Salieri – Prima la musica e poi le parole; Mozart – Der Schauspieldirektor Kv 486

solisti E. Mei, M. Ramos, P. Petibon, M. Hemm, M. Schäfer, O. Widmer, W. Schneyder
orchestra Concentus Musicus Wien
direttore Nikolaus Harnoncourt
2 cd belvedere 08035
prezzo 20,70

Diversi i motivi del richiamo che oggi può esercitare Prima la musica e poi le parole, farsa in un atto di Casti-Salieri (1786). In primo luogo la sua drammaturgia, fondata su un goloso voyeurismo metateatrale che ci rivela le segrete miserie della cucina operistica di allora e forse di sempre. Poi l’aver fatto da spunto di partenza, ben 150 anni dopo, per lo straussiano Capriccio; e già non sarebbe poco. Ma in tempi di fantamusicologia fai-da-te se ne aggiunge un altro che finisce per diventare prevalente: come andò a finire la tenzone voluta da Giuseppe II d’Asburgo fra i due migliori galli del suo pollaio musicale cesàreo, l’affermato Kapellmeister veneto e l’outsider venuto da Salisburgo? In assenza di commenti coevi, il mero dato reddituale (450 fiorini a Salieri, 225 a Mozart) non fa che riflettere il tariffario viennese corrente e il diverso impegno richiesto ai duellanti: un intermezzo buffo di 11 numeri assai variegati contro un mini-Singspiel di appena 5, dove però basterebbe l’ouverture, col trattamento polifonico dei legni e il virtuosismo contrappuntistico dello sviluppo, a rivelare l’unghia del leoncucciolo. La scuola revisionista di Bianchini, Trombetta e seguaci trova “sospetto”, dunque indice di oscuri complotti, il repentino decollo stilistico da questo Mozart minore al successivo Figaro; ma lo stesso argomento potrebbe valere per questo Salieri ridanciano e il suo capolavoro al nero Les Danaïdes, posteriore di pochi mesi. Con la cultura del sospetto si fanno romanzi gialli, non storiografia musicale seria.
Per il pubblico che non sa leggere le partiture o non si cura di farlo, Harnoncourt e Teldec avevano già realizzato nel 1986 un lp sinottico dei due lavori. Antologico per mancanza di spazio, dal che risultava una certa impar condicio a danno dell’italiano; non siamo noi a dirlo, ma un onesto musicologo tedesco come Braunbehrens nella sua esemplare biografia di Salieri. Il presente doppio cd, ristampa di quello registrato dal vivo durante la Mozartwoche del 2002 e finora distribuito dal merchandising salisburghese, lascia ancora a desiderare ma è un notevole passo avanti per integralità, prassi esecutiva “autentica” e livello delle voci. Cominciamo dai punti deboli: se diverte il pistolotto iniziale di Harnconourt in veste di cabarettista-divulgatore, perdibilissima ci pare l’autoreferenziale riscrittura dei dialoghi originali di Gottlob Stephanie per Mozart (verbosi e insipidi pure quelli, ma almeno più correlati alla vicenda). Quanto al libretto dell’abate Casti, miscela di sapide sconcezze e carrettelle demenziali, non soffre di troppi refusi però è impaginato a totale capocchia.
Nel doppio cast vocale svettano su tutti Eva Mei (Tonina e Madame Herz) e Melba Ramos (ammiranda Eleonora nella parodia della gran scena “Pensieri funesti” dal Giulio Sabino di Sarti). Dignitoso, benché troppo incline al caricato, il quartetto dei buffi germanofoni; Patricia Petibon si contiene per fortuna entro i limiti naturali del suo talento da soubrette un poco acidula. Merito anche di Harnoncourt, qui in serata di grazia per equilibrio, ironia e salda presa sul suo Concentus Musicus.
Carlo Vitali

 

 

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