventa il teatro della fede: le confraternite, con i lunghi cappucci tetri si dirigono verso il mare per celebrare i defunti morti nelle tempeste. E nelle vie della città il barocco di argento e oro, i troni, le statue cariche di gioielli fanno da splendente controcanto all’austerità dei penitenti, dei nazzareni. Tra le strade della città catalana, orgogliosa della sua lingua e della sua appartenenza culturale, si possono incontrare i figuranti della Passione: Pilato, erode, gli Apostoli, le donne, i soldati. Musica tradizionale dopo la resurrezione, ma durante il Giovedì Santo l’unico suono che colpisce è quello del silenzio. In alternativa il 25 e il 28 marzo e dal 3 al 25 aprile al Palau per les artes Reina Sofia, Lorin Maazel dirige La vida breve di Manuel De Falla. Un’occasione unica per vedere rappresentata l’opera del compositore spagnolo famoso per aver dato nobiltà alla chitarra classica. Questo in attesa di vedere realizzata La Torre della Musica, un progetto in collaborazione con la prestigiosa Berklee School of Music di Boston che qui aprirà la sua filiale europea. Per riprendersi da tanta emotività, la cosa migliore è dedicarsi al piatto tipico di Valencia, la Paella: riso, zafferano, olio d’oliva, pollo, coniglio, pomodoro e fagiolini. Qui si mangia la versione originale. Lasciando il capoluogo, si possono raggiungere le altre mete della santa pasqua. Si raggiunge così Orihuela, sede di una delle sacre rappresentazioni più originali della zona. La protagonista è la Diablesa, un demonio con forme femminili, che viene portata in processione per le strade della città. Altro polo d’attrazione è la città di Elche dove per la Domenica delle Palme gli abitanti scendono nelle strade con le palme benedette per seguire la statua del Cristo trionfante. In questo caso si può ascoltare la banda cittadina, una delle migliori della zona. La tradizione della “musica da strada” qui è molto viva. Le bande, vere e proprie orchestre mobili, si ritrovano a Valencia ogni anno a luglio per il Certamen Internacional de Bandes de Musica, uno degli appuntamenti più importanti per questo antico e nobile modo di suonare insieme.

Gianluca Biscalchin
 
 
Colonia
Quando l'aplomb tedesco esplode in una festa con musica e giochi di strada
Se il Carnevale è, secondo il suo significato originario, il mondo alla rovescia, quello di Colonia è uno dei più riusciti. Vedrete i compassati, seri, operosi tedeschi abbandonare il loro aplomb e buttarsi nel più frenetico delirio. Per i cinque giorni del Carnevale si riversano nelle strade tutti gli abitanti della città renana, dai neonati ai più anziani e la festa esplode. Maschere, travestimenti, birra, giocolieri, invadono il centro storico e danno vita al più antico rito collettivo di Colonia. Che si conclude con i personaggi del principe, del contadino e della vergine (in realtà un uomo travestito) che lanciano sulla folla impazzita una pioggia di Kammelle (bonbon) e Strüssjer (mazzetti di fiori). Il tutto sotto l’ombra dell’imponente Cattedrale dedicata a San Pietro e Maria, la più grande del Nord Europa. Costruita in più di 600 anni si staglia maestosa sulla città e ricorda il potere, soprattutto temporale, dell’arcivescovo di Colonia, principe elettore dell’Imperatore del Sacro romano impero. Dopo aver visitato la Cattedrale, che contiene le reliquie dei Re Magi, conviene attraversare la Frankenplatz e visitare il Museum Ludwig (www.museum-ludwig.de), ottimo centro d’arte contemporanea. Nello stesso edificio ha sede la prestigiosa Kölner Philharmonie (www.koelner-philharmonie.de), con ben due orchestre residenti, la Gürzenich-Orchestra e la WDR Symphony Orchestra Cologne, entrambe di fama internazionale. Durante i giorni del carnevale Mozart e Wagner lasciano spazio al musicista e attore Helge Schneider che propone un programma di cabaret d’autore e canzoni della tradizione. Dopo la festa, si ricomincia con il prestigioso cartellone del teatro. Prima di riattraversare la piazza e visitare il Museo Romano-Germanico, ci si può concedere una pausa gastronomica da Em Krützche (www.emkruetzche.de). Sulla riva del Reno questo ristorante tradizionale offre un’avventura gourmet alla scoperta della buona cucina locale e un luogo carico di storia. Da qui è bene perdersi nei vicoli della città medievale con le caratteristiche case alte, strette e colorate. Si incontrano negozi, gallerie d’arte, bar storici, birrerie, piccoli ristoranti di charme danno il sentore della vivacità del centro. Andando verso sud si visita il Vecchio Rathaus (Municipio), il Wallraf-Richartz Museum, il principale della città, e lo Stadthaus, il Palazzo del Governo. Ma per avere una visione completa della storia cittadina, bisogna assolutamente visitare alcune delle dodici splendide chiese romaniche dentro le mura medioevali. Se non tutte almeno la Chiesa di San Martino Grande e San Gereone del IV secolo, la più antica di tutta la Germania. Se il tempo lo permette sull’altra sponde del fiume si può passeggiare nel Parco del Reno. Ancora meglio fare una gita in battello fino alla vicina Bonn. D’obbligo una sosta al ristorante Zur Tant mit Hütter's Piccolo, casa a graticcio sulle sponde del fiume, tutelata dalle Belle arti, con vista panoramica e terrazza.

Gianluca Biscalchin
 
 
Vienna
Da Mozart a Schonberg visitando i luoghi della musica, dalla Konzerthaus alla Sala di Ercole
Passata l’indigestione dei concerti di Capodanno, Vienna torna alla sua routine musicale. La più ricca d’Europa. La città è densa di appuntamenti, spesso di altissimo livello. Qui la musica si vive a tutte le età e ogni giorno dell’anno. E non solo venerando i grandi nati o vissuti qui: Mozart, Haydn, Beethoven, Schubert, Mahler, gli Strauss, Schönberg. Vienna è anche ricca di istituzioni vitali e dinamiche. Come la Haus der Musik (www.hausdermusik.com), cinque piani di esperienza multisensoriale che parte dal suono per arrivare alla vista, al tatto, al gusto. In questo antico palazzo nel centro storico abita la più moderna tecnologia. I grandi del passato incontrano l’hi-tech e il futuro dei suoni in un percorso istruttivo e divertente, dove la musica è vibrante e tattile. Un altro modo per vivere la musica con tutti i sensi è l’appuntamento della domenica al Liechtenstein Museum, www.liechtensteinmuseum.at. Nella sala di Ercole, vero trionfo barocco, alle 11 e alle 15 tra una mostra e l’altra, si può assistere ad un concerto. Con il biglietto di 30 euro si può vistare il bel museo, ascoltare ottima musica e mangiare al ristorante Rubens. Se invece si preferisce il percorso classico non si possono trascurare i templi della musica viennese. Si parte dal Musikverein www.musikverein.at, la sala da concerti più famosa del mondo, dove va in scena il concerto di Capodanno.  Per una scelta che va dalla musica medievale e quella contemporanea il luogo giusto è la Wiener Konzerthaus, gioiello liberty che la domenica propone musica tutto il giorno, primo spettacolo alla 11 e ultimo alle 19.30. Per l’opera i teatri sono addirittura quattro: la Staatsoper, il Theater an der Wien, la Wiener Volksoper e la La Kammeroper. Se non avete il tempo di visitarli tutti, optate per la Staatsoper, www.wiener-staatsoper.at. Potete visitare il museo, fare una pausa nella caffetteria e naturalmente assistere ad un’opera in uno dei teatri più prestigiosi al mondo. Un altro percorso interessante è quello delle case dei grandi musicisti. Si inizia da quella di Mozart al 5 di Domasse, proprio dietro al duomo di Santo Stefano. In Haydngasse 19 c’è, ovviamente la casa del compositore delle Stagioni e della Creazione. Nella vicina Mariahilfer Strasse si può, più futilmente, dedicarsi allo shopping. Ci sono poi le case di Johann Strauss in Praterstrasse 54, di Beethoven in Mölker Bastei 8 e di Schubert in Nussdorfer Strasse 54. Ma la più interessante è quella di Arnold Schönberg. Più che una casa è un universo vitale per rivivere il grande maestro della dodecafonia. Mostre, percorsi multimediali, archivio e la sua ultima abitazione prima di trasferirsi in America per fuggire ai nazisti. 

Gianluca Biscalchin

 
 
Londra
Regno delle tradizioni natalizie, fra carol, cori del “Messiah” di Handel e fuochi d’artificio sul Tamigi
Ci sono pochi posti al mondo dove il Natale è più tradizionale che a Londra. In fondo tutto l’immaginario che ci portiamo dietro ha le sue radici nelle celebrazioni delle feste di stampo vittoriano: decorazioni, alberi, carole, caminetti accesi, dolci carichi come il Christmas Pudding e cori sotto la neve. Anche per i palati più fini, per i conoscitori e i musicofili più esigenti, il Natale può diventare il momento giusto per qualche concessione alla tradizione popolare. Londra, per questo, è il luogo ideale. A cominciare dalle classiche rappresentazioni del Messiah di Handel, qui legate a filo doppio con l’Avvento e in linea con le celebrazioni del 250° anniversario del musicista barocco. Fino all’11 dicembre si può assistere alla versione offerta dalla English National Opera, nella sede di St Martin's Lane, Covent Garden, diretta dallo specialista handeliano Laurence Cummings con il tenore John Mark Ainsley. Il 22 e il 23 nella centralissima chiesa di St Martin-in-the-Fields l’oratorio è eseguito dalla Belmont Ensemble con le voci dell’English Chamber Choir. In alternativa si può optare per l’edizione del capolavoro sacro di Handel proposta alla Cadogan Hall al 5 di Sloane Terrace a Chelsea. Qui l’esecuzione è affidata alla prestigiosa Academy of Ancient Music il 19 dicembre, con rigore filologico garantito. Un classico dei classici è invece il programma al Royal Albert Hall. Il coro del King’s College di Cambridge, che qui equivale alla quintessenza della musica corale inglese, esegue i Christmas Carols il 21. Il repertorio è quello dei canti natalizi più tradizionali, con intrusioni nel mondo della classica, da Strauss al solito Handel. Più folcloristico, sempre nella grande sala dedicata al marito della Regina Vittoria, il Carols by Candlelight (il 20, 23 e 24), concerto “a lume di candela” con abiti del Settecento e repertorio che va da Bach a Corelli a Mozart. Più mondano il gala offerto dal Barbican Centre, una serata in lungo condotta dalla star della BBC Natasha Kaplinsky con tanto di bambino-soprano, angelo delle voci bianche. Fino all’8 gennaio è invece da non perdere lo Spitalfields Winter Festival, che si svolge nella Christ Church non lontana dalla Torre di Londra. Tra i vari concerti e una maratona degli oratori di Bach e la possibilità di vedere un “dietro le quinte” delle prove di John Eliot Gardiner con il Monteverdi Choir e gli English Baroque Soloists. Per chi ha invece deciso di passare la notte della vigilia a Londra, l’appuntamento da non perdere è la suggestiva messa solenne nella cattedrale di Saint Paul. Niente di più natalizio, con la maestosità dell’architettura di Christopher Wren scaldata dal Cathedral Choir. Se viaggiate con i figli, una buona occasione per avvicinarli alla grande musica, in piena atmosfera natalizia, è Pierino e il lupo di Prokofiev, film animato del premio Oscar Hugh Welchman con l’accompagnamento dal vivo della Philharmonia Orchestra. Dal 28 al 29 dicembre al Southbank Centre: Royal Festival Hall, Belvedere Road. Per l’ultimo dell’anno invece da non perdere i fuochi d’artificio sulla città da ammirare dalle sponde Tamigi, magari sotto l’ombra, si fa per dire, del Big Ben.

Gianluca Biscalchin
 
 
Lisbona
Il fascino della capitale portoghese, tra opera, sinfonica, azulejos e concerti di fado
Uno dei frutti più gloriosi della diaspora armena è la Fondazione Gulbenkian di Lisbona. La storia del suo fondatore è degna di un romanzo. Calouste Sarkis Gulbenkian nasce a Istanbul nel 1869. I suoi  antenati hanno origini antichissime: principi armeni, poi nobili bizantini, quindi grandi mecenati e filantropi sotto i sultani ottomani. Fino ai pogrom. È allora che Calouste cominciò a viaggiare: Egitto, Londra, Parigi. Il suo lavoro ufficiale è nel petrolio, ma le sue passioni sono scienza, arte e musica. Muore a Lisbona nel 1956 e lascia alla città la sua splendida collezione d’arte. E una fondazione con un’orchestra, un coro e un auditorium che ospita nomi di primo piano della musica internazionale. Quest’anno la stagione è aperta da Daniel Baremboim nella veste di pianista. Con l’orchestra Gulbenkian, sotto la direzione di Michael Foster, esegue Prokofiev e Chopin (il 21 settembre). Non potrebbe esserci occasione migliore per visitare la capitale portoghese. Lasciando il bel parco dove si trova la Fondazione si scende verso la Baixa, il quartiere monumentale nel centro di Lisbona, costruito per volere del Marchese di Pombal dopo il terremoto del 1755. Da piazza del Rossio, con il Teatro Dona Maria II come quinta, si arriva fino a Praça do Comércio affacciata sulla foce del fiume Togo. Ci si sposta poi nel quartiere del Chiado, caro a Pessoa che riposa in forma di statua davanti alla Brasileira, locale storico molto turistico, ma di grande charme. Nel quartiere ha sede il Teatro Nacional de São Carlos (nella foto) con davanti una bella piazza decorata con i tipici pavimenti bicolore di Lisbona. Dall’altra parte della Baixa c’è l’Alfama, il quartiere popolare, patria del fado e sormontato dal Castello di São Jorge. Lì si trova uno dei più bei miradouros, terrazze panoramiche che abbracciano tutta la città. Un buon indirizzo dove mangiare e ascoltare le eredi di Amália Rodrigues è la tasca (trattoria) Parreinha de Alfama, in beco do Espirito Santo 1. Ottimo fado anche nel quartiere della Lapa, meno turistico e multietnico. Il ristorante Sr. Vinho, in rua do Meio a Lapa 18, offre cibo eccellente e musica fino alle 2 del mattino. Quindi si raggiunge la Torre di Belém, simbolo della grande avventura marinara portoghese e il fiammante Monasterio dos Geronimos. Accanto al monumento il moderno e vivace Centro Cultural de Belém. Sul sito www.ccb.pt tutti gli spettacoli e i concerti, dalla classica al jazz, dall’opera ella musica leggera. In zona meglio lasciar perdere la suadade e concentrarsi nell’assaggio (o la scorpacciata) dei pastéis de nata, deliziose tortine con crema nella storica Pastelaria de Belém (accanto al monastero). Per lo shopping una buona idea è comprare degli azulejos, piastrelle decorate con i toni del blu e dell’azzurro, alla Feira da Ladra, il mercato all’aperto dell’Alfama. Per dormire, un buon indirizzo è l’Hotel Britannia (R. Rodrigues Sampaio, 17, www.hotel-britania.com) in stile art deco, con arredi originali (dal €135).

Gianluca Biscalchin
 
 
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