• Mondo Classico

    Gli 80 anni di Maurizio Pollini

    MILANO - Le cronologie dicono che Maurizio Pollini, 80 anni il 5 gennaio, ha suonato in pubblico per la prima volta nel 1952, che nel 1957 ha avuto il secondo premio al Concorso Internazionale di Ginevra, e nel 1958 in un concerto diretto da Thomas Schippers alla Scala era il solista nella prima esecuzione della Fantasia per pianoforte e strumenti a corda di Giorgio Federico Ghedini. Poi nel 1960 c’è stata la vittoria al Concorso Chopin di Varsavia e il primo disco. Ma prima di parlare di qualche aspetto del percorso artistico allora iniziato vorrei chiedere che cosa significava trascorrere l’infanzia e l’adolescenza a contatto con il padre, Gino Pollini (l’architetto che insieme con Luigi Figini è stato tra i grandi maestri del razionalismo in Italia) e con lo zio Fausto Melotti, uno dei maggiori artisti italiani del ‘900, che anch’egli, come la sorella Renata, madre di Maurizio Pollini, aveva studiato il pianoforte. Melotti considerava la musica “matrice delle arti” e parlava della “scansione contrappuntistica” delle proprie opere. “Ricordo che frequentavo lo studio di mio padre e andavo spesso in quello dello zio, Fausto Melotti. Andavo a trovarlo, vedevo quello che faceva. Che questi rapporti abbiano influenzato molto la mia attività in campo musicale non potrei dirlo. Posso dire che già allora mi piaceva moltissimo quello che faceva, amavo la dimensione 'astratta' di molte sue sculture. Penso che potrebbe essere apprezzato di più, soprattutto in ambito internazionale. Senza dubbio ho avuto una precoce educazione all’arte moderna. L’accostamento alla musica moderna è stato più graduale. Ma per esempio ricordo ancora il Wozzeck di Berg diretto da Mitropoulos alla Scala nel 1953: ero un ragazzino; ma fu una esperienza memorabile”. Nel 1960, a 18 anni, c’è stata la clamorosa vittoria al Concorso Chopin di Varsavia. Ma nel 1961 lei si è anche iscritto all’Università, a fisica. “Ma ho solo comprato i libri, non ho fatto neanche un esame… In realtà non ero andato al concorso Chopin con la tipica mentalità con cui si va ai concorsi. Avevo impostato la mia partecipazione in modo un po’ diverso, con l’idea di fare un’esperienza, di vedere un paese nuovo, conoscere altri pianisti. Poi le cose sono andate così, sono maturate, Rubinstein è stato molto gentile, siamo diventati amici…” Dopo i primi concerti seguiti alla vittoria al Concorso Chopin c’è stata una pausa di riflessione di circa un anno e mezzo… “Dopo la vittoria ho avuto molte richieste, come se fossi nella situazione di avviare una carriera normale. Io a questo non ero preparato. Volevo maturare con calma. Questa scelta ha avuto conseguenze non positive sul piano pratico: dopo un paio d’anni nessuno si ricordava più di me. Ricevevo pochissime proposte rispetto a quel che si era prospettato prima.” Come si è formato il repertorio? “Mi sono occupato di tutto, naturalmente dei classici, ma contemporaneamente un po’ alla volta anche dei moderni, del Novecento storico e del secondo dopoguerra abbastanza presto ho studiato Bartók, Stravinskij, Prokofiev, Berg, Webern, tutto lo Schönberg pianistico. E la Seconda Sonata di Boulez, verso la fine degli anni sessanta. Posso essere più preciso sulla Seconda Sonata di Boulez, che ho suonato per la prima volta il 15 gennaio 1969 a Torino, in un concerto dell’Unione Musicale, insieme a All’aria aperta di Bartok, ai piccoli pezzi op. 19 di Schönberg e ai Trois Mouvements de Pétrouchka di Stravinskij.” Lo stesso programma è stato ripetuto in altre città nei mesi successivi, tra l’altro a Roma per la Istituzione Universitaria dei Concerti il 13 aprile. In quella occasione Fedele D’Amico scrisse che trovava incredibile che si fosse imparata a memoria la Seconda Sonata di Boulez, perché questa musica secondo lui non aveva alcuna organicità. Credo che lo trovasse mostruoso, anche se non ha usato questa parola; ma concludeva l’articolo con una battuta che mi è rimasta nella memoria: “Ho molta ammirazione, non da oggi, per Maurizio Pollini. Ma incontrarlo di notte, in una strada solitaria, mi farebbe paura”. In verità il costante scavo interpretativo nella Seconda Sonata è teso a farne comprendere proprio la organicità. “Un’esecuzione ideale ne dovrebbe rivelare tutta la ricchezza musicale, facendone apprezzare ogni dettaglio, nella massima chiarezza del ritmo e dell’articolazione contrappuntistica. Esiste la difficoltà di farla comprendere nella sua enorme complessità. Richiede una chiarezza assoluta, che renda al pubblico il meno difficile possibile seguirne il discorso. Ciò è ulteriormente complicato dal fatto che secondo me sono necessari tempi molto mossi, anche se non come li indica l’autore, anche per togliere qualunque sospetto di 'neoclassicismo' da un Boulez che in qualche modo fa a pezzi, ma contemporaneamente riprende una forma classica (per l’ultima volta). È sempre una sfida avvicinarsi a una esecuzione degna di quest’opera straordinaria. Di recente sono stato a un convegno in Francia sulla musica pianistica di Boulez. Tra le altre cose ho raccontato ciò che Boulez mi aveva detto, correggendo alcune indicazioni dell’edizione a stampa, chiedendo ad esempio un andamento più lento dove era scritto di accelerare ancora rispetto al già impossibile metronomo del primo tempo.” Nel 1969 tra le sonate di Beethoven che aveva già in repertorio c’erano le ultime, compresa quella op. 106, che una volta a Salisburgo ha proposto insieme alla Deuxième Sonate di Boulez. “Non ho ripetuto quella esperienza perché trovo che la complessità di questi due capolavori crei una tensione eccessiva all’interno dello stesso concerto. Ma l’op. 106 doveva essere presente a Boulez quando scrisse la Deuxième Sonate. Entrambe le sonate sfruttano le risorse estreme di un virtuosismo molto audace sullo strumento, ciascuna nel suo momento storico. La scrittura contrappuntistica nella 106 è di estrema importanza, non solo nella fuga ma anche in parti del primo tempo, e tutta la Deuxième Sonate è rigorosamente contrappuntistica. Altre analogie potrebbero riguardare la dimensione del movimento lento, molto vasto, il carattere concentrato ed estremamente energico del primo tempo, la brevità dello Scherzo.” Torniamo ai criteri che ispirano le scelte del repertorio. “Sono sempre stato tremendamente esigente, ho voluto privilegiare assolutamente ed esclusivamente le composizioni che non potevano per nessuna ragione al mondo darmi un momento di mancanza di entusiasmo. Ho messo in repertorio solo opere di cui ero entusiasta al massimo grado e di cui sarei sempre rimasto tale. Sono pezzi con cui devo poter avere un rapporto, per così dire, permanente. Il che naturalmente mi ha fatto anche perdere molte possibilità. Ma se non suono un autore non vuol dire che non lo apprezzi. Ci sono grandissimi che ho molto trascurato: per esempio Ravel, o Scarlatti.” (continua…) Paolo Petazzi L’intervista di Paolo Petazzi a Maurizio Pollini per i suoi 80 anni è pubblicata in versione integrale nel numero di gennaio di “Classic Voice” Abbonati a "Classic Voice" per leggere in anteprima articoli e recensioni nella versione digitale. Fino al 6 gennaio hai diritto a uno sconto del 30%. Vai su www.classicvoice.com/abbonamenti/italia.html

    Musica: i personaggi del 2021

    Che anno è stato il 2021? Musicalmente mutilato, come quello precedente. Per l’Italia, e non solo, la vita teatrale dal vivo è ricominciata solo a metà maggio, con il pubblico ridotto almeno del 50%, mentre soltanto da ottobre la capienza è tornata al 100% come avveniva in tempi normali (anche se la normalità non è ancora stata realmente raggiunta, tra distanziamento degli orchestrali, cronica riduzione degli organici, cori con mascherina e altre oggettive limitazioni burocratiche che hanno sempre immediate ricadute artistiche e talvolta pure sindacali). Ma il 2021 ci ha comunque permesso di immaginare una lista di dieci volti che renderanno in qualche modo degno di essere ricordato anche questo anno così complicato. Per approntare il decalogo ci siamo rivolti alle firme che ogni mese arricchiscono le pagine di “Classic Voice”, critici e cronisti con decenni di esperienza sul campo, sempre attenti alle novità teatrali e discografiche che assicurano continuità alla grande musica. Non è, lo specifichiamo, un voto ai “migliori”. Per quello esistono già gli autorevoli Premi “Abbiati”, giunti quest’anno al traguardo dei quarant’anni È piuttosto un’indicazione di massima sui personaggi che, con il loro operato artistico, hanno contribuito ad animare il dibattito musicale. Per la nostra rivista (nonché per molti lettori informati che ci accompagnano con le loro impressioni) il personaggio che meglio ha interpretato la resistenza agli ostacoli posti dalla pandemia è stato Zubin Mehta, il direttore onorario a vita del Maggio Musicale Fiorentino. Ecco il palmares completo: Zubin Mehta direttore d'orchestra, direttore onorario del Maggio Musicale Fiorentino Ivan Fischer direttore della Budapest Festival Orchestra Carlo Fuortes amministratore delegato della Rai, sovrintendente del Teatro dell’Opera di Roma Yannick Nezet-Seguin direttore musicale del  Metropolitan di New York Giuseppe Gibboni violinista, vincitore del Concorso Paganini Romeo Castellucci regista dell’ultimo “Don Giovanni” al Festival di Salisburgo Lucia Ronchetti direttrice della Biennale Musica di Venezia Joyce DiDonato mezzosoprano statunitense, Irene in Theodora alla Scala Anne Teresa De Keersmaeker Baronessa De Keersmaeker,  ballerina e coreografa belga Paul Harper Scott musicologo e docente britannico Scopri le motivazioni e le opinioni dei nostri collaboratori nel numero in edicola di Classic Voice versione cartacea: http://www.classicvoice.com/riviste/classic-voice/classic-voice-271.html versione digitale: http://www.classicvoice.com/riviste/classic-voice-digital/classic-voice-271-digitale.html
  • Recensioni Opere Concerti e Balletti

    Bellini – Norma

    PIACENZA - Gli strani, fascinosi casi del teatro. Pressoché in contemporanea, due Bellini tra i più difficili (quantunque nessun suo titolo sia una passeggiata: comunque, Pirata a Palermo, Norma a Piacenza) hanno beneficiato di due direzioni a diverso titolo rivelatrici, a sostegno di due protagoniste femminili a diverso titolo entusiasmanti. Grande direzione, questa di Sesto Quatrini. Che coniuga Canova e Donatello in curve melodiche la cui morbida eleganza formale s'anima internamente grazie a magnifici particolari strumentali: sospiri elegiaci, abbandoni melanconici, scatti appassionati, ripiegamenti dolorosi, tutto si discioglie in onda canora che s'avvita rinnovandosi di continuo, pur nella classica compostezza complessiva. In grande spolvero, la Filarmonica Italiana (così come davvero ottima prova ha dato il coro piacentino, e di rilievo i due ruoli di fianco impersonati da Didier Pieri e Stefania Ferrari): ma sotto questa guida, è orchestra che sovranamente canta, e che pertanto sa sovranamente accompagnare il canto, valorizzandolo al meglio. Certo, i miracoli non li fa più nemmeno Lourdes: e dunque quest’orchestra non può dare gli acuti a chi non li ha, sicché Paola Gardina è un’Adalgisa benissimo fraseggiata ma ogni acuto di forza è uno strazio (e d’altronde, passare da Cherubino ad Adalgisa è faccenda ardua); Stefano La Colla spara torrenti di voce ma disordinati assai, sempre di forza e sovente d’intonazione periclitante. Ma quello che Quatrini ottiene da Norma e da Oroveso è da libro d’oro belliniano. Angela Meade ha un fior di voce ampia, estesa, robustissima, di bel colore; la tecnica è da fuoriclasse, consentendole autentici prodigi (attacchi flautati nella stratosfera, fantasmagorico do al “sangue romano”, scale tonali discendenti di liquida perfezione, legati superbi a tutte le quote) nell’ambito d’una linea vocale ovunque morbida, perfettamente omogenea, capace di dosare ogni pulsione dinamica con musicalità eccezionale. La sua Norma l’avevo ascoltata a Napoli prima dell’epoca nefasta: identica superstar vocale, ma interprete un po’ troppo all’americana, per così dire. Qui lo stile s’è fatto pressoché perfetto, l’ottima dizione sa farsi accento (sospetto preparazione forsennata col direttore; come dovrebbe sempre essere), e la sua Norma a me pare ormai di attuale riferimento. A maggior ragione indico con sadica voluttà (eh, il melodrammatico dell’amante del melodramma…) un limite inspiegabile: l’assenza del dacapo opportunamente variato di “Ah! bello a me ritorna”. Pazienza se il da capo lo evita questo Pollione nella sua aria, ma da questa Norma lo si pretenderebbe perentoriamente. A tale figlia, un tale padre. Michele Pertusi non si fa in tempo ad applaudirlo fino a spellarsi le mani come Fiesco a Parma, che ti fa sentire il miglior Oroveso oggi ipotizzabile: non è un gran personaggio, Oroveso, ma Pertusi te lo fa sembrare, con la sovrana morbidezza della sua linea, lo scavo d’ogni parola in ogni frase e d’ogni fonema in ogni parola, le consonanti fatte  “cantare” con la sua ormai proverbiale intelligenza. Mettere in scena quest’opera e la bislacca sua drammaturgia (portata però avanti da versi bellissimi) centrata sui pupazzi d’una matura imbrogliona che con due figli si finge vestale, una pudibonda ritrosa tutta sì no forse, e un macho di provincia che minaccia sfracelli ma, al solito, solo a parole: faccenda dura. La risolvi solo idealizzandola, giacché se ti squadernano barbone pepli pelli d’animali clave e danze guerriere, il boomerang del comico involontario, sempre dietro l’angolo, sbuca subito. Berloffa fa quindi bene a portarla nell’Ottocento. Ma avrebbe funzionato solo ove l’avesse posta per così dire “in cornice”, creando una prospettiva critica da cui contemplarla: se fai un Ottocento veristico tra vinti mutilati e stampellati e nient’altro, la faccenda d’una vittima sacrificale, d’una donna che regola la vita guerresca, di due figli restati per anni incogniti persino al nonno, d’una “vergine alunna nella sacra chiostra”, diventa troppo, proprio troppo imbarazzante. Elvio Giudici

    Verdi – Rigoletto

    VENEZIA - Tuttora poco battuta, la strada che porta al Rigoletto di Verdi anziché alla sua

    Pasquini – Idalma

    Le Festwochen der Alte Musik di Innsbruck, giunte alla quarantacinquesima edizione, sono un punto di
  • 272 Gennaio 2022
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    Frau Musika, per un’orchestra su Strumenti Originali

    Frau Musika è un nuovo progetto artistico-formativo, uno dei pochi del genere in Italia, ideato da Andrea Marcon e realizzato dall’Orchestra del Teatro Olimpico di Vicenza grazie alla donazione di Fondazione Cariverona. L’iniziativa intende offrire a giovani musicisti provenienti da tutto il mondo l’opportunità di seguire un percorso altamente formativo nella pratica orchestrale su strumenti originali sotto la guida del Direttore Principale Andrea Marcon – professore ordinario di prassi esecutiva, organo e clavicembalo presso la Schola Cantorum Basiliensis – e gli insegnamenti di musicisti di chiara fama come Andrea Buccarella – primo premio assoluto al Concorso internazionale di clavicembalo di Bruges 2018 – e alcune Prime Parti dei complessi strumentali barocchi Venice Baroque Orchestra e La Cetra di Basilea. Le varie sessioni di lavoro si concludono con una serie di concerti realizzati in importanti città italiane fra le quali Roma, Verona, Udine, Mantova e Vicenza. L’attività formativa si svolge a Villa San Fermo di Lonigo (Vicenza), struttura ricettiva dove i partecipanti alloggiano e studiano assieme ai loro maestri. La condivisione dei vari momenti della giornata favorisce l’instaurarsi di relazioni umane, oltre che artistiche e musicali, che sono fondamentali per il raggiungimento di un’unità stilistica consapevole e per la creazione dell’identità di un’orchestra. .www.fraumusika.eu

    La XXXI Rassegna Internazionale di Musica Moderna e Contemporanea Traiettorie prosegue fino al 4 novembre

    Prosegue fino al 4 novembre 2021 a Parma la trentunesima edizione della rassegna di musica moderna e contemporanea «Traiettorie». Venerdì 1° ottobre alla Casa della Musica, la chitarra elettrica sola entrerà per la prima volta in un programma di «Traiettorie» con Yaron Deutsch, l’interprete che più di tutti ha contribuito a rafforzarne la presenza nel contesto della musica colta contemporanea. Il chitarrista – fondatore e direttore artistico di Ensemble Nikel, spesso ospite di rinomati ensemble e orchestre europee – eseguirà due classici della chitarra elettrica ed elettronica come «Electric Counterpoint» di Steve Reich e «La Cité des Saules» di Hugues Dufourt e due brani appositamente scritti per lui, «Sgorgo Y» di Pierluigi Billone e «All the boys forgot about you» di Avshalom Ariel. Assolutamente da non perdere il grande Irvine Arditti e il suo violinismo spettacolare che tornerà giovedì 7 ottobre a Teatro Farnese a Parma con un programma estremamente virtuosistico: in linea con l’omaggio di questa edizione della rassegna alla musica statunitense, accoglierà tre compositori americani di tre generazioni diverse e di diverse declinazioni musicali – Elliott Carter, David Felder e Roger Reynolds – ai quali accosterà due brani di Brian Ferneyhough e Emmanuel Nunes. Seguiranno due ensemble: martedì 12 ottobre a Teatro Farnese il newyorchese JACK Quartet, uno dei quartetti più acclamati dalla critica nel panorama della musica contemporanea, proporrà un programma singolarissimo che vedrà succedersi brani di Rodericus, Ligeti, Zorn e Xenakis; giovedì 21 ottobre sarà invece protagonista alla Casa della Musica di Parma l’Ensemble Musikfabrik con un programma dedicato ai grandi autori del secondo Novecento che hanno fatto la sua fortuna e hanno caratterizzato il suo profilo interpretativo: Ligeti, Lachenmann, Berio, Boulez, Stockhausen. Mercoledì 27 ottobre, sempre alla Casa della Musica, arriverà il pianista Emanuele Arciuli proponendo un programma che è l’autentica apoteosi della musica degli Stati Uniti in un’edizione di «Traiettorie» come quella di quest’anno che a quella tradizione musicale dedica un omaggio particolare. Accanto a brani di Cage, Gilbert, Glass e Rzewski, eseguirà parte di «’Round Midnight Variations: Hommage à Thelonious Monk», progetto che ha visto alcuni fra i massimi compositori americani viventi comporre variazioni sul tema di Monk. «Traiettorie» si chiuderà, alla Casa della Musica, giovedì 4 novembre con una nuova e ormai consueta proposta di giovani interpreti scelti fra gli allievi del Conservatorio di Parigi che presenteranno un parallelo fra musica americana e francese con brani di Steve Reich, Henri Dutilleux e Bastien David.   www.fondazioneprometeo.org
  • Eventi
    Al via con "Elisir d'amore" su strumenti storici la nuova edizione della kermesse bergamasca

    Tutti i colori di Donizetti

    Lo scorso anno fu un esempio di resistenza alla pandemia: tre produzioni operistiche, dirette
    Lyniv sarà la prima direttrice musicale di un grande teatro italiano. Qui la sua prima intervista

    Da Bayreuth a Bologna: ecco il mondo di Oksana

    Oksana Lyniv, ucraina, 43 anni, sarà la prima direttrice musicale nella storia delle fondazioni
    In attesa del ritorno in sala al 100%, Jakub Hrůša apre Santa Cecilia con la Seconda Sinfonia

    Mahler e la Risurrezione dei teatri

    Jakub Hrůša, neo direttore ospite principale di Santa Cecilia, inaugura la stagione con la
  • Novità CD

    THE UNKNOWN RICHARD STRAUSS

    Bamberger Symphoniker, Münchener Kammerorchester e Rundfunk-Sinfonieorchester convergono in una raccolta che fa luce su alcune composizioni orchestrali giovanili o quasi mai eseguite dell’autore di Also Sprach Zarathustra. La romanza per clarinetto e orchestra, l’Ouverture da Concerto in Do minore, la Sinfonia in Re minore e in Fa minore e la Japanese Festival Music scritta per l’imperatore Hirohito. Nel cofanetto anche i lavori pianistici meno noti, come la Sonata op. 5, composta a 17 anni.             Su “Classic Voice” di carta o nella copia digitale c’è molto di più. Scoprilo tutti i mesi in edicola o su www.classicvoice.com/riviste.html      
  • Novità DVD

    Puccini Madama Butterfly

      L’opera che inaugurò la stagione 2016-17 della Scala approda in un doppio dvd curato da Decca e Rai Com. Si tratta della versione originale del 1904 (la “prima” Butterfly, poi pesantemente rimaneggiata da Puccini dopo il fiasco scaligero), con Riccardo Chailly sul podio, la regia di Alvis Hermanis e Maria José siri nel ruolo del titolo.         Su “Classic Voice” di carta o in digitale c’è molto di più. Scoprilo tutti i mesi in edicola o su www.classicvoice.com/riviste.html    
  • Recensioni CD

    Byrd Bull – The Visionaries of Piano Music

        La critica musicale nutre pregiudizi? E se lo fa, ne è consapevole? Va condannata per questo oppure anche dai suoi pregiudizi il lettore può trarre qualche spunto di riflessione? Il mio pregiudizio è che cinquant’anni fa Glenn Gould abbia già detto quel che c’era da dire, usando la tastiera del pianoforte, sulla musica elisabettiana, in un album di consistenza diamantina (A Consort of Musicke, Columbia 1971, poi ristampato in cd da Sony) nel quale si arriva per mezzo degli strumenti dell’analisi, del virtuosismo pianistico (un virtuosismo assai peculiare) e di una studiosa intelligenza visionaria a interpretazioni credibili (attenzione: credibili non vuol dire necessariamente verosimili) quanto commoventi. Cinquanta minuti di luce gettata sulla storia, con l’invito a guardarla e a farla nostra (non “mia” né “tua”). Qui i minuti sono quasi il triplo ma alla fine la luce viene spenta perché - absit inuiria verbis - la curiosità nei confronti del repertorio non sembra eccitata bensì sedata, così come lo è il pianoforte, adoperato in una gamma timbrica, dinamica e formulare ripetitiva che non lo nobilita. Dietro la tastiera siede Kit Armstrong, giovane genio autodidatta che suona e pensa con lucidità pari soltanto all’onnivoro appetito culturale. Si sente con intensità la vocazione del ricercatore, di una ricerca che però sembra ancora rivolta verso una raggiera ondivaga di obiettivi fra i quali non vediamo un rapporto “storico” con la storia, che qui - come nelle sue precedenti incisioni bachiane o nella voga di altri pianisti re-inventori cari all’etichetta tedesca - appare sfruttata un bene rifugio sul quale scommettere quando la vena poetica stenta a pulsare. Carlo Fiore     Su “Classic Voice” di carta o nella copia digitale c’è molto di più. Scoprilo tutti i mesi in edicola o su www.classicvoice.com/riviste.html    
  • Recensioni DVD

    Mozart – Così fan tutte

    L’anno scorso il festival di Salisburgo ha voluto lo stesso andare in scena; dovendosi però eliminare l’intervallo, ridurre i tempi, stare distanziati (in teoria: in realtà, sono quasi sempre attorcinati uno all’altro, e in platea il pubblico appare senza mascherina e parecchio numeroso), ha partorito un torso tagliando parecchio. Inni e osanna, peraltro, da parte dei drogati da teatro, che purché ci si vada va bene tutto. A me non va affatto bene, se si deve fare un brutto teatro purché si faccia teatro, meglio a casa con un bel dvd. La regia di Loy provvede a dare un minimo di senso plasmando un Così movimentatissimo, con grandi corse lungo l’enorme ampiezza del palcoscenico della Sala Grande, un gran buttarsi per terra, uno stare in scena quando non si dovrebbe, a fare i pali con occhi sbarrati mentre un altro canta. Qualche idea è da tenere a mente: le due ragazze che compaiono a tessere le lodi non del proprio amante ma di quello della sorella; “Come scoglio” Fiordiligi lo indirizza proprio al suo amante Guglielmo, quasi a respingerlo consapevolmente, e nel finale primo i quattro scoprono l’attrazione d’un eventuale scambio di coppie. Che la scoperta dell’attrazione fisica sia un processo doloroso, e che i cinici Alfonso e Despina vivano la vicenda soffrendo della consapevolezza della propria aridità, è molto interessante: ma i tagli del second’atto privano di chiarezza ogni serio tentativo drammaturgico, rendendo lo svolgersi della vicenda troppo zoppicante e sbrigativo. Solito problema, peraltro, che ha reso e tuttora rende difficile da comprendere e da accettare l’ottica supremamente illuminista del Così. Sicché il prim’atto c’è quasi tutto, i tagli sono praticati nel secondo perché si persevera per l’ennesima volta nel fatale equivoco di ritenere tutta l’azione appannaggio del primo atto, mentre nel secondo non avverrebbe niente: laddove avviene per l’appunto - attraverso la successione delle arie solistiche che frammezzano i due decisivi duetti - l’azione vera che rende supremo capolavoro quest’opera, ovverosia la scoperta di quanto l’impulso sessuale possa vincerla su quello sentimentale, e come si possa amare due persone contemporaneamente senza necessariamente essere spregevoli (o zoccole, come talora sussurra l’ottica maschilista). Purtroppo, se la regia ha spunti embrionali ma interessanti, la direzione non ne ha. Chiassosa, sbrigativa, pochissimo articolata all’interno, qua e là financo rozza nonostante l’ostentato splendore del tessuto strumentale, dove peraltro come da tradizione viennese atavica (che i Filarmonici paiono recuperare con malcelata soddisfazione) gli archi annegano nel loro oro antico i legni che viceversa sono il cuore pulsante dell’animo mozartiano. Cast discreto. Magnifici i timbri vocali di Bogdan Volkov e di Andrè Schuen, tenore e baritono che senza dubbio vedremo spesso nelle locandine del prossimo futuro: speriamo tuttavia imparino a fraseggiare un po’ di più e non si limitino a pattinare sulla superficie di scritture ben altrimenti complesse di quanto fanno sentire qui. Elsa Dreisig ha un bel registro acuto e parecchi problemi giù, con fissità assortite e fraseggio abbastanza qualunque. Marianne Crebassa, puntualmente portata sugli scudi da tutta la critica francese, a me continua a dire niente: pigola e ciangotta, tutta smorfie e moine da mal tempo che fu. Lea Desandre è bellissima da vedere ma la sua vocetta acidula la rende molto sgradevole da sentire. E Johannes Martin Kränzle, grande wagneriano, con Alfonso c’entra niente. Elvio Giudici   Su “Classic Voice” di carta o nella copia digitale c’è molto di più. Scoprilo tutti i mesi in edicola o su www.classicvoice.com/riviste.html      
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DONIZETTI – Donizetti in the 1830s

(7 cd Opera Rara) Chi ha mai ascoltato o visto per intero Il diluvio universale, Ugo Conte di Parigi e L’assedio di Calais? Composte negli anni ’30 dell’800, quando Donizetti era all’apice della

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(2 cd Opera Rara)   Messa in scena per la prima volta a Napoli nel 1829 Il Paria fu la prima opera in cui Donizetti si cimentò con un’ambientazione “esotica” e la prima con un finale tragico. Per

IVES – COMPLETE SYMPHONIES

(2 cd Dg) Compositore quasi ignorato in vita, Charles Ives lavorò nel mondo degli affari come assicuratore, venendo “scoperto” solo in tardissima età, quando nel 1940 l’esecuzione della sua Terza Sinfonia,
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Belcanto The Tenors of the 78 Era

(2 dvd, dvd bonus, 2 cd, 2 libri Naxos)   Enrico Caruso, John Mc Cormack, Leo Slezak, Tito Schipa, Richard Tauber, Beniamino Gigli e altri fino a Jussi Björling (nato nel 1911 e scomparso nel 1960) in una

Gerry Mulligan Concert

Il sassofonista Gerry Mulligan (1927-1996) esegue due sue composizioni pensate appositamente per sax baritono e orchestra insieme all’Orchestra Filarmonica di Stoccolma, diretta per l’occasione da Dennis Rusell

Verdi

In formato bluray la Dynamic pubblica il debutto nella regia d'Opera di Dario Argento del 2013 con Macbeth di Verdi al Teatro Coccia di Novara. Il Cast vede Giuseppe Altomare nel ruolo del titolo e Dimitra Theodossiou

Sharon Isbin

Un ritratto della camaleontica chitarrista di formazione classica Sharon Isbin in un documentario che include la performance alla Casa Bianca ed esecuzioni di musiche di Howard Shore, Mark O’Connor (che concerta con