• Mondo Classico

    Riapre il Kulturpalast Dresden

    Una grande festa in musica per l’inaugurazione del rinnovato Kulturpalast Dresden, l’edificio del 1969 nel cuore della città vecchia di Dresda che, dopo tre anni e mezzo di lavori, è stato ristrutturato dotandolo di una innovata sala da concerti da 1785 posti impreziosita da una nuova acustica con soffitto mobile. Un Gala d’apertura si è tenuto infatti lo scorso 29 aprile con l’Orchestra Filarmonica di Dresda (foto) che è tornata ad avere qui la sua casa d’elezione. La serata viene trasmessa ora, il 28 maggio alle ore 12.30, su Arte con la direzione di Michael Sanderling. Ode To Joy è il titolo di questo Gala che si conclude con i celebri versi dell’Inno alla Gioia dalla Nona di Beethoven. Di particolare interesse, in apertura, i Chinesische Lieder interpretati dal baritono Matthias Goerne, nuova composizione scritta per l’occasione dal polacco Krzystof Penderecki. In programma anche il Concerto in re maggiore op.77 per violino e orchestra di Brahms con solista Julia Fischer.    A.G. Su Classic Voice di carta o in digitale c’è molto di più. Scoprila tutti i mesi in edicola o su www.classicvoice.com/riviste.html <http://www.classicvoice.com/riviste.html>

    40 anni di Mutter

    Fra registrazioni, recital e brani da camera (memorabili alle Serate Musicali di Milano), naturalmente concerti (a Santa Cecilia, Salisburgo, Scala…), chi scrive conosce Anne-Sophie Mutter dagli anni Settanta. Vale a dire dai quattro decenni di attività concertistica che l’artista festeggia nel 2017. fa a partire, il prossimo 4 giugno, dal revival del battesimo salisburghese da tredicenne, il 28 maggio 1977, Festival di Pentecoste, Mozarteum, Berliner Philharmoniker, Herbert von Karajan; in programma il Concerto in Re K 218 di Mozart (secondo fonti meno attendibili, quello in Sol K 216). Al prossimo recital salisburghese si sommano trasferte alla Scala (Concerto per violino di Brahms, direttore Riccardo Chailly), al Ravenna Festival (ancora Brahms e il Takemitsu di Nostalghia, Leonard Slatkin alla testa dell’Orchestre National de Lyon), ai Berliner Philharmoniker (che ricordano con lei il quarantennale sodalizio il 27 maggio, sul podio Riccardo Muti) e via citando. “Classic Voice” le dedica il cd del mese. Dunque un profilo e un bilancio dell’artista si impongono. Anne-Sophie Mutter non ama essere chiamata ex enfant-prodige. Certo è stata un talento precoce oltre che precocemente compreso, ammirato e messo in luce, anzi, in orbita, come ognuno sa, dal mentore Karajan. A differenza però di quei bambini prodigio che crescendo restano ragazzi, cioè fedeli al prototipo dello pseudo virtuoso che macina note o diventano adulti comuni (capitava anche ai tempi di Mozart e nell’Ottocento, quando sulla suggestione di Wolfang, di Paganini o Liszt, i talenti in erba erano moneta corrente se non sempre pregiatissima). A differenza di tanti altri - dicevo - la piccola Mutter ha saputo farsi adulta, maturare e crescere come musicista e interprete con una personalità nettamente definita ossia tutta sua e dal profilo netto. Fra le idee professate in sala da concerto e d’incisione, c’è quella per cui la musica di oggi e ieri l’altro pur con i distinguo del caso (“A volte studiare un pezzo contemporaneo è come decifrare geroglifici egiziani”) ha diritto di cittadinanza nei programmi: anche quelli di una star conclamata dalla quale al pubblico fanno più gola i Concerti di Ciaikovskij o Mendelssohn piuttosto che titoli del Novecento storico o presente e (chissà?) vivo (continua). Alberto Cantù Il ritratto di Anne-Sophie Mutter è pubblicato integralmente su "Classic Voice" n. 216 (maggio 2017)
  • Recensioni Opere e Concerti

    Francesconi – Quartett

    TRENTO - La intelligente proposta  di Quartett di Luca Francesconi a Trento nella stagione dell’Orchestra Haydn (dopo la prima italiana di Written on skin di Benjamin a Bolzano) è stata una nuova bellissima conferma del successo della prima alla Scala nel 2011 e dei numerosi allestimenti che sono seguiti. Il dramma di Heiner Müller, da cui il compositore stesso ha tratto il libretto (traducendolo in inglese e modificando la conclusione) è una geniale riscrittura-reinvenzione delle Relazioni pericolose di Choderlos de Laclos: la Marchesa di Merteuil e il Visconte di Valmont si dilaniano e distruggono recitando una commedia mortale, scambiandosi talvolta i ruoli o assumendo quelli delle loro vittime, la signora di Tourvel e Cécile Volanges (di qui il titolo “quartetto”), in un gioco di maschere e di specchi condotto con disperato nichilismo, con la volontà di negare ogni interiorità e di cancellare tutto ciò che non è ricerca del potere e del piacere come dominio sugli altri. Francesconi è andato oltre la dimensione chiusa e claustrofobica della mortale partita a due: la voce della natura, del mondo esterno, di tutto ciò che anche negli stessi protagonisti sfugge al controllo pseudorazionale, è incarnata da un’orchestra grande e dal coro invisibili (qui registrati, come in tutti gli allestimenti seguiti al primo), mentre un complesso di una ventina di musicisti sta in buca. Il dilagare del suono dei complessi invisibili, che spesso danno vita a fasce sonore piuttosto statiche, contrasta con la frenetica mobilità della scrittura del complesso in buca, che crea un rapporto nervoso e flessibilissimo con il mutare delle inflessioni vocali. La natura del gioco di maschere e specchi dei due interpreti porta il compositore a usare una grande, duttile varietà di vocaboli musicali e di comportamenti vocali, dalla tensione post-espressionista delle prime scene ai modi insinuanti delle scene di seduzione, per citare solo due esempi, sempre con coinvolgente evidenza espressiva. Orchestra invisibile e coro sono determinanti fra l’altro nel sospeso inizio e alla fine, che  introduce una variante: le ultime parole del testo di Müller sono cantate, in tedesco, dal coro, mentre la Marchesa fa a pezzi la stanza-prigione, nel gelo attonito delle ultime pagine. Nell’allestimento coprodotto con il Covent Garden di Londra e con l’Opéra di Rouen le scene e costumi di Soutra Gilmour evocano una  situazione postapocalittica: i due protagonisti con  abiti malconci e lacerati dialogano tra i relitti e le rovine di una catastrofe, e la regia di John Fulljames ne mostra efficacemente le tensioni e la disperazione. Dirige con nitida sicurezza Patrick Davin, Robin Adams è di nuovo un ottimo Valmont (lo stesso della prima) accanto alla bravissima Adrian Angelico. Paolo Petazzi   Su Classic Voice di carta o in digitale c’è molto di più. Scoprila in edicola o su www.classicvoice.com/riviste.html  

    Marais – Alcyone

      PARIGI - L’Opéra-Comique torna a casa, alla Salle Favart restaurata dopo lunghi e

    Antonio Pappano e Luigi Piovano in concerto

      MILANO - Esecuzione a trazione anteriore ma senza scompensi musicali. Anzi. Il sodalizio
  • 216 - Maggio 2017
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  • Dibattiti e sondaggi

    Critica social

    Coraggio, parliamone anche nel foyer: com’è cambiata la critica musicale nell’era dei social media? Come per ogni novità, ci sono vantaggi e svantaggi. Cominciamo dalla fine. Svantaggio numero uno è il proliferare della critica fai-da-te, con assatanati che si trasformano subito in killer prêt-à-juger con uno sprezzo del ridicolo pari solo a quello per la sintassi. Nei casi estremi, le loro inappellabili sentenze confinano con l’insulto o la diffamazione a mezzo stampa; in quelli un po’ meno estremi ma sempre deprecabili, capita che sparino giudizi che sono spesso pregiudizi  sulla base di trasmissioni radiofoniche (tanto, si sa, all’opera l’importante è la musica e solo la musica) o di precarie dirette streaming. Se invece si degnano di andare effettivamente a teatro, ecco i blog “ad personam”, nel senso che sono scritti da una persona sola e letti da altrettante, che servono solo per scroccare un biglietto omaggio all’ufficio stampa boccalone di turno. Ma è una fauna di cui nel foyer si è già spettegolato, quindi inutile insistere. Salvo che per precisare che ci sono anche bloggari competentissimi, preparatissimi, equilibratissimi e spesso meglio informati di un critico “vero” o di un direttore artistico italiota, e non ci vuole poi molto. Svantaggio numero due: spesso la critica cattiva scaccia quella buona. La rete è un mare dove non sempre si pesca il meglio. Qui, ovviamente, tocca al lettore distinguere il grano dal loglio: ma se il lettore non è troppo provveduto può anche non riuscirci. L’unico possibile ma non probabile motivo di ottimismo è che alla fine la credibilità vinca, però molte tristi esperienze contemporanee inducono a pensare che così non sia. La politica, italiana e straniera, sta lì a dimostrarlo. Detto questo, ci sono anche vantaggi. Chi scrive lo fa anche per un quotidiano e si è accorto (benché da meno tempo da quando era diventato ovvio, ma questo solo per colpa sua) che la recensione sul sito del giornale è molto meglio di quella sul giornale “di carta”. Intanto perché chi la scrive non deve autocastrarsi nelle ormai abituali e mortificanti trenta righe (però attenzione: non è che il web sdogani automaticamente lo sbrodolamento. Se lì le righe diventano centocinquanta, siate pur certi che l’unico a leggerle tutte sarà chi le ha scritte). E poi perché fra Facebook e Twitter e il resto della compagnia social il pezzo si propaga e si raddoppia e, se non produce un’esplosione, raggiunge in ogni caso molti più potenziali lettori del colonnino cartaceo. Altro vantaggio: il lettore può interloquire. Vantaggio molto relativo, quando si tratta di uno dei leoni da tastiera di cui sopra, spesso coniuge-amante-concubino-parente o, Dio non voglia perché sono i peggiori, mamma o papà del cane che si è appena stroncato. In questo caso, estote parati: non arriverà una garbata contestazione, ma una sequela di insulti sanguinosi, ovviamente anonimi. Però va pur detto che l’iterazione con i lettori è spesso utilissima: la verità in tasca non l’ha nessuno, le obiezioni motivate e argomentate inducono a riflettere, attività sempre utile benché faticosa (e forse proprio per questo praticata così poco) e ne nascono talvolta discussioni stimolanti per tutti. Resta il grande problema dell’“amicizia” su Facebook. Posto che di amicizie più che virtuali si tratta, può essere imbarazzante essere “amici” di qualcuno di cui si deve poi valutare una prestazione professionale. Nel dubbio, meglio astenersi, intendo dall’amicizia, non dal giudizio. E, in caso estremo, meglio ancora non concederla o cancellarla, l’amicizia, giusto per evitare pericolose confusioni. Lasciamoci così, senza rancor. Alberto Mattioli
  • Eventi
    Mantova, Piazza Santa Barbara, 31 maggio

    Abreu da camera

    Quattrocento artisti da tutto il mondo per centottanta eventi con un battesimo d’eccezione,
    Parma, Teatro Farnese, dal 26 al 28 maggio

    Marco Angius dirige il “Prometeo” di Nono

    Un’opera contemporanea all’interno della stagione lirica di un teatro di tradizione come il
    Al cinema, martedì 16 maggio ore 19.30, in diretta via satellite dal Metropolitan di New York

    Der Rosenkavalier di Strauss

    In diretta via satellite dal Metropolitan Opera House di New York approda nei cinema italiani Der
  • Novità CD

    Monteverdi – Vespro della Beata Vergine John Eliot Gardiner

      Gardiner celebra il 450° compleanno monteverdiano riproponendo le strumentazioni originali affidate agli English Baroque Soloists; e con l’imponenza vocale dei cori Monteverdi e London Oratory Junior, sui quali spiccano in veste di solisti i soprani Ann Monoyios e Marinella Pennicchi, il contraltista Michael Chance, i tenori Mark Tucker, Nigel Robson, Sandro Naglia, e i baritoni Bryn Terfel e Alastair Miles.  
  • Novità DVD

    Gerry Mulligan Concert

    Il sassofonista Gerry Mulligan (1927-1996) esegue due sue composizioni pensate appositamente per sax baritono e orchestra insieme all’Orchestra Filarmonica di Stoccolma, diretta per l’occasione da Dennis Rusell Davies. Si tratta di un'esibizione tenutasi nella capitale svedese nel 1988 e finora rimasta inedita, ora disponibile su dvd grazie alla recente iniziativa della Fondazione Mulligan creata dalla moglie Franca Rota. Mulligan visse gli ultimi anni della sua vita in Italia, a Milano, dove stava programmando di eseguire queste e altre sue pagine con la Filarmonica della Scala. Purtroppo non ne ebbe il tempo. Il programma vede come primo brano Entente, arrangiato dallo stesso sassofonista, mentre il secondo The Sax Chronicles, articolato in cinque movimenti, che omaggiano ciascuno un compositore di musica classica (Sax in Mozart minor; A Walk with Brahms; Sax on the Bach stairs; Sax on the Rhine; Sax und der Rosenkavalier), è arrangiato da Harry Freedman. Il dvd propone inoltre, come bonus track, due interviste a Gerry Mulligan, una a cura di Jan Olsson e l’altra a cura di Kristin Lorentzson. (dvd Mp Classics MAPCL 10037)
  • Recensioni CD

    Musorgski – Quadri di un’esposizione

    Senza dubbio interessante l’ascolto dei Quadri di un’esposizione ricondotti alla loro dimensione sonora d’origine; pressoché contemporaneo alla creazione del capolavoro pianistico musorgskiano è infatti lo strumento realizzato da J.D. Becker, costruttore tedesco che si era stabilito a San Pietroburgo, e posseduto dalla stessa Chevallier che da tempo si dedica con profitto al recupero dei pianoforti d’epoca, divenendone un’esperta conoscitrice nonché una raffinata collezionista. Sottratti alla temperie un po’ omologante dei pianoforti moderni i Quadri sembrano evocare un’atmosfera particolarmente intima, ma per nulla crepuscolare perché lo strumento offre una tavolozza dinamica assai sollecitante da cui ogni “quadro” sembra trovare un proprio timbro e un suo carattere; quel formicolio luministico, ad esempio, di Limoges che invece del consueto spolvero virtuosistico, spesso troppo esibito, diventa un’evocazione di sottile sensibilità. Per dire di una dimensione che ci porta a considerare la produzione pianistica del musicista, che per quando limitata, una quindicina di brani fioriti lungo il non poco travagliato percorso creativo, diventa rivelatrice di certi aspetti della personalità del musicista, tutt’altro che definita, come ben ha mostrato Richard Taruskin nel suo fondamentale volume. Intanto Musorgski ebbe una formazione pianistica di tutto rispetto, enfant prodige addirittura, e se abbandonò la carriera d’interprete fu dovuto a quei disagi fisici che, aggravandosi fatalmente, lo portarono ad una fine prematura. Una collana di brani piuttosto varia che lascia scorgere significative suggestioni: il segno della classicità penetrato dalle inconfondibili linfe russe nell’Intermezzo in modo classico  che poi troverà veste orchestrale, e pure un tessuto pianistico che si estende talora fino alla sfida virtuosa per poi raccogliersi negli ultimi anni in una più trepida trasparenza dalla quale affiora un senso di amarezza, come nell’intensa  Méditation, brano prediletto dalla Judina, o nella toccante Une larme, composta pochi mesi prima della fine. Sono i tre brani che la Chevallier aggiunge ai Quadri, anch’essi riabilitati dalla stessa raffinata cornice strumentale. Gian Paolo Minardi      
  • Recensioni DVD

    Schoenberg – GurreLieder

    Il lavoro più ampio e complesso del giovane Schoenberg, col suo smisurato organico che ne ha sempre costituito un problema tanto per la sala da concerto quanto per lo studio d’incisione, oggi che i costi hanno reso quest’ultimo impraticabile ha suggerito l’idea non solo d’una registrazione dal vivo (al pari delle maggiori realizzazioni di riferimento, da Abbado a Sinopoli, da Boulez a Ozawa), ma d’una messa in scena da riprendere con le telecamere in guisa di teatro musicale. Le tre parti di cui si compone la grande cantata delineano una sorta di trama narrativa, quantunque di per sé assai lasca. L’amore di re Waldemar per “la piccola Tove”, descritto in una successione di Lieder. Una colomba del bosco che racconta come la gelosa regina abbia fatto uccidere la rivale. La blasfema rabbia del re, che chiama dalla tomba i suoi guerrieri morti per condurli in una caccia selvaggia descritta dapprima in toni apocalittici, e poi in maniera brechtianamente estraniata dal buffone di corte, finché l’alba fa svanire il sortilegio infernale in una celebrazione panica del rinnovarsi della natura. Audi punta innanzitutto a evidenziare come la musica stia piantata sull’instabile ponte gettato tra due mondi musicali che a loro volta - la prima esecuzione essendo del 1913 - segnano la fine di un’epoca. Il palcoscenico è la vasta area centrale di un edificio industriale a due piani in rovina. Waldemar e Tove mutano abiti accordandosi al gusto Sezession per poi virare verso quello marcatamente espressionista. Alcuni personaggi anticipano la loro comparsa: il Narratore - che qui, seguendo l’esempio di Abbado, è Narratrice - è presente fin dall’inizio con in mano quello che sarà il lenzuolo funebre di Waldemar, vestito al modo tipico degli artisti del cabaret berlinese anni Venti; Il Buffone, vestito di candida uniforme e che in mano stringe la cordicella d’un grande pallone illuminato di luce bianchissima, compare all’ultimo dei Lieder intonati da Waldemar nella prima parte, in guisa di grottesco Pierrot Lunaire che ne sottolinei gli angosciosi presentimenti funebri; la colomba, in nero abito lungo plissettato con  due ampie ali nere da Angelo della Morte, scende da una scala a spirale alle prime note dell’Interludio per poi narrare il luttuoso accadimento entro una sala Biedermeier speculare a un’altra, dalle pareti piene di schizzi di sangue, dove sta Waldemar. Diverse proiezioni enfatizzano il carattere visionario dell’ultima parte, coi guerrieri di Waldemar in uniforme da ussari le cui cordicelle gialle li apparentano a un’orda di scheletri, effetto accentuato dal loro muoversi a scatti come marionette: preparazione straordinaria dapprima allo Sprechgesang del Narratore, che si rivolge agli occhi sbarrati del muto Waldemar, fatto stendere a terra sempre più in pace e infine ricoperto dal velo funebre, come un Tristano che dissolva l’inquieto cromatismo del suo eloquio iniziale nella stupefacente, mobilissima nitidezza cameristica d’un altro mondo musicale; e poi al grandioso coro finale, svolto da coristi tutti biancovestiti immersi in una luce abbagliante che non si sa bene sia l’alba d’un nuovo mondo oppure la dissoluzione di un altro entro un olocausto nucleare. Questa senz’altro molto suggestiva messa in scena è in perfetta simbiosi con la magnifica direzione, anch’essa orientata a rendere tangibile la compresenza dei diversi moduli linguistici d’una partitura tanto genialmente bifronte. L’opulento tardoromanticismo, col suo cromatismo e le arditezze armoniche specchio di laceranti visioni oniriche; con la densa polifonia dove s’intreccia un coacervo tematico magistrale; con la spasmodica ma sempre straordinariamente espressiva ricercatezza timbrica: tutto ha una nitidezza di contorni quasi cameristica (che è appunto il tratto forse più originale della scrittura schoenberghiana), una trasparente, cristallina essenzialità che consente alle pagine più protese verso il futuro (il canto della colomba; la Caccia Selvaggia del Vento d’Estate) di legarsi alle altre senza quella soluzione di continuità che è senz’altro il pericolo maggiore posto a chi affronti tale gargantuesca partitura. Un po’ più alterni i solisti. Burkhard Fritz è non poco a disagio nella prima parte, riuscendo meglio negli accenti stravolti della terza. Emily Magee è fragilina quantunque accenti in modo assai suggestivo. Le ali nere di questa colomba presupporrebbero un carisma che la diligente Anna Larsson non ha. Strepitoso invece Wolfgang Ablinger-Sperrhacke, con la sua dizione al rasoio e la sua classe superiore di fraseggiatore, mentre Markus Marquardt è un tonante Contadino e Sunnyi Melles un’insinuante Narratrice. Ma in ambito vocale, primeggia d’intere spanne il coro. L’embricarsi in multiple imitazioni della Caccia, col suo virtuosismo folle degli intrecci di grottesco, di terribilità, di dolcezza stravolta; e l’apoteosico deflagrare della pagina conclusiva: nell’intero ambito della discografia, solo il favoloso Arnold-Schoenberg Chor dell’incisione di Abbado a me pare possa reggere il confronto. Elvio Giudici      
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Dedicato a Georg Philipp Telemann, il  più longevo dei compositori barocchi (morto 250 anni fa nel 1767) il cofanetto apre con le Sei Ouvertures provenienti dal ricco fondo telemanniano conservato presso la biblioteca

Anton Bruckner – The complete Symphonies

Si tratta della prima pubblicazione in cd del terzo ciclo sinfonico integrale bruckneriano diretto da Barenboim sul podio della Staatskapelle di Berlino. Le registrazioni dal vivo sono state realizzate a Vienna nel 2010

The Inaugural Season

Il 16 settembre 1966, per l’inaugurazione del nuovo Metropolitan di New York nella nuova sede al Lincoln Center, fu scelta l’opera Antony and Cleopatra di Barber, con Leontyne Price e Justino Diaz nei ruoli del

Arturo Benedetti Michelangeli

Nella storia delle incisioni sullo strumento di cui era padrone assoluto, Arturo Benedetti Michelangeli va considerato uno dei più enigmatici pianisti. Il suo Debussy (qui rappresentato in Images), lo Chopin (10
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In formato bluray la Dynamic pubblica il debutto nella regia d'Opera di Dario Argento del 2013 con Macbeth di Verdi al Teatro Coccia di Novara. Il Cast vede Giuseppe Altomare nel ruolo del titolo e Dimitra Theodossiou

Sharon Isbin

Un ritratto della camaleontica chitarrista di formazione classica Sharon Isbin in un documentario che include la performance alla Casa Bianca ed esecuzioni di musiche di Howard Shore, Mark O’Connor (che concerta con

Vivaldi

Se il cast è composto da Mary Ellen Nesi, Delphine Galou, Sonia Prina, Loriana Castellano, Emanuele D'Aguanno, Roberta Mameli, Magnus Staveland, l'orchestra è quella del Maggio Musicale Fiorentino. Sul podio Federico

I capolavori della danza

Esce il 4 marzo in edicola con il "Corriere della Sera" il settimo titolo della collana in collaborazione con Classica HD "I Capolavori della danza", inaugurata in gennaio con “Giselle” (nell'immagine). Si tratta di