Carissimo Puccinone

Le lettere di Giulio e Tito Ricordi vanno online. In anteprima una a Puccini sui "furti" della "Bohème"

Il prossimo 5 novembre verrà presentata la digitalizzazione delle lettere dell’Archivio Ricordi. L’importanza storica di queste lettere è incommensurabile, e costituirà spesso per gli studiosi una fonte inaspettata di informazioni che aiuteranno a chiarire molti aspetti di natura storica,  soprattutto per ciò che riguarda i carteggi privati che coinvolgono moltissimi musicisti e artisti che hanno fatto la storia del melodramma e in genere della musica italiana. Particolarmente prezioso è in questo senso il carteggio privato di Giulio Ricordi e del figlio Tito che veniva accuratamente duplicato dai solerti copialettere. L’intero carteggio di questa sezione – che copre il periodo 1888-1918 – è stato già trascritto e tradotto in inglese, e sarà messo a disposizione in formato digitale e modalità open access per tutti gli utenti, insieme con le fotografie di altre 30mila lettere dalla fondazione della casa editrice agli anni sessanta del Novecento.
Su “Classic Voice” n. 233 (in edicola o su www.classicvoice.com/riviste.html) Luca Chierici ne scrive diffusamente, e sullo stesso numero pubblichiamo una selezione di lettere inedite, di cui qui riproduciamo uno stralcio di una lettera di Ricordi a Puccini del 20 novembre 1895 dedicata a “Bohème”.

Carissimo Puccinone,
Le nostre ultime si sono incrociate – e ricevetti jeri sul tardi la sua, mentre già ero inquieto essendo privo di notizie. Finalmente Laus Deo, il Doge si è fatto vivo. Ho subito comunicato ad Illica quanto mi scrive. Decisamente questo Schaunard è uno seccatore. e tutti quanti vi ci rompiamo la testa! – Senta…ha lei una buona idea musicale? la scriva, vi metta sotto parole….. puccinesche….. e poi si rifaranno. Credo sia il miglior modo di venire ad una soluzione, non riuscendo ad intendersi per lettera.
(…)
Mi spiace assai che questa faccenda Schaunardesca ritardi ed intoppi: ma si può aspettare per ultimo: se già havvi partitura pronta, me la mandi. Così guadagnerò tempo colla riduzione, perché non posso cominciare ad incidere il 4° Atto, fino a che non vi sia il brano che ci dà tanti impicci. Farò lavorare anche di notte, per guadagnare il tempo perduto.
Lei è…. proprio troppo buono.
(…)
Del 3° Atto, per ora ne ho una sola copia, che è occupata in copisteria per mettere all’ordine la partitura. Quindi non posso privarmene. Ma anche l’avessi disponibile, mi spiace il dirglielo, non la manderei fuori – è cosa troppo gelosa e delicata – senza dire dei pettegolezzi che ne nasceranno. Le basti il sapere che avendo mancato la S.a Storchio per sentirne la voce, io le dissi che desideravo un’artista con acuti facili, che potesse sillabare facilmente anche in su, e fosse spigliata in scena. Null’altro…. che Ella sa come sia muto in queste cose. Ebbene subito dopo da Sonzogno si sapeva tutto questo, non solo: ma Leoncavallo andò spifferando che conosceva il libretto, che era una porcheria!… che nulla vi era del Murger: che aveva pronta l’opera, e che lui ci avrebbe fatto vedere cos’è la Bohème!
Dar fuori una parte?… mai più!… e tanto meno a un De Lucia a Napoli, dove mezz’ora dopo tutta la camorra lo saprà, ed anche la conoscerà!………
A tempo opportuno consegnerò alle Imprese le parti, con obbligo di custodirle: e lo faranno certo, perché è nel loro interesse: così si è fatto anche pel Falstaff.
Non abbiamo bisogno di mettere in piazza la Bohème!!… che troppe sono le canaglie –
Giulio Ricordi

 

 

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234 - Novembre 2018
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