Amburgo

Note fluviali sul “vascello” dell’Elbphilharmonie con Muti e Bychkov. Poi alla Staatsoper per la “Lulu” di Berg con Anne Sofie von Otter, Marta Swiderska e Peter Lodahl

Cattedrali della musica che affascinano per la loro forma, ma che promettono di contenere anche, al loro interno, gli interpreti più celebri a livello internazionale della musica classica. Ultimissima per nascita è, da questo punto di vista, l’Elbphilharmonie di Amburgo, una maestosa struttura dalla forma trapezoidale che, circondata dal fiume Elba su tre lati, sorge oggi nel quartiere di HafenCity ad opera dello studio svizzero Herzog & de Mauron in uno dei punti più importanti e antichi del porto della città. Il nuovo edificio poggia sul vecchio Kaispeicher A, l’enorme magazzino per cacao e tabacco costruito in mattoni rossi nel 1966 su disegno di Werner Kallmorgen. In realtà, visto dall’esterno, il nuovo edificio sembra oggi nascondere del tutto la sua vera natura e identità di luogo teatrale avvolto com’è da quel gioco di enormi vetrate che offrono vedute panoramiche mozzafiato moltiplicate dagli specchi. Ma è questa zona, per molti anni luogo in totale degrado ed in spietato abbandono, ad essere ora ampiamente rivalorizzata e riqualificata dagli architetti svizzeri grazie anche alla nuova presenza in questo complesso di un hotel, un ristorante, di quarantacinque appartamenti di lusso e di una piazza aperta al pubblico. Insomma, una vera e propria “città nella città” che culmina proprio nella Grosse Saal, l’auditorium dalla capienza di duemila e cento posti, e che, con un’altezza di cinquanta metri, vanta un’acustica che sfiora la perfezione. Il merito di tanta fedeltà sonora spetta in massima parte a Yasuhisa Toyota, il consulente acustico di fama mondiale che qui ha ripreso un modello funzionale a vigneto. La struttura della sala infatti, impreziosita da un foyer di parquet di rovere e dall’organo del celebre laboratorio di Johannes Klais Orgelbau, vede l’orchestra circondata dalla platea e dai loggioni, proprio sul modello sperimentato per la prima volta nel 1963 da Hans Scharoun per la Philharmonie di Berlino. Ma la Gran Hall non è l’unica sala della Elbphilharmonie, quest’ultima pensata ed ideata proprio come un’agile multisala in grado di soddisfare esigenze diverse di esecuzione. E così, al suo interno, si trovano altri due spazi da concerto. Il primo, la Kleine Saal, ha a disposizione cinquecentocinquanta posti a sedere che si pensa di dedicare alla musica da camera. Qui la struttura è alquanto flessibile e modificabile a piacimento con poltrone amovibili, in modo da poter essere utilizzata anche per altri scopi. Il secondo spazio invece, alquanto più piccolo e intimo, è il Kaistudio con centosettanta posti pensati per la musica contemporanea e sperimentale, concerti per bambini, workshop e conferenze. Una tre settimane di eventi inaugura ora l’Elbphilharmonie che, dall’11 al 29 gennaio, fa esibire qui alcuni dei nomi più importanti della classica. Un antipasto forse di quello che sarà il suo futuro aperto, l’11 gennaio, dalla Ndr Elbphilharmonie Orchestra, compagine residente della Grosse Saal, diretta da Thomas Hengelbrock su musiche di Beethoven, Messiaen e Wagner e con solisti del calibro di Anja Harteros, Philippe Jaroussky e Bryn Terfel. Ospiti anche, il 14 ed il 15 gennaio, sono la Chicago Symphony Orchestra diretta da Riccardo Muti ed i Wiener Philharmoniker diretti, il 22 gennaio, da Semyon Bychkov e, il 23, da Ingo Metzmacher. Un altro evento per Amburgo, ma questa volta alla Staatsoper, è il nuovo allestimento della Lulu di Alban Berg che, sotto la bacchetta di Kent Nagano e la regia di Christoph Marthaler, vede protagonisti, dal 12 al 24 febbraio, Barbara Hannigan, Anne Sofie von Otter, Marta Swiderska e Peter Lodahl.

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