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Mondo Classico
Nell’Ucraina musicale devastata dalle bombe
A Leopoli la musica è ovunque. Nonostante allarmi aerei e bombardamenti. Lo stesso in altre città ucraine città più colpite dalla guerra: Odessa, Kyiv, Kharkiv, Khmelnytskyi. Musica dappertutto, sempre. Come il ronzio dei generatori. Ivan Meleta è fagottista nell’Orchestra Filarmonica di Lviv. Poco dopo l’aggressione russa si arruola volontario. In un’esplosione perde un dito della destra, con gravi lesioni all’avambraccio e a una gamba. Dopo delicati interventi chirurgici e una lunga riabilitazione, grazie a un artigiano che ha adattato le chiavi del suo fagotto ora Ivan può suonarlo nuovamente, anche se ha un dito in meno. È rientrato in orchestra. A fine marzo un drone russo è esploso su una chiesa rompendo anche i vetri di una delle sale da concerto di Lviv, la Organ Hall. Il direttore artistico Taras Demko non si perde d’animo, mette mano a una scopa per spazzare i vetri rotti caduti a terra, pubblica subito le foto che mostrano l’accaduto e scrive che il recital chopiniano in programma poche ore dopo avrà luogo regolarmente. Il pubblico accorre come niente fosse. A Kyiv e Kharkiv si organizzano spettacoli di teatro musicale e concerti nella metropolitana, persino nei rifugi-bunker. Nella piazza principale di Lviv, di fronte al municipio, un coro amatoriale canta canzoni popolari raccogliendo offerte per i militari. In una vicina chiesa greco-cattolica è in corso una cerimonia per consegnare medaglie ai familiari di soldati caduti: una voce femminile canta a cappella. Non di rado si incontrano uomini in sedia a rotelle, amputati: non solo per strada, nei ristoranti, anche nei teatri. La grande forza d’animo degli ucraini mantiene salda la coesione sociale. Le macerie materiali e morali diventano spunti per innovare. E per ripristinare, se possibile meglio di prima, quanto i missili russi distruggono: anche biblioteche, università, ospedali, teatri, auditori. Al Teatro dell’Opera di Lviv, intitolato al soprano Solomiya Krushelnytska, eroina pucciniana e gloria nazionale ucraina, il direttore generale è l’affabile Vasyl Vovkun, regista, scrittore ed ex-ministro della cultura dell’Ucraina (2007-2010). Il teatro ha oltre 500 dipendenti stabili fra orchestra, coro, ballo, cantanti solisti, tecnici, pianisti, staff. Dall’inizio della guerra ha realizzato 12 nuove produzioni d’opera, oltre a due nuove opere da camera commissionate a compositori contemporanei, uno ucraino e uno giapponese, nonché due nuovi balletti. Cioè più o meno come prima della guerra. Il personale è interamente pagato dallo Stato, le nuove produzioni sono finanziate dal botteghino, dall’affitto delle sale a terzi, da alcuni sponsor, dai profitti delle tournées internazionali del balletto. Il teatro, inaugurato nel 1900, fortunatamente non è stato bombardato. È ben conservato, restaurato con cura a metà anni ottanta. Un bel ritratto della Krushelnytska troneggia all’ingresso. Vovkun è giustamente orgoglioso perché il teatro è quasi sempre esaurito, con presenze anche maggiori rispetto a prima della guerra e a prima del covid. La gente, sostiene, ha bisogno di teatro. La Russia ha aggredito l’Ucraina poco dopo la pandemia, e subito è iniziata la guerra di resistenza: forse il teatro e la musica sono ora una specie di terapia per gente di ogni età, anche a Lviv, benché più lontana dal fronte e meno bombardata. Per alcuni è un modo per socializzare, per vincere la solitudine, la paura, l’ansia per familiari e amici in zone di guerra. Gli spettacoli dal vivo sono anche un modo per dare agli artisti una continuità di lavoro, un sostegno in tempi difficili. Il giovane direttore musicale, Ivan Cherednichenko, in carica da sei anni, parla con entusiasmo di un festival operistico che verso fine agosto organizzeranno - per la prima volta - nel seicentesco castello di Zhovkva, a poca distanza dalla città: spera di avere anche spettatori internazionali. Nonostante la guerra, Lviv è frequentata da turisti, non solo ucraini. Cherednichenko è ottimista: “Sarà un elemento culturale in più rispetto all’offerta turistica della città” (continua....). (Il reportage completo di Valerio Tura in viaggio tra le istituzioni musicali ucraine è pubbicato nel numero 324 di maggio di "Classic Voice". Scoprilo in edicola o su www.classicvoice.com, anche in versione digitale)Per un pianismo al femminile
La musica classica, con il suo attaccamento alla tradizione e alla gerarchia, si è mostrata più lenta di altri ambiti nel mettere in discussione le proprie convenzioni. Gli stereotipi di genere all’interno della cultura musicale non furono imposti soltanto dall’esterno, ma talvolta avallati dalle stesse donne. In un documentario dedicato alla sua vita, la grande pianista turca Idil Biret racconta che, giovane studentessa a Parigi, Nadia Boulanger le disse che, nonostante il talento, non avrebbe mai eguagliato un uomo. Biret descrive come iniziò successivamente a sollevare pesi nel tentativo di aumentare la forza degli arti superiori, ritenendolo l’elemento mancante. L’episodio colpisce non solo per la sua crudezza, ma per quanto tali convinzioni fossero radicate, tanto da essere interiorizzate persino da donne eccezionali, che spesso stentavano a metterle in discussione. La maggiore visibilità delle interpreti di oggi è il risultato di decenni di trasformazioni culturali. Tra le prime pioniere di questo cambiamento vi fu la britannica Ethel Leginska. Già pianista affermata, nei primi anni Venti intraprese una nuova formazione come direttrice d’orchestra - ambizione allora altamente anticonvenzionale per una donna - e nel 1925 fu tra le prime a dirigere una grande orchestra americana. Il suo coraggio e la sua versatilità contribuirono a ridefinire ciò che era possibile per le donne nella musica. L’avvento di Internet ha reso possibile esplorare archivi e discografie un tempo inaccessibili. In precedenza, le uniche registrazioni a me note di pianiste nate nel XIX secolo erano quelle di Clara Haskil e Myra Hess. Da allora il panorama si è rivelato molto più ricco, includendo figure come Ilona Eibenschütz, Fanny Davies, Tina Lerner, Antonietta Rudge, Jeanette Durno e la pianista italiana Maria Carreras, la cui carriera internazionale, pur straordinaria, è oggi quasi dimenticata in Italia. L’arte di queste musiciste sopravvive su dischi e rulli per pianoforte, sebbene le loro carriere siano rimaste per lo più ai margini della documentazione storica. Quella che era iniziata come curiosità si trasformò gradualmente in un senso di responsabilità. Approfondendo le ricerche, rimasi affascinato anche da molte pianiste nate nei primi decenni del Novecento, tra cui Nadia Reisenberg, Agi Jambor, Vera Franceschi e la grande Annie Fischer. Ogni nome apriva una porta su un mondo di genio musicale, spesso sullo sfondo di vite segnate da spostamenti forzati, perdite e straordinaria forza d’animo: Maria Grinberg, che perse il marito e il padre durante le purghe staliniane, ma la cui arte emerse con una profonda forza interiore; Maria Yudina, che seguì un percorso altamente individuale nella Russia sovietica, rifiutando di attenuare le proprie convinzioni per adeguarsi alle aspettative politiche; Teresa Carreno, nata in Venezuela nel 1853, che costruì una carriera internazionale in un’epoca in cui una tale libertà era quasi impensabile per una donna; e Magda Tagliaferro, che divenne una presenza determinante nella vita musicale francese e brasiliana, formando generazioni di pianisti su due continenti. L’idea di una grande genealogia pianistica, ancora spesso presentata come prevalentemente maschile, appare oggi sempre più incompleta. Accanto a figure come Theodor Leschetizky, Ferruccio Busoni, Leopold Godowsky, Heinrich Neuhaus, Alfred Cortot e Arthur Schnabel si collocano donne il cui ruolo nel plasmare la tradizione pianistica fu altrettanto centrale. Marguerite Long (nella foto, ndr), Rosina Lhévinne, Nadezhda Golubovskaya, Tatiana Nikolayeva, Margarita Fyodorova e Maria Curcio furono figure chiave nella trasmissione di giudizio stilistico, approcci interpretativi e tecnica pianistica. Oggi, con le registrazioni ampiamente accessibili, queste grandi artiste possono finalmente essere ascoltate nella pienezza della loro voce artistica. La loro non è mai stata una presenza marginale: appartiene al cuore della cultura pianistica. Per me, ascoltarle è stato come scoprire stanze segrete in una casa familiare. Nico De Napoli Su "Classic Voice", di carta o nella replica digitale, c'è molto di più. Scoprilo tutti i mesi in edicola o su www.classicvoice.com/riviste.html -
Recensioni Opere Concerti e Balletti
FIRENZE Adams The death of Klinghoffer
L’argomento di base è la nota vicenda del dirottamento della nave da crociera Achille Lauro da parte d’un commando di quattro affiliati al Fronte di Liberazione Palestinese, conclusasi con l’assassinio dell’ebreo paraplegico Leon Klinghoffer gettato in mare: però il libretto di Alice Goodman (ebrea riformata in seguito convertita al Cristianesimo anglicano, divenendone diacono), splendido e intensamente poetico, dissolve la cronaca e dunque la realtà della vicenda in un articolato succedersi di meditazioni di natura filosofica, politica, religiosa, storica. In esse, ebrei e palestinesi s’intrecciano inestricabilmente - significativo il racconto biblico di Agar, che ricorda come i due popoli siano cugini primi - scansando del tutto ogni sospetto d’integralismo su entrambi i fronti: e i pareri contrari, soprattutto quelli che accusano di antisemitismo perché si dà voce e concretezza ai terroristi islamici, oggi risultano d’insopportabile capziosità. Lo spettacolo fiorentino ha brillantemente ragione d’ogni difficoltà. Renes - alla testa di un’orchestra che ogni volta sembra migliore della precedente - è straordinario nel rendere sempre vibratile la densità strumentale muovendone con abilità le sottili, continue progressioni armoniche valorizzando i molteplici prodigi di strumentazione: ogni sospetto di monotonia, in una partitura che a tal proposito rischia molto, è insomma felicemente scansato nel mentre intride la severità oratoriale d’una commozione lancinante, sostenendo efficacemente la compagnia di canto ma soprattutto il coro. Il coro! Sette pagine corali, una più difficile e pregnante dell’altra: la compagine fiorentina scrive una pagina aurea nel proprio già ricco album d’onore. Il canto, che poggia tutta sul declamato, è di tipo particolare giacché contano quasi nulla volume e ampiezza di cavata, ma moltissimo la capacità di dar senso a ogni parola lungo assoli di lunghezza abnorme e quindi a forte rischio di monotonia: come cantanti tradizionali, quasi tutti credo potrebbero avere più d’un problema ma tutti si dimostrano cantanti-attori straordinari, fraseggiando in modo formidabile. Personalmente, m’ha mosso alle lacrime l’arte eccelsa della coppia Klinghoffer: Laurent Naouri e Susan Bullock. Comunque si giudichi Luca Guadagnino, è incontrovertibile che possieda tecnica d’eccezione: e qui la mette in pratica dominando il palcoscenico senza ricorrere a iradiddìi che sarebbero del tutto incongrui. I monologanti li srotolano ritti al proscenio con pochissimi gesti ma avvolti dalle stupende luci di Peter van Praet, cangianti e sempre assai suggestive: rispettando così in pieno l’intento da “musica sacra” che Adams ha dichiarato essere la giusta definizione della propria opera. E per i sette cori, ha l’idea vincente di risolverli coreografandoli: Ella Rotschild crea un capolavoro, e gli undici ballerini lo realizzano superbamente. Non mancano i tocchi d’artista. L’opera principia con due cori, il primo di Palestinesi, il secondo di Ebrei; ma quando il primo termina, resta fermo e semplicemente si sveste dei cappottoni che li coprivano, i Palestinesi cioè diversi non altro che in superficie dai loro biblici cugini: e il senso profondo di libretto e musica è fissato una volta per tutte. Un altro è alla fine, con la sublime aria “del corpo che cade”, sublimemente cantata da Naouri (esanime a terra giacché Klinghoffer è già stato ucciso) nel mentre cala dall’alto una bellissima scultura di Berlinde De Bruyckere, raccolta da ballerini quasi martiri del mare che la scompongono comunicando così il senso di tragico abbandono, di disincanto sacro che riassume - con potenza di tanto maggiore in quanto di semplicissima visionarietà - l’intera partitura. Elvio GiudiciZURIGO Händel Giulio Cesare in Egitto
Capuano mi ha fatto ascoltare il più bel Giulio Cesare della mia vita: la superba compagine baroccaTORINO Verdi Macbeth
Dopo Così fan tutte nel 2021,Don Giovanni nel 2022,Un Ballo in maschera nel2024, Riccardo Muti -
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Xii Concorso Pianistico Internazionale “Franz Liszt” – Premio Mario Zanfi
Bandita la dodicesima edizione del Concorso Pianistico Internazionale “Franz Liszt” – Premio Mario Zanfi, che si terrà dal 1° al 6 dicembre 2026, in occasione del Bicentenario del Conservatorio “Arrigo Boito” di Parma. Rivolto ai pianisti di tutte le nazionalità che non abbiano superato il trentacinquesimo anno di età alla data di inizio del Concorso, il Premio Zanfi si articolerà in tre prove: una fase eliminatoria a porte chiuse, una semifinale aperta al pubblico, nell’Auditorium del Carmine di Parma, e la finale in forma di concerto pubblico che avrà luogo nell’Auditorium “Paganini” di Parma con l’Orchestra del Conservatorio “Arrigo Boito” diretta da Carla Delfrate. I concorrenti si confronteranno esclusivamente su musica composta, trascritta o arrangiata da Franz Liszt.
La prestigiosa giuria internazionale sarà composta da Vovka Ashkenazy (Russia), Roberto Cappello (Italia), Jin Ju (Cina), Daniel Rivera (Argentina), Markus Schirmer (Austria) e Olga Zdorenko (Ucraina), e presieduta dal Direttore del Conservatorio di Parma, Massimo Felici.
Il montepremi ammonta a € 17.500,00 ed è così suddiviso: primo premio: € 10.000,00; secondo premio: € 5.000,00; terzo premio: € 2.500,00. Al vincitore del primo premio saranno inoltre proposte opportunità concertistiche nell’ambito della programmazione della Fondazione “Arturo Toscanini” e della Società dei Concerti di Parma.
Il Concorso Pianistico Internazionale “Franz Liszt” – Premio Mario Zanfi vanta ormai una lunga storia. Istituito nel 1981 per volontà di Mario Zanfi, pianista di riferimento nell’interpretazione lisztiana, il concorso nasce dal lascito testamentario con cui l’artista nominò il Conservatorio di Parma proprio erede universale, con l’intento di promuovere un’iniziativa interamente dedicata all’opera pianistica di Franz Liszt. Alla base del progetto, il desiderio di restituire alla musica di Liszt il pieno riconoscimento di un valore compositivo dalla portata profetica, che va ben oltre la dimensione puramente virtuosistica.
Le domande di partecipazione devono essere inviate entro le ore 14.00 di lunedì 12 ottobre 2026. Il bando, le informazioni sul programma e sulle modalità di iscrizione sono pubblicate sul sito del conservatorio alla pagina www.conservatorio.pr.it/franz-liszt-piano-competition. Per ulteriori informazioni si può scrivere alla e-mail ufficio.produzione@conservatorio.pr.it.
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EventiBergamo, 18 luglio
Herbie Hancock chiude Estate Jazz al Lazzaretto
Atteso il 18 luglio a Bergamo a conclusione della rassegna “Estate Jazz al Lazzaretto” ,Il direttore tedesco dà forfait al progetto del Ring a Milano. L'Oro del Reno a Simone YoungThielemann perde l’Anello
Christian Thielemann non dirigerà l'atteso “Ring” wagneriano a Milano. La notizia a bruciapeloMozart l'ItalianoGenova, Opera Carlo Felice
Il febbraio del Carlo Felice di Genova è dedicato a Mozart, e più precisamente al -
Novità CD
Frédéric Lodéon “Le Flamboyant”
In Francia Frédéric Lodéon è conosciuto come volto televisivo, il cui senso dell’umorismo ha aiutato la diffusione della musica classica a un ampio pubblico. Ma l’ex allievo di Rostropovic è prima di tutto un immenso violoncellista, dotato di un temperamento impetuoso. La sua eredità discografica per Erato ed Emi viene raccolta per la prima volta in un cofanetto che include numerosi inediti.
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Recensioni CD
Lully Atys
Appena finito d’ascoltare la magnifica registrazionedi Rousset coi suoi Talens Lyriques,questa le si affianca con caratteristiche diversema non meno suggestive. Strumentali, innanzitutto.Continuo (petit choeur) e orchestra (grand choeur) sonodifferenziati in modo più netto del consueto, sottolineandocosì con teatralissima evidenza l’oscillogrammasentimentale d’una vicenda la cui appartenenza mitologicaè ben possibile declinare come eterna e nostra contemporanea(la vulcanica e imperiosissima dea Cybèle,innamorata del timido Atys che ama ricambiato la miteSangaride costretta per ragioni materiali a fidanzarsi conCélénus, funziona perfettamente immaginandosi unapotente manager attratta da un sottoposto innamoratod’una segretaria magari indiana la famiglia della qualeha organizzato un matrimonio combinato; e che ladea, delusa dal non poter fare di Atys il suo sacerdote lofaccia impazzire al puntodi provocarne il suicidio,salvo poi pentirsi e mutarloin pino sempreverde,andrebbe benissimocon episodi di bullismo elicenziamento): in moltimomenti, l’utilizzo delrarissimo crumhorn -strumento a fiato a doppiaancia, dal suono querulo e stridente - contrapposto oassieme alla musette - una sorta di cornamusa francese- danno origine, nell’ambito della scrittura per fiatimai altrettanto elaborata da Lully, a episodi di rarapoesia ed efficacia narrativa, apice la celeberrima - asuo tempo - scena del sonno. A un’orchestra veramentesuperba, fa riscontro un cast composto quasitutto da cantanti-attori di non meno superba caratura.Véronique Gens è una Cybèle formidabile per lavarietà d’un accento di volta in volta appassionato,altero, dolente, che anche nel languore comunica laforza d’una personalità debordante. Matthias Vidalha bellissimi momenti di delirio febbricitante, TassisChristoyannis è un Célénus di profonda umanità; e il“quasi” di cui sopra è per via di Sandrine Piau, chein disco quanto meno si riesce a sentire, ma la suaSangaride è pallente e svanita.
Elvio Giudici
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Wilhelm Furtwängler
The Complete Studio Recordings on Deutsche Grammophon (4 Lp Dg)
Genio controverso, la cui arte era profondamente radicata nella tradizione dell’idealismo romantico, Wilhelm Furtwängler ha
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The Complete Recordings on Deutsche Grammophon (10 cd + Blu-ray Dg)
Per celebrarne i sessant’anni, Deutsche Grammophon ha raccolto in dieci cd (più un Blu Ray audio) l’integrale delle incisioni di Olivier
Saint-Saëns – Edition
(34 cd Warner)
Il 16 dicembre 2021 ricorre il 100° anniversario della morte di Camille Saint-Saëns. Warner Classics gli dedica una raccolta di 34 cd (illustrati con dipinti di Monet, Degase e
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(15 cd Deutsche Grammophon)
Bamberger Symphoniker, Münchener Kammerorchester e Rundfunk-Sinfonieorchester convergono in una raccolta che fa luce su alcune composizioni orchestrali giovanili o quasi mai eseguite
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Barraine Musique rituelle
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cd Radio France
Musique rituelle è un grande ciclo per organo e percussioni composto tra il 1966 e il 1967 ispirato al Libro tibetano dei
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pianoforte Gile Bae
direttore Luigi Piovano
orchestra Archi di S.Cecilia
cd+dvd Arcana A542
Alla serie di cinque Concerti per clavicembalo e orchestra (qui sostituiti con il pianoforte) questo cd della
J.S. Bach & Sons. Flute Sonatas
flauto traverso Toshiyuki Shibata
clavicembalo e fortepiano Anthony Romaniuk
cd Channel Classics 49725
L’idiosincrasia dello “Stile sensibile” di Carl Philipp Emanuel Bach e l’utopia del possibile
Escaich Te Deum pour Notre-Dame
organo Thierry Escaich
direttore Alain Altinoglu
coro Maîtrise Notre-Dame, Nfm Choir Wroclaw
orchestra Frankfurt Radio Symphony
cd Alpha Classics
Abbiamo già scritto su queste colonne del genio di




