• Mondo Classico

    Il tempo si è fermato

    Ottanta anni fa, in un campo di prigionia nazista, a quindici gradi sotto zero, nacque il “Quatuor pour la fin du Temps” di Olivier Messiaen. Una rappresentazione sonora di un mondo atroce, ripercorsa in un nuovo libro edito da Colophon coi disegni di Mimmo Paladino, un saggio di Sandro Cappelletto e un contributo di Liliana Segre. Tutto avvenne a Görlitz, cittadina nel nord della Slesia che oggi segna il confine tra Germania e Polonia. Proprio lì, una lapide collocata all’ingresso ricorda che dal 1939 al 1945 transitarono 120.000 prigionieri. In una di quelle giornate interminabili, il 15 gennaio 1941 fu eseguito il “Quartetto per la fine del Tempo” di Messiaen, che casualmente s'era ritrovato tre musicisti tra i suoi compagni di prigionia. Erano Jean Le Boulaire (violino), Etienne Pasquier (violoncello) e Henri Akoka (clarinetto). Messiaen stesso era al pianoforte. “Ho scritto un quartetto per i musicisti e gli strumenti che avevo a disposizione - racconterà il compositore dopo la liberazione - Avevo bisogno di pensare alla musica, di farla, per sentirmi vivo. Sono partito da un’immagine molto amata, quella dell’Angelo che annuncia la fine del Tempo. L’abisso è il tempo, con le sue tristezze, con le sue stanchezze. Gli uccelli sono il contrario del tempo sono il nostro desiderio di luce, di stelle, di arcobaleni, di vocalizzi giubilanti”. L'esecuzione avvenne nella baracca n. 27B adibita a teatro, la stessa in cui venivano dati alcuni spettacoli di prosa e proiettati film di propaganda. “Il 'Quartetto per la fine del Tempo' - spiegò Pasquier, che suonava su un violonello senza una corda -  ci trasporta in un Paradiso meraviglioso, ci solleva dall’abominevole suolo”. Ottant'anni esatti. Sembra un'eternità. Ma è successo ieri. Per leggere il servizio completo dedicato all'anniversario del “Quatuor pour la fin du Temps” acquista “Classic Voice” di gennaio, in versione cartacea o digitale, in edicola o su www.classicvoice.com/riviste.html

    Bergamo ha trovato la cura

    Ad aprire il weekend del Donizetti Opera 2020 c'è Marino Faliero in diretta su Rai 5 e Rai Radio 3 alle ore 20 del 20 novembre. Un progetto creativo firmato dal duo ricci/forte, con Riccardo Frizza sul podio, in attesa di dirigere anche il secondo appuntamento in forma di  concerto, Belisario (protagonista Roberto Frontali che sostituisce Placido Domingo). Il fine settimana bergamasco, tutto visibile sulle nuova web tv dedicata www.donizetti.org, si chiude il 22 novembre con Le nozze in villa, in onda dalle ore 19.30 sotto la direzione di Stefano Montanari. Quando la scure dell’ultimo Decreto è piombata sui teatri italiani, Bergamo non ha vacillato neanche un secondo. La nuova edizione del Donizetti Opera è stata confermata anche a porte chiuse, migrando sulla nuova Donizetti Web Tv, che prevede abbonamenti a tutta la programmazione (59 euro) oppure ai singoli titoli (30 euro). È il primo festival italiano a sperimentare la modalità integrale on-demand, un sistema che in futuro potrebbe essere affiancato in modo permanente al cartellone dal vivo, a beneficio degli spettatori lontani, visto che i viaggi a lunga distanza resteranno una chimera per chissà quanto tempo ancora. La kermesse bergamasca, del resto, aveva già per- corso strade inedite e coraggiose: nel 2019 il Festival non si fermò nemmeno durante i lavori di ristrutturazione del Teatro Donizetti, che proprio quest’anno si sarebbe dovuto rivelare al pubblico per la prima volta dopo un investimento di oltre 18 milioni di euro. La città che ha fornito le immagini più drammatiche della prima ondata di pandemia (dai camion militari in fila con le bare al Requiem di Donizetti eseguito davanti al Cimitero Monumentale) ora si raduna attorno al suo Festival trovandovi un nuovo appiglio per cementare l’identità collettiva. La riflessione dominante degli organizzatori partiva dal presupposto che ignorare o rimuovere la tragedia fosse impossibile, tanto più in una provincia che ha pagato con quasi 5.000 morti il tributo all’emergenza. Ma come far dialogare la musica di Donizetti con l’attualità? Il direttore artistico Francesco Micheli, bergamasco, ha voluto radunare attorno a sé un gruppo di ricerca formato da professionalità diverse, non necessariamente legate al mondo dell’opera: ci sono il libraio e l’esperto di web, lo storyteller e il giornalista. Li guida Francesca Corna, psicologa bergamasca attiva a Parigi. “Attorno a lei - racconta Micheli - abbiamo inaugurato un tavolo di lavoro che ci è servito per capire quale tipo di impronta dare al Festival. Ce lo hanno richiesto i tempi in cui viviamo. Questa vuole anche essere una reazione alla noncuranza con cui spesso il nostro ambiente risponde ai grandi temi di oggi, come se vivesse in una bolla permanente”. Sul piano pratico, questo tavolo ha prodotto documenti e riflessioni che verranno con-divisi col pubblico del Festival: “Lo definirei un diario di viaggio - spiega Corna - scritto da professionisti che non si conoscevano e che però sono accomunati dalla passione per l’umano. Il Requiem di Donizetti in memoria delle vittime ha aperto una riflessione potente: grazie a un fatto musicale ci siamo dovuti chiedere tutti in che modo le persone vivono gli eventi traumatici, singolarmente e collettivamente”. A Bergamo, e non solo, centinaia di persone non hanno ancora potuto salutare i propri morti con una cerimonia funebre tradizionale. Per la prima volta, un evento musicale è stato il sostitutivo di quel rituale necessario... Per leggere il servizio completo di Luca Baccolini sul Donizetti Opera acquista “Classic Voice” di novembre in versione cartacea o digitale, in edicola o su www.classicvoice.com/riviste.html
  • Recensioni Opere Concerti e Balletti

    Troppa Rai, poca Scala

    MILANO - Il miglior spot per l’opera mai concepito. Quando mai riusciremo a vedere un’altra volta una celebrazione del melodramma così rifinita? Con i testi teatrali e letterari ottimamente scelti dal regista/autore Davide Livermore e quasi sempre ben recitati; la presenza dei migliori cantanti del pianeta; la perfezione del montaggio che scaccia le imperfezioni del palcoscenico. Il tutto nella location più bella del mondo.  Il mega recital vocale che sostituisce a causa del Covid la “prima” della Scala (“A Riveder le Stelle” su RaiUno) è uguale ma diverso da altri gala operistici televisivi. Lo rende nuovo l’aggiunta di situazioni teatral-scenografiche inedite, di bellezza ammaliante per il piccolo schermo e “giuste” per assecondare il clima delle arie, con molti riusi di magazzino, com’è giusto che sia (il treni di Tamerlano per il viaggio sotto la neve di Filippo II, gli antichi romani della vista Cinecittà di Don Pasquale, la bandierona francese di Chénier, gli angeli di Tosca) e qualche idea azzeccata grazie alla "realtà aumentata" (Iago che pronuncia il suo diabolico Credo dopo aver stretto la mano al Presidente Usa di fronte alla Casa Bianca in fiamme). Lo spettacolo evita anche l’intralcio delle Carlucci e dei Vespa - opportunamente costretti nei siparietti iniziali e finali - col loro inevitabile tocco iper nazionalpopolare. Ma soprattutto ha nei titoli di testa la firma della Scala, il suo prestigio, la sua orchestra meravigliosa, i ballerini, le maestranze scaligere - senza confronto migliori di qualsiasi complesso rai tv - per non parlare di un direttore d’orchestra come Riccardo Chailly. La gioilleria della casa. Non si sta neanche a discutere le prestazioni dei cantanti. Tutte più o meno eccellenti (pur con qualche riserva), anche perché private del “frisson” della diretta. Perfino Domingo canta discretamente. Qual è il punto allora? Che la firma della Scala c’è, è evidente nella qualità, ma non viene mostrata abbastanza. Il glorioso teatro è nell’orchestra, nelle voci, nella maestria dei tecnici, compreso il Bolle nazionale. Non nel significato complessivo, nella atmosfera e nella “missione” che promana da questo strano oggetto. La somma dei fattori non la restituisce. In primo piano resta sempre la Rai, il “prodotto” televisivo confezionato in postproduzione, le belle immagini, i tableaux vivants (giacché di regia, senza percorso drammaturgico, non si può parlare), il suono orchestrale sentito particolarmente sontuoso e “grasso” forse per effetto delle immagini patinate, la logica sanremese delle pillole dove è difficile seguire un arco creativo e narrativo, se non nel finale salvifico. Tutte cose legittime e magari necessarie, non solo in tempo di pandemia; ma che con le emozioni, la densità, la complessità, la fatica a volte (sì, non è sempre “magia”), l’autenticità del vedere uno spettacolo della Scala, hanno poco a che fare. L’Opera di Roma ha avuto l’intelligenza di produrre un’opera (Il Barbiere di Siviglia) con la logica dell’antico e glorioso teatro in tv; e anche la furbizia di mostrare se stessa a ogni inquadratura, il teatro, i palchi, il rosso del velluto sbiadito delle poltrone. La Scala ha scatenato tutte le sue forze per trasformarsi in studio televisivo e cinematografico. Rimane la sensazione che le grandi energie e risorse impiegate per metter su questo show sfarzoso e infinito sarebbero forse avanzate per una realizzazione operistica che raccontasse la Scala per davvero. Anche la Scala chiusa e ferita di questi mesi, non importa. Andrea Estero   Su "Classic Voice" di carta o in digitale c'è molto di più. Scoprilo tutti i mesi in edicola o su www.classicvoice.com/riviste.html  

    Recital mon amour

      MARTINA FRANCA - Dovendo rivoluzionare il proprio cartellone per i noti motivi, il festival

    Verdi – Rigoletto

    ROMA - L’idea non è nuova. Nel 1982 Jonathan Miller per la English National Opera mise in scena al
  • Mozart in diretta da Salisburgo 2020

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    260 - Gennaio 2021
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  • Contenuto sponsorizzato

    L’Accademia riapre in sicurezza

    Il 15 giugno l’Accademia Internazionale “Incontri con il Maestro” di Imola ha riaperto l’attività didattica in presenza con la programmazione delle lezioni in sede. Definito il protocollo aziendale con tutte le misure anticontagio necessarie per tutelare la salute di allievi, maestri e dipendenti, l’Accademia ha riattivato le lezioni convinta che la qualità dell’insegnamento che la contraddistingue debba continuare ad essere trasmessa in presenza, modalità in cui è possibile garantire la ricerca del bel suono nello stretto dialogo fra docente e allievo. La specificità delle lezioni che si svolgono all’Accademia di Imola ha consentito di potersi riorganizzare più agilmente dal momento che le lezioni sono sostanzialmente one-to-one maestro-allievo ed escludono di per sé occasioni di assembramento. A fine giugno si è anche svolta la prima sessione degli esami degli insegnamenti teorici dei corsi di laurea di Storia della Musica, Estetica e Ear Training. Le prove si sono svolte con i docenti in sede e gli allievi alcuni in presenza e alcuni online. “Per la riapertura dell’attività didattica in presenza - evidenzia Angela Maria Gidaro, Sovrintendente della Fondazione Accademia Internazionale “Incontri con il Maestro” di Imola - l’Accademia si è mossa istituendo una ‘task force’ composta dal responsabile della sicurezza, dal medico competente, dal responsabile dei lavoratori e dal sovrintendente. Le misure anticontagio - chiarisce - prevedono una serie di azioni tra le quali il rispetto delle distanze di sicurezza, l’igienizzazione costante e quotidiana degli spazi comuni, dei punti di contatto e degli strumenti musicali tra i cambi di lezione. Inoltre, a maggior tutela, sono stai predisposti dei pannelli trasparenti divisori tanto negli uffici quanto nelle aule. A parte alcuni casi di necessaria tutela per alcune fragilità l’attività è ricominciata in progressione percentuale raggiungendo ad oggi l’80% della frequenza. La gestione più problematica - racconta la Sovrintendente Gidaro - riguarda gli studenti stranieri sia UE che extra UE che momentaneamente hanno delle difficoltà evidenti nel viaggiare. Per questi casi l’Accademia si sta organizzando al fine di garantire comunque una continuità didattica anche su piattaforma online fino al termine dell’emergenza covid.” La Sovrintendete Angela Maria Gidaro Gidaro ricorda come l’Istituzione sia stata tempestiva nella chiusura immediata delle attività già il 24 di febbraio per salvaguardare, nella prima fase covid, la salute dei propri allievi, docenti e dipendenti. A seguito della chiusura, è stata attivata la didattica online per le materie teoriche dei percorsi di laurea, mentre per quelle di strumento non è stata intrapresa una modalità digitale. Piuttosto si è operato incentivando allievi e docenti a mantenere un dialogo anche attraverso ascolti e consigli su registrazioni e contatti multimediali.   “Un’Accademia della nostra portata non può lavorare senza la presenza dell’allievo – dichiara Franco Scala, Fondatore e Coordinatore didattico della Fondazione nonché Direttore dell’Accademia Pianistica - perchè l’eccellenza opera sulla trasmissione delle emozioni e fare questo online non è possibile. Come si può far assaggiare un vino per telefono o far percepire la bellezza di un quadro con una foto? Stanno nascendo piattaforme digitali con una qualità di riproduzione molto alta, anche se queste non possono essere considerate una totale alternativa all’esecuzione dal vivo bensì solo una momentanea possibilità di tamponare la situazione. Siamo in emergenza - commenta il Maestro Scala - ed è giusto cercare di salvare qualsiasi espressività musicale, per questo stiamo lavorando per consentire agli studenti più lontani di poter effettuare gli esami di ammissione online nel caso si rendesse necessario a settembre. La tecnologia, nel nostro caso, va usata solo in caso di emergenza ed era necessario riprendere al più presto le lezioni in presenza, naturalmente in sicurezza. Penso inoltre - conclude Scala - che il mondo della musica potrà uscire arricchito da questa situazione, perchè ho notato una forte motivazione dei docenti non solo verso la componente didattica ma anche nella riscoperta generale del valore delle relazioni umane.” I mesi di lockdown sono stati per l’Istituzione imolese l’occasione per ultimare il perfezionamento della trasformazione in Fondazione, migliorando la struttura interna e definendo con maggior vigore gli indirizzi musicali. L’attività didattica è stata suddivisa in otto specifiche Accademie tante quante sono gli indirizzi del corsi di laurea: Pianoforte, Violino, Viola, Violoncello, Flauto, Chitarra, Musica da Camera e Composizione, coinvolgendo Direttori e docenti di chiara fama internazionale. “Il tutto - chiosa la Sovrintendente Gidaro - è stato possibile grazie al sentito impegno da parte del nuovo consiglio di amministrazione guidato dal Presidente Corrado Passera.”   www.imolamusicacademies.org
  • Eventi
    La formula divulgativa di Ferrara Musica con Enzo Restagno e Nicola Bruzzo

    Cinque minuti per spiegare il Novecento

    Non solo concerti. Lo streaming passa anche per la divulgazione d'autore. Ferrara Musica ha
    Dal 2 al 4 dicembre, canale Youtube “Farulli 100”

    Nel segno di Piero Farulli

    Nel centenario della nascita di Piero Farulli, il leggendario violista del Quartetto Italiano che
    Il Comunale di Bologna inaugura con un Wagner visionario. Dirige Valčuha

    Le stalattiti di Tristano

    Dal 1871 al 1914, ovvero dal Lohengrin (prima apparizione wagneriana in Italia) fino al debutto
  • Novità CD

    SCHOENBERG BERG – WEBERN

      La Seconda Scuola di Vienna in un cofanetto che racchiude le registrazioni di Giuseppe Sinopoli con la Staatskapelle di Dresda: Pierrot Lunaire, Erwartung, A survivor from Warsaw, i Gurrelieder di Arnold Schoenberg; il Concerto per violino, i Lieder, il Concerto da camera di Alban Berg; la Sinfonia op. 21, le Variazioni op. 30, i Sei pezzi per orchestra op. 6 e la Passacaglia di Anton Webern. Un momento fondamentale della rivoluzione culturale europea del Novecento riletto da un maestro della musica mitteleuropea.             Su “Classic Voice” di carta o nella copia digitale c’è molto di più. Scoprilo tutti i mesi in edicola o su www.classicvoice.com/riviste.html    
  • Novità DVD

    Puccini Madama Butterfly

      L’opera che inaugurò la stagione 2016-17 della Scala approda in un doppio dvd curato da Decca e Rai Com. Si tratta della versione originale del 1904 (la “prima” Butterfly, poi pesantemente rimaneggiata da Puccini dopo il fiasco scaligero), con Riccardo Chailly sul podio, la regia di Alvis Hermanis e Maria José siri nel ruolo del titolo.         Su “Classic Voice” di carta o in digitale c’è molto di più. Scoprilo tutti i mesi in edicola o su www.classicvoice.com/riviste.html    
  • Recensioni CD

    Mozart – Sonata per 2 pianoforti K 448 Andante con variazioni per pianoforte a 4 mani K 501 Larghetto e Allegro per 2 pianoforti Fantasie K 396 e 397

    Un omaggio, un ricordo nitidissimo con cui la casa austriaca ha voluto rinnovare l’immagine di due artisti che dell’Austria hanno rappresentato lo spirito più autentico, attraverso una complementarietà di intenti che trovava una rara sintonia quando i due si trovavano a colloquiare davanti alla stessa tastiera. Personalità diverse per carattere e per formazione: Badura-Skoda nutrito dall’esemplare lezione di Edwin Fischer che imprimerà un passo autorevolmente rigoroso al percorso interpretativo, Demus aperto anche ad altri orizzonti, quelli francesi in particolare, dove il segno di Yves Nat si stemperava con quello di Gieseking per giungere al culmine di Benedetti Michelangeli; da qui le suggestioni verso Debussy e Franck, autori attivi anche nel suo ricco crogiolo compositivo, insieme alle sollecitazioni di una vasta cultura artistica - il padre Otto un illustre storico dell’arte - che affiorava dall’originalità di quella villa che si era costruita nel Salzkammergut, sul crinale boscoso di una montagna dalla quale si ammira il lago di Traunsee. Una casa museo, intitolata a Bartolomeo Cristofori, inventore del pianoforte, ma un museo che viveva, che respirava attraverso gli strumenti che facevano sentire la propria voce sotto le dita del padrone di casa. Universo quello degli strumenti antichi frequentato assiduamente anche da Badura-Skoda, con una determinazione che mai divenne istigante, nella circolarità con cui sapeva confrontarsi con gli strumenti moderni. Un’intesa quella tra Badura-Skoda e Jörg Demus che ha attraversato la loro lunghissima vita, entrambi scomparsi a pochi mesi di distanza, superata la barriera dei novanta, sorretta da una felicità che pareva prolungare la trasparenza della vicenda mozartiana, nel gioco sempre sorprendente di ombre e di luci; ne è esemplare indizio questo disco registrato nel 2010 dai due ottantenni che con Mozart dialogano con piena complicità, ognuno con un proprio carattere sia che dividano le tastiere o che si raccolgano in un soliloquio, come ben lasciano intendere le Fantasie solistiche; alla fine concordi testimoni di un’idea di classicità liberata dal peso della maniera, come se nulla fosse avvenuto della “grande crisi” che ha stravolto il nostro mondo, registrata fatalmente da Mahler e da Schoenberg, autori che infatti esorbitavano dal loro orizzonte poetico: limite toccato da entrambi la Sonata di Berg che Demus suonò ancora in uno dei suoi ultimi concerti italiani; anche il suo Debussy guardava poeticamente indietro per più non proiettare altri interrogativi, mentre lo sguardo in avanti di Badura-Skoda giungeva fino al prediletto Frank Martin. Vivevano la musica, insomma, attraverso il velo nostalgico ma fiducioso di quel “mondo di ieri” sognato, disperatamente, da Stefan Zweig, piuttosto che attraverso quello della nitida, irreversibile premonizione dell’Uomo senza qualità; ed anche questo, nella condizione di inquietudine che sta avvolgendoci, accentua la portata dal dono offertoci da questo disco. Gian Paolo Minardi   Su “Classic Voice” di carta o nella copia digitale c’è molto di più. Scoprilo tutti i mesi in edicola o su www.classicvoice.com/riviste.html        
  • Recensioni DVD

    Offenbach – Un mari à la porte

      C’è un problema molto serio eppure imprescindibile, ogniqualvolta si affronta l’Offenbach dell’operetta: la lingua. Anche Carmen, come ben si sa, soffre parecchio a questo proposito e oggi anche più di ieri, dato che ormai la versione coi dialoghi s’è quasi ovunque imposta relegando i recitativi di Guiraud nella soffitta della veterolirica di provincia: ma tale  è la forza della musica, e talmente conosciuta ne è la vicenda, da consentire quasi sempre tagli tali da ridurre i parlati a poche frasette di raccordo. Con Offenbach questo è impossibile, stante che nella costruzione teatrale i dialoghi hanno funzione quasi analoga ai brani cantati. Non solo. Sono dialoghi che sfruttano con diabolica abilità le inflessioni molto particolari della lingua francese: e chi non sia di madrelingua deve essere maledettamente bravo per esserne all’altezza. In questi quarantacinque minuti di spettacolo messo in scena a Firenze in dittico con Cavalleria (una di quelle bizzarrie che dovrebbero far tanto fino e invece non dicono nulla), per dirla pur con tutta la comprensione e simpatia possibili, l’accento è all’incirca spaventoso. Non si capisce in pratica una parola, in ispecie per quanto concerne le due interpreti femminili: e anche a chi francese non sia, la cosa infastidisce parecchio. Poi lo spettacolo. Raramente un autore è stato altrettanto in sintonia con la società in cui viveva e operava più di quanto non lo fosse Offenbach: benissimo non tentare di ricreare sulla scena la Parigi del Secondo Impero, ma una società ben definita e soprattutto “quotidiana” su cui ironizzare a me pare costituisca il sale d’ogni drammaturgia offenbachiana. Qui abbiamo una sorta di astratta voliera abitata da quattro tizi abbigliati in esotico astratto, che per conseguenza si muovono in modo del tutto innaturale e caricato. E la trama (sposina di fresco che per dispetto sbarra la porta al neomarito, invano consigliata da un’amica e con un tizio che le è capitato in camera dal camino perché in fuga sui tetti da una tizia che lo insidia) perde proprio quel quid di assurdo entro il quotidiano borghese col quale si deve porre in ironico e il più possibile vetriolico contrasto. Pensiamo a una soap opera spagnola del genere La casa de las Flores (sollievo impareggiabile durante questi mesi di clausura…) che perda l’apparente “normalità” con cui si svolgono le cose più pazzamente assurde, per virarla invece in grottesca astrazione: un intellettualismo-chic che impoverisce tutto e fa sgonfiare e indurire un soufflé potenzialmente vaporosissimo. Galli dirige bene quantunque con un tal quale eccesso di pesantezza; il cast è discreto (Francesca Benitez, in particolare, viene a capo con onore della pestifera Valse tyrolienne, tutta svolazzi e sovracuti), ma senza particolari mirabilie. Elvio Giudici   Su “Classic Voice” di carta o nella copia digitale c’è molto di più. Scoprilo tutti i mesi in edicola o su www.classicvoice.com/riviste.html        
Ultime Novità CD

FARINELLI

Cecilia Bartoli (cd Decca)   Cecilia Bartoli pubblica un nuovo album che celebra il più famoso cantante del diciottesimo secolo: il castrato Farinelli. In uscita l’8 novembre, il disco include arie del

L’ART DE PIERRE COCHEREAU

(6 cd Decca)   A trentacinque anni dalla sua scomparsa, Decca dedica un cofanetto al grande organista francese allievo di Marcel Dupré, titolare di Notre Dame dal 1955. In questa antologia spiccano brani

MARTINI

Complete Instrumental Music (9 cd + 1 dvd Warner)   Si completa un ambizioso progetto dell’Accademia degli Astrusi, del suo direttore Federico Ferri e del clavicembalista e organista Daniele Proni. Ecco

MAHLER -HAITINK

The complete Symphonies - Orchestral Songs (12 cd Decca)   Due anniversari in uno accompagnano l’uscita di questa raccolta con l’integrale mahleriana stampata per la prima volta in Blue-ray audio (Sinfonie
Ultime Novità DVD

Belcanto The Tenors of the 78 Era

(2 dvd, dvd bonus, 2 cd, 2 libri Naxos)   Enrico Caruso, John Mc Cormack, Leo Slezak, Tito Schipa, Richard Tauber, Beniamino Gigli e altri fino a Jussi Björling (nato nel 1911 e scomparso nel 1960) in una

Gerry Mulligan Concert

Il sassofonista Gerry Mulligan (1927-1996) esegue due sue composizioni pensate appositamente per sax baritono e orchestra insieme all’Orchestra Filarmonica di Stoccolma, diretta per l’occasione da Dennis Rusell

Verdi

In formato bluray la Dynamic pubblica il debutto nella regia d'Opera di Dario Argento del 2013 con Macbeth di Verdi al Teatro Coccia di Novara. Il Cast vede Giuseppe Altomare nel ruolo del titolo e Dimitra Theodossiou

Sharon Isbin

Un ritratto della camaleontica chitarrista di formazione classica Sharon Isbin in un documentario che include la performance alla Casa Bianca ed esecuzioni di musiche di Howard Shore, Mark O’Connor (che concerta con