FIRENZE Adams The death of Klinghoffer

interpreti L. Naouri, S. Bullock, D. Okulitch, A. Mattersberger, L. Bakirci, J. Bloom, M. Comparato
direttore Lawrence Renes
regia Luca Guadagnino
teatro Maggio Musicale

L’argomento di base è la nota vicenda del dirottamento della nave da crociera Achille Lauro da parte d’un commando di quattro affiliati al Fronte di Liberazione Palestinese, conclusasi con l’assassinio dell’ebreo paraplegico Leon Klinghoffer gettato in mare: però il libretto di Alice Goodman (ebrea riformata in seguito convertita al Cristianesimo anglicano, divenendone diacono), splendido e intensamente poetico, dissolve la cronaca e dunque la realtà della vicenda in un articolato succedersi di meditazioni di natura filosofica, politica, religiosa, storica. In esse, ebrei e palestinesi s’intrecciano inestricabilmente – significativo il racconto biblico di Agar, che ricorda come i due popoli siano cugini primi – scansando del tutto ogni sospetto d’integralismo su entrambi i fronti: e i pareri contrari, soprattutto quelli che accusano di antisemitismo perché si dà voce e concretezza ai terroristi islamici, oggi risultano d’insopportabile capziosità. Lo spettacolo fiorentino ha brillantemente ragione d’ogni difficoltà.
Renes – alla testa di un’orchestra che ogni volta sembra migliore della precedente – è straordinario nel rendere sempre vibratile la densità strumentale muovendone con abilità le sottili, continue progressioni armoniche valorizzando i molteplici prodigi di strumentazione: ogni sospetto di monotonia, in una partitura che a tal proposito rischia molto, è insomma felicemente scansato nel mentre intride la severità oratoriale d’una commozione lancinante, sostenendo efficacemente la compagnia di canto ma soprattutto il coro. Il coro! Sette pagine corali, una più difficile e pregnante dell’altra: la compagine fiorentina scrive una pagina aurea nel proprio già ricco album d’onore. Il canto, che poggia tutta sul declamato, è di tipo particolare giacché contano quasi nulla volume e ampiezza di cavata, ma moltissimo la capacità di dar senso a ogni parola lungo assoli di lunghezza abnorme e quindi a forte rischio di monotonia: come cantanti tradizionali, quasi tutti credo potrebbero avere più d’un problema ma tutti si dimostrano cantanti-attori straordinari, fraseggiando in modo formidabile. Personalmente, m’ha mosso alle lacrime l’arte eccelsa della coppia Klinghoffer: Laurent Naouri e Susan Bullock.
Comunque si giudichi Luca Guadagnino, è incontrovertibile che possieda tecnica d’eccezione: e qui la mette in pratica dominando il palcoscenico senza ricorrere a iradiddìi che sarebbero del tutto incongrui. I monologanti li srotolano ritti al proscenio con pochissimi gesti ma avvolti dalle stupende luci di Peter van Praet, cangianti e sempre assai suggestive: rispettando così in pieno l’intento da “musica sacra” che Adams ha dichiarato essere la giusta definizione della propria opera. E per i sette cori, ha l’idea vincente di risolverli coreografandoli: Ella Rotschild crea un capolavoro, e gli undici ballerini lo realizzano superbamente. Non mancano i tocchi d’artista. L’opera principia con due cori, il primo di Palestinesi, il secondo di Ebrei; ma quando il primo termina, resta fermo e semplicemente si sveste dei cappottoni che li coprivano, i Palestinesi cioè diversi non altro che in superficie dai loro biblici cugini: e il senso profondo di libretto e musica è fissato una volta per tutte. Un altro è alla fine, con la sublime aria “del corpo che cade”, sublimemente cantata da Naouri (esanime a terra giacché Klinghoffer è già stato ucciso) nel mentre cala dall’alto una bellissima scultura di Berlinde De Bruyckere, raccolta da ballerini quasi martiri del mare che la scompongono comunicando così il senso di tragico abbandono, di disincanto sacro che riassume – con potenza di tanto maggiore in quanto di semplicissima visionarietà – l’intera partitura.
Elvio Giudici


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328 Settembre 2026
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