Baldi Bonsai

clarinetto Maurizio Longoni
contrabbasso Manu Mayr
direttore sandro Gorli
ensemble Divertimento 
cd Stradivarius STR 37101
prezzo 14,90

Veronese, classe 1988, allievo di Gabriele Manca (a Milano) e di Klaus Lang (a Graz), Zeno Baldi si sta imponendo nel panorama come uno dei compositori italiani più interessanti della sua generazione. La sua musica ricerca suoni e forme inesplorati, con una scrittura strumentale ricca di invenzioni, talvolta mordace, ma sempre elegante, giocata su dilatazioni temporali e processi di frammentazione. Ottima l’esecuzione del Divertimento Ensemble. In Cantor Dust (2013) il materiale iniziale, un frenetico impasto ritmico di ottoni con varie sordine, via via si frantuma fino a polverizzarsi, seguendo procedimenti mutuati da modelli matematici di tipo frattale; in Bonsai (2017), vero capolavoro, Baldi dilata le strutture temporali per svelare le microfibre del suono, dipana gli elementi come fossero tronchi e rami di bonsai, gioca su distorsioni, straniamenti, su processi di frantumazione, su innesti di suoni, che appaiono inizialmente come corpi estranei ma poi si integrano in un processo di crescita e sviluppo organico. Le interferenze percettive e l’ambiguità dei materiali sono tratti comuni di due lavori per cinque strumenti, In Punta (2013) e Mimo (2014): il primo (che si ispira ad Acrobata di Sanguineti) si muove in una dimensione sonora precaria, instabile, con continue fluttuazioni di suoni e trascoloramenti di timbri; Mimo, concepito come una serie di scene, di gesti ed espressioni musicali, si basa su continue metamorfosi, su impertinenti giochi reiterativi, su timbri acidi, con una scrittura densa, dall’intonazione distorta, come le smorfie di un mimo. Completano il cd due pezzi solistici con elettronica. Morene (2016), in tre movimenti (Triti, Ritriti, Detriti), realizzato in collaborazione con il contrabbassista viennese Manu Mayr, si ispira al fenomeno naturale delle morene (accumuli di sedimenti rocciosi trasportati dai ghiacciai) con il suono del contrabbasso trasformato e “deteriorato” in sonorità rumoristiche e pulsanti, grazie all’uso di due pedali di delay e riverbero. Kintsugi (2015), per clarinetto ed elettronica, si ispira invece all’arte giapponese della riparazione di oggetti in ceramica, che considera le rotture, le imperfezioni, le crepe come qualcosa di prezioso, come elementi di contemplazione estetica. Partendo da quest’idea Baldi ha collezionato suoni di diversa natura (suoni di clarinetto, rumori d’insetti, onde sinusoidali, codici morse), li ha frammentati per poi ricombinarli in un fitto dialogo tra clarinetto e elettronica, pieno di seduzioni.
Gianluigi Mattietti

 

 

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