Brahms – Klavierkonzerte n. 1 e 2

pianoforte Maurizio Pollini
direttore Christian Thielemann
orchestra Staatskapelle Dresden
2 cd Deutsche Grammophon   479 3985

 

brahmas-pollini

Quanto felice fosse stato l’incontro di Pollini con Christian Thielemann è ben attestato dalla registrazione dal vivo del Primo Concerto brahmsiano, effettuata a Dresda nel giugno del 2011, un incontro tra due personalità indubbiamente diverse, nella stessa visione musicale, quella del direttore radicata nella solida tradizione, lontana da qualsiasi tentazione effettistica ma tesa ad assicurare il passo più giusto e il respiro più adeguato; Pollini, invece, più decisamente “attuale”. E tuttavia l’intesa è risultata positiva tanto da rinnovarsi con il Secondo Concerto che viene ora riunito al Primo in questo cofanetto, nella registrazione realizzata dal vivo nel gennaio 2013 sempre nella sala della Semperoper di Dresda, con la Sächsische Staatskapelle di cui Thielemann era da poco divenuto direttore musicale. Uno dei percorsi da sempre prediletti da Pollini questi Concerti, con un lascito discografico oltremodo eloquente, pensando alla registrazione del 1976 con Abbado e i Wiener Philharmoniker, a quella del 1979 con Böhm, sempre con i Wiener seguita quasi vent’anni dopo, 1995, da quella “live” con i Berliner,  ancora con Abbado, a suggellare un rapporto fra i più integrati. Inevitabile la curiosità offerta da questa nuova rivisitazione per cercare di cogliere come Pollini, superata la boa dei settant’anni, abbia saputo rinnovare l’avventurosa vicenda racchiusa nella monumentale partitura brahmsiana; se per molti interpreti l’avanzare dell’età ha attivato un processo introspettivo e una più diversa riflessività, quasi compensativo dell’inevitabile rallentamento dei tempi – un ricordo indelebile per intensità quel Secondo di Brahms ascoltato a Salisburgo con Backhaus ottuagenario, appena ripresosi da un ictus, e Böhm – per Pollini la determinazione sembra inscalfibile, addirittura facendosi più stretti i tempi, come è avvenuto nelle recenti esecuzioni delle ultime Sonate beethoveniane. Una determinazione che lo sorregge anche in questi Concerti, ben sostenuta dalla solidità e dalla sicurezza di respiro di Thielemann: comprensibilmente la incisiva nitidezza di un tempo ha lasciato spazio a zone d’ombra dove il pedale, del resto sempre usato con sapiente prodigalità dal nostro interprete, dichiara la sua necessità.
Gian Paolo Minardi

 

 

 

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