interpreti G. Bolcato, R. Pe, R. Bove, F. Lombardi, D. Monaco, L. Cervoni. T. Barea, G. Bridelli direttore Enrico Onofri orchestra Teatro La Fenice regia Stefano Vizioli 2 dvd Dynamic 38077

Per il trecentesimo della morte, Venezia omaggia Scarlatti (nel suo secondo, prezioso palcoscenico del Malibran, che tra l’altro è l’ultima trasformazione del teatro più chic della Venezia sei-settecentesca, il San Giovanni Crisostomo dove Scarlatti fu di casa) con un gioiellino della sua produzione comica, forse meno importante di quella seria ma che senz’altro vale la pena conoscere: specie se la si fa bene come nel presente caso. Vizioli si avvale dei bellissimi, coloratissimi disegni in stile fumetto pop di Ugo Nespolo per costumi e scene popolate maliziosamente da oche, galline, pavoni e cigni a circondare le quattro coppie d’innamorati di varia età accomunati solo da una gran voglia di far sesso, con l’amore che se c’è bene e se no si va avanti lo stesso: perfetta sintesi di vicenda e sua puntuale realizzazione ne dà Vizioli stesso quando scrive “il finale piuttosto accomodante lascia aperti moltissimi punti di domanda, un po’ come nel caso di Così fan tutte: quando opere così, dopo inauditi sconvolgimenti emotivi, finiscono con un’invocazione a volersi tutti bene come se nulla fosse successo, il sipario si chiude con molti più dubbi di quanti se ne avessero all’inizio”. Basandosi sulla revisione di Aaron Carpené, la direzione di Onofri sprizza contagiosa gioia di vivere da ogni brano, in particolare negli elaborati, magnifici pezzi d’assieme: una gioia che sapientemente si tinge d’un velo di crepuscolare melanconia (quella rilassatezza sentimentale che tanto spesso s’accompagna all’erotismo) nelle arie d’impronta più sentimentale, che la regia esalta con una fluida brillantezza del tutto esente dalle caccole che tanto spesso deturpano il Settecento musicale, ignorando quanto il secolo dei Lumi aborrisse la trivialità e lo svacco, in favore di una sensualità tutta di testa e per ciò stesso tanto più intrisa d’erotismo, che può benissimo ricrearsi nella contemporaneità, sol che si abbia il gusto, la finezza, la sapida ironia (e, vorrei aggiungere, la competenza propria d’un consumato musicista) d’un artista qual è Vizioli. Cast tra i più riusciti che questo repertorio abbia avuto, a cominciare dall’irresistibile tenore Luca Cervoni, che nei panni della matura Cornelia Buffacci ripete il mai dimenticato exploit cremonese di Arnalta Cafè con la sfilata delle serve del teatro barocco: arguzia, ironia venata di pensosa melanconia, cinismo di chi molto ha visto e vissuto, tutto si mixa in un canto raffinatissimo che fa blocco con una recitazione che (controllata dalla sapiente mano registica) è un vero modello di genere. La sua Cornelia è invaghita del non meno maturo Flaminio, impersonato da un giovanissimo ma già grande artista Dave Monaco, in quadri la cui irresistibile comicità non va ma a scapito della finezza stilistica. Giulia Bolcato veste i panni del libertino Riccardo, ed è incantevole nella sua luminosa levità, che fa specchio alla scatenata vitalità del giovane Tommaso Barea, un Capitano Rodimarte la cui ampia linea di canto così morbida, duttile, omogenea ne fa una delle più sicure promesse dei giorni prossimi. Raffaele Pe canta bene quantunque un filo meno bene di quanto ci si aspetterebbe, laddove Francesca Lombardi, Rosa Bove, Giuseppina Bridelli formano un trio riuscitissimo.
Elvio Giudici


