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Andare
all’Opera
aveva donato al dittatore nazista divenne
cenere con lui nel bunker di Berlino. Sono
tutti elementi questi che contribuiscono
alla storia di un’opera: come tanti sotto-
titoli che, in un modo o nell’altro, devono
essere presentati al pubblico perché ap-
partengono alla storia non solo della mu-
sica ma anche dell’uomo“.
In
Rienzi
Wagner prese a modello le
forme del
grand-Opéra
, ma successi-
vamente la sua produzione cambierà
drasticamente assetto.
“È vero, ma intanto ha creato un’opera
che si può rappresentare solo nei grandi
teatri. Pensiamo a tutti questi cori, alle
bande interne, ai balletti. In ogni scena
succedono dieci cose diverse. In seguito
Wagner abbandonerà anche la struttura
del grand-Opéra, ma non lascerà più certi
modi di avvicinarsi ai personaggi, certe
tematiche: la morte e redenzione del finale
che troveremo poi in Götterdämmerung;
l’idea dell’eroe illuminato ma condanna-
to che ricompare in Lohengrin e in Tan-
nhäuser. E non si tratta solo dei dettagli
delle storie, ci sono momenti musicali che
saranno poi maturati e sviluppati in modo
più interessante nei lavori posteriori”.
Come ha scelto di affrontare la messinscena? Lascian-
dola nell’epoca in cui si svolge o cambiandone l’am-
bientazione?
“Ho deciso di ambientare lo spettacolo in una dimensione
senza tempo utilizzando elementi che appartengono alla ci-
vilta romana, certi simboli propri della Città come la Colonna
Traiana o i cavalli del Campidoglio. Ma lo studio della storia
di Cola di Rienzo offre tanti spunti e collegamenti con la storia
dell’uomo o con la storia di Roma nel XX secolo e nell’epoca
più recente. Le convulsioni politiche, la situazione di disagio
del popolo che non trova una figura che possa rappresentarlo
in modo forte, nobile e anche democratico: sono elementi che
segnano in profondità la storia dell’umanità. Per questo ho
cercato di fare uno spettacolo in cui non ci sia un tempo fisso,
ma piuttosto varie epoche che si possano mischiare. Fra l’al-
tro, credo che Rienzi sia un’opera che permette di utilizzare
comportamenti, azioni e sviluppi drammatici della regia che
non appartengono necessariamente solo al periodo storico in
cui è ambientata. Per questo introduco certi elementi che il
pubblico può associare alle cronache italiane più recenti. È
terribile ma vero: la storia si ripete in maniera ciclica. Così lo
spettacolo, partendo dall’idea di una dimensione simbolica e
senza tempo, offre al pubblico la possibilità di vedere e capire
che ci sono certi ‘tipi’ storici che, attraverso i secoli, commet-
tono gli stessi errori”.
Nello spettacolo usa anche tecnologie multimediali?
“Uso alcune riprese cinematografiche per illustrare deter-
minati passaggi, dando al pubblico gli strumenti per capire
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