A Lione, tra antichi laboratori di seta e spettacoli d’opera capitali

Nella seconda città francese è in scena il Festival dedicato ai grandi allestimenti degli anni 90

LIONE1 LIONE2Dopo Parigi e Marsiglia, Lione, che si trova quasi a metà strada tra queste due metropoli, è la terza città più grande della Francia con duemila anni di storia che hanno lasciato il segno nel suo paesaggio urbano. Lontana soltanto un’ora di macchina dalle vette innevate delle Alpi francesi e a tre ore dalla Costa azzurra, Lione, bagnata dai fiumi Rodano e Saône, vanta infatti uno dei più importanti siti archeologici d’epoca romana dopo la stessa Roma, mentre il suo quartiere del Vieux Lyon ha al suo interno la più prestigiosa collezione di edifici rinascimentali dopo Venezia. Ma è la sua nomea di città d’arte a garantire visite interessanti ai suoi numerosissimi musei: da quello delle miniature, situato nel cuore del centro storico, a poca distanza dalla cattedrale, al Museo Lumière, casa dei due famosi omonimi cineasti, dal Musée de la Civilisation Gallo-Romaine dove si può ammirare una serie di monete, mosaici, statue e iscrizioni che raccontano la storia della Lione gallo-romanica fino al Musée de Beaux Arts, situato all’interno dell’antico convento benedettino nel Palais St-Pierre che rappresenta il secondo museo più grande di tutta la Francia, dopo il Louvre di Parigi. Senza dimenticare l’avveniristico Musée des Confluences dedicato all’antropologia, alla storia naturale e alle culture dei vari Paesi, il Museo di Storia naturale Guimet, il Centro di Storia della Resistenza e della Deportazione, il Museo dei tessuti e delle arti decorative, il Museo d’arte contemporanea, il Museo africano, classificato come il più antico in tutta la Francia dedicato all’Africa, il Museo dell’Automobile Henri Malartre ed il Museo degli Hospices Civils che ripercorre la storia della medicina in città. Da non perdere a Lione, città dov’è nato tra l’altro il personaggio di Guignol, la marionetta più famosa di Francia, sono le Traboules nel quartiere di Vieux Lyon. Si tratta di passaggi coperti scavati ai piani terreni delle case dai tessitori di seta per legare tra loro i laboratori artigiani. Ed è proprio al quartiere di Croix-Rousse, meglio conosciuto come “la collina che lavora” perché fino al XIX secolo area dei lavoratori della seta, i “canuts”, che si possono ammirare i loro appartamenti con ambienti dai soffitti molto alti, fatti appositamente per ospitare i telai Jacquard che arrivavano fino ai quattro metri d’altezza, con ampie finestre per far filtrare la luce e soppalchi dove si svolgeva la maggior parte della loro vita famigliare. Alla grande musica è invece dedicato, dal 7 marzo al 5 aprile, il Festival Mémoires sulle grandi produzioni degli anni 90 che vede allestite, una dietro l’altra, tre opere di epoche compositive diverse. Si va da Elektra di Strauss, nella produzione originale di Dresda del 1986 con la regia di Ruth Berghaus che vuole l’orchestra collocata direttamente sul palcoscenico insieme ad una struttura che ospita invece i cantanti posti su piattaforme che ricordano dei trampolini, a Tristan und Isolde di Wagner con la regia di Heiner Müller, produzione originale di Bayreuth del 1993, entrambe dirette da Hartmut Haenchen e rappresentate all’Opéra di Lione. Mentre alla vicina Opéra di Vichy torna la produzione di Aix-en-Provence del 1999 de L’incoronazione di Poppea di Monteverdi diretta da Sébastien d’Herin e con la regia di Klaus Michael Grüber.
Antonio Garbisa

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