Kurtág – Opere per ensemble e per coro

direttore Reinbert de Leeuw
ensemble Asko e Schönberg Ensemble
coro Netherlands Radio Choir
soprano Natalia Zagorinskaja 
mezzosoprano Gerrie de Vries
tenore Yves Saelens
basso Harry van der Kamp
violoncello Jean-Guihen Queyras
chitarra  Elliott Simpson
pianoforte Tamara Stefanovich
pianino Csaba Király
3 cd Ecm 2505-07
prezzo 38,10

Questa stupenda antologia di opere di Kurtág ha uno strano titolo di cui non si capisce a quale inesistente “completezza” si riferisca; ma ciò conta poco. Il sensibilissimo Reinbert de Leeuw con gli eccellenti complessi olandesi Asko e Schönberg Ensemble, con il coro della radio olandese e pregevoli solisti propone in ordine cronologico un percorso attraverso momenti tutti essenziali dello scarno catalogo del compositore ungherese, dai Capricci op. 9 su testi di I. Bálint (1959-70) ai Canti su poesie di J. Pilinszky op. 11 (1975) ai Messaggi della defunta signorina R.V. Trussova op. 17 (1976-80) che nella interpretazione di Boulez furono determinanti per farlo conoscere in Europa. Kurtág è sempre rimasto in una posizione di appartato isolamento, lavorando con grande lentezza e concentrazione. Il suo rapporto con la nuova musica non escludeva un legame profondo ma originale con la storia e la tradizione, da Bach a Schumann a Bartók a Webern. Inclassificabile nel suo personalissimo microcosmo, Kurtág è un poeta dei suoni che può racchiudere verità espressive tra le più intense in pagine di concentratissima brevità, usando talvolta vocaboli molto semplici, quasi note di diario che nelle sue mani possono acquistare la forza visionaria delle rivelazioni, sotto il segno di una soggettività dolorosamente lacerata. È difficile raccontare come nei migliori dei suoi lavori vocali ogni frammento, ogni gesto abbia l’intensità visionaria di parole strappate ad un silenzio al limite dell’afasia, di immagini folgoranti di breve durata, accensioni liriche, lievi arabeschi, che non perdono di intensità e purezza nelle opere in cui Kurtág si è aperto ad un respiro formale un poco più ampio. Tra queste sono gli intensissimi lavori per solisti e gruppi strumentali dispersi nello spazio: solista è la chitarra in Grabstein für Stephan op. 15c (1978-79), il pianoforte in …quasi una fantasia… op. 27 n. 1 (1987-88), violoncello e pianoforte nel doppio concerto op. 27 n. 2 (1989-90) e una voce femminile grave in Samuel Beckett: What is the Word op. 30 b (19919, basato sull’ultima poesia di Beckett. Non erano mai state registrate le cose più recenti che si ascoltano nel terzo cd, i cori op. 18 (1980-94), le Poesie di Anna Akhmatova op. 41 (1997-2008) con la bravissima Natalia Zagorinskaja, impegnata anche nell’op. 17, Colinda-Balada op. 46 (2010) per tenore, coro e complesso da camera, e Brefs Messages op. 47 (2011) per piccolo complesso, che come il lavoro immediatamente precedente, basato su un testo popolare romeno, recupera la memoria di inflessioni modali e vocaboli del passato. In questo straordinario percorso tutti gli interpreti ci accompagnano con una cura e una concentrazione degne di ogni elogio.
Paolo Petazzi

 

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