Stravinskij The Soldier’s Tale

narratore Roger Waters
orchestra Bridgehampton Chamber Music Festival
cd Sony 19075872732
prezzo 15,20

Se frequenti sono gli excursus di cantanti lirici nel terreno della musica leggera, molto meno lo sono quelli inversi. Pure, i risultati sono stati sovente assai migliori, almeno secondo me: i Lieder e le Chansons incisi da Barbra Streisand nel suo Classical Barbra, per dire, continuo ad ascoltarli con molto piacere. Ora è il turno del cofondatore – bassista, cantante, paroliere e compositore – dei Pink Floyd, Roger Waters. Che nel 2005 aveva pubblicato la registrazione di un’opera – Ça ira, testo di Etienne-Roda Gil, tema ovviamente la Rivoluzione Francese, presenza nel cast di Bryn Terfel; notevole – presentata anche lo stesso anno in concerto all’Auditorium romano. Non meraviglia più di tanto, dunque, la decisione di prendere parte nelle vesti della voce narrante e dei personaggi della storia a un’incisione del capolavoro stravinskiano.
Il fulcro ideologico del Waters paroliere dei Pink Floyd sta nella denuncia della follia connessa alla scalata al potere, con relativa possibilità di manipolazione del consenso, nefasto prodromo alla frantumazione dell’ordine sociale: sicché la storia del soldato che vende il proprio violino in cambio d’un libro capace di arricchirlo (con le relative inevitabili sventure sentimentali vinte solo per un attimo fugace dopo che – recuperato il violino e impiegatolo in tre danze per guarire una principessa e sposarla – la nostalgia per il paese natìo lo riconduce in potere del diavolo) costituisce un naturale approdo per chi ha tanto spesso cantato l’inevitabile, tragico corrompersi d’ogni utopia libertaria, nonché per chi ha avuto il nonno caduto nella Grande Guerra e il padre ucciso nello sbarco di Anzio.
Waters s’appropria dunque del testo (nella sua versione inglese; testo incluso nel booklet d’accompagnamento) e lo amplia parecchio, con importanti digressioni pur mantenendo ovviamente inalterata la struttura musicale: lavora molto all’inglese con l’accento (il diavolo ha marcato accento tedesco), ma limitando al massimo ogni pericolo di enfasi, talora addirittura eccedendo nel less is more tipicamente anglosassone. Il carisma continua a esserci, giacché chi ce l’ha non lo perde mai: e agisce benissimo sposandosi idealmente alla musica stravinskiana eseguita dai sette strumentisti con stile, fantasia e somma musicalità nel rendere omogeneo il mix di rag-time, tango argentino, valzer viennese, pasodoble spagnolo, corale bachiano, che nelle melodie tipicamente russe del violino trovano il loro geniale collante.
Elvio Giudici

 

 

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