• Mondo Classico

    Bergamo ha trovato la cura

    Ad aprire il weekend del Donizetti Opera 2020 c'è Marino Faliero in diretta su Rai 5 e Rai Radio 3 alle ore 20 del 20 novembre. Un progetto creativo firmato dal duo ricci/forte, con Riccardo Frizza sul podio, in attesa di dirigere anche il secondo appuntamento in forma di  concerto, Belisario (protagonista Roberto Frontali che sostituisce Placido Domingo). Il fine settimana bergamasco, tutto visibile sulle nuova web tv dedicata www.donizetti.org, si chiude il 22 novembre con Le nozze in villa, in onda dalle ore 19.30 sotto la direzione di Stefano Montanari. Quando la scure dell’ultimo Decreto è piombata sui teatri italiani, Bergamo non ha vacillato neanche un secondo. La nuova edizione del Donizetti Opera è stata confermata anche a porte chiuse, migrando sulla nuova Donizetti Web Tv, che prevede abbonamenti a tutta la programmazione (59 euro) oppure ai singoli titoli (30 euro). È il primo festival italiano a sperimentare la modalità integrale on-demand, un sistema che in futuro potrebbe essere affiancato in modo permanente al cartellone dal vivo, a beneficio degli spettatori lontani, visto che i viaggi a lunga distanza resteranno una chimera per chissà quanto tempo ancora. La kermesse bergamasca, del resto, aveva già per- corso strade inedite e coraggiose: nel 2019 il Festival non si fermò nemmeno durante i lavori di ristrutturazione del Teatro Donizetti, che proprio quest’anno si sarebbe dovuto rivelare al pubblico per la prima volta dopo un investimento di oltre 18 milioni di euro. La città che ha fornito le immagini più drammatiche della prima ondata di pandemia (dai camion militari in fila con le bare al Requiem di Donizetti eseguito davanti al Cimitero Monumentale) ora si raduna attorno al suo Festival trovandovi un nuovo appiglio per cementare l’identità collettiva. La riflessione dominante degli organizzatori partiva dal presupposto che ignorare o rimuovere la tragedia fosse impossibile, tanto più in una provincia che ha pagato con quasi 5.000 morti il tributo all’emergenza. Ma come far dialogare la musica di Donizetti con l’attualità? Il direttore artistico Francesco Micheli, bergamasco, ha voluto radunare attorno a sé un gruppo di ricerca formato da professionalità diverse, non necessariamente legate al mondo dell’opera: ci sono il libraio e l’esperto di web, lo storyteller e il giornalista. Li guida Francesca Corna, psicologa bergamasca attiva a Parigi. “Attorno a lei - racconta Micheli - abbiamo inaugurato un tavolo di lavoro che ci è servito per capire quale tipo di impronta dare al Festival. Ce lo hanno richiesto i tempi in cui viviamo. Questa vuole anche essere una reazione alla noncuranza con cui spesso il nostro ambiente risponde ai grandi temi di oggi, come se vivesse in una bolla permanente”. Sul piano pratico, questo tavolo ha prodotto documenti e riflessioni che verranno con-divisi col pubblico del Festival: “Lo definirei un diario di viaggio - spiega Corna - scritto da professionisti che non si conoscevano e che però sono accomunati dalla passione per l’umano. Il Requiem di Donizetti in memoria delle vittime ha aperto una riflessione potente: grazie a un fatto musicale ci siamo dovuti chiedere tutti in che modo le persone vivono gli eventi traumatici, singolarmente e collettivamente”. A Bergamo, e non solo, centinaia di persone non hanno ancora potuto salutare i propri morti con una cerimonia funebre tradizionale. Per la prima volta, un evento musicale è stato il sostitutivo di quel rituale necessario... Per leggere il servizio completo di Luca Baccolini sul Donizetti Opera acquista “Classic Voice” di novembre in versione cartacea o digitale, in edicola o su www.classicvoice.com/riviste.html

    Aida da baule (ma anche Nabucco, Falstaff…)

    Quando “Classic Voice” rivelò qualche anno fa il contenuto del mitico baule di Sant’Agata e l’inventario che era stato fatto a Villa Verdi, con un’inchiesta ispirata da una denuncia che Anselm Gerhard aveva affidato al direttore di questo giornale, il primo studioso a correre alla Soprintendenza di Parma per controllare quegli elenchi fu proprio lo stesso Gerhard. Il quale, oltre ad essere uno dei più stimati specialisti verdiani, possiede in sommo grado quella curiosità del ricercatore che l’ha portato nei mesi scorsi a scovare nella collezione degli schizzi e abbozzi verdiani, oggi in deposito presso l’archivio di Stato di Parma e finalmente consultabili anche se per ora solo nella forma digitalizzata, la partitura completa, poi scartata dall’autore, della prima scena dell’atto terzo di Aida. Gerhard naturalmente ricordava una citatissima lettera di Verdi a Giulio Ricordi, riportata nel “Copialettere”. In data “Torino, 12 novembre 1871”, il compositore aveva scritto al suo editore: “…ho sostituito un coro e romanza Aida ad altro coro a quattro voci, lavorato ad imitazione uso Palestrina, che avrebbe potuto farmi buscare un bravo dai parrucconi e farmi aspirare (checché ne dica Faccio) ad un posto di contrappuntista in un Liceo qualunque. Ma mi sono venuti degli scrupoli sul fare alla Palestrina, sull’armonia, sulla musica egiziana!... Infine, è destinato!... non sarò mai un savant in musica: sarò sempre un guastamestiere!”. È ovvio che il contenuto di questa lettera abbia sempre stimolato la curiosità degli studiosi. Ma Gerhard confessa di non aver cercato espressamente quella scena. “Ho sfogliato le carte di Aida perché ero interessato a vedere quali abbozzi sono conservati di quest’opera. Non pensavo in particolare alla lettera e al coro cui si riferiva, ma quando mi è capitata tra le mani la riproduzione di quelle pagine di partitura completa, naturalmente, ho capito di che cosa si trattava e ho esaminato i fogli con grande interesse. Tra l’altro, devo dire che la qualità della riproduzione digitalizzata è altissima, anche se per un esame approfondito sarà sempre indispensabile la consultazione degli originali”. Individuato il coro “alla Palestrina”, Gerhard (nella foto) l’ha trascritto e l’ha pubblicato con un saggio sulla rivista di cui è condirettore, “Verdi Perspektiven”. Roger Parker, il musicologo che aveva curato l’edizione di Tosca con cui la Scala aveva inaugurato l’ultima stagione lirica, ha parlato di questa scoperta a Riccardo Chailly, ben conoscendo l’interesse del maestro per le versioni originali o inedite. E così questo ritrovato inizio del terzo atto, mai eseguito prima, lo sarà alla Scala nelle recite dell’opera in forma di concerto programmate dal 6 al 19 ottobre. Gerhard spiega che si tratta della “bella copia della partitura di 108 misure (principalmente in Fa maggiore) a cui Verdi sostituì nell’agosto 1871 le 151 misure – con coro all’unisono e nuova romanza – che conosciamo da 149 anni. Come nei casi analoghi di Simon Boccanegra e Don Carlos, Verdi staccò quaranta pagine di musica dalla partitura che avrebbe trovato la sua destinazione finale nell’archivio di Casa Ricordi. Queste pagine scartate rimasero nelle mani del compositore”. La prima stesura della prima scena dell’atto terzo comprende un breve preludio orchestrale, un coro dei sacerdoti a quattro voci (in cui è possibile riconoscere il “Te decet hymnus” della Messa da Requiem, perché Verdi ha poi riutilizzato quel materiale) e l’ingresso di Aida con un recitativo di quattro versi. Nella versione definitiva abbiamo l’introduzione orchestrale, il coro delle sacerdotesse e quello interno dei sacerdoti e la romanza di Aida dei “cieli azzurri” (“Oh patria mia, mai più ti rivedrò!”) preceduta dal recitativo “Qui Radamés verrà!”. In tutto circa undici minuti di musica, tre/quattro in più rispetto alla versione eliminata. Perché Verdi ha riscritto questa scena, che anche drammaturgicamente sembra più vicina ai suoi ideali di brevità e concisione (la romanza di Aida è un rallentamento dell’azione)? Gerhard fa un paio di ipotesi: la prima è che volesse trovarsi un’occupazione nei mesi di attesa della prima al Cairo, posticipata di quasi un anno; la seconda, più maliziosa, chiama in causa Teresa Stolz, destinataria della nuova romanza. Naturalmente, non si può escludere che Verdi, ripassando il suo lavoro, avesse semplicemente considerato la prima versione “non abbastanza caratteristica”, come da una lettera a Ghislanzoni, e quindi che la sua decisione fosse soltanto di carattere musicale: perché deve essere comunque chiaro che questa nuova versione riscoperta fra le sue carte non è una versione alternativa (come per altre opere), ma una versione eliminata dallo stesso autore. Cosa di cui naturalmente è ben consapevole anche il suo riesumatore. Dice infatti Gerhard: “Questa versione non è da considerarsi un modello per altre rappresentazioni di Aida in futuro. Vogliamo soltanto presentare al pubblico un’Aida diversa, invitandolo a un viaggio nel tempo alle radici della fucina compositiva di Verdi. Certo, il compositore si sarebbe opposto all’esecuzione della sua prima versione come si oppose nel 1889, vanamente, alla riesumazione del suo Oberto alla Scala. Verdi scrisse che tutte le carte dette ‘abbozzi’ dovessero essere ‘abbruciate’. Conservandole accuratamente, però!”. Perché è chiaro che se avesse voluto realmente eliminarle, lo avrebbe fatto di persona. Non era tipo da affidare certe responsabilità agli altri, tantomeno agli eredi. La possibilità di studiarle e analizzarle a fondo è per gli studiosi di un valore inestimabile.Che cos’altro potrà uscire dal mitico baule? “Non lo sappiamo”, confessa Gerhard. “Non credo però ci siano molti altri brani completi, voglio dire con la partitura intera, come questo di Aida. Dovrebbe esserci la partitura del balletto del Nabucco composto per Bruxelles. C’è poi un’altra versione della fuga finale del Falstaff, che non è molto diversa da quella definitiva: la cosa interessante è che c’è la musica ma non ci sono i versi, segno che probabilmente Verdi aveva avuto l’idea della fuga prima ancora che ci fosse il libretto. Trovo strano che non ci siano tanti abbozzi dei Vespri siciliani e della Forza del destino. Comunque, quello che c’è da esaminare è già tanto. Se cinque studiosi si mettessero tutti i giorni ad analizzare ogni foglio, non basterebbero forse due anni per venirne a capo”. Mauro Balestrazzi Su "Classic Voice" di carta o nella copia digitale c'è molto di più. Scoprilo in edicola o su www.classicvoice.com.riviste.html
  • Recensioni Opere Concerti e Balletti

    Recital mon amour

      MARTINA FRANCA - Dovendo rivoluzionare il proprio cartellone per i noti motivi, il festival della Valle d’Itria ha mostrato iniziativa e fantasia nell’organizzare un programma che, una volta postane al centro la prima versione della straussiana Arianna a Nasso, sotto il malizioso titolo “Per ritrovare il filo” ha esplorato generi stili e repertori in diversa misura collegabili al mito di Arianna. Esclusa l’opera, i concerti di canto consentivano di rispettare le regole Covid e di avere ampio margine di scelta. Francesco Meli e Luca Salsi hanno replicato la loro fortunatissima serata piacentina di un mese prima presentando lo stesso programma tutto verdiano. Salsi soffriva ancora in parte dell’abbassamento di voce che gli ha precluso il recital della riapertura della Scala: ha cantato molto sulla tecnica, che come e più di sempre è formidabile, e in coppia con un Meli in super forma (questo suo “Ma se m’è forza perderti” lo ricorderò molto, molto a lungo) ha fatto ascoltare un “Credo” strepitoso per proseguire poi un finale secondo di Otello che, se il buongiorno si vede dal mattino, preannuncia due interpretazioni destinate a fare storia. La prevista serata con Veronica Simeoni è saltata, ma il dispiacere è stato mitigato dalla possibilità d’ascoltare comunque l’eccellente pianista Michele D’Elia accompagnare la brava Josè Maria Lo Monaco in un programma un filo meno accattivante ma sempre decoroso. Cinque concerti pomeridiani hanno fatto ascoltare musiche sei-settecentesche assai desuete rivelatesi spesso molto interessanti: memorabile, in ispecie, il programma assemblato dal bravissimo pianista-compositore Orazio Sciortino, con al centro un lavoro di Muzio Clementi, autore per lo più di nobili pizze, ma che una sua Sonata - grazie anche all’esecuzione, va sottolineato - è parsa una sorta di Ballata tragica ispirata all’altra grande abbandonata, Didone. Ottimo accompagnatore, poi, di Lidia Fridman impegnata nella gran scena finale della rossiniana Armida. A Sara Mingardo, che trent’anni fa s’ascoltò a Martina in una piccola parte del Giulio Cesare, è stato consegnato il premio Celletti al termine d’un concerto dove classe, stile, musicalità, pathos espressivo si sono per l’ennesima volta imposti, vincendo occasionali fragilità d’una linea comunque ancora bellissima. Accanto a lei, la vocalità di Francesca Aspromonte è apparsa un po’ meno suggestiva di altre volte, con una tal quale durezza in alto che spero proprio voglia ammorbidire al più presto. Fuochi d’artificio a oltranza, invece, nel recital di Jessica Pratt. Sostenuta dal pianoforte di Giulio Zappa che per incisività e ricchezza di colori era una vera e propria orchestra in miniatura, ha sciorinato non solo la serie d’impressionanti bellurie vocali cui ci ha resi adusi, ma anche una partecipazione emotiva che in Sonnambula e Elisir ha colpito non meno delle girandole pirotecniche accese nella celebre aria della bambola dei Contes offenbachiani. Accanto a lei Xabier Anduaga ha sfoggiato la sua voce più bella che mai, ma il bagagli tecnico, pur ragguardevole, è ancora inadeguato per ergere appieno una pagina rossiniana impervia come “Cessa di più resistere”: e il fa sovracuto di “Vieni tra queste braccia” andava evitato perché senza un’emissione tutta diversa che lo prepari e lo giustifichi, quel falsettino al limite dello scrocchio è quasi inevitabile. Ma la serie di concerti ha trovato la serata di gloria alla fine, quando anche Anna Caterina Antonacci è tornata a Martina dopo trentadue anni dai suoi Amore e Pallade nella Poppea dell’88: e s’è confermata essere artista tra le più gigantesche degli ultimi lustri, in un programma diviso a metà: Monteverdi e Charpentier con l’ottimo complesso Orchestra Cremona Antiqua, e la seconda novecentesca col bravo pianista Francesco Libetta . I due monteverdiani Lamenti (di Arianna e della Ninfa) sono di sublimità tragica lancinante, con un impiego delle note ribattute a fini espressivi che ne confermano l’impareggiabile statura stilistica. La scolpitura della parola con cui cesella il dolore offeso e la regalità impotente di Ottavia nel “Disprezzata Regina” lascia letteralmente tramortiti. La sua Medea di Charpentier, da poco memorabilmente affrontata in teatro, se non induce qualche direttore artistico nostrano a presentarsi con un contratto in bianco mi sa che costoro hanno sbagliato mestiere. E poi la morbidissima sensualità sempre ambiguamente oscillante tra melanconia, dolore, sorriso, dei suoi Poulenc. E poi Respighi e Martucci, coi quali si scendeva dall’empireo in terre più provinciali, ma grazie a simile classe e intensità espressiva non stridevano più di tanto col resto. E infine la chicca suprema col bis. Partono le prime tre note dell’Habanera della Carmen e tu pensi “beh, grande ma forse un filo banale come scelta”... e sei fregato: mutata in brano da camera, tutta tutta tutta a fior di labbro, sussurrata, insinuante, una tavolozza di colori degna d’un Renoir, sublime riflessione sulle infinite ambiguità e sul piacere del sesso che t’illudi possa diventare amore ma sai che non lo sarà, però come si fa a non provarci. E poi... poi è insomma Anna Caterina Antonacci: artista somma, serata indimenticabile. Elvio Giudici   Su "Classic Voice" di carta o nella copia digitale c'è molto di più. Scoprilo tutti i mesi in edicola o su www.classicvoice.com/riviste.html  

    Verdi – Rigoletto

    ROMA - L’idea non è nuova. Nel 1982 Jonathan Miller per la English National Opera mise in scena al

    Maestri d’Italia

    Gatti e Chailly, Chailly e Gatti. Nella vita musicale italiana c’è un ritornello che sembra riproporre
  • Mozart in diretta da Salisburgo 2020

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    258 - Novembre 2020
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    L’Accademia riapre in sicurezza

    Il 15 giugno l’Accademia Internazionale “Incontri con il Maestro” di Imola ha riaperto l’attività didattica in presenza con la programmazione delle lezioni in sede. Definito il protocollo aziendale con tutte le misure anticontagio necessarie per tutelare la salute di allievi, maestri e dipendenti, l’Accademia ha riattivato le lezioni convinta che la qualità dell’insegnamento che la contraddistingue debba continuare ad essere trasmessa in presenza, modalità in cui è possibile garantire la ricerca del bel suono nello stretto dialogo fra docente e allievo. La specificità delle lezioni che si svolgono all’Accademia di Imola ha consentito di potersi riorganizzare più agilmente dal momento che le lezioni sono sostanzialmente one-to-one maestro-allievo ed escludono di per sé occasioni di assembramento. A fine giugno si è anche svolta la prima sessione degli esami degli insegnamenti teorici dei corsi di laurea di Storia della Musica, Estetica e Ear Training. Le prove si sono svolte con i docenti in sede e gli allievi alcuni in presenza e alcuni online. “Per la riapertura dell’attività didattica in presenza - evidenzia Angela Maria Gidaro, Sovrintendente della Fondazione Accademia Internazionale “Incontri con il Maestro” di Imola - l’Accademia si è mossa istituendo una ‘task force’ composta dal responsabile della sicurezza, dal medico competente, dal responsabile dei lavoratori e dal sovrintendente. Le misure anticontagio - chiarisce - prevedono una serie di azioni tra le quali il rispetto delle distanze di sicurezza, l’igienizzazione costante e quotidiana degli spazi comuni, dei punti di contatto e degli strumenti musicali tra i cambi di lezione. Inoltre, a maggior tutela, sono stai predisposti dei pannelli trasparenti divisori tanto negli uffici quanto nelle aule. A parte alcuni casi di necessaria tutela per alcune fragilità l’attività è ricominciata in progressione percentuale raggiungendo ad oggi l’80% della frequenza. La gestione più problematica - racconta la Sovrintendente Gidaro - riguarda gli studenti stranieri sia UE che extra UE che momentaneamente hanno delle difficoltà evidenti nel viaggiare. Per questi casi l’Accademia si sta organizzando al fine di garantire comunque una continuità didattica anche su piattaforma online fino al termine dell’emergenza covid.” La Sovrintendete Angela Maria Gidaro Gidaro ricorda come l’Istituzione sia stata tempestiva nella chiusura immediata delle attività già il 24 di febbraio per salvaguardare, nella prima fase covid, la salute dei propri allievi, docenti e dipendenti. A seguito della chiusura, è stata attivata la didattica online per le materie teoriche dei percorsi di laurea, mentre per quelle di strumento non è stata intrapresa una modalità digitale. Piuttosto si è operato incentivando allievi e docenti a mantenere un dialogo anche attraverso ascolti e consigli su registrazioni e contatti multimediali.   “Un’Accademia della nostra portata non può lavorare senza la presenza dell’allievo – dichiara Franco Scala, Fondatore e Coordinatore didattico della Fondazione nonché Direttore dell’Accademia Pianistica - perchè l’eccellenza opera sulla trasmissione delle emozioni e fare questo online non è possibile. Come si può far assaggiare un vino per telefono o far percepire la bellezza di un quadro con una foto? Stanno nascendo piattaforme digitali con una qualità di riproduzione molto alta, anche se queste non possono essere considerate una totale alternativa all’esecuzione dal vivo bensì solo una momentanea possibilità di tamponare la situazione. Siamo in emergenza - commenta il Maestro Scala - ed è giusto cercare di salvare qualsiasi espressività musicale, per questo stiamo lavorando per consentire agli studenti più lontani di poter effettuare gli esami di ammissione online nel caso si rendesse necessario a settembre. La tecnologia, nel nostro caso, va usata solo in caso di emergenza ed era necessario riprendere al più presto le lezioni in presenza, naturalmente in sicurezza. Penso inoltre - conclude Scala - che il mondo della musica potrà uscire arricchito da questa situazione, perchè ho notato una forte motivazione dei docenti non solo verso la componente didattica ma anche nella riscoperta generale del valore delle relazioni umane.” I mesi di lockdown sono stati per l’Istituzione imolese l’occasione per ultimare il perfezionamento della trasformazione in Fondazione, migliorando la struttura interna e definendo con maggior vigore gli indirizzi musicali. L’attività didattica è stata suddivisa in otto specifiche Accademie tante quante sono gli indirizzi del corsi di laurea: Pianoforte, Violino, Viola, Violoncello, Flauto, Chitarra, Musica da Camera e Composizione, coinvolgendo Direttori e docenti di chiara fama internazionale. “Il tutto - chiosa la Sovrintendente Gidaro - è stato possibile grazie al sentito impegno da parte del nuovo consiglio di amministrazione guidato dal Presidente Corrado Passera.”   www.imolamusicacademies.org
  • Eventi
    Il Comunale di Bologna inaugura con un Wagner visionario. Dirige Valčuha

    Le stalattiti di Tristano

    Dal 1871 al 1914, ovvero dal Lohengrin (prima apparizione wagneriana in Italia) fino al debutto
    A Palermo “Das Paradies un die Peri”, oratorio profano messo in scena da Anagoor

    Schumann sposa l’Islam

    Hanno viaggiato in Iran, Turchia e Siria per trovare le radici della Peri di Schumann, cacciata
    Mariotti-Vick all'inaugurazione del Rossini Opera Festival numero 40 con la monumentale "Semiramide"

    Quattro ore di puro belcanto

    Gli anniversari non dicono tutto, a meno che non mettano a fuoco l'anima di un Festival che taglia
  • Novità CD

    SCHOENBERG BERG – WEBERN

      La Seconda Scuola di Vienna in un cofanetto che racchiude le registrazioni di Giuseppe Sinopoli con la Staatskapelle di Dresda: Pierrot Lunaire, Erwartung, A survivor from Warsaw, i Gurrelieder di Arnold Schoenberg; il Concerto per violino, i Lieder, il Concerto da camera di Alban Berg; la Sinfonia op. 21, le Variazioni op. 30, i Sei pezzi per orchestra op. 6 e la Passacaglia di Anton Webern. Un momento fondamentale della rivoluzione culturale europea del Novecento riletto da un maestro della musica mitteleuropea.             Su “Classic Voice” di carta o nella copia digitale c’è molto di più. Scoprilo tutti i mesi in edicola o su www.classicvoice.com/riviste.html    
  • Novità DVD

    Puccini Madama Butterfly

      L’opera che inaugurò la stagione 2016-17 della Scala approda in un doppio dvd curato da Decca e Rai Com. Si tratta della versione originale del 1904 (la “prima” Butterfly, poi pesantemente rimaneggiata da Puccini dopo il fiasco scaligero), con Riccardo Chailly sul podio, la regia di Alvis Hermanis e Maria José siri nel ruolo del titolo.         Su “Classic Voice” di carta o in digitale c’è molto di più. Scoprilo tutti i mesi in edicola o su www.classicvoice.com/riviste.html    
  • Recensioni CD

    Mozart – Sonata per 2 pianoforti K 448 Andante con variazioni per pianoforte a 4 mani K 501 Larghetto e Allegro per 2 pianoforti Fantasie K 396 e 397

    Un omaggio, un ricordo nitidissimo con cui la casa austriaca ha voluto rinnovare l’immagine di due artisti che dell’Austria hanno rappresentato lo spirito più autentico, attraverso una complementarietà di intenti che trovava una rara sintonia quando i due si trovavano a colloquiare davanti alla stessa tastiera. Personalità diverse per carattere e per formazione: Badura-Skoda nutrito dall’esemplare lezione di Edwin Fischer che imprimerà un passo autorevolmente rigoroso al percorso interpretativo, Demus aperto anche ad altri orizzonti, quelli francesi in particolare, dove il segno di Yves Nat si stemperava con quello di Gieseking per giungere al culmine di Benedetti Michelangeli; da qui le suggestioni verso Debussy e Franck, autori attivi anche nel suo ricco crogiolo compositivo, insieme alle sollecitazioni di una vasta cultura artistica - il padre Otto un illustre storico dell’arte - che affiorava dall’originalità di quella villa che si era costruita nel Salzkammergut, sul crinale boscoso di una montagna dalla quale si ammira il lago di Traunsee. Una casa museo, intitolata a Bartolomeo Cristofori, inventore del pianoforte, ma un museo che viveva, che respirava attraverso gli strumenti che facevano sentire la propria voce sotto le dita del padrone di casa. Universo quello degli strumenti antichi frequentato assiduamente anche da Badura-Skoda, con una determinazione che mai divenne istigante, nella circolarità con cui sapeva confrontarsi con gli strumenti moderni. Un’intesa quella tra Badura-Skoda e Jörg Demus che ha attraversato la loro lunghissima vita, entrambi scomparsi a pochi mesi di distanza, superata la barriera dei novanta, sorretta da una felicità che pareva prolungare la trasparenza della vicenda mozartiana, nel gioco sempre sorprendente di ombre e di luci; ne è esemplare indizio questo disco registrato nel 2010 dai due ottantenni che con Mozart dialogano con piena complicità, ognuno con un proprio carattere sia che dividano le tastiere o che si raccolgano in un soliloquio, come ben lasciano intendere le Fantasie solistiche; alla fine concordi testimoni di un’idea di classicità liberata dal peso della maniera, come se nulla fosse avvenuto della “grande crisi” che ha stravolto il nostro mondo, registrata fatalmente da Mahler e da Schoenberg, autori che infatti esorbitavano dal loro orizzonte poetico: limite toccato da entrambi la Sonata di Berg che Demus suonò ancora in uno dei suoi ultimi concerti italiani; anche il suo Debussy guardava poeticamente indietro per più non proiettare altri interrogativi, mentre lo sguardo in avanti di Badura-Skoda giungeva fino al prediletto Frank Martin. Vivevano la musica, insomma, attraverso il velo nostalgico ma fiducioso di quel “mondo di ieri” sognato, disperatamente, da Stefan Zweig, piuttosto che attraverso quello della nitida, irreversibile premonizione dell’Uomo senza qualità; ed anche questo, nella condizione di inquietudine che sta avvolgendoci, accentua la portata dal dono offertoci da questo disco. Gian Paolo Minardi   Su “Classic Voice” di carta o nella copia digitale c’è molto di più. Scoprilo tutti i mesi in edicola o su www.classicvoice.com/riviste.html        
  • Recensioni DVD

    Offenbach – Un mari à la porte

      C’è un problema molto serio eppure imprescindibile, ogniqualvolta si affronta l’Offenbach dell’operetta: la lingua. Anche Carmen, come ben si sa, soffre parecchio a questo proposito e oggi anche più di ieri, dato che ormai la versione coi dialoghi s’è quasi ovunque imposta relegando i recitativi di Guiraud nella soffitta della veterolirica di provincia: ma tale  è la forza della musica, e talmente conosciuta ne è la vicenda, da consentire quasi sempre tagli tali da ridurre i parlati a poche frasette di raccordo. Con Offenbach questo è impossibile, stante che nella costruzione teatrale i dialoghi hanno funzione quasi analoga ai brani cantati. Non solo. Sono dialoghi che sfruttano con diabolica abilità le inflessioni molto particolari della lingua francese: e chi non sia di madrelingua deve essere maledettamente bravo per esserne all’altezza. In questi quarantacinque minuti di spettacolo messo in scena a Firenze in dittico con Cavalleria (una di quelle bizzarrie che dovrebbero far tanto fino e invece non dicono nulla), per dirla pur con tutta la comprensione e simpatia possibili, l’accento è all’incirca spaventoso. Non si capisce in pratica una parola, in ispecie per quanto concerne le due interpreti femminili: e anche a chi francese non sia, la cosa infastidisce parecchio. Poi lo spettacolo. Raramente un autore è stato altrettanto in sintonia con la società in cui viveva e operava più di quanto non lo fosse Offenbach: benissimo non tentare di ricreare sulla scena la Parigi del Secondo Impero, ma una società ben definita e soprattutto “quotidiana” su cui ironizzare a me pare costituisca il sale d’ogni drammaturgia offenbachiana. Qui abbiamo una sorta di astratta voliera abitata da quattro tizi abbigliati in esotico astratto, che per conseguenza si muovono in modo del tutto innaturale e caricato. E la trama (sposina di fresco che per dispetto sbarra la porta al neomarito, invano consigliata da un’amica e con un tizio che le è capitato in camera dal camino perché in fuga sui tetti da una tizia che lo insidia) perde proprio quel quid di assurdo entro il quotidiano borghese col quale si deve porre in ironico e il più possibile vetriolico contrasto. Pensiamo a una soap opera spagnola del genere La casa de las Flores (sollievo impareggiabile durante questi mesi di clausura…) che perda l’apparente “normalità” con cui si svolgono le cose più pazzamente assurde, per virarla invece in grottesca astrazione: un intellettualismo-chic che impoverisce tutto e fa sgonfiare e indurire un soufflé potenzialmente vaporosissimo. Galli dirige bene quantunque con un tal quale eccesso di pesantezza; il cast è discreto (Francesca Benitez, in particolare, viene a capo con onore della pestifera Valse tyrolienne, tutta svolazzi e sovracuti), ma senza particolari mirabilie. Elvio Giudici   Su “Classic Voice” di carta o nella copia digitale c’è molto di più. Scoprilo tutti i mesi in edicola o su www.classicvoice.com/riviste.html        
Ultime Novità CD

FARINELLI

Cecilia Bartoli (cd Decca)   Cecilia Bartoli pubblica un nuovo album che celebra il più famoso cantante del diciottesimo secolo: il castrato Farinelli. In uscita l’8 novembre, il disco include arie del

L’ART DE PIERRE COCHEREAU

(6 cd Decca)   A trentacinque anni dalla sua scomparsa, Decca dedica un cofanetto al grande organista francese allievo di Marcel Dupré, titolare di Notre Dame dal 1955. In questa antologia spiccano brani

MARTINI

Complete Instrumental Music (9 cd + 1 dvd Warner)   Si completa un ambizioso progetto dell’Accademia degli Astrusi, del suo direttore Federico Ferri e del clavicembalista e organista Daniele Proni. Ecco

MAHLER -HAITINK

The complete Symphonies - Orchestral Songs (12 cd Decca)   Due anniversari in uno accompagnano l’uscita di questa raccolta con l’integrale mahleriana stampata per la prima volta in Blue-ray audio (Sinfonie
Ultime Novità DVD

Belcanto The Tenors of the 78 Era

(2 dvd, dvd bonus, 2 cd, 2 libri Naxos)   Enrico Caruso, John Mc Cormack, Leo Slezak, Tito Schipa, Richard Tauber, Beniamino Gigli e altri fino a Jussi Björling (nato nel 1911 e scomparso nel 1960) in una

Gerry Mulligan Concert

Il sassofonista Gerry Mulligan (1927-1996) esegue due sue composizioni pensate appositamente per sax baritono e orchestra insieme all’Orchestra Filarmonica di Stoccolma, diretta per l’occasione da Dennis Rusell

Verdi

In formato bluray la Dynamic pubblica il debutto nella regia d'Opera di Dario Argento del 2013 con Macbeth di Verdi al Teatro Coccia di Novara. Il Cast vede Giuseppe Altomare nel ruolo del titolo e Dimitra Theodossiou

Sharon Isbin

Un ritratto della camaleontica chitarrista di formazione classica Sharon Isbin in un documentario che include la performance alla Casa Bianca ed esecuzioni di musiche di Howard Shore, Mark O’Connor (che concerta con