mandolino Dor Gidon Amran cd Dynamic 8038

I Capricci di Paganini sono la raccolta di musica per violino solo più influente della storia musicale d’occidente perché oltre a segnare una nuova era della tecnica violinistica, hanno esercitato sulla generazione romantica e poi su tutte le altre un fascino che altrimenti la figura del genovese virtuoso per antonomasia non avrebbe esercitato, una volta dimenticate le sue prodezze esecutive, perché il grosso del suo operato come compositore non cercò di antivedere ma si sentì a suo agio nell’epoca che attraversò. Schumann, Liszt e Brahms, fra i tanti, hanno scritto pensando a lui (e ai Capricci) e qualsiasi strumentista che voglia avere la patente di virtuoso vi si è cimentato; fra le corde pizzicate ricordiamo per esempio la trascrizione che ne fece e ne incise Eliot Fisk per chitarra. Dor Gidon Amran aggiunge adesso alla collezione il suo Paganini al mandolino, operazione virtuosistica e insolita quando, in effetti, verosimile, date le dimensioni e le caratteristiche di agilità e cantabilità di questo strumento melodico. Ma non è né nell’agilità né nella cantabilità (doti che, tutto sommato, ci si aspetta da chiunque abbia l’ardire di tentare simili imprese) che si nascondono le sorprese più curiose bensì nei capricci che implicano evocazioni timbriche: per esempio nel nebuloso n. 6, nel “clavicembalistico” n. 10, nel carillon del n. 20.
Carlo Fiore




