Venezia Millenaria 700-1797

ensemble Hespèrion XXI, Le Concert des Nations
cori Panagiotis Neochoritis, La Capella Real de Catalunya
direttore Jordi Savall
cd Alia Vox AVSA 9925
prezzo 30

 

Diciamo subito ciò che ci pare soprattutto manchevole: la bibliografia. Sono citati singoli saggi, anche di studiosi attenti. Ma sulla civiltà bizantina e sulla politica nel Mediterraneo mancano due voci ineliminabili: i tre volumi di  Louis Bréhier dedicati alla civiltà bizantina (1. La civilisation byzantine, 2. Vie et mort de Byzance, 3. Les institutions de l’empire byzantin, Paris, Albin Michel); i contributi della scuola delle “Annales”, in testa il libro sul Mediterraneo di Fernand Braudel. E molte altre cose. Ma veniamo ai lati più attendibili di questa pubblicazione. I singoli studi, sulla storia di Venezia, dello stesso Savall (Venezia millenaria), di John Julius Norwich (Venezia: un abbozzo storico), Judith Herrin (Bisanzio e Bisanzio e Venezia), Lucette Valensi (Venezia e l’Oriente, l’Oriente e Venezia), Sylvie Mamy (La Musica a Venezia e il “teatro della guerra”). I testi sono, nell’ordine, in francese, inglese, spagnolo, catalano, tedesco, italiano. Le musiche vanno da una fanfara ricostruita su una melodia del secolo VIII al bellissimo lamento per la caduta di Costantinopoli (1453) di Guillaume Dufay, di cui però è sbagliato, nell’indice, il titolo: “Lamentio” invece di “Lamentatio”, nel primo cd,  e dai salmi protestanti di Claude Goudimel e Ambrosius Lobwasser a canti francesi su musiche di Beethoven dopo il trattato di Campoformio e durante l’occupazione francese della Repubblica. C’è molta musica bizantina, musica ortodossa russa, musica turca, il solito Vivaldi per il primo Settecento (La Senna festeggiante), e Hasse, Mozart: un orrido arrangiamento della Marcia Turca, ma perché no, invece, l’autentica ouverture “turca” del Ratto dal serraglio? Del resto con Beethoven non va meglio, anche se si tratta di arrangiamento firmato. Ci si chiede anche che cosa abbia a che vedere con Venezia gran parte di questa musica. La grande assente, salvo qualche brano, è comunque la grande polifonia fiamminga, francese, veneziana, tra Quattro e Cinquecento. E non sono nomi da poco. L’immenso Willaert, per esempio, di fatto il fondatore della cosiddetta scuola veneziana, è presente per una “villanella alla napolitana”, che non è certo la sua musica più tipica, né tanto meno la più “veneziana”, come sarebbero i mottetti e i madrigali. Dei Gabrieli è presente solo Andrea e Monteverdi per il Combattimento di Tancredi e Clorinda (perché no i Vespri?). Discutibile poi ne risulta l’interpretazione, più attenta alla misurazione temporale e ai ritmi musicali (supposti) che al respiro della recitazione. Salvo accendersi talora in inutile enfasi, e grida. Da dimenticare. La raccolta si fa stimare per musiche, soprattutto strumentali, che altrimenti non si ascoltano. In quelle più note il confronto con interpretazioni più scrupolose è imbarazzante. Sulla realizzazione strumentale di musiche di cui ci è pervenuta solo la melodia il lavoro non può essere che ipotetico. Ma non esiste altra via di proposta. Giustamente scrisse Nino Pirrotta che sbagliamo a credere che la musica del passato, soprattutto prima del Rinascimento, sia solo quella che ci è giunta scritta. Questa è, invece, solo la punta di un iceberg. La musica era improvvisata su tradizioni orali. Danze, canti, anche religiosi, erano affidati a questa tradizione. Savall cerca di restituirci questo patrimonio sommerso. Qualche volta con grande fascino, qualche altra meno. Soprattutto quando si confronta con testi interamente scritti. Ma le sue interpretazioni non sono mai banali, e appaiono sempre vivacissime.
Dino Villatico

 

 

 

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