Schumann – Humoreske op. 20 Davidsbündlertänze op.6

pianoforte Filippo Gamba
cd Decca 4811722

 

filippoGamba

La carriera discografica di Filippo Gamba prosegue nel migliore dei modi attraverso la scelta di due capolavori schumanniani tra i più ostici da dominare e non solamente per motivi tecnici. Qui è necessario entrare in sintonia con il fantastico mondo interiore del compositore, conoscere alla perfezione quanto è già stato detto da generazioni e generazioni di pianisti che si sono spesi nella ricerca dei contenuti di queste pagine meravigliose, essere in grado di realizzare nella pratica concertistica i risultati di tutte queste meditazioni. Il risultato del lavoro compiuto da Filippo Gamba si riassume nella sintesi di due interpretazioni tra le più belle e coinvolgenti che mi sia capitato di ascoltare: Gamba domina con straordinaria bravura i passi notoriamente più difficili dei due lavori, utilizza il pedale di risonanza per emulare i legati come è possibile solamente nel caso della voce umana, è capace persino di riprodurre sullo strumento i filati di un grande cantante, e soprattutto organizza il fraseggio in modo rispondente alle proprie idee e tenendo ben presente il tipo di eloquio utilizzato qui dai grandi pianisti del passato. Senza nulla togliere all’originalità del protagonista di questa incisione, penso che tutto ciò che qui si ascolta non possa essere stato maturato esclusivamente in base a una semplice lettura del testo. I precedenti ci sono, eccome (che si chiamino Arrau, Horowitz, Cortot, Kempff o Lupu poco importa) ma sono stati digeriti e rielaborati con passione e ammirazione per giungere a una sintesi personale davvero encomiabile. Gamba riesce oltretutto a differenziare i due lavori di Schumann in maniera molto interessante. In Humoreske prevale il contrasto tra il cantabile quasi sempre affettuoso, solo a tratti malinconico, e gli scatti gioiosi di entusiasmo, illustrazione di un bipolarismo da manuale. Nei Davidsbündler questo processo non è del tutto a fuoco e Gamba separa giustamente le componenti riferite a Florestano e a Eusebio senza tentare una mediazione tra le stesse. Gli applausi che seguono alle due esecuzioni ci lasciano in uno stato di ulteriore ammirazione: per quanto le registrazioni dal vivo possano essere ritoccate in base agli errori tecnici occasionali (e qui invochiamo pur sempre la prova del nove di un ascolto in sala) il percorso narrativo voluto dal pianista non avrebbe motivo di essere modificato in sede di editing, né sarebbe possibile effettuare in tal senso correzione alcuna con i mezzi di uno studio d’incisione.
Luca Chierici

 

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