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andare
aLL’oPera
Rischio
Massimo
temPio LiriCo
Greco-romano nell’impian-
to, eclettico nell’idea dell’ar-
chitetto G.B.F Basile che nel
1864 si aggiudicò un trava-
gliato bando di concorso per
la costruzione (iniziata pe-
rò solo undici anni dopo),
il Teatro Massimo Vittorio
Emanuele di Palermo aprì
i suoi battenti il 16 maggio
1897, monumentale “tem-
pio” neoclassico che con le
sue dimensioni si impone-
va come il più grande edi-
ficio teatrale italiano. Nel-
la Palermo della seconda
metà dell’Ottocento anima-
ta dalla volontà di diventa-
re una delle città di riferi-
mento della neonata Italia,
il Massimo è stato un palco-
scenico vitalissimo. Per tut-
ta la prima metà del Nove-
cento ha ospitato direttori,
cantanti e registi che poi so-
no assurti a rilevanza inter-
nazionale, da Caruso a Gigli,
Stabile, la Callas e la Suther-
land, da Giulini, Muti e Ab-
bado, da Visconti a Zeffirelli
e Peter Hall. Nei primi anni,
grazie all’attività del sicilia-
no Gino Marinuzzi vi si alle-
stirono opere rare sulle sce-
ne italiane come
Lohengrin
,
Parsifal
,
Salome
. Negli anni
50 l’aver ospitato le prime
esecuzioni novecentesche
di opere come
I Capuleti e i
Montecchi
(1954, diretta da
Gui),
Beatrice di Tend
a,
La
straniera
,
Elisabetta regina
d’Inghilterra
fece del Mas-
simo uno dei capisaldi del-
la
Belcanto Renaissance
.
Nel 1974 i lavori di restau-
ro troppo a lungo rimandati
provocarono l’inagibilità del
Teatro che rimase chiuso fi-
no al 1997. Il 22 aprile 1998
l’
Aida di Verdi
segnò la ri-
presa dell’attività del Teatro
palermitano che presentò la
sua nuova prima stagione
nel 1999, anno in cui l’En-
te autonomo diventò Fon-
dazione.
D
ANIELA
Z
ACCONI
Ha una storia
gloriosa e travagliata
il
Teatro di Palermo
le cui
forme auliche
sarebbero piaciute a Wagner. E che ora
mette a repentaglio il progetto “Ring”
La facciata è caratterizzata da un pronao corinzio le cui sei imponenti colonne dominano una
maestosa scalinata su cui incombono due leoni bronzei cavalcati dalle allegorie della Tragedia
e della Lirica, opera degli scultori Benedetto Civiletti e Mario Rutelli (figlio dell’architetto
Giovanni che collaborò ai lavori di costruzione). L’architrave del frontone della facciata riporta
il motto “L’arte rinnova i popoli e ne rivela la vita. Vano delle scene il diletto ove non miri
a preparar l’avvenire”. Il timpano è decorato con due grandi maschere tragiche. L’edificio è
dominato da un’enorme cupola emisferica ricoperta in bronzo.
L’edificio, il terzo in ordine di grandezza in Europa dopo l’Opéra di Parigi e
la Wiener Staatsoper, è largo 89 metri e lungo 129 e occupa un’area di 7.730
metri quadrati, di cui 4.965 comprendenti la sala con le sue dipendenze e
2.765 relativi alla parte posteriore concernente la scena e i suoi annessi.