• Mondo Classico

    Steve Jobs val bene un’opera

    S'intiola The (R)evolution of Steve Jobs ed è un'opera sul grande informatico composta da Mason Bates su libretto di Mark Campbell. Viene presentata in prima mondiale il 22 luglio al Teatro dell'Opera di Santa Fe diretta da Michael Christie, regia di Kevin Newbury. La storia incomincia con uno Steve Jobs bambino che riceve un banco di lavoro da suo padre Paul, che lo incoraggiava ad usarlo, poi proseguirà con uno Steve adulto alle prese con il keynote del 2007 durante il quale presenta al mondo iPhone. Un ritratto che descrive i diversi eventi che hanno influenzato la sua vita, le sue relazioni, i momenti positivi e i fallimenti ma anche il matrimonio con Laurene Powell Jobs, la quale gli ha mostrato il potere della connessione umana. A interpretare Steve Jobs è il baritono Edward Parks (nella foto) affiancato da Garret Sorenson nei panni di Woz, l'amico e partner commerciale, mentre Sacha Cook impersona la moglie; il cast si completa con il baritono Kelly Markgraf (Paul Jobs, padre di Steve); e il basso Wei Wu (Kôbun Chino Otogawa, il monaco buddista che gli fece da guida spirituale). Su “Classic Voice” di carta o digitale c’è molto di più. Scoprila in edicola o su www.classicvoice.com/riviste.html

    Prendere nota

    C’erano una volta le presentazioni delle stagioni d’opera che non arrivavano mai. L’indolenza della lirica “autonoma” dal pubblico. Ora le cose, da questo punto di vista, vanno meglio. Ben prima dell’estate sappiamo cosa arriverà sui palcoscenici il prossimo autunno. Non tanto prima come succede a Monaco, Parigi, Berlino o Vienna. Ma abbastanza per poter fare scelte oculate su biglietti, viaggi e abbonamenti. Qualche consiglio? A parte il cartellone della Scala già presentato e commentato, suggeriamo di non perdere il Tristano e Isotta (nella foto) con cui s’inaugura il nuovo anno al Regio di Torino. È uno spettacolo di culto per tutti i wagneriani “adulti”. La regia di Claus Guth lo ambienta a Villa Wesendonck, la residenza sul Lago di Zurigo dove Wagner concepì l’opera e desiderò-amò la sua Isotta, Mathilde.  E Noseda è al debutto nel titolo. La stagione del Regio è peraltro una delle più complete e varie: spicca l’Orfeo di Monteverdi diretto da Florio e la Salome di Carsen intorno a cui il teatro ha costruito un intero festival dedicato a “Strauss in Italia”. Alla Fenice si parte col Ballo in maschera da non mancare per la direzione di Chung e si arriva (finalmente!) ad allestire l’Orlando furioso del compositore veneziano per antonomasia Antonio Vivaldi. Richard III di Battistelli e Semiramide di Rossini, un nuovo e un antico, non dovrebbero essere bucate dagli spettatori più curiosi e attenti: quando risentirle se no? La stagione più competitiva rispetto a quella scaligera, almeno sul fronte degli interpreti e in particolare dei registi, si trova all’Opera Roma: da segnare sull’agenda a dicembre La Damnation de Faust con Daniele Gatti/Damiano Michieletto, i Masnadieri col debutto nella regia di Massimo Popolizio, Billy Budd col team James Conlon/Deborah Warner, Cav and Pag del visionario Pippo Delbono e i due Mozart (Flauto e Nozze) affidati rispettivamente a Barry Kosky e Graham Vick. Al San Carlo di Napoli le cose migliori si devono alla bacchetta del nuovo direttore principale, Juraj Valcuha: La Fanciulla del West d’inaugurazione e Lady Macbeth di Sostakovic (regia Kusej). Appuntatevele. A Bari infine s’inaugura - prima volta in città - con l’Olandese volante, nel gennaio 2018. E poi dicono che Wagner non tira. Su "Classic Voice" di carta o digitale c'è molto di più. Scoprila in edicola o su www.classicvoice.com/riviste.html
  • Recensioni Opere e Concerti

    Verdi – Nabucco

    VERONA - Scintilla del Quarantotto non fu il Nabucco, inaugurato in pace alla Scala sei anni prima. Detonatore operistico fu semmai il Teatro Carolino di Palermo con la donizettiana Gemma di Vergy (novembre 1847) dove a cantare di patria e libertà era lo schiavo arabo Tamas: tumulti in sala e dopo meno di due mesi insurrezione armata contro i Borboni. Ma la Drammaturgia ha ragioni che la Storia non conosce; dunque a segnare la rinascita del festival veronese dopo anni di quaresima ben venga la celebrazione di un mito fondativo dell’identità nazionale, incluse fucilate e cannonate a tempo di musica nonché un “Va’ pensiero” bissato a furor di popolo. Pazienza se nel 1842 l’onore toccò invece a “Immenso Jeovha (sic)”. Tanto più se a firmare tutto l’ambaradàn è il francese Arnaud Bernard, a dire del quale “l’opera e la musica di Verdi potevano accendere gli animi più di mille proclami”. All’ingrosso ci può stare, e così Alessandro Camera evoca con unica scenografia rotante: una Scala semidiroccata e oppressa dalle barricate, il suo foyer divenuto quartier generale del nemico, la sala del Piermarini ove si finge una recita in compendio dell’opera verdiana. Storicismo 2.0 pure nei costumi disegnati dallo stesso Bernard: Nabucco è un clone del maresciallo Radetzky – e non Cecco Beppe, come predica la nota di regia – Ismaele un ufficialetto sabaudo, Abigaille e Fenena damazze in abito di corte, Zaccaria un manesco agitatore carbonaro. Fra stuoli di popolani e borghesi uniti nella lotta, un battaglione interforze di fanti in bianca giubba, honvéd ungheresi, dragoni a cavallo (tanti cavalli, carrozze e carretti; Zeffirelli docet), sventolio di tricolori e aquile bicipiti, par di vedere un Visconti d’annata aggiornato al clima di stato d’assedio che accoglieva il pubblico all’ingresso di piazza Bra: barriere antisfondamento, cani molecolari, metal detector. Veri anche gli spari; per fortuna a salve, oppure Nabucco cadrebbe stecchito per mano di attentatori e non di un pedagogico fulmine divino. “È stata un’operazione complessa”, ammette il sovrintendente Giuliano Polo; a confortarlo ecco i dati del botteghino che per la prima segnano un’occupazione sopra il 90%. Il veterano Daniel Oren, che dal 1984 ha guidato in Arena 45 titoli per 28 stagioni, non teme manco le artiglierie. Più cauto e analitico del consueto il suo gesto, gagliarda prova del coro che qui fa la parte del leone, orchestra a rimorchio senza troppi affanni nonostante il caldo afoso del catino areniano. Qualcosa da rivedere nel cast, dove la Fenena di Carmen Topciu primeggiava grazie a un fraseggio sempre morbido e raffinato. Il protagonista George Gagnidze, dopo un esordio da cattivone generico, entrava meglio in partita al terzo atto; Tatiana Melnychenko era un’Abigaille dimezzata: voce cospicua, azione da virago, e pregevole andante patetico “Anch’io dischiuso”. Ma la successiva cabaletta del trono aurato naufragava tra acuti ghermiti a stento e berci simil-veristi in ottava bassa; poi si riscattava nella scena della morte. Ismaele (Walter Fraccaro) e Zaccaria (Stanislav Trofimov) si prodigavano nell’impegno scenico senza risultati musicali adeguati. Bene i comprimari, specie Romano Dal Zovo come Sacerdote di Belo. Carlo Vitali   Su “Classic Voice” di carta o digitale c’è molto di più. Scoprila in edicola o su www.classicvoice.com/riviste.html  

    Monteverdi – Orfeo, Ulisse, Poppea

    VENEZIA - Due musiciste che siedono in orchestra lavorando a maglia non era mai capitato di vederle.

    Berg – Lulu – Opera di Roma

    A ogni verifica di palcoscenico importante di Lulu come questa romana (ripresa dall’originale nata nel 2015
  • 218-219 - Luglio - Agosto 2017
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    Spot di Classic Voice 218-219



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  • Dibattiti e sondaggi

    Critica social

    Coraggio, parliamone anche nel foyer: com’è cambiata la critica musicale nell’era dei social media? Come per ogni novità, ci sono vantaggi e svantaggi. Cominciamo dalla fine. Svantaggio numero uno è il proliferare della critica fai-da-te, con assatanati che si trasformano subito in killer prêt-à-juger con uno sprezzo del ridicolo pari solo a quello per la sintassi. Nei casi estremi, le loro inappellabili sentenze confinano con l’insulto o la diffamazione a mezzo stampa; in quelli un po’ meno estremi ma sempre deprecabili, capita che sparino giudizi che sono spesso pregiudizi  sulla base di trasmissioni radiofoniche (tanto, si sa, all’opera l’importante è la musica e solo la musica) o di precarie dirette streaming. Se invece si degnano di andare effettivamente a teatro, ecco i blog “ad personam”, nel senso che sono scritti da una persona sola e letti da altrettante, che servono solo per scroccare un biglietto omaggio all’ufficio stampa boccalone di turno. Ma è una fauna di cui nel foyer si è già spettegolato, quindi inutile insistere. Salvo che per precisare che ci sono anche bloggari competentissimi, preparatissimi, equilibratissimi e spesso meglio informati di un critico “vero” o di un direttore artistico italiota, e non ci vuole poi molto. Svantaggio numero due: spesso la critica cattiva scaccia quella buona. La rete è un mare dove non sempre si pesca il meglio. Qui, ovviamente, tocca al lettore distinguere il grano dal loglio: ma se il lettore non è troppo provveduto può anche non riuscirci. L’unico possibile ma non probabile motivo di ottimismo è che alla fine la credibilità vinca, però molte tristi esperienze contemporanee inducono a pensare che così non sia. La politica, italiana e straniera, sta lì a dimostrarlo. Detto questo, ci sono anche vantaggi. Chi scrive lo fa anche per un quotidiano e si è accorto (benché da meno tempo da quando era diventato ovvio, ma questo solo per colpa sua) che la recensione sul sito del giornale è molto meglio di quella sul giornale “di carta”. Intanto perché chi la scrive non deve autocastrarsi nelle ormai abituali e mortificanti trenta righe (però attenzione: non è che il web sdogani automaticamente lo sbrodolamento. Se lì le righe diventano centocinquanta, siate pur certi che l’unico a leggerle tutte sarà chi le ha scritte). E poi perché fra Facebook e Twitter e il resto della compagnia social il pezzo si propaga e si raddoppia e, se non produce un’esplosione, raggiunge in ogni caso molti più potenziali lettori del colonnino cartaceo. Altro vantaggio: il lettore può interloquire. Vantaggio molto relativo, quando si tratta di uno dei leoni da tastiera di cui sopra, spesso coniuge-amante-concubino-parente o, Dio non voglia perché sono i peggiori, mamma o papà del cane che si è appena stroncato. In questo caso, estote parati: non arriverà una garbata contestazione, ma una sequela di insulti sanguinosi, ovviamente anonimi. Però va pur detto che l’iterazione con i lettori è spesso utilissima: la verità in tasca non l’ha nessuno, le obiezioni motivate e argomentate inducono a riflettere, attività sempre utile benché faticosa (e forse proprio per questo praticata così poco) e ne nascono talvolta discussioni stimolanti per tutti. Resta il grande problema dell’“amicizia” su Facebook. Posto che di amicizie più che virtuali si tratta, può essere imbarazzante essere “amici” di qualcuno di cui si deve poi valutare una prestazione professionale. Nel dubbio, meglio astenersi, intendo dall’amicizia, non dal giudizio. E, in caso estremo, meglio ancora non concederla o cancellarla, l’amicizia, giusto per evitare pericolose confusioni. Lasciamoci così, senza rancor. Alberto Mattioli
  • Eventi
    Urbino, dal 19 al 29 luglio

    Musica Antica nella città di Raffaello

    Dal Clavicembalo ben temperato di Bach con Enrico Baiano in apertura del Festival alla celebrazione
    Capoliveri, Isola d'Elba, dal 9 al 24 luglio

    Festival in miniera

    Una miniera in disuso da più di 35 anni, i suggestivi panorami dell’Isola d’Elba, appuntamenti
    Luoghi vari, dal 30 giugno al 2 luglio

    Yuri Bashmet al Festival del Prosecco

    La quinta edizione del Festival musicale sulle vie del Prosecco (www.proseccofestival.com ) si
  • Novità CD

    Monteverdi – Vespro della Beata Vergine John Eliot Gardiner

      Gardiner celebra il 450° compleanno monteverdiano riproponendo le strumentazioni originali affidate agli English Baroque Soloists; e con l’imponenza vocale dei cori Monteverdi e London Oratory Junior, sui quali spiccano in veste di solisti i soprani Ann Monoyios e Marinella Pennicchi, il contraltista Michael Chance, i tenori Mark Tucker, Nigel Robson, Sandro Naglia, e i baritoni Bryn Terfel e Alastair Miles.  
  • Novità DVD

    Gerry Mulligan Concert

    Il sassofonista Gerry Mulligan (1927-1996) esegue due sue composizioni pensate appositamente per sax baritono e orchestra insieme all’Orchestra Filarmonica di Stoccolma, diretta per l’occasione da Dennis Rusell Davies. Si tratta di un'esibizione tenutasi nella capitale svedese nel 1988 e finora rimasta inedita, ora disponibile su dvd grazie alla recente iniziativa della Fondazione Mulligan creata dalla moglie Franca Rota. Mulligan visse gli ultimi anni della sua vita in Italia, a Milano, dove stava programmando di eseguire queste e altre sue pagine con la Filarmonica della Scala. Purtroppo non ne ebbe il tempo. Il programma vede come primo brano Entente, arrangiato dallo stesso sassofonista, mentre il secondo The Sax Chronicles, articolato in cinque movimenti, che omaggiano ciascuno un compositore di musica classica (Sax in Mozart minor; A Walk with Brahms; Sax on the Bach stairs; Sax on the Rhine; Sax und der Rosenkavalier), è arrangiato da Harry Freedman. Il dvd propone inoltre, come bonus track, due interviste a Gerry Mulligan, una a cura di Jan Olsson e l’altra a cura di Kristin Lorentzson. (dvd Mp Classics MAPCL 10037)
  • Recensioni CD

    Bruckner Sinfonia n. 3

    Un intreccio di circostanze singolari accompagna la scelta di questa Sinfonia, primo passo di un’integrale bruckneriana con l’Orchestra del Gewandhaus che il direttore si appresta ad affrontare: la dedica a Wagner di questa Terza Sinfonia nata sotto la suggestione di Tannhäuser, la prima opera che Andris Nelsons ricorda di aver ascoltato a Riga, dove Wagner aveva svolto per alcuni anni l’attività direttoriale, e dove è avvenuta la sua formazione. Semplici suggestioni che tuttavia accompagnano la devozione del quarantenne direttore, oggi uno degli interpreti più in vista, per Bruckner, per il compositore che proprio nella Terza sembra rivelare a pieno la sua personalità, tesa verso una spiritualità conquistata attraverso dubbi e vicende tormentose, attestate dalla sequenza dei ripensamenti e quindi dai rifacimenti; dei tre piuttosto sostanziosi che hanno accompagnato la Terza Nelson sceglie l’ultima versione, quella rivista da Nowak, sensibilmente decantata rispetto alla prima versione del 1873 - scelta invece da Nézet-Séguin nella registrazione con la Staatskapelle Dresden - dove la traccia wagneriana è più evidente. La lunga tradizione bruckneriana della storica compagine lipsiense se offre a Nelson una rassicurazione indubbia non rappresenta un vincolo alla sua lettura improntata ad una discorsività più duttile rispetto all’immagine consolidata di un Bruckner monumentale, creatore di cattedrali sonore. È il respiro che subito si coglie dal Misterioso iniziale e che si dirama progressivamente entro la trama attraverso sottigliezze timbriche e soprattutto attraverso un senso avvolgente del “legato” sapientemente accordato alla dimensione di spazialità che illumina il discorso, con esiti di intenso coinvolgimento emotivo nel grande Adagio che della Sinfonia è il cuore pulsante. Molto avvincente lo stacco dello Scherzo, con quel Trio irrorato di linfe schubertiane. Coerente completamento di questa esecuzione, realizzata dal vivo nel giugno del 2016, l’ouverture dal Tannhäuser, anch’essa sottratta ad una troppo ostentata solennità, quasi a voler sottolineare il filo conduttore di una discendenza bruckneriana. Gian Paolo Minardi   Su Classic Voice di carta o in digitale c’è molto di più. Scoprila tutti i mesi in edicola o su www.classicvoice.com/riviste.html      
  • Recensioni DVD

    Salieri – L’Europa riconosciuta

    Alla Europa riconosciuta di Antonio Salieri toccò in sorte di inaugurare il 3 agosto del 1778 il Nuovo Regio Ducal Teatro di Milano, più comunemente noto in seguito come Teatro alla Scala, e identico onore fu concesso a quest’opera duecentoventisei anni più tardi, il 7 dicembre del 2004, quando il teatro milanese la scelse per la riapertura al pubblico susseguente agli importanti lavori di ristrutturazione della sua ormai celebrata sede. Onore in entrambi i casi invero meritato, poiché Salieri, ventottenne in quel 1778, era già in grado di dichiararsi idoneo a portar il peso di siffatta cerimonia mentre oggi è tuttora autore di meriti indiscussi ancorché in parte corrosi dal tempo. Nessuno forse in quella data di nascita dell’opera e del suo luogo di rappresentazione poteva prevedere quanto l’evento potesse arridere nel futuro al prestigio mondiale del teatro milanese ma è un fatto che gli arrise di certo vista la fama che esso s’è guadagnata nel tempo a venire. E l’idea di affidare all’ormai declinante titolo del musicista di Legnago il compito di soprintendere a questa assai più recente riapertura è stata, a giudizio di chi scrive, idea scontata e insieme felice. Saranno i posteri a decidere se questa Europa sia degna di raccogliere il testimone dell’antico privilegio, ma su ciò è impossibile enunciare dati certi; rimane però il peso inobliabile di quella storica investitura. Europa riconosciuta non è forse il titolo massimo di Salieri (a tacer d’altro dovendo subire la concorrenza delle più note Danaïdes) ma è pur sempre, a un ascolto odierno, lavoro di grande autorevolezza della cui maestria e finezza nel proporre il modello neoclassico nessuno può discutere. E semmai può azzardarsi che da quella severa e nobile struttura non è facile enucleare bagliori musicali di quelli riservati ai predestinati; è per l’appunto nella magistrale organicità della struttura e in talune innegabili profezie strumentali di un futuro che sta per arrivare (il beethovenismo avanti lettera dei suoi episodi colloquiali) che va indagata l’abilità dell’enunciato di Salieri; e pazienza se il gossip s’è impadronito di questo autore facendone una specie di killer mozartiano per invidia: il gossip è gossip ma la realtà non condivide. La Scala ha corrisposto con dovizia di mezzi e competenza al proprio compito autocelebrativo, come certifica il dvd ora messo in circolo. Tutto splende della luce della qualità superiore in esso; a partire dalla direzione orchestrale di Riccardo Muti, che di quello stile è depositario illustre e probabilmente oggi invitto per la tenuta e il risalto concessi alla materia, quasi da trattato di musicologia. E a convincersene basterebbe far caso a un episodio quanto si vuole periferico eppur probante affatto: l’esecuzione del comparto di danze che si ascolta nel Finale Primo. Le musiche sono di qualità eccellente e la realizzazione pretende l’applauso, vuoi per la guida orchestrale, di estrema eleganza nelle sue venature canoviane, vuoi per la partecipazione di due étoiles quali Alessandra Ferri e Roberto Bolle all’azione coreografica del corpo di ballo scaligero diretto da Frédéric Olivieri. Un momento di spettacolo non facilmente eguagliabile. E quindi il raro apporto di una compagnia di canto di perfetta aderenza al dettato salieriano, che oserei giudicare imperfettibile; la faticosa scrittura delle parti femminili di Europa e Semele va accreditata con lode alle due protagoniste, Diana Damrau e Désirée Rancatore, mirabili nel riprodurne i terribili abbellimenti e in pieno dominio della rispettiva parte scenica; mentre ad esse fanno corona due “mezzi” (all’epoca castrati) di ottimo rango, Daniela Barcellona nei panni di Isséo, e Genia Kühmeier come Asterio. Last but not least il tenore Giuseppe Sabbatini che ha l’ingrato compito di addossarsi la parte del cattivo di turno, Egisto, con appropriata cadenza di stile. A completare l’alto profilo di uno spettacolo d’ordine superiore infine non si trascura l’apporto di una regia teatrale qual quella messa in atto dal compianto Luca Ronconi, il quale, avvalendosi dei superbi costumi di Pier Luigi Pizzi, disegnò secondo suo costume un apparato scenico che non funge solo da sfondo, per raffinato che esso sia, ma ne riproduce con intelligenza la funzione di storica coincidenza con la tematica dell’opera. Aldo Nicastro   Su Classic Voice di carta o in digitale c’è molto di più. Scoprila tutti i mesi in edicola o su www.classicvoice.com/riviste.html
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Telemann

Dedicato a Georg Philipp Telemann, il  più longevo dei compositori barocchi (morto 250 anni fa nel 1767) il cofanetto apre con le Sei Ouvertures provenienti dal ricco fondo telemanniano conservato presso la biblioteca

Anton Bruckner – The complete Symphonies

Si tratta della prima pubblicazione in cd del terzo ciclo sinfonico integrale bruckneriano diretto da Barenboim sul podio della Staatskapelle di Berlino. Le registrazioni dal vivo sono state realizzate a Vienna nel 2010

The Inaugural Season

Il 16 settembre 1966, per l’inaugurazione del nuovo Metropolitan di New York nella nuova sede al Lincoln Center, fu scelta l’opera Antony and Cleopatra di Barber, con Leontyne Price e Justino Diaz nei ruoli del

Arturo Benedetti Michelangeli

Nella storia delle incisioni sullo strumento di cui era padrone assoluto, Arturo Benedetti Michelangeli va considerato uno dei più enigmatici pianisti. Il suo Debussy (qui rappresentato in Images), lo Chopin (10
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Verdi

In formato bluray la Dynamic pubblica il debutto nella regia d'Opera di Dario Argento del 2013 con Macbeth di Verdi al Teatro Coccia di Novara. Il Cast vede Giuseppe Altomare nel ruolo del titolo e Dimitra Theodossiou

Sharon Isbin

Un ritratto della camaleontica chitarrista di formazione classica Sharon Isbin in un documentario che include la performance alla Casa Bianca ed esecuzioni di musiche di Howard Shore, Mark O’Connor (che concerta con

Vivaldi

Se il cast è composto da Mary Ellen Nesi, Delphine Galou, Sonia Prina, Loriana Castellano, Emanuele D'Aguanno, Roberta Mameli, Magnus Staveland, l'orchestra è quella del Maggio Musicale Fiorentino. Sul podio Federico

I capolavori della danza

Esce il 4 marzo in edicola con il "Corriere della Sera" il settimo titolo della collana in collaborazione con Classica HD "I Capolavori della danza", inaugurata in gennaio con “Giselle” (nell'immagine). Si tratta di