Per un pianismo al femminile

Proposta di una riscrittura della tradizione pianistica che consideri anche le donne

La musica classica, con il suo attaccamento alla tradizione e alla gerarchia, si è mostrata più lenta di altri ambiti nel mettere in discussione le proprie convenzioni. Gli stereotipi di genere all’interno della cultura musicale non furono imposti soltanto dall’esterno, ma talvolta avallati dalle stesse donne. In un documentario dedicato alla sua vita, la grande pianista turca Idil Biret racconta che, giovane studentessa a Parigi, Nadia Boulanger le disse che, nonostante il talento, non avrebbe mai eguagliato un uomo. Biret descrive come iniziò successivamente a sollevare pesi nel tentativo di aumentare la forza degli arti superiori, ritenendolo l’elemento mancante. L’episodio colpisce non solo per la sua crudezza, ma per quanto tali convinzioni fossero radicate, tanto da essere interiorizzate persino da donne eccezionali, che spesso stentavano a metterle in discussione. La maggiore visibilità delle interpreti di oggi è il risultato di decenni di trasformazioni culturali. Tra le prime pioniere di questo cambiamento vi fu la britannica Ethel Leginska. Già pianista affermata, nei primi anni Venti intraprese una nuova formazione come direttrice d’orchestra – ambizione allora altamente anticonvenzionale per una donna – e nel 1925 fu tra le prime a dirigere una grande orchestra americana. Il suo coraggio e la sua versatilità contribuirono a ridefinire ciò che era possibile per le donne nella musica. L’avvento di Internet ha reso possibile esplorare archivi e discografie un tempo inaccessibili. In precedenza, le uniche registrazioni a me note di pianiste nate nel XIX secolo erano quelle di Clara Haskil e Myra Hess. Da allora il panorama si è rivelato molto più ricco, includendo figure come Ilona Eibenschütz, Fanny Davies, Tina Lerner, Antonietta Rudge, Jeanette Durno e la pianista italiana Maria Carreras, la cui carriera internazionale, pur straordinaria, è oggi quasi dimenticata in Italia. L’arte di queste musiciste sopravvive su dischi e rulli per pianoforte, sebbene le loro carriere siano rimaste per lo più ai margini della documentazione storica. Quella che era iniziata come curiosità si trasformò gradualmente in un senso di responsabilità. Approfondendo le ricerche, rimasi affascinato anche da molte pianiste nate nei primi decenni del Novecento, tra cui Nadia Reisenberg, Agi Jambor, Vera Franceschi e la grande Annie Fischer. Ogni nome apriva una porta su un mondo di genio musicale, spesso sullo sfondo di vite segnate da spostamenti forzati, perdite e straordinaria forza d’animo: Maria Grinberg, che perse il marito e il padre durante le purghe staliniane, ma la cui arte emerse con una profonda forza interiore; Maria Yudina, che seguì un percorso altamente individuale nella Russia sovietica, rifiutando di attenuare le proprie convinzioni per adeguarsi alle aspettative politiche; Teresa Carreno, nata in Venezuela nel 1853, che costruì una carriera internazionale in un’epoca in cui una tale libertà era quasi impensabile per una donna; e Magda Tagliaferro, che divenne una presenza determinante nella vita musicale francese e brasiliana, formando generazioni di pianisti su due continenti. L’idea di una grande genealogia pianistica, ancora spesso presentata come prevalentemente maschile, appare oggi sempre più incompleta. Accanto a figure come Theodor Leschetizky, Ferruccio Busoni, Leopold Godowsky, Heinrich Neuhaus, Alfred Cortot e Arthur Schnabel si collocano donne il cui ruolo nel plasmare la tradizione pianistica fu altrettanto centrale. Marguerite Long (nella foto, ndr), Rosina Lhévinne, Nadezhda Golubovskaya, Tatiana Nikolayeva, Margarita Fyodorova e Maria Curcio furono figure chiave nella trasmissione di giudizio stilistico, approcci interpretativi e tecnica pianistica.
Oggi, con le registrazioni ampiamente accessibili, queste grandi artiste possono finalmente essere ascoltate nella pienezza della loro voce artistica. La loro non è mai stata una presenza marginale: appartiene al cuore della cultura pianistica. Per me, ascoltarle è stato come scoprire stanze segrete in una casa familiare.
Nico De Napoli

 

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323 Aprile 2026
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