La voce del tenore

A dieci anni dalla scomparsa di Pavarotti ci pensa la Decca a ricordarlo come cantante d'opera

A dieci anni dalla scomparsa di Luciano Pavarotti (1935-2007), possiamo capire meglio quel desiderio da lui espresso poco prima di morire, quasi un disperato testamento spirituale, di essere ricordato “come un tenore d’opera”. Anche se nessun tenore ha mai raggiunto la sua popolarità, Pavarotti era evidentemente consapevole di aver subito nel tempo una trasformazione irreversibile: il personaggio mediatico aveva finito per fagocitare l’artista, lasciandolo in disparte, fuori dalla scena. E del resto, se oggi qualcuno volesse capire chi è stato Pavarotti consultando la fonte più ufficiale, vale a dire il sito della “Luciano Pavarotti Foundation”, non troverebbe molti dettagli sugli anni della sua affermazione nei più importanti teatri di tutto il mondo. In compenso, non avrebbe difficoltà a documentarsi su Pavarotti nelle arene, sui Tre tenori, su Pavarotti & Friends…

A rendere omaggio al “tenore d’opera” ci pensa la Decca, la casa discografica a cui Pavarotti è stato legato per 40 anni, riunendo in un cofanetto di 95 cd (+ 6 Blu-ray) tutte le sue incisioni operistiche: “The Complete Opera Recordings” è il titolo della raccolta (uscita il 13 ottobre). C’è anche il Rodolfo debuttante nel 1961, all’età di 26 anni, in quella Bohème che sarebbe poi diventata il suo titolo di maggior successo. È il caso di ricordare che, quando Pavarotti si presentò per la prima volta su un palcoscenico, erano ancora attivi tenori come Carlo Bergonzi, Franco Corelli, Giuseppe Di Stefano, Mario Del Monaco, Gianni Raimondi, Gianni Poggi, Gianfranco Cecchele, Bruno Prevedi, Luigi Alva, Giacomo Aragall, Alfredo Kraus, Nicolai Gedda, solo per limitarsi ai più celebrati: per un giovane che ambiva a farsi strada nel mondo del melodramma, una concorrenza agguerritissima con cui confrontarsi e tra cui cercare di trovare spazio. Pavarotti ci riuscì con incredibile rapidità, come certificava un trafiletto del “Corriere della sera” del 24 settembre 1963: una breve corrispondenza dall’Inghilterra su una colonna, con un titolino su due righe che diceva “Scoperto a Londra tenore italiano”. Quel tenore era naturalmente Pavarotti. Era successo che Di Stefano, scritturato dalla Royal Opera House per il ruolo del protagonista in Bohème, aveva dovuto rinunciare perché indisposto, e il teatro londinese aveva individuato il sostituto in un giovane italiano che qualche settimana prima si era distinto cantando in Rigoletto a Dublino. Il clamoroso successo ottenuto al Covent Garden, registrato con una piccola notizia anche dal primo quotidiano italiano, fu naturalmente il miglior lancio pubblicitario possibile.  (continua)

Mauro Balestrazzi

 

Lo speciale completo dedicato a Luciano Pavarotti e al suo lascito discografico (gli autori più cantati, i teatri più frequentati, i partner musicali più assidui, gli esiti più ragguardevoli) è pubblicato sul numero di settembre di “Classic Voice”

 

 

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