Rachmaninov – Sinfonie n. 1 op. 13, n. 2 op. 27, n. 3 op. 44 Danze sinfoniche op. 45 / Balakirev – Russia, Tamara

direttore Valery Gergiev
orchestra London Symphony 
3 cd + Pure Audio Blu Lso LSO0816

L’accostamento delle tre Sinfonie – riunione delle esecuzioni dal vivo realizzate da Gergiev tra il 2008 e il 2015 – consente una visione panoramica del tormentato percorso del compositore e di quel cimento sinfonico risalente agli anni in cui era studente di Conservatorio, testimoniato dalla Sinfonia “Giovinezza”, un’opera che rispetto all’ampiezza del progetto è rimasta ferma al primo movimento, significativo tuttavia nel cogliere già, pur tra l’evidente devozione per il Ciaikovskij della Quarta Sinfonia, quelle ombre che troveranno una più tormentata diramazione nella Prima Sinfonia, di quattro anni successiva. L’insuccesso della prima esecuzione, nel 1917, responsabile anche la sciagurata direzione di un Glazunov alticcio, procurerà al compositore quella depressione da cui uscirà solo qualche anno dopo, con il successo della sua creazione più celebre, il secondo Concerto per pianoforte e orchestra. La Seconda Sinfonia, composta tra il 1906 e il 1907 –  il primo movimento in Russia, gli altri a Dresda dove si era trasferito per sfuggire al clima tormentato del paese – presentata con un calorosissimo successo al pubblico di San Pietroburgo sotto la direzione dell’autore l’8 febbraio 1908, segna il pieno superamento della crisi depressiva. Più problematico l’ultimo periodo, quello americano di cui la Terza Sinfonia offre uno spaccato sintomatico, riassunto dal sibillino giudizio di Stravinskij:
“Ricordo le prime composizioni di Rachmaninov. Erano ‘acquerelli’, melodie e pezzi per pianoforte con la fresca impronta di Ciaikovskij. Poi, a venticinque anni, si diede agli ‘oli’ e diventò un vecchissimo compositore davvero. Non aspettatevi che sputi su di lui per questo: egli era, come ho detto, un uomo che incuteva timore, e, per di più, ve ne sono molti altri prima di lui su cui sputare”. Lo stesso Rachmaninov non nascondeva la sua istintiva distanza dagli imperativi della “modernità”: “Non ho simpatia per chi compone secondo formule prestabilite o teorie preconcette, o per chi scrive per chi scrive in un certo stile perché è la moda a volerlo. La musica non deve raggiungere mentalmente come se si trattasse di un prodotto di sartoria fatto su misura”. Pensieri che accendevano un oscuro rovello affiorante nell’ossessione di quel lugubre tema del Dies irae che lo perseguiterà a lungo e che ritroveremo nella Seconda e Terza Sinfonia, nella Rapsodia su un tema di Paganini fino al tardo Quarto Concerto e alle Danze Sinfoniche. La stessa ossessione che penetra la gremita scrittura pianistica a rivelare la presenza di un inquietante, nevrotico fantasma da cui è difficile liberarsi. È proprio questo aspetto che muove la lettura di Gergiev, mai condiscendente alla facile seduzione melodica che sotto la pulsazione della sua piccola bacchetta si allarga fino ad una tensione spasmodica, impressionante.
Gian Paolo Minardi

 

 

Su “Classic Voice” di carta o nella copia digitale c’è molto di più. Scoprilo tutti i mesi in edicola o su www.classicvoice.com/riviste.html

 

 

 

 

 

Prodotti consigliati
246 - Novembre 2019
Classic Voice