interpreti L. Micheletti, L. Fridman, M. Huseynov, G. Sala direttore Riccardo Muti regia Chiara Muti teatro Regio

Dopo Così fan tutte nel 2021,Don Giovanni nel 2022,Un Ballo in maschera nel2024, Riccardo Muti torna al TeatroRegio di Torino con uno dei titoliche ama e conosce più a fondo,Macbeth di Verdi. Muti restituisceal dramma shakespeariano un’essenzialitàbruciante: scava nei dettagli,ma al tempo stesso mostral’unità profonda della partiturae della vicenda, con un’intensitàche cattura fin dalle prime battute.Voci, scene, insiemi, coloristrumentali tutto viene veramente“concertato”; a partire dal lavorosul testo, che colma di sensoe di intensità drammatica ancheparole apparentemente neglette.Basta ascoltare il tono stupefattodi Lady Macbeth (Lidia Fridman,che riesce a iniettare nella sua vocelimpidissima il gelo dell’anaffettività)mentre ripete le parole delmesso: “Qui? qui? La notte?”, ilsenso di esitazione incredula, chesi smorza in un sussurro vibrantedi una gioia feroce; o il monologodel pugnale, dove Macbeth (LucaMicheletti) trova il difficilissimopunto di equilibrio tra canto e appoggioparlato, per capire lo scavoche è stato fatto su ogni singolaparola, ma al tempo stesso sullearcate complessive delle frasi, perrestituire la vibrazione interna diqueste coscienze sospese sull’abisso.
È raro, poi, che si riesca acapire davvero quel che dicono lemasse corali: qui invece gli interventidel coro (istruito da UlisseTrabacchin) sembravano scolpitinel basalto; i due grandi finali, delprimo e del secondo atto, addiritturaimpressionanti per la tensioneinterna, fin nelle lunghe pause diterrore, come voragini spalancate.Persino il coro dei sicari, che cosìfacilmente diventa buffonesco, erasinistro e tagliente; e il tocco acidulonelle voci delle streghe suonavasingolarmente inquietante.
Ma Macbeth non è solo un “romanzocriminale”: è anche drammanotturno, di silenzi, di sussurri, diellissi; dal duetto del murmure, colsuo ininterrotto fluire, al balbettiodi Lady Macbeth ormai malata evaneggiante. Ed è opera pervasadi lamenti: qui andrà ricordatoalmeno il coro “Patria oppressa”,con la continua, modernissimafrizione tra voci e strumenti (l’oboe!),mitigata però da una sortadi stanchezza esausta, che Muticalibrava dirigendo questa paginacon le sole mani, dopo aver depostola bacchetta.Visivamente, in scena domina ilnero della notte e del delitto, macon tagli di luce netti e brutali checorrispondono a certi risalti taglientidi ottavini o fiati acuti.
Splendidamenteriuscita la brughiera conle sue nebbie basse, da cui fuoriesconole streghe, con cappucci nericome in un celebre quadro di Füssli;e anche la voragine che si spalancadurante la scena delle apparizioniera tanto impressionante quantofunzionale. Intelligente la soluzionedi un velario che corre a metàpalcoscenico e consente così ingressirapidi e maggiore concentrazione;durante il preludio alla scenadel sonnambulismo Lady Macbethattraversa lentamente il fondo delpalcoscenico, ma con discrezione,quasi fosse un’emanazione dellapartitura. Ottime tutte le altreparti, ciascuna disegnata come uncammeo ben definito; ricordiamoalmeno Maharram Huseynov, subentratocome Banco all’indispostoD’Arcangelo, e Giovanni Sala, unMacduff lirico e commosso.
Elisabetta Fava



