andare
all’opera
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Vale
il viaggio
Dopo il grande successo
di The Minotaur di Harri-
son Birtwistle, il regista
Stephen Langridge e la
scenografa e costumista
Alison Chitty tornano a
lavorare insieme al lon-
dinese Covent Garden per
una nuova produzione di
Parsifal che debutta il 30
novembre e sarà carat-
terizzata anche dai video
di Thomas Bergmann. La
parte musicale è affidata
al direttore musicale del-
la Royal Opera House, sir
Tony Pappano (nella fo-
to), che ha selezionato un
cast in cui spiccano Simon
O’Neill (Parsifal), Ange-
la Denoke (Kundry), René
Pape (Gurnemanz), Gerald
Finley (Amfortas), Willard
W. White (Klingsor) e Ro-
bert Lloyd (Titurel). Info:
meglio quest’astrazione temporale
che appartiene al Trecento mentre
potrebbe anche essere il XX secolo.
Ma la tecnologia non deve mai so-
verchiare la recitazione, l’agire dram-
matico dei cantanti: deve essere un
appoggio, esattamente come in pas-
sato c’erano i fondali dipinti”.
Quali sono le difficoltà per un re-
gista nell’affrontare Wagner?
“In primo luogo la lunga durata delle
sue opere: significa mantenere l’at-
tenzione del pubblico per tante ore.
Inoltre per accostarsi alla produzione
di Wagner si deve conoscere il con-
testo psicologico e filosofico che l’ha
generata e che oggi potrebbe essere
fuori moda, ma che non si può tra-
scurare”.
Wagner, come Verdi, lasciò nei suoi libretti varie indicazioni di
regia. Si è mai sentito vincolato da queste didascalie?
“Assolutamente no. Ci sono dei condizionamenti nella mise en scène
di Wagner che è meglio non leggere. Tutte le indicazioni di regia di Wa-
gner sono vecchie. Anzi, se seguissimo le sue connotazioni, faremmo
spettacoli ridicoli: Walküre con le corna in testa, filatrici con la ruota
dell’arcolaio in mano… Invece ci sono certe indicazioni di Verdi che è
meglio leggere ancora oggi. L’importante è capire che si parte sempre
dai libretti: qualcuno è ancora valido, per altri invece è meglio trovare
chiavi di lettura diverse“.