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andare
all’opera
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Vale
la visita
Per ricordare il centenario della prima
esecuzione italiana (proprio a Bologna, l’1
gennaio 1914), il 14 gennaio 2014 il Teatro
Comunale felsineo ha deciso di inaugura-
re la propria stagione 2014 con Parsifal di
Wagner nell’allestimento di Romeo Castel-
lucci che firma contemporaneamente regia,
scene e costumi. La direzione dei comples-
si bolognesi è invece affidata a Roberto
Abbado. L’enigmatica messinscena del
cinquantatreenne regista e scenografo di
Cesena (fra i fondatori e gli animatori della
compagnia di teatro sperimentale Societas
Raffaello Sanzio) è stata realizzata nel 2011
per il Théâtre de La Monnaie di Bruxelles.
Info:
remière
Andata in scena per la prima volta nel 2007
al Grand Théâtre de Luxembourg (copro-
duzione con De Nederlandse Opera di Am-
sterdam, Holland Festival e Ircam - Centre
Pompidou di Parigi), Wagner Dream di
Jonathan Harvey su libretto di Jean-Claude
Carrière intreccia gli eventi dell’ultimo
giorno di vita del compositore di Lipsia con
le vicende dell’opera Die
Sieger (storia di un amore
casto ma controverso fra
monaci buddisti) a cui Wa-
gner lavorò fra il 1856 e il
1858 lasciandola incom-
piuta. Proposta dalla Welsh
National Opera di Cardiff al
Wales Millennium Centre
il 6 e 7 giugno (replicata
anche all’Hippodrome di
Birmingham il 12), l’opera
è affidata alla bacchetta di Nicholas Collon
(nella foto) e con la regia originale di Pierre
Audi. Nel cast Richard Wiegold, Claire Bo-
oth, David Stout. Info:
P
Le
opere
giovanili
non
sono mai state
ammesse a
Bayreuth
. Un
divieto caduto
in occasione del
bicentenario, con
esecuzioni
“fuori
porta”
. Quando
anche il franco-
italiano “Rienz
i
approda
all’
Opera
di Roma
vessero trovare posto anche
le tre cenerentole del catalo-
go wagneriano. Ovviamente,
visto che i diktat dell’Autore
sono legge anche dopo seco-
li, Die Feen, Das Liebesverbot
e Rienzi non vedranno mai il
palco del Festspielhaus, ma
tant’è, quest’estate a Bay-
reuth risuoneranno anche
loro. E chi si troverà a tran-
sitare per la mecca wagne-
riana a luglio avrà modo di
vederle all’Oberfrankenhalle,
palazzetto polifunzionale per
avvenimenti sportivi e con-
certi, nell’edizione realizzata
in collaborazione con l’Ope-
ra di Lipsia. Si comincerà il
7 luglio con Rienzi diretto
da Christian Thielemann
con la regia di Matthias von
Stegmann per poi proseguire
(dall’8) con Das Liebesverbot
diretta da Constantin Trinks
con la regia di Aron Stiehl e
chiudere con Die Feen che a
Bayreuth arriva per una sola
sera diretta da Ulf Schirmer,
il 9 luglio, e solo in versione
da concerto.
Ben altro impegno produt-
tivo ha invece dimostrato
l’Opera di Roma che ha in-
serito nel proprio cartellone
(dal 9 al 18 maggio) Rienzi, la
più “romana” delle opere di
Wagner, affidandola alle cure
di Hugo De Ana.
“Credo che sia la prima vol-
ta che in Italia si fa Rienzi in
tedesco - afferma il regista
argentino -, le edizioni negli
anni ‘50 e ‘60 erano infatti in
italiano nell’adattamento di
Boito. Questo rende l’occa-
sione ancora più importante,
sia per il Teatro dell’Opera
che per me. Anche perché è
un opera molto difficile e in-
giustamente poco rappresentata anche nei teatri tedeschi. Sono tanti i mo-
tivi per cui Rienzi è così poco ‘frequentato’. Il primo, ovvio, è dovuto al fatto
che lo stesso Wagner l’avesse rinnegata. Anche se, in realtà, è una sorta di
effervescente calderone che contiene gli elementi di tante opere successive.
È in Rienzi cheWagner ha cominciato a capire il trattamento dei personaggi,
lo sviluppo delle situazioni, l’evoluzione drammatica, addirittura il Leitmotiv
che comparirà poi con regolarità a partire dall’Olandese volante. Poi ha avu-
to peso il fatto che Rienzi fosse l’opera preferita di Hitler, per le conseguenze
psicologiche di questa predilezione e per il fatto che lo spartito originale
andò perduto nel ‘45 a Dresda, mentre il manoscritto che la famigliaWagner
1,2,3,4 6,7,8,9,10
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