Monteverdi Il ritorno d’Ulisse in Patria

interpreti C. Workman, D. Galou,
A. Zorzi Giustiniani, A. Vendittelli,
J. Daszak, A. Palucelli
direttore Ottavio Dantone
orchestra Accademia Bizantina
regia Robert Carsen
2 dvd Dynamic 37927

Gran ventura, che lo spettacolo più memorabile della gestione Pereira (a pari merito con Alcina, che però proveniva da fuori) non resti confinato nella memoria di quanti lo videro in teatro – e che per giunta il Covid rese sparutissimi – ma sia documentato su dvd, giovandosi per giunta della come sempre eccellente regia video di Tiziano Mancini.
Lo scenografo Radu Boruzescu tiene il palcoscenico sgombro, ma lo inquadra entro una copia conforme del semicerchio dei palchi della Pergola. Dei elegantissimi in costumi secenteschi rosso fiamma prendono posto in tali palchi, a osservare, commentare, reagire insomma con moti di stizza, plauso, ironia a quanto si svolge sul palcoscenico, dove agiscono i protagonisti in abiti contemporanei: Ulisse in tuta mimetica, Iro truzzo di periferia volgarissimo, i Proci usciti da una serie televisiva bene-ma-non-troppo, Penelope scicchissima e vera signora tanto in tenuta da notte che da giorno. In tale ambito, il consueto genio di Carsen organizza una gestualità misuratissima, da grande teatro all’inglese.
Il Prologo evidenzia subito il rapporto tra gli Dei che contemplano ironici e impassibili il teatro umano: l’Umana Fragilità è difatti tricefala, affidata ai tre personaggi principali
che si sporgono dai palchi “veri” del teatro, accanto a dove sediamo noi spettatori. La barca dei Feaci che portano Ulisse dormiente è una tavola, ma la navigazione è invece una sorta di marcia funebre perfettamente adesa al ritmo musicale, e la punizione di Nettuno che la trasforma in roccia riguarda i Feaci stessi che si accucciano e diventano scogli su cui si siedono Ulisse e Minerva. Itaca riluce come un Eden ritrovato semplicemente al fioccare di coriandoli verdissimi illuminati da luci magistrali. Il Grande Macchinario barocco è alluso con un favoloso mix d’ironia ed eleganza: Minerva trasporta Telemaco su una grande altalena che s’alza e abbassa per tutta l’altezza della scena; e le frecce che infilzano i tre Proci le porta Minerva sulle spalle di alcuni giovani, in un balletto en ralenti che la fa andare dall’arco ai petti da trafiggere, sempre in perfetto aplomb col ritmo musicale.
Per ogni dove, a ogni momento, il dominio che Carsen sfoggia dello spazio scenico è quello d’uno dei massimi “tecnici” della regia moderna, unito alla capacità di far recitare tutti come grandi attori di prosa: svolgendo un arco narrativo che dell’opera senz’altro meno “facile” di Monteverdi fa una sorta d’incalzante thriller. Capolavoro che farà senz’altro storia. Ma riesce compiutamente a farla perché la parte musicale è alla sua altezza. Dantone e la sua magnifica orchestra imprimono all’azione un dinamismo straordinario senza mai cadere nello spiritato: estrema libertà ritmica, inesausta fantasia dinamica, continue scoperte timbriche, fusione magistrale con le linee vocali d’un cast benissimo scelto soprattutto nella capacità di articolare la lingua italiana (e che lingua!!) estraendone la musica interna, imprescindibile sine-qua-non del recitar cantando.
Charles Workman dimostra che la parte di Ulisse guadagna enormemente con un timbro tenorile scuro, da baritenore: e certe sue velature brune sottolineano con impareggiabile maestria – al pari della misuratissima gestualità – la fisionomia d’un eroe stanco ma sempre eroe. Delphine Galou è un filo esile e la sua pur ottima dizione non sempre si traduce in accento capace di variare abbastanza una parte difficilissima come questa, in sostanza un lungo lunghissimo lamento che è il fraseggio con le sue infinite sfaccettature ad innalzare a statura tragica. Grandissimo caratterista John Daszak, che si ricorda eccellente interprete wagneriano e qui disegna un Iro capace di mutare il grottesco in tragedia esistenziale. Stella del cast la Minerva
di Arianna Vendittelli, bella voce bella linea bella donna: ma tutta la folta locandina allinea cantanti-attori-interpreti di levatura memorabile.
Elvio Giudici


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