Zingarelli Giulietta e Romeo

interpreti F. Fagioli, A. Charvet,
K. Adam, V. Buzza, N. Balducci
direttore Stefan Plewniak
orchestra Opéra Royal
regia Gilles Rico
dvd + BluRay CV S181

Pare fosse l’opera preferita di Napoleone, e non solo per via della sua relazione con la protagonista Giuseppina Grassini. Da qui l’iniziativa di tirarla fuori dal dimenticatoio (dove sta in compagnia delle trentasei altre di Zingarelli) in occasione del bicentenario della morte del suo autore, nel 2021 a Versailles: ne sortì una registrazione parziale, cui s’affianca adesso questa invece integrale, in uno spettacolo tutto tele dipinte, quinte fisse, vieni stai e vai, in gloria delle tante anime belle mummificate in platea ad ammirare con beatitudine “l’eleganza”. Era, quello a cavallo tra seconda metà del Settecento e prima metà dell’Ottocento, un felice periodo in cui di musica brutta non se ne ascoltava mai, quantunque com’è logico al disotto delle ben note – ma poche – alte vette: dove certo non s’attesta Zingarelli, che di mestiere ne mostra però quanto se ne vuole (nonché conoscenza ben assimilata del meglio che lo precede, come nel coro “Lugubri gemiti”, molto bello anche per via del percettibile profumo marca Gluck, il “Chi mai dell’Erebo” che tutto l’intride) in quest’infilata di arie più o meno virtuosistiche, duetti e assiemi tutti di impeccabile ma sempre non più che accademica fattura, animati solo dalla squisita ma ahimè anemica eleganza. Infilata, comunque, che inaugura – prima di Vaccai, Bellini, Berlioz, Gounod – la versione musicale della storia narrata da Luigi Da Porto a metà Cinquecento, rielaborata da Matteo Bandello e resa immortale da Shakespeare. Di Shakespeare ce n’è poco in tutti i Romeo operistici, e questo non fa eccezione: vicenda tuttavia ben raccontata, che riduce al minimo i Capuleti e in pratica elimina i Montecchi; che al posto di Frate Lorenzo e della Nutrice ha una coppia di amici di Giulietta (lui, Gilberto, il controtenore Nicolò Balducci, gran bella voce agile e luminosa; lei, Matilde, il mezzosoprano Florie Valiquette, un filo asprigna ma niente male), e che dà gran rilievo a babbo Capuleti dal nome Everardo, cui Krystian Adam dona forte spicco con una voce tenorile di bel colore e ragguardevole robustezza. Detto che Teobaldo è parte non estesa ma non facile, risolta al meglio da Valentino Buzza, l’opera ha la sua ragion d’essere nei due protagonisti: entrambi eccellenti. Adèle Charvet ha un magnifico timbro leggermente scuro, espresso da una linea proiettata con tecnica notevole (agilità sgranate assai bene) e musicalità impeccabile, resa ovunque di soggiogante comunicativa da un gioco calibratissimo ma mai cincischiato di accenti. E Franco Fagioli è Fagioli: ma portiamo lo stesso un ulteriore vaso nella sua già stipata Samo ammirando la tecnica trascendentale, il timbro bellissimo, ma soprattutto la capacità sempre entusiasmante di rendere materia viva tale tesoro di tecnica grazie a un fraseggio da sommo artista: al suo massimo nell’aria “Ombra adorata aspetta”, che per me è assai superiore alla pur molto più celebrata “Ah, se tu dormi svegliati” del Vaccai, che quella sciagurata della Malibran piazzava, in situazione analoga, al posto del sublimerrimo recitar cantando di Bellini, che non è peregrina ipotesi pensare si sia ricordato di questa bella pagina del suo maestro.
Elvio Giudici


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319 Dicembre 2025
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