66 - Parigi arte e musica tra Luigi XIV e Napoleone

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Parigi negli anni di Napoleone

Nel libro
Tra la Rivoluzione francese e la Restaurazione, a Parigi, in Francia, in Europa, nel mondo si consuma l'esperienza politica, militare e culturale di Napoleone, "l'ultimo imperatore" d'Occidente. Dopo di lui l'Ancien Régime sarà finito per davvero, nonostante qualsiasi tentativo formale di tornare indietro. In questo quarto di secolo convulso e densissimo, la musica francese produce freneticamente nuove opere dai molteplici influssi, le cui caratteristiche e la cui scrittura orchestrale costituiscono alcune fra le principali componenti del nascente Romanticismo.

Nel cd
Un panorama della musica in scena nella Parigi napoleonica, tra ouverture d'opera, arie da tragedie lyrique e sinfonie di Herold, Cherubini, Spontini, Mehul, Kreutzer eseguiti dai migliori gruppi che si dedicano alla riscoperta del repertorio francese del primo Ottocento sotto l'egida del Palazzetto Bru Zane, il centro per la musica "romantica" francese a cui si deve anche la valorizzazione e lo studio di questi inediti tesori musicali.



Parigi nel Seicento

Nel cd
Due importanti partiture di Jean-Baptiste Lully, il Te Deum e il Dies Irae, emblemi del rapporto del musicista toscano con la Versailles del Re Sole, eseguite dalla Magnifica comunità (con strumenti originali) e dai Melodi Cantores diretti da Elena Sartori. Secondo la direttrice "questo disco si propone di offrire una lettura italiana di due tra le maggiori opere di Lully su testo latino. Nonostante la tradizione storica assimili senza distinguo Lully al novero dei compositori francesi, e nonostante il rifiuto esplicito dello stile italiano manifestato dallo stesso autore, la scrittura lullista su testo latino presenta tratti fortemente distanti dai contemporanei d’oltralpe, segnalandosi per una cantabilità, una consapevolezza della metrica e una cristallina rinuncia ai facili artifici che sembrano tradursi, soprattutto nel Dies Irae, in un fraseggio di ampiezza e respiro istintivamente italiani".

Nel libro
A Versailles, durante il regno di Luigi XIV, il sovrintendente musicale Jean-Baptiste Lully, toscano trapiantato in Francia, elabora uno stile compositivo che da allora a oggi non solo è la quintessenza del barocco francese ma anche di quel barocco francese che dapprima è diventato paradigma di tutta l'europa del tardo Ancien Régime, poi simbolo sonoro tout court di maestosità e "luminosità": "musica-sole" per un re apollineo. Gli stessi toni vengono mantenuti, secondo un attentissimo programma di "immagine coordinata" anche nella musica sacra di Lully, qui rappresentata da due splendidi esempi di "Grand motet": Il "Dies Irae" e il "Te Deum".