interpreti M. Vidal, V. Gens, S. Piau, T. Christoyannis, E. Pancrazi, A. Fournaison direttore Alexis Kossenko orchestra Les Ambassadeurs-La Grande Ecurie 3 cd Alpha-Classics 1193

Appena finito d’ascoltare la magnifica registrazionedi Rousset coi suoi Talens Lyriques,questa le si affianca con caratteristiche diversema non meno suggestive. Strumentali, innanzitutto.Continuo (petit choeur) e orchestra (grand choeur) sonodifferenziati in modo più netto del consueto, sottolineandocosì con teatralissima evidenza l’oscillogrammasentimentale d’una vicenda la cui appartenenza mitologicaè ben possibile declinare come eterna e nostra contemporanea(la vulcanica e imperiosissima dea Cybèle,innamorata del timido Atys che ama ricambiato la miteSangaride costretta per ragioni materiali a fidanzarsi conCélénus, funziona perfettamente immaginandosi unapotente manager attratta da un sottoposto innamoratod’una segretaria magari indiana la famiglia della qualeha organizzato un matrimonio combinato; e che ladea, delusa dal non poter fare di Atys il suo sacerdote lofaccia impazzire al puntodi provocarne il suicidio,salvo poi pentirsi e mutarloin pino sempreverde,andrebbe benissimocon episodi di bullismo elicenziamento): in moltimomenti, l’utilizzo delrarissimo crumhorn -strumento a fiato a doppiaancia, dal suono querulo e stridente – contrapposto oassieme alla musette – una sorta di cornamusa francese- danno origine, nell’ambito della scrittura per fiatimai altrettanto elaborata da Lully, a episodi di rarapoesia ed efficacia narrativa, apice la celeberrima – asuo tempo – scena del sonno. A un’orchestra veramentesuperba, fa riscontro un cast composto quasitutto da cantanti-attori di non meno superba caratura.Véronique Gens è una Cybèle formidabile per lavarietà d’un accento di volta in volta appassionato,altero, dolente, che anche nel languore comunica laforza d’una personalità debordante. Matthias Vidalha bellissimi momenti di delirio febbricitante, TassisChristoyannis è un Célénus di profonda umanità; e il“quasi” di cui sopra è per via di Sandrine Piau, chein disco quanto meno si riesce a sentire, ma la suaSangaride è pallente e svanita.
Elvio Giudici



