• Mondo Classico

    Premio Abbiati 2020

      XXXIX PREMIO DELLA CRITICA MUSICALE “FRANCO ABBIATI” 2020  17 maggio 2020. La commissione della 39esima edizione del Premio “Abbiati” (Alessandro Cammarano, Paola De Simone, Andrea Estero, Carlo Fiore, Angelo Foletto, Enrico Girardi, Giancarlo Landini, Gianluigi Mattietti, Gian Paolo Minardi, Carla Moreni, Alessandro Mormile, Paolo Petazzi, Alessandro Rigolli, Lorenzo Tozzi) riunita a distanza, dopo avere considerato le segnalazioni fatte pervenire in fase consultiva dai colleghi, ha designato i vincitori per l’anno 2019. spettacolo «CHOVANŠČINA», DIRETTORE VALERY GERGIEV, REGIA MARIO MARTONE (Teatro alla Scala di Milano) premio speciale «ANGE DE NISIDA» DI GAETANO DONIZETTI (Donizetti Opera - Bergamo) direttore KIRILL PETRENKO (Concerti con l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e con l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai) novità per l’Italia “MUSICHE PER MATERA” di GEORG FRIEDRICH HAAS regia ROBERT CARSEN (“Orfeo ed Euridice” e “Idomeneo” all’Opera di Roma, “Giulio Cesare” al Teatro alla Scala, “Don Carlo” alla Fenice di Venezia) Scene/costumi FEDERICA PAROLINI SILVIA AYMONINO (“Agnese” di Ferdinando Paër, Teatro Regio Torino) solista MARTHA ARGERICH cantanti ASMIK GRIGORIAN CHRISTOPHE DUMAUX Iniziativa musicale TALENTI VULCANICI premio “Piero Farulli” QUARTETTO WERTHER premio “Filippo Siebaneck” MICRON XXXIX PREMIO DELLA CRITICA MUSICALE “FRANCO ABBIATI” 2020 a cura del Comitato Organizzatore, in collaborazione COMUNE DI BERGAMO, DONIZETTI OPERA, FONDAZIONE DONIZETTI, FESTIVAL PIANISTICO INTERNAZIONALE DI BRESCIA E DI BERGAMO Info: GLASOR di Galli e Valsecchi snc - via Alberico da Rosciate, 1 - 24124 Bergamo e-mail: segreteria@glasor.it  – telefono 035 224072 - www.glasor.it

    La musica deve tornare in scena

    Mascherina sì, mascherina no. E mentre si discute sull’eventualità di farla mettere a spettatori e musicisti, lo spettacolo dal vivo sparisce. È questa l’amara fotografia scattata all’inizio della fase 2 dell’emergenza virus, seguendo gli scambi di opinione in rete - pardon, webinar - tra gli operatori di settore. Le Fondazioni lirico sinfoniche, i Teatri di tradizione e le Orchestre regionali attendono segnali dal Ministero, acquattate nel loro loro guscio di protezione Fus (Franceschini lo ha confermato uguale anche per l’anno prossimo) a tutt’oggi integro, essendo i costi di produzione ridotti quasi a zero. La Scala progetta faraoniche Aide e affollati Requiem incompatibili col necessario distanziamento sociale, dove coristi e orchestrali sarebbero più numerosi degli spettatori in sala. Alcuni festival estivi pensano a soluzioni più pragmatiche: a Verona (cartellone “vero” rimandato all’estate ‘21) si è pronti per serate-evento da agosto con l’orchestra in platea, tremila spettatori sparsi sulle gradinate e le immancabili grandi voci. Così come a Ravenna, che ha presentato al ministro un progetto alternativo alla Rocca Brancaleone. Bravi, cambiare, reinventarsi per un po’, è l’unica strada percorribile: seguita anche dalla Fenice - insieme alla Scala il solo teatro in cui i biglietti venduti contano molto - che promette concerti all’aperto d’estate e ipotizza di farci tornare in teatro a settembre posizionando l’orchestra in platea, col pubblico nei palchi e sul palcoscenico. Noi immaginiamo - per questa fase - repertori nuovi, creazioni contemporanee, cicli liederistici - magari reinventati dal contributo di drammaturgie speciali -, reunion di grandi solisti, opere barocche in forma di concerto. Tutto ripreso in streaming dal vivo e a pagamento, per gli spettatori che non potranno essere in sala. O che vivono dall’altra parte del mondo. Come stanno già facendo i magici Berliner, che eseguono live concerti a ranghi ridotti e li mandano in diretta nella loro Concert Hall digitale. A questi progetti innovativi manca solo il sì del Consiglio dei Ministri alla prudente “riapertura”. Per favorirla, ci siamo uniti per la prima volta con tutte le altre riviste musicali italiane, “Amadeus”, “L’Opera”, “Musica”, “Suonare News”, e abbiamo presentato una petizione: “Chiediamo al Governo quando deciderà di riaprire i servizi turistici, come la ristorazione all’aperto e l’ospitalità alberghiera, di autorizzare anche lo svolgersi di manifestazioni artistiche all’aperto, con le stesse precauzioni sanitarie e di distanziamento sociale”. Collegare lo spettacolo dal vivo al turismo è il grimaldello che può consentire di tornare in scena: con tutte le precauzioni sanitarie necessarie, ovviamente. D’altra parte il nostro non è soltanto un settore economico importante, che offre lavoro a centinaia di migliaia di artisti e operatori, ma è soprattutto un pilastro dell’attività culturale, dunque un preciso diritto/dovere costituzionale, che lo Stato non può sospendere a tempo indeterminato senza fornire prospettive sul suo futuro. I primi firmatari dell’appello sono 30 grandi musicisti italiani, da Riccardo Muti ad Antonio Pappano, da Maurizio Pollini a Salvatore Accardo, da Riccardo Chailly a Daniele Gatti, da Cecilia Bartoli a Carmela Remigio, da Emma Dante e Damiano Michieletto. Una richiesta corale che attraversa le generazioni dei musicisti italiani, dal Premio Oscar Ennio Morricone alla giovanissima star del pianoforte Beatrice Rana. A cui si sono aggiunti importanti associazioni, come Agis, Confturismo, Asseprim, Cidim, Confguide, Impresa Cura Italia, Associazione Nazionale Critici Musicali. Speriamo che dia presto i suoi frutti. Su "Classic Voice" di carta o nella copia digitale c'è molto di più. Scoprilo tutti i mesi in edicola o su www.classicvoice.com/riviste.html
  • Recensioni Opere Concerti e Balletti

    Maestri d’Italia

    Gatti e Chailly, Chailly e Gatti. Nella vita musicale italiana c’è un ritornello che sembra riproporre altri più antichi dualismi. A ragion veduta, al di là delle ragioni di polemica spicciola? Sì. E non è una questione di qualità esecutiva, ma di prospettiva d’interprete. Lo hanno dimostrato gli ultimi concerti che hanno visto i due direttori impegnati con la Filarmonica della Scala e l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai. Anche in virtù degli autori scelti: Beethoven per Chailly, in occasione dell’integrale sinfonica che il direttore scaligero ultimerà prima dell’estate; Mahler per Gatti. Il Beethoven di Chailly è tutto compreso nei suoi valori “testuali”. La bravura del maestro sta tutta - e non è poco - nel trovare la quadratura del cerchio rispetto a una serie di prescrizioni sulla carta impossibili: metronomi lesti, dinamiche sfrangiate e dettagliatissime, sonorità orchestrali equilibrate ed eufoniche, compattezza espressiva. Negli ultimi concerti alla Scala (replicati in una tournée che ha visto la Filarmonica presente in importanti sale da concerto d’Europa) tutto questo ha avuto una bella dimostrazione nella strana coppia Quinta e Ottava. Ma già con l’Egmont che le introduceva si è avuto un saggio perfetto di questa vocazione “oggettiva”, che ha portato Chailly a scoprire i molti “piano” disseminati nella partitura e di solito trascurati. Cosi la sfida di Chailly coincide nel far musica all’interno di un sistema di prescrizioni vissuto come imprescindibile. Bellissimo, per esempio, lo sfumare del tema d’esordio dell’Ottava, sospeso in levare, nonostante lo stacco di tempo vertiginoso. Cosi come il ricercato sistema di accenti sui tempi deboli dell’ultimo movimento, ottenuto a velocità intrepide. O il fraseggio dell’Allegro con brio della Quinta, tutto sospinto in avanti come una corsa senza requie, eppure colma di aritmie. Da quella stessa camicia di forza - il testo, e i suoi valori prescrittivi - Gatti dà invece l’impressione di volersi svincolare quando dirige - per esempio - La Nona di Mahler. Già il modo di attaccare il sospiroso tema iniziale coincide con una sua plastica e liberissima “ricreazione”, affiorante dal silenzio senza prescrizioni di tempo. Il suo Andante comodo è un continuo perdersi e ritrovarsi: agogico, dinamico, espressivo. La musica “di” Gatti sembra rinascere ogni volta lì per lì. E in questa Nona lo fa con una sensibilità asimmetrica e estrema. Nel melos rapsodico e straziato, nei cataclismi sonori impudichi ma pure squadrati. Il Ländler è goffo, opportunamente sgraziato, con oasi timbriche ricercate e premonitrici. Il Rondò di un’impersonalità addirittura sgradevole. L’Adagio conclusivo appassionato, tutt’altro che ripiegato. Gatti, col suo stare sul podio libero, lascia presagire in questo Mahler l’avvento della Neue Musik. Sbalza il suo lato profetico e lo mette a confronto col “mondo di ieri”, citato tra virgolette. Mandando così in soffitta la retorica della “Sinfonia dell’addio” come ripiegamento biografico, laddove è semmai un testamento artistico. E tutto questo lo fa nonostante un’orchestra della Rai poco compatta nei singoli gruppi strumentali (violini aspri, ottoni sfilacciati, fiati perforanti), non all’altezza della sua classe, mentre la Filarmonica della Scala - pur non risolvendo tutte le sfide esecutive del caso (manca talvolta l’assieme limpido degli archi in velocità) - sembra aver coltivato, anno dopo anno, l’ideale di un suono orchestrale come corpo sonoro unico. E poi c’è Muti, al suo secondo ritorno alla Scala. Con un’orchestra, la Chicago Symphony, strabiliante. Che per contrappasso sporca l’attacco dell’ouverture dell’Olandese volante. Ma che è un miracolo di brillantezza e potenza, duttilità ed eufonia. Muti sembra a volte compiacersene (e come dargli torto). Per esempio proprio in questo Wagner dal passo solenne, segnato dagli appelli “bruckneriani” di corni, trombe e tromboni. E d’altra parte l’impaginato si proiettava su due partiture del pieno Novecento, con cui Muti ha una grande familiarità. La Sinfonia di Hindemith tratta dall’opera Mathis der Maler e la Sinfonia n. 3 di Prokof’ev, i cui temi provengono dall’Angelo di fuoco. Una locandina in cui sinfonismo e teatralità si confondono, ma che Muti risolve all’insegna della straordinaria efficienza orchestrale: anche quando - per esempio in Prokofiev - il mondo oscuro, demoniaco, arroventato da cui deriva la Terza richiederebbe un altro genere di tensione. Muti sente questo Prokof’ev, come Hindemith, in chiave “neoclassica”. E libera la sensibilità “operistica” sotto mentite spoglie sinfoniche  - che era il “programma” del concerto - solo nell’ammaliante Intermezzo di Fedora concesso come bis, festeggiato con una tempesta di applausi. Andrea Estero   Torino   Mahler Sinfonia n. 9 Direttore Daniele Gatti Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai Auditorium Rai ****     Milano   Beethoven Egmont (ouverture) Sinfonie n. 5 e 8 direttore Riccardo Chailly orchestra Filarmonica della Scala teatro alla Scala ****     Wagner L’Olandese volante (ouverture) Hindemith Sinfonia “Mathis der Maler” Prokof'ev Sinfonia n. 3 Direttore Riccardo Muti orchestra Chicago Symphony teatro alla Scala ****   Su "Classic Voice" di carta o nella copia digitale c'è molto di più. Scoprilo tutti i mesi in edicola o su www.classicvoice.com/riviste.html  

    Dantone alla Filarmonica della Scala

    MILANO - Un programma focalizzato su due classici viennesi, Haydn e Schubert, preceduto

    Wagner – Tristan und Isolde

    BOLOGNA - La storica capitale del wagnerismo italiano, Bologna, ha inaugurato la stagione 2020 con
  • Wagner nello spettacolo “cult” di Vick diretto da Wellber

    read more

    252-253 - Maggio - Giugno 2020
    Sfoglia la rivista
    Sfoglia Se sei un nostro abbonato puoi sfogliare le riviste in anteprima sul tuo computer o tablet.
    Scarica il CD allegato
    Scarica Se hai acquistato Classic Voice in edicola, scarica il secondo CD allegato in versione digitale.
  • Dibattiti e sondaggi

    Mozart e il virus

    “Sabato sera Sua Altezza Reale la Principessa fidanzata si è sentita male, e ieri le è comparso il vaiolo”. La principessa fidanzata è Maria Josepha d’Asburgo Lorena, promessa sposa di Ferdinando IV di Borbone re di Napoli: non ce la fa e dopo una settimana “è diventata sposa del fidanzato celeste”. Aveva 16 anni. Autore della lettera, datata Vienna ottobre 1767, è Leopold Mozart. La morte di Maria Josepha ha come conseguenza la chiusura dei teatri per sei settimane in tutti i territori dell’Impero; le opere e i concerti programmati per festeggiare il suo passaggio nelle varie città durante il viaggio da Vienna a Napoli vengono cancellati. A Vienna sono soprattutto i bambini a morire: “Su 10 bambini il cui nome viene annotato nel registro dei decessi, 9 erano morti di vaiolo”. Leopold decide di lasciare “questa città infestata”. Prende la strada di Olmütz, 200 chilometri a nord; oggi, la città si chiama Olomouc e fa parte della Repubblica Ceca. Arrivano, alloggiano alla locanda All’aquila nera, verso le 10 del mattino Wolfgang comincia a sudare, ha le guance bollenti e rosse, le mani invece sono gelate, il polso è irregolare.  Il 31 ottobre il vaiolo esplode: la febbre diventa molto alta, le pustole lo ricoprono interamente, il corpo si gonfia, il naso è una palla. Leopold, un no-vax  che non crede nel beneficio dell’inoculazione, già largamente diffusa, prega: in te Domine speravi, non confundar in aeternum. Il terrore dura una settimana, poi la febbre scende, le pustole si seccano, spariscono. Wolfgang si alza, si guarda allo specchio e dice: “Adesso assomiglio a Mayr”. Andreas Mayr, un violinista di Salisburgo con il volto butterato tipico di chi ha avuto il vaiolo. Per tutta la vita Mozart porterà i segni della malattia. Suo padre, con acutezza da sindacalista, pensa a una sorta di cassa integrazione per gli artisti senza lavoro: “Sarebbe opportuno che qualcosa venisse autorizzato, in considerazione delle persone che devono vivere di queste attività”. Sarebbe lieto di sapere che oggi in Italia qualcosa per fronteggiare l’epidemia Covid-19 è stato previsto. Per i lavoratori dello spettacolo, sia quelli stabilizzati che i precari  (la netta maggioranza tra musicisti, danzatori, attori, tecnici), il decreto Cura Italia predispone della forme di assistenza, diverse a seconda dei diversi tipi di contratto in essere e senza escludere le numerosissime partite Iva. Sarà dunque necessario imparare come viene disciplinato dall’Inps il Fondo di Integrazione Salariale. Ma sarà solo il primo passo; il secondo è fare tesoro di questa emergenza per attrezzarci in vista delle prossime. Troppo facile prevedere, nell’immediato futuro, la difficoltà a riprendere il cammino con il passo abituale, in particolare per le realtà più deboli; la riduzione dei cachet artistici; la proposta  - in nome dell’emergenza - di condizioni contrattuali peggiorative in tutti i comparti; l’affermarsi della persuasione che, di fronte alle infinite emergenze, il nostro sarà l’ultimo settore di cui occuparsi. La maggiore responsabilità ricadrà - già ricade, adesso - sulla Siae. M anche le associazioni concertistiche, le tante cooperative di spettacolo e di servizio, la compagnie teatrali, dovranno vincere la radicata tendenza all’azione individuale, riscoprendo il gioco di squadra. Non basterà pregare, come Leopold Mozart. Sarà necessario avere fiducia in nuovi vaccini. Cerchiamoli subito. Sandro Cappelletto     Su "Classic Voice" di carta o nella copia digitale c'è molto di più. Scoprilo tutti i mesi in edicola o su www.classicvoice.com/riviste.html  
  • Eventi
    Il Comunale di Bologna inaugura con un Wagner visionario. Dirige Valčuha

    Le stalattiti di Tristano

    Dal 1871 al 1914, ovvero dal Lohengrin (prima apparizione wagneriana in Italia) fino al debutto
    A Palermo “Das Paradies un die Peri”, oratorio profano messo in scena da Anagoor

    Schumann sposa l’Islam

    Hanno viaggiato in Iran, Turchia e Siria per trovare le radici della Peri di Schumann, cacciata
    Mariotti-Vick all'inaugurazione del Rossini Opera Festival numero 40 con la monumentale "Semiramide"

    Quattro ore di puro belcanto

    Gli anniversari non dicono tutto, a meno che non mettano a fuoco l'anima di un Festival che taglia
  • Novità CD

    SCHOENBERG BERG – WEBERN

      La Seconda Scuola di Vienna in un cofanetto che racchiude le registrazioni di Giuseppe Sinopoli con la Staatskapelle di Dresda: Pierrot Lunaire, Erwartung, A survivor from Warsaw, i Gurrelieder di Arnold Schoenberg; il Concerto per violino, i Lieder, il Concerto da camera di Alban Berg; la Sinfonia op. 21, le Variazioni op. 30, i Sei pezzi per orchestra op. 6 e la Passacaglia di Anton Webern. Un momento fondamentale della rivoluzione culturale europea del Novecento riletto da un maestro della musica mitteleuropea.             Su “Classic Voice” di carta o nella copia digitale c’è molto di più. Scoprilo tutti i mesi in edicola o su www.classicvoice.com/riviste.html    
  • Novità DVD

    Puccini Madama Butterfly

      L’opera che inaugurò la stagione 2016-17 della Scala approda in un doppio dvd curato da Decca e Rai Com. Si tratta della versione originale del 1904 (la “prima” Butterfly, poi pesantemente rimaneggiata da Puccini dopo il fiasco scaligero), con Riccardo Chailly sul podio, la regia di Alvis Hermanis e Maria José siri nel ruolo del titolo.         Su “Classic Voice” di carta o in digitale c’è molto di più. Scoprilo tutti i mesi in edicola o su www.classicvoice.com/riviste.html    
  • Recensioni CD

    Beethoven – Sonate per pianoforte op. 2, 7, 49

      Uno specialista dell’esecuzione su strumenti d’epoca come Mastroprimiano non è certamente attento solamente a questioni timbriche proprie dei pianoforti d’annata (o di copie conformi, come in questo caso) ma estende le sue ricerche e i suoi risultati esecutivi anche a tutto il discorso sul fraseggio, sul valore delle pause, sul movimento interno delle parti e così via. E direi che forse la componente più interessante di questa integrale in fieri delle sonate beethoveniane risiede appunto nella varietà del fraseggio, diciamo pure della lettura ravvivata di testi che a volte sembrano fin troppo cristallizzati secondo una visione inamovibile. Mastroprimiano infonde insomma in questi testi sacri uno spirito che a volte rende al meglio un certo carattere improvvisatorio proprio di composizioni che il giovane Ludwig presentava con orgoglio nelle sale dei palazzi nobiliari viennesi. Vedremo ovviamente quante e quali soprese ci riserverà il pianista nella lettura delle sonate successive, se utilizzerà strumenti che seguono cronologicamente lo sviluppo della scrittura beethoveniana e via dicendo. Di esempi se ne trovano qui a bizzeffe: la conclusione intensa del primo movimento dell’op. 49 n. 1 nel registro grave (con l’utilizzo del cosiddetto “moderatore”), il finale della stessa sonata con un improvviso accelerando ad effetto nell’ultima pagina, quasi a sottolineare un carattere di parodia della sonata stessa; gli abbellimenti aggiunti nel finale dell’op. 49 n. 2; l’andamento mosso dell’episodio centrale nell’adagio dell’op. 2 n. 1 e il fraseggio mobilissimo del finale; ancora l’utilizzo del moderatore nel primo e ultimo movimento dell’op. 2 n. 2; la realizzazione di certi abbellimenti nel primo movimento dell’op. 2 n. 3. Nel complesso di questo faticoso progetto, a parte le scelte specifiche del pianista, colpisce ancora una volta un fenomeno del quale si è già parlato molte altre volte, ossia il valore aggiunto dovuto alle differenze timbriche proprie degli strumenti d’epoca. Differenze che vengono evidentemente utilizzate dal compositore nella stesura di questi lavori e che rendono ad esempio molto più chiaro il significato di certe ripetizioni di frammenti melodici a diverse altezze o il disegno di certi particolari (si noti la breve cadenza che precede la coda del primo movimento dell’op. 2 n. 3, che “vibra” proprio grazie alla diseguaglianza della cordiera). Si tratta di dettagli che spariscono quasi completamente nell’esecuzione su strumenti moderni, che tendono a “normalizzare” la timbrica, tranne forse, parzialmente, nel caso di pianoforti particolari come i Bösendorfer. Mastroprimiano tende quindi a valorizzare tutte le componenti cui accennavamo per trasformare quello che potrebbe essere un approccio pedantemente filologico in una questione di pura espressione musicale. Luca Chierici     Su “Classic Voice” di carta o nella copia digitale c’è molto di più. Scoprilo tutti i mesi in edicola o su www.classicvoice.com/riviste.html        
  • Recensioni DVD

    Rossini – Il barbiere di Siviglia

    Pelly ci ha regalato spettacoli che erano vere e proprie girandole di idee nelle quali l’assoluta adesione nota-gesto celebrava un trionfo di teatro. Qui di idee ce n’è una sola, carina ma non sufficiente a reggere un’intera serata. Ambientazione astratta (e va benissimo spazzar via la Siviglia cartolinesca e sciamannona) costituita da giganteschi fogli perlacei di musica ora distesi ora accartocciati, coi righi musicali che diventano le sbarre che imprigionano Rosina, e le note che vorticano come gocce di pioggia nel temporale, così come una sorta di nota musicale è ciascun personaggio, tutti di nero vestiti come sono. Ma nonostante le peculiarità di movimento quasi da skatepark che tale struttura scenica impone, la gestualità non riesce a trovare un’uniforme cifra di astrazione, bordeggiando dappresso le solite caccole che infarciscono novantanove Barbieri su cento e finendo con lo stuccare non poco. Intrigante, per fare un esempio, i musici che all’inizio accompagnano la Serenata suonando strumenti invisibili: però i carabinieri che compaiono alla fine dell’atto brandendo leggìi e agitandoli ritmicamente ma in modo sempre uguale, fanno sì che s’afflosci l’intero momento, così come macchinoso e anticlimax immobilismo è il far discendere lentamente Figaro dall’alto, bloccato su di un’altalena, forse per fare da pendant al meccanico gracchiare dell’orchestra, del tutto incapace di rendere l’invece indispensabile scatenamento strumentale. Giacché quella di  Rhorer è una pessima direzione. Idolo dei francesi, costui è campione di suoni puntuti, gessosi, affatto privi di souplesse, non di rado scoordinati, con crescendi di meccanico accumulo anziché di catartico espandersi, il clarinetto che pigola e ciangotta sotto alla Serenata, le percussioni tutto un pestare anziché borbottare con fare sornione, gli archi che stridono anziché brillare. E nient’affatto cose da imputare al loro essere strumenti antichi: è come vengono fatti suonare, con stile fasullo, fantasia niente, impettita prosopopea a pacchi. Cast molto terra terra. Il tatuatissimo Figaro di Florian Sempey ha voce bella e tanta, al servizio d’un temperamento spiccato non esente da virtuosismo un filo autoreferenziale, come certe corse a rompicollo molto d’effetto e poco di sostanza teatrale: non canta propriamente male, ma non ho idea del perché indulga tanto a quei fastidiosi colpi di glottide che dopo gli strazi di Leyla Gencer si pensavano archiviati in soffitta; e se lo spiccato taglio da mefistofelico manipolatore è frutto della regia, l’impostare la rasatura di Bartolo mutando Figaro nel diabolico barbiere Sweeney Todd mi pare alquanto eccessivo. La voce chiara, un filo esile ma di ragguardevole estensione dell’americano Michele Angelini, domina senza fatica il cast: accento vario e mai caricato – qui la differenza con Sempey, nel loro duetto, stride parecchio - dizione scolpita, coloratura così ben sgranata da riuscire a scalare con successo la parete di sesto grado costituita dal ripristino di “Cessa di più resistere”. Al fondo del cast si colloca invece la Rosina di Catherine Trottmann: dizione burgunda che livella ogni consonante, coloratura asmatica, registro grave ridotto a sola aria calda, acuti alla spremuta d’agrumi, accento assai più spiritato che spiritoso. Peter Kalman ha la classica emissione alla patata in bocca che tanto spiacevolmente caratterizza i bassi nordici alle prese col repertorio brillante italiano, maltrattato dalla ben nota canèa di accenti caricati e ululanti; Robert Gleadow non si fa troppo notare nei panni di Basilio: il che, dato il contesto, finisce con l’essere un pregio. Elvio Giudici     Su “Classic Voice” di carta o nella copia digitale c’è molto di più. Scoprilo tutti i mesi in edicola o su www.classicvoice.com/riviste.html        
Ultime Novità CD

FARINELLI

Cecilia Bartoli (cd Decca)   Cecilia Bartoli pubblica un nuovo album che celebra il più famoso cantante del diciottesimo secolo: il castrato Farinelli. In uscita l’8 novembre, il disco include arie del

L’ART DE PIERRE COCHEREAU

(6 cd Decca)   A trentacinque anni dalla sua scomparsa, Decca dedica un cofanetto al grande organista francese allievo di Marcel Dupré, titolare di Notre Dame dal 1955. In questa antologia spiccano brani

MARTINI

Complete Instrumental Music (9 cd + 1 dvd Warner)   Si completa un ambizioso progetto dell’Accademia degli Astrusi, del suo direttore Federico Ferri e del clavicembalista e organista Daniele Proni. Ecco

MAHLER -HAITINK

The complete Symphonies - Orchestral Songs (12 cd Decca)   Due anniversari in uno accompagnano l’uscita di questa raccolta con l’integrale mahleriana stampata per la prima volta in Blue-ray audio (Sinfonie
Ultime Novità DVD

Belcanto The Tenors of the 78 Era

(2 dvd, dvd bonus, 2 cd, 2 libri Naxos)   Enrico Caruso, John Mc Cormack, Leo Slezak, Tito Schipa, Richard Tauber, Beniamino Gigli e altri fino a Jussi Björling (nato nel 1911 e scomparso nel 1960) in una

Gerry Mulligan Concert

Il sassofonista Gerry Mulligan (1927-1996) esegue due sue composizioni pensate appositamente per sax baritono e orchestra insieme all’Orchestra Filarmonica di Stoccolma, diretta per l’occasione da Dennis Rusell

Verdi

In formato bluray la Dynamic pubblica il debutto nella regia d'Opera di Dario Argento del 2013 con Macbeth di Verdi al Teatro Coccia di Novara. Il Cast vede Giuseppe Altomare nel ruolo del titolo e Dimitra Theodossiou

Sharon Isbin

Un ritratto della camaleontica chitarrista di formazione classica Sharon Isbin in un documentario che include la performance alla Casa Bianca ed esecuzioni di musiche di Howard Shore, Mark O’Connor (che concerta con