Wagner L’anello Del Nibelungo

INTERPRETI N. Petrov, M. Iliev, K. Andreev, T. Bandalovska, M. Tzvetkova, B. Dashnyam, Y. Derilova, P. Buchkov
DIRETTORI Pavel Baleff, Erich Wächter
ORCHESTRA Opera di Sofia
REGIA Plamen Kartaloff
REGIA VIDEO Rumen Kovachev, Plamen Kartaloff
8 DVD Dynamic 37964

Messa in scena (prima volta nella sua storia) in tre anni per celebrare il duecentesimo della nascita di Wagner, il teatro di Sofia ha deciso di fissare su dvd questa sua Tetralogia. La parte musicale impiega la versione “snellita” – una novantina di elementi – di Gotthold Lessing (omonimia col celebre scrittore illuminista), mentre la regia si avvale in misura massiccia di videoproiezioni coloratissime, di elementi scenici astratti (onnipresenti un anello che si forma sul pedale che principia Rheingold, e di nove grandi coni che “fanno” Walhalla, cavalli delle Walchirie, palazzo dei Ghibicunghi) e di stupefacenti costumi molto stile fumetti Manga, anch’essi ipercolorati e talmente assurdi nel profluvio di spunzoni, tubi flessibili che protrudono da ogni parte, arzigogoli i più vari immaginabili (i Giganti sono enormi pupazzoni rosa entro i quali stanno i due cantanti, con la faccia che s’intravede a livello dell’ombelico…), da risultare – almeno all’inizio – intriganti.
Un qualcosa di vagamente simile lo si era visto soltanto nella produzione di Bayreuth del 1994 affidata ad Alfred Kirchner e alla scenografacostumista Rosalie, fiasco tra i più memorabili del festival. Scene costumi e luci che quasi ovunque si sostituiscono a una regia vera e propria, ma Kartaloff ha l’indubbio pregio di raccontare: in modo elementare, se vogliamo, ma senz’altro chiaro. Per lo spettatore odierno, qualche difficoltà è indubbia specie nella visione ravvicinata dal video: che non giova molto alle tutine aderenti ma inevitabilmente grinzose delle Ondine (che zompano su e giù all’interno dell’Anello azzurro, grazie a tre reti circolari piazzate al di sotto ma ahimè visibilissime), né ai ghigni satanici di un Alberich assai vecchio stile, né a quella sorta di mandorla entro la quale compaiono Siegfried e Brünnhilde all’inizio della Götterdämmerung e che poi diventa la navicella su cui lui solca il Reno.
E tuttavia, come ripeto, alla lunga si crea una sorta di assuefazione visiva, diciamo così, che per una volta consente di abbandonarsi senza sovrastrutture ideologiche-filosoficheconcettuali alla fantasia wagneriana.
Note abbastanza liete sul fronte musicale, dove ovunque è palpabile l’entusiasmo con cui i cantanti (tutti bulgari o mongoli) si gettano nell’impresa.
Il Wotan di Nokolay Petrov appare nelle prime due giornate (il Wanderer è invece Martin Tsonev, piuttosto bravo), e se in video appare un tantino troppo agée per impersonare il Tonante, canta con bella linea morbida e chiaroscurata.
Molto bene la coppia gemella: Tsvetana Bandalovska imita parecchio la Rysanek (anche nell’urlaccio teoricamente estatico alla presa della spada, suo eterno e discutibile marchio di fabbrica) ma lancia con intensa passionalità la frase forse più bella di tutta la Tetralogia, l’addio a Brünnhilde; e Martin Iliev è molto convincente come Siegmund, solo un po’ meno come Siegfried, che invece Kostadin Andreev domina con maggiore autorità nell’ultima giornata.
I due grandi cattivi, Hunding e Hagen (qui l’abbigliamento tocca il vero e proprio delirio, se non lo vedi non ci credi) sono entrambi eccellenti: Angel Hristov e Petar Buchkov, rispettivamente, agiscono e cantano parecchio all’antica (i biechi debbono essere torvi e cachinnare spesso) ma una qualche efficacia la trasmettono. Tre Brunildi via via che si susseguono le tre giornate in cui lei compare: Mariana Tzvetkova discreta, Bayasgalan Dashnyam un mezzo disastro (sparisce nel duettone con Siegfried), Yordanka Derilova la migliore, che sostiene la scena finale con grande intensità di fraseggio. Tra i ruoli di carattere, il Mime di Krasimir Dinev è grande attore e discreto cantante; il Loge di Daniel Ostretsov, molto punk intellettuale coi suoi occhiali e capigliatura fantasiosa, assai iperattivo in scena, canta con grande finezza; Erda nel Siegfried è l’ottima Rumyana Petrova, i Giganti vocalmente lo sono piuttosto poco, e i personaggi tricefali delle Ondine e delle Norne sono tutte un filino pallide.
Due direttori, entrambi di solidissimo mestiere: nelle prime tre giornate Pavel Baleff cerca di sfruttare l’organico ridotto degli archi per estorcere ai fiati belle oasi di lirismo, scatenando poi gli ottoni per “far suono” nei momenti topici; Erich
Wächter nell’ultima, è decisamente più sul versante epicheggiante, che regge comunque molto bene.
ELVIO GIUDICI


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