• Mondo Classico

    Orchestrali per la Rai cercasi

    La Rai recluta musicisti (arpisti e percussionisti) a tempo determinato. Le domande per accedere alle audizioni vanno inviate entro il 3 febbraio 2017 esclusivamente in modalità telematica attraverso il portale www.lavoraconnoi.rai.it. I candidati devono essere maggiorenni e avere conseguito presso un Conservatorio di Stato (o istituto parificato) il diploma di licenza superiore (o accademico di secondo livello) dello strumento prescelto. Le selezioni prevedono una prova eliminatoria e una finale.

    Verdi rap

    Con il patrocinio della Federazioni Autori e la collaborazione di Nuova Gente, studio di registrazione che fa capo a Gianni Bella, Parma Lirica lancia “Verdi rap”, un concorso rivolto a giovani autori hip hop tra i 18 e i 30 anni, residenti in Italia, chiamati a “comporre” ispirandosi a “La traviata” verdiana. La partecipazione è gratuita e ci si può iscrivere entro il 5 febbraio. Una volta inviata la scheda (regolamento completo sulla pagina facebook “Concorso Verdi rap”, per informazioni concorsoverdirap@gmail.com) scatta l'obbligo di partecipare al workshop di approfondimento musicale programmato all'auditorium di Parma Lirica il 12 febbraio dalle 15 alle 18, mentre per i residenti fuori città è accettata la presenza online tramite diretta streaming. Entro il 1° marzo i partecipanti dovranno comporre  il brano inedito della durata massima di 3 minuti e 30 secondi, dopodiché la commissione artistica selezionerà i 10 lavori per la finale prevista  il 18 marzo. Al primi tre classificati verranno assegnati premi rispettivamente di 1500, 1200 e 1000 euro.
  • Recensioni Opere e Concerti

    Madama Butterfly Teatro alla Scala recensione

    MILANO - Alla critica italiana non piaceva la prima versione di Madama Butterfly. Fedele D'Amico, che ha dedicato all'argomento diversi scritti, non consentiva di riconoscere al "compositore più apolitico e immoralista del mondo" una qualche sensibilità per i contesti storici e sociali, su cui al massimo poteva "singhiozzarci sopra a termini della sua piccolo-borghese ideologia"; salvo poi ricredersi ascoltandola dal vivo per la prima volta (a Venezia, nel 1982), nella stessa edizione di Jiulian Smith che viene presentata oggi alla Scala. La più recente ricerca pucciniana è invece affascinata da ciò che Puccini portò sul palcoscenico milanese nel 1904, ricevendo fischi e disapprovazioni presumibilmente organizzate dall'editore nemico, Sonzogno, che lo portarono a ritornare sui suoi passi. Puccini, rispetto alle sue scelte, non era ostinato e incrollabile come Verdi. Ma al di là del risarcimento scaligero, la "prima" Butterfly intriga davvero. E il merito di Riccardo Chailly sta nell'averci permesso di rendercene conto. La versione In cosa è diversa da quella "di tradizione", frutto di diversi tagli e ripensamenti? Grosso modo: è diverso il celeberrimo ingresso di Butterfly, il suo Leitmotiv non è profilato come sarà nella versione finale; e il monologo dell'ultima scena, quella del suicidio, è qui più lungo e lugubre. E ancora: nella Butterfly "di" Chailly il coro a bocca chiusa non ha interrotto la rappresentazione, concludendo il secondo atto (un compromesso al ribasso di Puccini per rendere più digeribile la fruizione al pubblico d'epoca), ma ha funzionato come all'origine da ponte verso la scena successiva dell'alba, agganciandosi direttamente al seguito con uno splendido interludio orchestrale. Ma le vere differenze sono teatrali, e riguardano il carattere dei personaggi: il Pinkerton di Bryan Hymel dovrebbe essere più cinico, ipocrita, "yankee", americano alla Donald Trump per capirci, e questo emerge nelle scene caratteristiche del primo atto poi espunte in cui con perfida e volgare tracotanza irride gli usi e costumi giapponesi. E infatti questo Pinkerton non canta l'"Addio fiorito asil", aria-zeppa data in pasto ai melomani successivamente. A specchio, la Cio-cio-san di Maria José Siri non è la bambolina inconsapevole altre volte ascoltata. Lo dicono diverse battute presenti nel libretto, come quando allude a un precedente rifiuto alle offerte di Pinkerton. Da esserino indifeso diventa eroina vittima delle sue stesse illusioni. E questo non fa che accentuare lo spessore nuovo, moderno, di questo straordinario personaggio, nelle cui attese deliranti Puccini trova per la prima volta il varco per scritture orchestrali e drammaturgie d'impronta simbolista, con punte di tensione che anticipano i vaneggiamenti dell'Erwartung schoenberghiana. La regia La domanda è: in scena e in buca l'allestimento della Scala valorizza questi aspetti? Solo in parte. La regia di Alvis Hermanis sceglie la strada della stilizzazione, ispirandosi al teatro Kabuki: una decisione che pregiudica soluzioni teatralmente più drastiche e "forti". Ma è una scelta. Funziona nella descrizione delle ridicole e impettite giapponeserie, servite per il divertimento e lo scherno del tenente americano, che ricompensa parenti e burocrati con dollari sonanti. Ma allora poi, questa scelta, perché non spingerla fino in fondo? Butterfly è una farfalla, filtra i suoi sentimenti attraverso un codice simbolico astratto. Quando Sharpless ipotizza "se non dovesse ritornar più mai", la farfalla si accascia, cade. Perde le ali. Ma dopo, in tutti i successivi deliri si normalizza, si ricompone a mani giunte come una suorina. Senza dire che Hermanis neutralizza il modernissimo monodramma scritto da Puccini riempendo il palcoscenico - proprio nella lunghissima e avveneristica scena muta e oltre - di anime-figuranti in ingombranti kimono, coreograficamente ridondanti. Oltre che di troppe giapponeserie e cartoline illustrate. Negando a Cio-cio-san la sua disperata solitudine perfino alla fine, durante uno dei sudici più visionari della storia dell'opera. La direzione e i cantanti Riccardo Chailly ha investito tutta la sua autorevolezza nella scelta di questa Ur-Butterfly. Bella la sua direzione antiretorica, puntata sulle sottrazioni più che sulla ricerca dell'enfasi a ogni passo, che avrebbe interrotto la miracolosa continuità, flessibile e sensibile, con cui l'orchestra sostiene la vicenda. Affievolimenti e improvvise lentezze sono, per paradosso, il suo punto di forza. Piace nella misura in cui invece di modellare il suono d'orchestra inseguendo le voci nei canonici raddoppi strumentali, mette a fuoco il tessuto sonoro sottastante, solitamente dimenticato: e ciò non accade sempre. La sua Butterfly è dunque più bella "orizzontalmente", nel racconto stemperato in prosa, che "in verticale", nella ricerca di nuovi e supefatti equilibri sonori. Una soluzione, questa, in sintonia con un parco vocale eccellente ma non eccelso, senza mattatori. Maria José Siri non fa una Butterfly "di voce", ma è una gran musicista e un'interprete di piena compenetrazione. E Bryan Hymel è un Pinkerton chiaro, di bel timbro, a cui mancano le note piene e smaltate della affabulazione tenorile. Andrea Estero

    Wagner – Tristan und Isolde

    ROMA - Wagner, Mahler, Berg. Un percorso. Il percorso che descrive gli affetti musicali di Daniele

    Beethoven – Fidelio – Santa Cecilia

    ROMA - "Non ho altra ragione che di portare la musica di Beethoven al pubblico". Ma Fidelio in forma
  • 212 - Gennaio 2017
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    Alla scoperta del Conservatorio di Milano con il direttore Alessandro Melchiorre

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  • Dibattiti e sondaggi

    Display onniscenti

    A MiTo s'inaugura l'era dell'ascolto guidato Debussy e Rachmaninov spiegati su maxischemi. È successo alla Scala per l’apertura di MiTo: Gianandrea Noseda dirigeva la London Symphony Orchestra mentre dai display posizionati ai lati del palcoscenico un testo indicava gli strumenti di volta in volta impegnati e sottolineava man mano l’azione musicale richiamando l’attenzione di coloro che non hanno una preparazione adeguata. Nicola Campogrande - il direttore artistico al quale va riconosciuto il coraggio di sperimentare strade nuove - a nostro avviso ha centrato l’obiettivo di avvicinare nuovo pubblico facilitando l’ascolto. Un inizio, insomma, di un percorso perfettibile che ha subito diviso platea e critica in favorevoli e contrari, ma tant’è. Non sarà questo a fermare Campogrande, dal momento che la materia del contendere di chi dice che la musica può essere spiegata e di chi pensa che sia puro rapimento sensibile data dai tempi di Schopenauer, Nietzche, Karl Kraus. E tu cosa pensi di questa iniziativa? Saresti favorevole alla diffusione delle guide all'ascolto nei display normalmente utilizzati per i sovratitoli?
  • Eventi
    Milano, Auditorium del Mudec - Museo delle Culture, 21 gennaio

    L’Imbalsamatore di Giorgio Battistelli

    Con il sostegno di Siae, progetto “classici di oggi”, la nuova stagione del New Made Ensemble -
    Jesi, Teatro V. Moriconi,14 gennaio

    Per la ricuperata salute di Ofelia di Marco Taralli sulla base dei frammenti originali di Mozart, Salieri e Cornetti

    Il compositore aquilano Marco Taralli (foto) presenta al Teatro V. Moriconi di Jesi, per la
    Roma, Teatro Palladium, 9 dicembre

    Un’infinita primavera attendo di Sandro Cappelletto e Daniele Carnini

    Non dimenticare l’originalità della statura politica di Aldo Moro (nella foto) nel centenario
  • Novità CD

    Arturo Benedetti Michelangeli

    Nella storia delle incisioni sullo strumento di cui era padrone assoluto, Arturo Benedetti Michelangeli va considerato uno dei più enigmatici pianisti. Il suo Debussy (qui rappresentato in Images), lo Chopin (10 Mazurche, Preludio op. 45, Ballata op 23 e Scherzo op. 31), il live dei concerti di Mozart e Beethoven sono insuperabili nella penetrazione emotiva. E questa integrale delle registrazioni per la “gialla” contiene anche le prime incisioni delle sonate di Scarlatti eseguite a Roma nel 1964. (10 cd Dg)
  • Novità DVD

    Gerry Mulligan Concert

    Il sassofonista Gerry Mulligan (1927-1996) esegue due sue composizioni pensate appositamente per sax baritono e orchestra insieme all’Orchestra Filarmonica di Stoccolma, diretta per l’occasione da Dennis Rusell Davies. Si tratta di un'esibizione tenutasi nella capitale svedese nel 1988 e finora rimasta inedita, ora disponibile su dvd grazie alla recente iniziativa della Fondazione Mulligan creata dalla moglie Franca Rota. Mulligan visse gli ultimi anni della sua vita in Italia, a Milano, dove stava programmando di eseguire queste e altre sue pagine con la Filarmonica della Scala. Purtroppo non ne ebbe il tempo. Il programma vede come primo brano Entente, arrangiato dallo stesso sassofonista, mentre il secondo The Sax Chronicles, articolato in cinque movimenti, che omaggiano ciascuno un compositore di musica classica (Sax in Mozart minor; A Walk with Brahms; Sax on the Bach stairs; Sax on the Rhine; Sax und der Rosenkavalier), è arrangiato da Harry Freedman. Il dvd propone inoltre, come bonus track, due interviste a Gerry Mulligan, una a cura di Jan Olsson e l’altra a cura di Kristin Lorentzson. (dvd Mp Classics MAPCL 10037)
  • Recensioni CD

    Corelli Sonate op. 5

    “Bien, per me il barocco è la libertà di fare ciò che si vuole”. Lo affermò pochi anni fa madame Patricia Petibon, titolare di un superfluo diploma di musicologia alla Sorbonne, nell’illustrare in video e in voce il suo album Rosso (Dg). Profeta disarmato contro il relativismo della baroccheria mainstream, Enrico Gatti si preoccupa invece di corredare le proprie rare uscite discografiche con saggi scientifici di alta scuola compressi nel piccolo formato 12x13. Ma anche chi non voglia prendersi la pena di leggerli dovrà confessare all’ascolto che nelle sue interpretazioni all’insegna del respiro lento e del fitto lavorio di fioritura sta annidato un pensiero, non già la pura istanza ginnica espressa dal mago Herrera (chi oggi si ricorda di lui?) con lo slogan “movimiento, movimiento”. Il caso della Follia op. 5 n. 12 può servire di reattivo. Qualcuno ritiene che la follia abbia per sintomi obbligati la scomposta agitazione e la crisi pantoclastica? Significa ignorare tutto non diciamo della psicopatologia reale, ma delle sue stilizzazioni artistiche da Dürer agli Espressionisti. Ci sono più follie in cielo e in terra, o fratello recensore sul sito di Amazon... Con ciò che segue. Ad ascoltatori di quel tipo non serve opporre analisi sulla tecnica scaltrita, lo scavo dottrinale e il fluido archeggiare del virtuoso umbro. Questo album già pluripremiato e plurirecensito si ristampa oggi con nuova grafica: una natura morta commissionata dallo stesso Corelli all’amico pittore Christian Berentz; elegia sulla caducità incipiente dopo il trionfo estivo di fiori e frutta. Basta fissarla con attenzione per scoprire qualche verità in più sull’uomo Corelli, la sua epoca, la sua musica. Carlo Vitali            
  • Recensioni DVD

    Bellini – I Capuleti e i Montecchi

    Sono andate per fortuna infittendosi, attorno al giro del millennio, esecuzioni che a quest’opera hanno contribuito a togliere il consueto appellativo “minore” di cui tanto spesso l’ha gratificata quella musicologia interdetta da una sensibilità drammatica che, non essendo più quella classica e non ancora quella pienamente romantica, s’è preferito tacciarla sbrigativamente d’inconsistenza anziché provarsi a rintracciarvi proprio quella “terra di mezzo” che, nella sua ambigua compresenza di cose diverse, la rende non solo un unicum di per sé, ma ancor più per l’originalità con cui viene realizzata. Senza contare l’altra supposta grave colpa costituita dal suo programmatico non-Shakespeare: un tormentone, questo della maggiore o minore fedeltà dell’opera al modello d’un Bardo di cui Romani probabilmente conosceva nulla, e ancor meno gli importava. Figuriamoci quindi quanto dovrebbe importare a noi, sol che ci scrollassimo di  dosso la funesta mania di ragionare sempre per Principi Letterari Superiori cui chissà perché dovrebbe attenersi anche il teatro musicale che, per sua intima natura, ha tecniche, quindi linguaggi, quindi contenuti, del tutto autonomi. Stupendamente immersa, quest’opera, in un’atmosfera morbida, incantata, dove ogni forma definita pare liquefarsi in colori tenuissimi che, lungi dall’escludere una concretezza drammaturgica, ne definisce quella più autenticamente belliniana: antipsicologica, antinaturalista, antiformale, dove un magico “sentire” raffredda il rovente respiro romantico in un iperuranio cristallizzato. Tutte cose che rendono oltremodo scabroso il compito del direttore. Luisi è straordinario. Lo strumentale così ingannevolmente semplice è reso con una limpidezza che, sotto l’onnipresente velo cinerino di cui melodiosamente s’avvolge l’elementare eppure infallibile procedere armonico, ne scopre e ne evidenzia quei sottili eppure robustissimi costoloni cinetici (l’aria di sortita di Romeo, prima, e la cabaletta poi! Ma anche il duetto Romeo-Tebaldo). Nessuna pesantezza offusca l’elasticità ritmica con cui Bellini costruisce il proprio personalissimo respiro teatrale, così come l’accompagnamento al canto ne coglie ovunque il tanto particolare suo carattere, con un senso del rubato capace di infondere significato anche alla figura più elementare, sia essa un’unica nota tenuta dei fiati o un semplice pizzicato degli archi. Accompagnamento, soprattutto, che se offre sempre una rete di protezione alle occasionali debolezze vocali, ne esalta quanto più possibile i pregi. Che sono tanti. Innanzitutto la grande sorpresa di questa venticinquenne Olga Kulchynska: bella e soprattutto assai personale voce, sostenuta da tecnica già scaltrita (questa registrazione precede il concorso Operalia dove ha vinto il primo premio) che le consente un lavoro sulla dinamica capace d’imprimere al fraseggio accenti e colori sempre intriganti e sempre in linea col difficilissimo imposto scenico, cui presta anche la figura e una capacità scenica evidentemente innata data l’età. Joyce DiDonato, inutile negarlo, di problemi vocali ne ha adesso parecchi, specie nel registro superiore per raggiungere il quale deve superare un principio avanzato di “buco” al centro, ovvio portato di scelte azzardose di repertorio. Qui appunto soccorre l’accompagnamento, e ancor più soccorre la statura di un’artista di classe superiore. Non c’è frase, parola, fonema che non sia significante e personale: un gioco d’accenti capace d’imprimersi nella memoria molto più di qualche suono tirato o “indietro”. Notevole il Tebaldo luminoso e squillante di Benjamin Bernheim,  dignitosi il Lorenzo di Robert Lorenzi e (ma un po’ meno) il Capellio di Alexei Botnarciuc. Lo spettacolo di Loy è ambientato in un’atmosfera alla Padrino che irrobustisce e infosca forse un filo troppo la tela belliniana, ma funziona magnificamente sul piano narrativo. Effettivamente, il libretto non dice a chiare lettere - come fa invece Shakespeare - la fine di Giulietta: “cade sul corpo di Romeo” può anche significare uno svenimento. E allora, la scena rotante ci presenta una sorta di flash-back: una Giulietta vecchia, sola in una stanza piena di cadaveri, con gli occhi sbarrati nel vuoto si alterna nello spicchio seguente del girevole a una bambina che il padre opprime e forse addirittura molesta in bagno (e lei prende il tic di tirarsi una ciocca di capelli, poi mantenuta), per poi presentarla a un Tebaldo coetaneo al quale la destina per ovvie ragioni di convenienza di clan. Il girevole permette la transizione l’una nell’altra delle diverse tappe narrative, dove la violenza è allusa e presentata già avvenuta nei profluvi di cadaveri sanguinanti stesi al suolo, che punteggiano la vicenda d’amore di cui molto sottolineata (e spiegata proprio dalla violenza paterna) è l’obiettivamente strana ritrosia di Giulietta a lasciare la casa paterna in nome di un “onore” evidentemente inculcatole e causa d’un grumo psicotico ai confini con la schizofrenia. Niente figure angeliche e sognanti in languorosa mestizia: tragiche, invece, immerse in un mondo violento e ostile. A me pare che funzioni straordinariamente bene: comunque, di certo uno spettacolo che non si dimentica. Elvio Giudici              
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Emerson String Quartet

Un monumentale omaggio al longevo Emerson String Quartet, fondato a New York 40 anni fa in onore del poeta e filosofo statunitense Ralph Waldo Emerson: in 52 cd l’integrale delle incisioni Dg, fra cui i cicli completi

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Un cofanetto con tutte e 107 le sinfonie di Haydn affidate a tre compagini: l’Academy of Ancient Music diretta da Hogwood (sinfonie “A”, “B”, 1-25, 27-34, 36, 37,40, 53-57, 60-64, 66-77, 96, 100 e 104),

Bamberg Symphony

Nel festeggiare i suoi primi 70 anni di vita, la Bamberg Symphony - nata a nel 1946 principalmente da musicisti tedeschi membri della Filarmonica di Praga espulsi dalla Cecolovacchia invasa dai nazisti - ricostruisce la

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Un ritratto della camaleontica chitarrista di formazione classica Sharon Isbin in un documentario che include la performance alla Casa Bianca ed esecuzioni di musiche di Howard Shore, Mark O’Connor (che concerta con

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Se il cast è composto da Mary Ellen Nesi, Delphine Galou, Sonia Prina, Loriana Castellano, Emanuele D'Aguanno, Roberta Mameli, Magnus Staveland, l'orchestra è quella del Maggio Musicale Fiorentino. Sul podio Federico

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Esce il 4 marzo in edicola con il "Corriere della Sera" il settimo titolo della collana in collaborazione con Classica HD "I Capolavori della danza", inaugurata in gennaio con “Giselle” (nell'immagine). Si tratta di