Byrd Bull – The Visionaries of Piano Music

pianoforte Kit Armstrong
2 cd Deutsche Grammophon 4860583

 

 

La critica musicale nutre pregiudizi? E se lo fa, ne è consapevole? Va condannata per questo oppure anche dai suoi pregiudizi il lettore può trarre qualche spunto di riflessione? Il mio pregiudizio è che cinquant’anni fa Glenn Gould abbia già detto quel che c’era da dire, usando la tastiera del pianoforte, sulla musica elisabettiana, in un album di consistenza diamantina (A Consort of Musicke, Columbia 1971, poi ristampato in cd da Sony) nel quale si arriva per mezzo degli strumenti dell’analisi, del virtuosismo pianistico (un virtuosismo assai peculiare) e di una studiosa intelligenza visionaria a interpretazioni credibili (attenzione: credibili non vuol dire necessariamente verosimili) quanto commoventi. Cinquanta minuti di luce gettata sulla storia, con l’invito a guardarla e a farla nostra (non “mia” né “tua”). Qui i minuti sono quasi il triplo ma alla fine la luce viene spenta perché – absit inuiria verbis – la curiosità nei confronti del repertorio non sembra eccitata bensì sedata, così come lo è il pianoforte, adoperato in una gamma timbrica, dinamica e formulare ripetitiva che non lo nobilita. Dietro la tastiera siede Kit Armstrong, giovane genio autodidatta che suona e pensa con lucidità pari soltanto all’onnivoro appetito culturale. Si sente con intensità la vocazione del ricercatore, di una ricerca che però sembra ancora rivolta verso una raggiera ondivaga di obiettivi fra i quali non vediamo un rapporto “storico” con la storia, che qui – come nelle sue precedenti incisioni bachiane o nella voga di altri pianisti re-inventori cari all’etichetta tedesca – appare sfruttata un bene rifugio sul quale scommettere quando la vena poetica stenta a pulsare.
Carlo Fiore

 

 

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280 Settembre 2022
Classic Voice