Butterfly Dissonante

E l’orchestra con Luisi diventa protagonista
GENOVA
Puccini - Madama Butterfly
direttore Fabio Luisi
regia Alvis Hermanis
teatro Carlo Felice

Era da tempo immemore che non si vedeva un Carlo Felice completamente esaurito in ogni ordine di posti; un teatro, s’è sempre detto, sovradimensionato per le esigenze della città di Genova, ma che in occasione della “prima” di Madama Butterfly si è ritrovato a dover mettere in vendita anche i 4 balconi marmorei che affacciano sulla sterminata “piazza” che è la platea disegnata da Aldo Rossi. Un colpo d’occhio formidabile, una iniezione di fiducia per il futuro, un segnale inequivocabile per la ripartenza post Covid. E soprattutto strepitose ovazioni, a fine spettacolo, per il vero protagonista della serata: Fabio Luisi, che dopo una onoratissima carriera riesce anche a debuttare (!) con il suo primo Puccini in territorio italiano. Luisi ha ripulito Puccini dalla retorica e dall’autocompiacimento, mettendone invece in mostra i contrasti, le dissonanze, le asperità, i drammi umani che vi si agitano; in una parola: il Novecento. È stata l’orchestra, in forma assolutamente smagliante (che a lungo si è fermata in buca a fine serata per applaudire i solisti e il direttore, fatto anche questo raro), il vero prim’attore di questa produzione: commentando, suggerendo, interpellando, presagendo tutto ciò che avveniva in scena.
Tra i solisti di canto, nessun dubbio sulla prova intensa e accorata della protagonista Lianna Haroutounian; forse qualche momento in cui la linea di canto si è increspata, che non ha però pregiudicato una prestazione di qualità che non ha deluso nei momenti topici. Fabio Sartori non ha certo la delicatezza tra le sue doti maggiori, ma ha voce stentorea e squillo.
Più scolpito scenicamente che vocalmente lo Sharpless di Valdimir Stoyanov, grazie al lavoro di scavo e introspezione psicologica di Alvis Hermanis (lo spettacolo è stato acquistato dal Carlo Felice dalla Scala, che lo aveva creato per il Sant’Ambrogio del 2016). Tra i ruoli minori, i più timbrati si
sono rivelati lo Yamadori di Paolo Orecchia e il Commissario Imperiale di Claudio Ottino.
Andrea Ottonello


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