ORGANO Olivier Latry CD La dolce volta

Recensire questo disco – che anticipiamo già subito essere straordinario per molteplici aspetti – ci permette di spendere qualche parola sul restauro del grand’organo della cattedrale di Notre-Dame di Parigi a seguito dell’incendio del 2019 dal quale miracolosamente scampò. Il lavoro di un team enorme di organari ha permesso di dare nuova voce alle 8 mila canne di uno degli organi più belli del mondo. Ma non è stato solamente il lavoro diretto sullo strumento ad averlo modificato: anche il restauro della cattedrale stessa ha avuto ripercussioni sull’acustica e, dunque, sulla percezione del timbro dell’organo. Le pareti delle navate, oggi tornate candide, riverberano e restituiscono il suono in modo nuovo. Dall’8 dicembre scorso, giorno dell’inaugurazione dei lavori di restauro e in cui l’organo è tornato a respirare, a Notre-Dame si ascolta una musica tutto sommato mai udita.
Ebbene, questo disco, Bach to Notre-Dame, in cui un grazioso gioco di parole collega il ritorno del re degli organi, la sua ultima testimonianza prima del restauro e la musica del Kantor, rappresenta un documento di grande interesse. Primariamente, è chiaro, perché ci riporta alle orecchie il Cavaillé-Coll così come noi tutti, per anni, siamo stati abituati ad ascoltarlo prima del restauro di Notre-Dame. In secondo luogo, per essere più tecnici, perché ci consegna un Bach à la francaise: le severe pagine bachiane, anziché sulle taglienti timbriche degli organi tedeschi, così nette nel far percepire ogni singolo movimento, sono plasmate sui pastosi e possenti registri di un organo sinfonico francese. Lo abbiamo già scritto su queste colonne: non siamo fanatici puristi, non ci scandalizza per nulla questo Bach à la francaise: anzi, sotto le mani di Olivier Latry – uno dei titolari di Notre-Dame nonché uno dei migliori organisti al mondo – è un Bach “romantico”, seducente, che affascina, che ci rimanda a Dupré (che curò l’opera omnia per Leduc) e che conferma, qualora ce ne fosse bisogno, l’imponenza del suo genio e grandezza della scuola organistica francese.
MATTIA ROSSI



