direttore Klaus Mäkelä orchestre de Paris cd Decca

Ora che il suo catalogo inizia a infittirsi, si può cercare di inquadrare l’approccio al disco di Klaus Mäkelä, che a dispetto dei trent’anni ancora da compiere ha alle spalle una produzione già consistente, per di più afferente a quel grande repertorio che tende a mettere in soggezione i giovani interpreti più prudenti. Questa Symphonie Fantastique, affrescata da una splendida e quanto mai idiomatica Orchestre de Paris, si figura come un’esecuzione strumentalmente ineccepibile e concertata con perizia estrema nella finitura di ogni linea ed equilibrio, ma anche variamente caratterizzata: flessibile e irruente, rapinosa e travolgente, sbalzata nelle dinamiche e nei fraseggi ma senza estremismi o personalismi. E forse proprio qui sta il suo limite. Quel che manca, come in altri approdi precedenti del maestro finlandese alla sala di registrazione, è la vertigine, quel piccolo scarto che rende un’eccellente esecuzione davvero degna di conquistarsi un posto nella discografia, soprattutto quando si tratta di lavori incisi dozzine di volte nell’arco dell’ultimo secolo. Tuttavia, quello che al racconto potrebbe sembrare un disco da primo ascolto, in realtà non lo è affatto e sembra piuttosto acquisire carattere e profondità di dettaglio man mano che se ne prende confidenza e lo si riproduce da capo, accettandone l’impostazione. Allora, metabolizzata quella moderazione nel trattare la sfrenatezza berlioziana e certa prudenza nelle dinamiche più soffuse, si inizia a sincronizzare il gusto con la proposta di Mäkelä, apprezzandola e godendo delle tante finezze distillate dalla partitura. È un prodigio di chiarezza ed equilibrio anche La Valse di Ravel che chiude il disco, più giocata sull’impulso ritmico che sull’elasticità.
Paolo Locatelli




