Pur ti miro

sheng Wu Wei
viola Martin Stegner
contrabbasso Janne Saksala
cd Ecm

Sì, “Pur ti miro” è l’aria di Monteverdi da L’incoronazione di Poppea, e non è sola, c’è anche “Sì dolce è’l tormento”. Che cos’ha a che fare lo sheng, strumentino cinese a canne di bambù con il nostro Claudio? E con quel che segue, ovvero i Bach delle Sonate a tre n. 1 in Mi bemolle maggiore Bwv 525 e Mi minore Bwv 528, e il Vivaldi della Sonata a tre in Re minore Rv 63? Molto, anzi tutto.
Lo sheng è uno degli strumenti più antichi della tradizione cinese; nella versione resa più elastica da un piccolo meccanismo a chiavi elaborato da Wu Wei, ha un’estensione e una flessibilità che gli consentono di coprire l’intero spettro della musica occidentale. La “voce”, poi, lo rende capace di piccole meraviglie quando si distende sulle nostre melodie, come se le avesse sempre conosciute. I colori con cui modella la dolcezza malinconica di “Pur ti miro” ha qualcosa di toccante, che va oltre l’imitazione della voce. Nemmeno Bach soffre limiti in queste che non sono trascrizioni, ma appropriazioni spontanee di un’entità non estranea. I musicisti del folle trio, che nel 2019 hanno scoperto nello sheng un dialogante classico che sconfina nel moderno, toccano il loro vertice in Vivaldi. La Sonata è quella con le variazioni su “La Follia”, tema che dalla Spagna o dal Portogallo ha attraversato l’Europa dal Seicento al Settecento e col quale hanno giocato tutti, proprio tutti, da Corelli a Geminiani a Handel. Anche Wei, Segner e Saksala (il contrabbasso al posto del violoncello per avere bassi più profondi) si permettono su quel tema a suo modo “globale” i loro giochi tinti di blues, jazz e folk. Il finale con un traditional norvegese chiude, anzi apre il cerchio all’infinito. Non sono veramente gli interpreti a far dialogare le musiche, sono le musiche che si cercano e si ritrovano, come se si fossero sempre frequentate.
Carlo Maria Cella


Prodotti consigliati
324 Maggio 2026
Classic Voice