Berlioz Hector

La Côte-Saint-André – 11 dicembre 1803 / Parigi 8 marzo 1869

Berlioz Hector L’esperienza del Prix de Rome segna – come in Ravel e in ogni altra carriera compositiva vissuta in Francia che si rispetti – anche la vita di Hector Berlioz. Vi partecipò più volte, vincendo solo nel 1830, nell’anno in cui presentava a Parigi il suo capolavoro d’esordio, la “Sinfonia fantastica”. La vincita prevedeva la possibilità di studiare per qualche anno a Roma, secondo la consuetudine settecentesca che rendeva indispensabile per la formazione di ogni artista un “Viaggio in Italia” alla scoperta dei tesori del Bel Paese. Un bel colpo per un giovane francese di provincia, destinato agli studi di medicina dal padre fisico e poi passato al Conservatorio. Ma da questa permanenza lunga due anni, Berlioz forse imparò solo quello che non voleva essere come musicista: nella sua “Euphonia”, ossia la sua città della musica ideale, è bandita ogni prassi musicale anche soltanto lontanamente imparentata con il sistema impresariale dei teatri italiani, con tutte quelle peculiarità che al giovane Hector sembravano stravizi, eccessi, bassezze, oscenità. Così Berlioz, scartata la volgare Italia, elesse a sua patria musicale la Germania, ponendosi alla testa degli artisti che al di qua del Reno si battevano per le fortune della Romantik. Musica e letteratura, letteratura e musica, proiettate nello spazio sonoro da un immaginifico suono orchestrale. Certo, nel caso di Berlioz gli esiti furono unici, personalissimi.

Di ritorno a Parigi, nel 1832 sposò l’attrice shakespeariana Henrietta Constance Smithson, causa di tante sofferenze giovanili e musa ispiratrice della “Fantastica”. Il matrimonio non ebbe poi successo, dopo qualche anno si separarono.

Oltre che con la composizione delle sue Sinfonie drammatiche, opere strumentali di imponente forza rappresentativa, Berlioz poté svolgere la sua battaglia con la professione di direttore d’orchestra, che lo porto frequentemente in Germania e in Inghilterra, e l’attività di critico musicale, che svolse ininterrottamente per decenni a sostegno di un ideale “progressivo” dell’arte peraltro assai gettonato lungo tutto l’Ottocento. Proprio per questo il suo legame fu forte il suo legame con i “nuovi tedeschi”, con Wagner, entusiasta del suo Roméo & Juliette (1839), e Liszt, che organizzò a Weimar un festival su Berlioz (1855; ma già Schumann aveva recensito la “Fantastica” in termini entusiastici). I suoi lavori drammatici, La Damnation de Faust (1846), Les Troyens e Béatrice et Bénédict (1862) ebbero invece meno successo, non furono sempre capiti. Colpito da ictus, il compositore morì nel 1869; è sepolto accanto alle donne della sua vita, Harriet Smithson (morta nel 1854) e Marie Recio (nel 1862), nel cimitero di Montmartre.

Andrea Estero

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