Messiaen Catalogue d’Oiseaux

pianoforte  Pierre-Laurent Aimard
3 cd Pentatone PTC 5186 670
prezzo 35,10

 

Realizzato nell’agosto del 2017, questo nuovo integrale del più celebre monumento pianistico del grande musicista francese si presenta come un omaggio di Aimard al maestro. Con Messiaen infatti ha diviso  una lunga frequentazione che gli ha consentito di entrare nel modo più autentico nel paesaggio così originale della sua musica, fin dai giovanili Preludi che Aimard ha sempre eseguito con quella sua infallibile e insieme penetrante nitidezza di visione, lasciando così intuire come l’ineludibile retaggio debussiano si carichi di più intimi turbamenti attraverso uno scandaglio sonoro oltremodo sfrangiato, lente magica riflettente l’inesausta tensione verso quella luce che la fede del compositore mai oscurerà, come a riscattare ben più tragici conflitti. È una chiave rivelatrice per entrare con pienezza in quello che è il capitolo centrale della storia creativa di Messiaen, il Catalogue appunto, il più caratteristico anche di quello stile che si genera dalla stupefazione di fronte alla natura, da quel canto degli uccelli puntigliosamente trascritto sul pentagramma che diventa matrice di un nuovo vocabolario e di una nuova visione strutturale. Un ordine che troverà poi un ulteriore scavo, attraverso le suggestioni esotiche, nella ricerca ritmica delle avvincenti Iles de feu. Il pianismo di Aimard è davvero superbo per la forza di trasfigurazione che lo sospinge, pur con la lucentezza attraverso cui ripercorre la straordinaria mobilità timbrica, fino a evocare quella dimensione nuova che Boulez, i cui debiti verso Messiaen sono ben riconoscibili, aveva colto, indicando come il maestro avesse “creato una tecnica cosciente della durata”.
Non manca a questo raffinato cofanetto della Pentatone – con il tocco squisitamente francese delle due lievi piume d’uccello che accompagnano i dischi – la riflessione ecologica dello stesso Aimard: “di fronte a un mondo costernato dalla distruzione della natura da parte dell’uomo, questo ciclo si impone come musica rifugio e trova risonanza presso un pubblico sempre più coinvolto, allargato e toccato”.
Gian Paolo Minardi

 

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