pianoforte Yuja Wang ondes martenot Cécile Lartigau direttore Andris Nelsons orchestra Boston Symphony cd Dg 486 7044

La Boston Symphony Orchestra diretta da Leonard Bernstein aveva suonato il 2 dicembre 1949 alla prima esecuzione assoluta della vasta sinfonia Turangalîla (1946-48) di Messiaen, e ora la propone con il suo attuale direttore, Andris Nelsons, in una eccellente registrazione dal vivo dell’aprile 2024. Questa sinfonia ha un posto importante nella prima maturità di Messiaen, ed è di rara e ardua esecuzione. Il titolo è una parola sanscrita i cui molteplici significati l’autore intende come “canto d’amore, inno alla gioia, tempo, movimento, ritmo, vita e morte”. I suoi dieci movimenti si pongono sotto il segno di una concezione visionaria e di una immediata urgenza espressiva: uno sfrenato colorismo si riallaccia con originalità all’eredità ideale di Berlioz e Debussy, la scatenata invenzione ritmica, erede dello Stravinskij del Sacre, può sperimentare intrecci e sovrapposizioni di estrema complessità e può abbandonarsi alla gioia fisica di sincopati di sapore jazzistico; le più ardite polifonie si affiancano a elementari abbandoni melodici, le pagine lontanissime dalla tonalità convivono con quelle dove trionfano perfette consonanze, zone di delicata rarefazione sonora, geniali e inaudite combinazioni di pochi strumenti si alternano a dense esplosioni o a trionfali apoteosi, nelle quali Messiaen non teme l’enfasi retorica. In tutta la partitura, nelle arcane pagine notturne come nella sospesa, incantata contemplazione lirica del “Giardino del sonno d’amore”, negli affascinanti stratificatissimi intrecci di ritmi e polifonie come negli abbandoni di diretta immediatezza, si riconosce sempre la personalità originale, unica e isolata dell’autore.
Nelsons padroneggia magnificamente tutti gli aspetti della partitura e rivela una singolare congenialità con Messiaen. Può inoltre contare su ottimi solisti: l’ardua parte pianistica che Messiaen aveva scritto per Yvonne Loriod trova in Yuja Wang una interprete impeccabile e Cécile Lartigau è autorevolissima alle ondes Martenot, la cui presenza è uno dei motivi di singolare fascino della sinfonia.
Paolo Petazzi



