• Mondo Classico

    Se il concerto raddoppia

    No, non si tratta di una novità: basti pensare - ma di esempi se ne potrebbero fare altri - a Riccardo Muti con i Wiener Philharmoniker all’Alighieri di Ravenna, lo scorso 9 maggio. In tempi normali, tuttavia, non era certo frequente vedere nello stesso teatro, e a poche ore di distanza, la stessa orchestra e lo stesso direttore, impegnati in programmi talvolta differenti o, talvolta, identici. Ma il Covid, almeno in base alla normativa per contrastarlo, significa distanziamento. E il distanziamento significa meno posti disponibili. Se al Giovanni da Udine un concerto come quello del 12 settembre prima della pandemia avrebbe fatto agevolmente il tutto esaurito, ora, proprio nel tentativo di soddisfare gli appassionati, viene quindi proposto alle 18 e alle 21, con gli spettatori ovviamente liberi di scegliere la soluzione preferita: alle 18 quattro momenti dalla Suite tratta dal Romeo e Giulietta di Prokofiev e “La Grande” di Schubert; alle 21, il medesimo Prokofiev e, a seguire, “L’Italiana” di Mendelssohn. Quanto ai bis, l’ouverture del “Pipistrello” nel primo caso e, nel secondo, la berceuse e il finale dall’”Uccello di Fuoco”. Valerij Gergiev, ormai abituato a ritmi frenetici - tra i direttori è indubbiamente uno di quelli con l’attività più intensa - non s’è lasciato sfiorare né dalla stanchezza né da cali di tensione, facendo vincere la sfida al teatro friulano, almeno stando alla qualità della prestazione: anzi, è parso in splendida forma, complice il legame esclusivo con la sua Mariinsky Orchestra. Il “Romeo e Giulietta”, allora, l’ha affrontato in maniera sensibilmente differente nelle due esecuzioni, sempre però con quella familiarità che cela anni e anni di frequentazione del repertorio. Ma, soprattutto, è emersa la capacità della compagine di seguire alla lettera il suo personalissimo gesto, che non pare propriamente facile da tradursi in musica: ecco, allora, uno Schubert che si è dipanato come più fluidamente non si poteva, senza nulla togliere al senso della forma, della struttura, ed ecco un Mendelssohn infuocato, brillante, unicamente faticoso a procedere nel “Con moto moderato”, in cui il direttore avrebbe dovuto lasciar correre di più. Ma, nel complesso, sono dettagli sopraffatti da altre mirabilie (basti pensare alla bellezza del suono: così morbido, così antico!). Insomma, nulla hanno tolto ai meritati applausi finali. Pare opportuno però soffermarsi ancora sulla particolarità dei due concerti proposti a un’ora o poco più di distanza. “Volendo rimanere fedele al taglio delle stagioni che ho ideato in questi anni, e quindi con un certo livello per quanto attiene ai complessi sinfonici, l’opportunità di offrire spettacoli meravigliosi - racconta il sovrintendente del Giovanni da Udine, Marco Feruglio - è ora diventata assai impegnativa dal punto di vista organizzativo ed economico. Ciò, insomma, avrebbe finito per dare soltanto a una parte del pubblico la possibilità di assistere agli eventi. Da subito, grazie alla grande collaborazione con artisti e promotori, ho quindi cercato la soluzione che domenica scorsa, e prima ancora, il 10 luglio con Martha Argerich, Charles Dutoit e la Filarmonica Slovena, si è potuta apprezzare, secondo una formula che ho voluto ripetere mercoledì 22 settembre quando, sempre alle 18 e poi alle 21, avremo Yuja Wang con la Mahler Chamber Orchestra”. Di posti a sedere, il teatro friulano ne ha 1236. Per questi appuntamenti ne tiene 500, nemmeno riempiti per intero. Perché, aggiunge Feruglio “occorre fare i conti con la paura e poi c’è una notevole percentuale dei nostri habitué che non ha il Green Pass. Va poi considerato che per qualcuno, questi sono ancora periodi di vacanza, come non va dimenticato che quelli con Martha Argerich, Gergiev e Yuja Wang risultano eventi fuori abbonamento”. La conclusione è scontata o quasi: se la musica dal vivo è, per ora ripartita, occorre fare i conti con quei cambiamenti che la pandemia impone e che riguardano gli appassionati da una parte, gli operatori culturali dall’altra. Ritorneranno, allora, i tempi migliori? Alex Pessotto Su "Classic Voice" di carta o nella copia digitale c'è molto di più. Scoprila tutti i mesi in edicola o su www.classicvoice.com/riviste.html

    Il Ballo della discordia

    PARMA - Il Ballo in maschera che venerdì 24 settembre aprirà il Festival Verdi (nella versione originale intitolata Gustavo III su un progetto di Graham Vick ripreso da Jacopo Spirei) scatena polemiche prima ancora di andare in scena. A scandalizzare le anime belle di due senatori leghisti è un ritratto di Verdi elaborato da Davide Forleo che immagina il maestro femminilizzato, con giacca viola stretta in vita, gonna verde e frustino. Una delle tante riletture ideate dall’artista per gli appuntamenti di “Verdi Off”, la rassegna che affianca il Festival. Altri quadri di “Verdi Off” rappresentano il maestro nelle vesti di un mago, mentre pedala in bicicletta o mentre ascolta un MP3 o una radio a transistor: ritratti più o meno riusciti, ma tutti accomunati da uno sguardo divertito e affettuoso nei confronti del compositore. E comunque, su questi nessuno ha avuto da ridire. L’immagine transgender incriminata è pubblicata sulla pagina Facebook del teatro per introdurre l’antegenerale dell’opera riservata ai giovani e ribattezzata “Queer night”, una serata di festa mascherata, con quel “queer” che suggerisce qualcosa di bizzarro ed eccentrico ma che richiama anche l’idea dell’omosessualità. È noto, del resto, che il progetto di regia di Vick si proponga di indagare il rapporto fra i due protagonisti maschili dell’opera. Non avendo evidentemente altre cose più importanti di cui occuparsi, e sfidando senza paura il senso del ridicolo, i senatori leghisti Maria Gabriella Saponara e Maurizio Campari hanno pensato bene di indirizzare un’interrogazione al ministro della Cultura per chiedere quali “iniziative intenda assumere per far cessare quest’utilizzo improprio dell’immagine del Maestro Verdi”. Immagine che, secondo i suddetti rappresentanti del popolo, è “fortemente offensiva per il Maestro, priva di rispetto e decoro”. La conclusione dei senatori è che “oggi ogni cosa viene piegata al nuovo conformismo ideologico Lgbt che si vuole imporre a tutto il Paese”. Dove Lgbt, per chi non lo sapesse, sta per “lesbiche, gay, bisessuali e transgender”. La sortita leghista è stata definita delirante dal sindaco, nonché presidente del cda del Teatro Regio, Federico Pizzarotti. E per una volta almeno, è difficile non essere d’accordo con lui. Anna Maria Meo, direttore generale del teatro, ha cercato di spiegare ai due interroganti che Verdi “è sempre stato uomo e artista precursore dei tempi, anticonformista per eccellenza, come dimostrano le sue scelte di vita e le pesanti censure subite sul piano artistico e sul piano personale”. Ma quelli erano censori veri e non facevano ridere. Mauro Balestrazzi Su "Classic Voice" di carta o nella copia digitale c'è molto di più. Scoprilo tutti i mesi in edicola o su www.classicvoice.com/riviste.html
  • Recensioni Opere Concerti e Balletti

    Pasquini – Idalma

    Le Festwochen der Alte Musik di Innsbruck, giunte alla quarantacinquesima edizione, sono un punto di riferimento assoluto tra i festival di musica antica europei. Ad Alessandro De Marchi, dal 2010 direttore artistico e direttore principale si deve una programmazione originale e coraggiosa con scelte di autori e musiche tutt’altro che convenzionali, in particolare di opere e oratori dell’età barocca, come pure la creazione di un concorso di canto intitolato a Cesti, i cui vincitori sono spesso reclutati per le opere in programma per le successive edizioni del festival e da Innsbruck lanciati verso una carriera internazionale. Di tutto questo impegno è prova il cartellone del 2021, comprendente, rarità assolute come l’opera Boris Goudenew di Johann Mattheson, la serenata Pastorelle en musique di Telemann, e L’Idalma di Bernardo Pasquini, di cui si parla in questo resoconto, che inaugura la riscoperta della produzione operistica del compositore, fin qui noto per la sua musica cembalo-organistica e, più recentemente per alcuni suoi oratori. L’Idalma, capolavoro della commedia per musica del Seicento, porta in scena le vicende di un Don Giovanni romano (Lindoro) che seduce e porta via con sé, con la promessa di matrimonio, una giovane nobildonna napoletana (Idalma), per poi abbandonarla lungo la via, nel tentativo di riconquistare un sua ex fiamma (Irene) ora sposata a un nobiluomo (Celindo) che lo ospita nel suo palazzo. Quando quest’ultimo viene a sapere che Lindoro ha in animo di sedurre sua moglie e, successivamente, che Idalma è una sua parente, acceso dall’ira vorrebbe uccidere Irene e Lindoro. La sete di vendetta di Celi ndo si placa quando Lindoro, messo alle strette, accetta di sposare la perseverante Idalma e Irene gli dimostra la propria onestà. La vivacità e la passionalità della trama dell’Idalma trovano riscontro nell’esuberanza e nella densità della scrittura musicale di Pasquini. La partitura asseconda tutta una gamma di sentimenti dei protagonisti: disperazione e perserveranza di Idalma; sfrontatezza e temerarietà di Lindoro; desideri di vendetta di Celindo; frustrazione di Almiro innamorato non ricambiato di Idalma, sagacia del paggio Dorillo e furbizia del servitore Pantano, emergono nitidamente dai recitativi di particolare espressività e mai banali, dai brevi ma vivaci concertati, e dalle arie ora briose ora patetiche, non di rado con cambio di tempo all’interno, spesso caratterizzate da un virtuosismo non inferiore a quello di un dramma per musica di genere eroico. La messa in scena dell’Idalma ha avuto luogo nella sala grande della Haus der Musik di Innsbruck, essendo l’adiacente teatro chiuso per restauro. Ciò ha comportato la rinuncia alle ‘mutazioni di scena’ previste nel libretto. La regista Alessandra Premoli ha ambientato l’opera in un antico appartamento in corso di restauro, in cui sono al lavoro un’architetta e due operai. In questo cantiere, i personaggi della commedia, come fantasmi, recitano e cantano in abiti secenteschi senza però essere visti dai tre, ma lasciando tracce tangibili del loro passaggio (fogli stracciati, fili elettrici tagliati ecc.). Chi scrive vi ha letto una metafora dei complessi problemi di un dialogo fra presente e passato, quando si tenta di restituire a un’opera un significato il più vicino possibile a quello originario sulla base di poche, casuali e frammentarie tracce. Di fronte a una partitura tanto impegnativa, De Marchi, come Ercole al bivio, ha scelto con coraggio la via interpretativa più impervia, rinunciando a qualunque taglio, come invece capita di vedere in casi analoghi. Inoltre, ha voluto sperimentare alcuni importanti elementi di prassi, raramente sfruttati nelle esecuzioni ‘storicamente informate’, a partire dal diapason romano (La=392 Hz). Per quanto riguarda l’orchestrazione, genericamente indicata in partitura con quattro parti strumentali, oltre agli usuali archi, De Marchi ha utilizzato pressoché tutti gli strumenti di basso in uso all’epoca (clavicembali, organo, arpe, tre viole da gamba, tiorbe, colascione, fagotto) e, in alcuni ritornelli, una coppia di flauti diritti. In diverse arie ha suddiviso gli archi in concertino e concerto grosso, secondo una prassi atetstata in varie opere e oratori dello stesso Pasquini. Il diapason più basso dell’usuale ha comportato un riassestamento dei ruoli vocali; in particolare quello di Celindo, originariamente scritto in chiave di contralto, è stato affidato a un tenore acuto (il bravo Juan Sancho) e poi quello di Irene, scritto in chiave di soprano, è affidato a un contralto (l’ottima Margherita Maria Sala), che ha conferito un timbro caldo ed espressivo più consono al personaggio. Dal diapason più basso hanno tratto vantaggio anche la parte di Idalma (l’eccellente soprano Arianna Vendittelli e di Lindoro (il valente tenore Rupert Charlesworth), che hanno potuto esaltare la drammaticità dei ruoli. La distribuzione delle scene e della musica tra i personaggi è abbastanza equilibrata: anche se i ruoli più importanti sono prevedibilmente quelli delle due donne (Idalma e Irene) e dei loro rispettivi uomini (Lindoro e Celindo), anche la parte di Almiro (il baritono Morgan Pearse) e quelle comiche di Dorillo (il brillante soprano Anita Rosati) e Pantano (il basso Rocco Cavalluzzi) hanno molte scene in cui far risaltare le loro qualità vocali e attoriali. Difficile poter fare una graduatoria di merito fra i cantanti: tutti si distinguono per la disinvoltura con cui hanno affrontato parti estremamente impegnative, sia nell’agilità sia nell’espressività, per l’ottima dizione (anche dei non italofoni) e per la presenza scenica. Prova ne sia che, dopo oltre quattro ore di musica, con due brevi intervalli, il folto pubblico ha tributato un lungo, caloroso e meritatissimo applauso a tutti gli artisti coinvolti. Arnaldo Morelli Su “Classic Voice” di carta o nella copia digitale c’è molto di più. Scoprilo tutti i mesi in edicola o su www.classicvoice.com/riviste.html  

    Luci e ombre al Rof 2021

    Moise et Pharaon PESARO - Tre nuovi allestimenti al Rossini Opera Festival. Alla Vitrifrigo Arena, Moïse et

    Don Giovanni è nudo

    Il non numeroso pubblico italiano presente a Salisburgo per l'atteso Don Giovanni si lamentava, non a torto,
  • 268 Settembre 2021
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    Vicenza Opera Festival 2021

    Da venerdì 29 ottobre a lunedì 1 novembre la Città del Palladio ospita la quarta edizione del Vicenza Opera Festival ideato da Iván Fischer e realizzato dalla Società del Quartetto di Vicenza. Dopo l'edizione 2020 largamente modificata per l'emergenza sanitaria, nel 2021 si torna al repertorio operistico con L'incoronazione di Poppea, estremo capolavoro di Claudio Monteverdi su libretto del veneziano Giovan Francesco Busenello. Poppea è un melodramma - il primo basato su un soggetto storico -  intriso di sensualità, passioni, intrighi e tradimenti e proprio per questo è un lavoro che potrebbe benissimo essere ambientato in qualsiasi epoca storica. Sul palco del Teatro Olimpico - il più bello del mondo, a detta di molti artisti che vi si sono esibiti - c'è la Iván Fischer Opera Company, ovvero la Budapest Festival Orchestra accompagnata da un cast stellare di voci internazionali scelte personalmente dal direttore ungherese. Le tre rappresentazioni de L'incoronazione di Poppea saranno precedute, a mo' di prologo del Festival, da un concerto sinfonico della Budapest Festival Orchestra che anche quest'anno si è confermata nel ranking delle migliori 10 orchestre sinfoniche del mondo. In programma l'Ouverture dal Coriolano di Beethoven, il terzo Concerto per pianoforte di Bartók, la Sinfonia n. 88 di Haydn e, ancora di Bartók, le travolgenti Danze Rumene. Biglietti in vendita presso la segreteria della Società del Quartetto di Vicenza (tel. 0444 543729 / info@quartettovicenza.org) www.vicenzaoperafestival.com
  • Eventi
    13 giugno, Salone d'onore di Villa Olmo, Como

    Procedura penale di Luciano Chailly

    Il Consevatorio “G. Verdi” porta in scena Procedura penale, opera buffa in un atto di Luciano
    Il Parco della Musica riapre al pubblico. Rana, Carbonare, Khachatryan e Piovano i solisti da qui a giugno

    Il piano della rinascita

    Non arrivano a sessant’anni in due, ma la loro carriera ha già superato decine di traguardi.
    La formula divulgativa di Ferrara Musica con Enzo Restagno e Nicola Bruzzo

    Cinque minuti per spiegare il Novecento

    Non solo concerti. Lo streaming passa anche per la divulgazione d'autore. Ferrara Musica ha
  • Novità CD

    DONIZETTI – IL PARIA

      Messa in scena per la prima volta a Napoli nel 1829 Il Paria fu la prima opera in cui Donizetti si cimentò con un’ambientazione “esotica” e la prima con un finale tragico. Per questi motivi rimase deluso dallo scarso successo, al punto che il titolo fu ritirato dopo poche recite. È la storia di un’amore impossibile, tra barriere sociali e intolleranza religiosa, nell’India del XVI secolo. L’etichetta Opera Rara la riscopre in quest’incisione diretta da Mark Elder con la Britten Sinfonia e un cast che annovera tra gli altri Albina Shagimuratova e René Barbera.         Su “Classic Voice” di carta o nella copia digitale c’è molto di più. Scoprilo tutti i mesi in edicola o su www.classicvoice.com/riviste.html        
  • Novità DVD

    Puccini Madama Butterfly

      L’opera che inaugurò la stagione 2016-17 della Scala approda in un doppio dvd curato da Decca e Rai Com. Si tratta della versione originale del 1904 (la “prima” Butterfly, poi pesantemente rimaneggiata da Puccini dopo il fiasco scaligero), con Riccardo Chailly sul podio, la regia di Alvis Hermanis e Maria José siri nel ruolo del titolo.         Su “Classic Voice” di carta o in digitale c’è molto di più. Scoprilo tutti i mesi in edicola o su www.classicvoice.com/riviste.html    
  • Recensioni CD

    La musica di Maria Luisa di Borbone

      Attraverso un’antologia di arie, cantate e sonate riferibili ai manoscritti della Biblioteca Palatina di Parma, tre musicisti che altrimenti comporrebbero un organico insolito (soprano, violino e arpa) presentano brani di Giovanni Francesco Giuliani, Girolamo Crescentini, Louis-Charles Ragué, Francesco Petrini, Giovanni Paisiello, Giovan Battista Viotti, Antonio Sacchini e Niccolò Piccinni che, mentre in Italia si commemorano i duecento anni dal Cinque maggio della morte di Napoleone e dei versi di Manzoni, offrono un panorama meno consueto di quella stagione, riferendosi ai gusti di Maria Luisa di Borbone, la “regina d’Etruria” che per aver cospirato contro Bonaparte venne incarcerata e poi reclusa in convento. Come spesso accade per la committenza aristocratica, il repertorio rispecchia gusti non proprio “modernisti” ma significativi sia del perdurare di un’estetica, sia, nello specifico, di una stagione dell’arpa che si vorrebbe ascoltare più spesso, data anche la sua non infrequente presenza nell’iconografia dell’epoca, che ne fa immaginare un ruolo meno ancillare rispetto al pianoforte di quanto la pratica odierna riveli. Intorno al timbro morbido e ovattato dell’arpa Érard del 1805 di Lorenzo Montenz, scrupoloso artefice del progetto, si dispiega il canto del soprano Tania Bussi e del violinista Paolo Mora, inteso a una dimensione salottiera in cui suono e decoro sono tutt’uno con l’etica e l’estetica. Carlo Fiore     Su “Classic Voice” di carta o nella copia digitale c’è molto di più. Scoprilo tutti i mesi in edicola o su www.classicvoice.com/riviste.html    
  • Recensioni DVD

    Giordano – Andrea Chénier

    Trentatré anni prima, e sempre alla Scala, Chailly aveva diretto una memorabile edizione di quest’opera, messa in  scena assai bene da Lamberto Puggelli e presente nel catalogo dvd; e l’anno prima, aveva firmato un’edizione discografica i cui molti meriti direttoriali erano un po’ sminuiti da un cast tanto stellare sulla carta quanto interlocutorio in termini squisitamente musicali. Evidente quindi il grande amore di Chailly per quest’opera, che - tra il prevedibile, scontato scandalo di gran parte dell’ormai canuta intellighenzia musicale italica - scelse addirittura come inaugurazione della stagione scaligera ’17-18: conclusione ottima massima d’un cammino lungo e oltremodo proficuo per la più corretta fruizione di un’opera che con grande scorno di molti continua a essere tra le più amate e frequentate di tutto il repertorio ma, purtroppo, nella stragrande maggioranza dei casi trattata molto male e resa quindi parecchio diversa (ipertrofica, roboante, retorica, volgarotta, disuguale) da quanto viceversa sarebbe. Subito, il taglio marcatamente sinfonico conferito alla prima scena dà l’impronta generale, rendendo benissimo l’originale intersecarsi di conversazione e di tipologie musicali riconducibili alle antiche strutture di danza. Nelle variegate pantomime affidate a coro e comprimari nel second’atto, l’orchestra rende con sagacia il “taglio” quasi di musica da film: giungendo all’appuntamento del concertato, sul passaggio del corteo dei Rappresentanti, con quelle fluidità e naturalezza indispensabili a rendere al meglio un così particolare imposto musical-narrativo, tanto spesso svilito dalla bombastica ricerca dell’effetto facile. La sapienza teatrale con cui l’orchestra prepara, svolge e conclude le diverse sezioni narrative verso climax vocali che schivano ogni concessione allo spampanamento: rarissimo ascoltare un Improvviso o una “Mamma morta” o un “Nemico della patria” così sobri e nel contempo così ricchi di pathos. Un raccontare in musica, insomma, che proprio nella rinuncia a ogni cincischio erudito per “far fino” evidenzia la finezza con cui molti splendidi particolari armonici, ritmici, melodici, s’articolano in passo narrativo privo d’alcun punto morto. Personalissimo, grande affabulatore in musica, Giordano: il saperlo rendere al meglio, conferma Riccardo Chailly quale grande direttore di teatro musicale. Yusif Eyvazov non ha un timbro baciato dagli dei. Però questa voce bruttarella non è solo tanta: è manovrata con abilità, alternando acuti poderosi a smorzature e chiaroscuri nient’affatto male. Non sarà lo Chénier del secolo, ma non è che di Chénier così ne nascano tanti come le margherite a primavera. Anna Netrebko vocalmente è una forza della natura. Linea splendida, ampia, omogenea tanto su quanto giù lungo un’estensione ragguardevolissima, con una facilità portentosa nel piegarla a ogni pulsione dinamica possibile. Vocalmente al suo livello, Luca Salsi plasma un eccezionale Gérard: evidenziando con un magnifico, sfumatissimo fraseggio tutte le ambiguità e i chiaroscuri del personaggio senz’altro più complesso dell’opera. Se formidabile, come e più di sempre, si conferma il coro di Bruno Casoni, non meno alto è il livello del folto e determinante stuolo di parti di fianco: spiccano la magnifica Bersi di Annalisa Stroppa e l’inarrivabile Incredibile di Carlo Bosi, ma tutti sono eccellenti. Lo spettacolo di Mario Martone (molto ben tradotto in immagini) accontenta i tradizionalisti perché è bello da vedere e facile da seguire: ma è anche una regia vera, in mirabile sintonia con la direzione. Gestualità asciutta, incisiva, ricca di particolari mai esornativi bensì utili a definire tanto le masse quanto i singoli che da esse emergono come improvvisi primi piani, in una trama narrativa alla cui cinematografica fluidità molto giova la scenografia su girevole di Margherita Palli che, dopo il deliberato fasto dorato ma anche funebre del primo quadro, nel suo essenzializzarsi (quel tribunale fatto solo di persone!) fa più giganteggiare con grande efficacia le vicende personali e collettive. Elvio Giudici   Su “Classic Voice” di carta o nella copia digitale c’è molto di più. Scoprilo tutti i mesi in edicola o su www.classicvoice.com/riviste.html        
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IVES – COMPLETE SYMPHONIES

(2 cd Dg) Compositore quasi ignorato in vita, Charles Ives lavorò nel mondo degli affari come assicuratore, venendo “scoperto” solo in tardissima età, quando nel 1940 l’esecuzione della sua Terza Sinfonia,

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Staatska­pelle Dresden Sinopoli (8 cd Warner)   La Seconda Scuola di Vienna in un cofanetto che racchiude le registrazioni di Giuseppe Sinopoli con la Staatskapelle di Dresda: Pierrot Lunaire, Erwartung,

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Cecilia Bartoli (cd Decca)   Cecilia Bartoli pubblica un nuovo album che celebra il più famoso cantante del diciottesimo secolo: il castrato Farinelli. In uscita l’8 novembre, il disco include arie del

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(6 cd Decca)   A trentacinque anni dalla sua scomparsa, Decca dedica un cofanetto al grande organista francese allievo di Marcel Dupré, titolare di Notre Dame dal 1955. In questa antologia spiccano brani
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Belcanto The Tenors of the 78 Era

(2 dvd, dvd bonus, 2 cd, 2 libri Naxos)   Enrico Caruso, John Mc Cormack, Leo Slezak, Tito Schipa, Richard Tauber, Beniamino Gigli e altri fino a Jussi Björling (nato nel 1911 e scomparso nel 1960) in una

Gerry Mulligan Concert

Il sassofonista Gerry Mulligan (1927-1996) esegue due sue composizioni pensate appositamente per sax baritono e orchestra insieme all’Orchestra Filarmonica di Stoccolma, diretta per l’occasione da Dennis Rusell

Verdi

In formato bluray la Dynamic pubblica il debutto nella regia d'Opera di Dario Argento del 2013 con Macbeth di Verdi al Teatro Coccia di Novara. Il Cast vede Giuseppe Altomare nel ruolo del titolo e Dimitra Theodossiou

Sharon Isbin

Un ritratto della camaleontica chitarrista di formazione classica Sharon Isbin in un documentario che include la performance alla Casa Bianca ed esecuzioni di musiche di Howard Shore, Mark O’Connor (che concerta con