quartetto Vanvitelli cd Arcana 578

Quando Alberto Basso ha intitolato il suo manuale di storia della musica settecentesca L’età di Bach e Händel, forse non ha previsto che in molti avrebbero interpretato quel concetto in chiave calcistica, instaurando una rivalità inconsistente e fumettistica tra i due tedeschi in perenne derby che il primo vincerebbe sul campo della chiesa e l’altro su quello del teatro. Zero a zero invece nelle sonate per violino, specialmente se quelle di Handel vengono suonate col solo cembalo obbligato (cioè come quelle di Bach e pensando a un albero genealogico che continua con quelle di Mozart e poi di Beethoven). Se invece le si dota di un basso continuo e soprattutto le si esegue con indole cantante, eccole sprigionare la memoria del palcoscenico della quale sono impregnate, quasi fossero trascrizioni strumentali di arie perdute, in cui il violino di Gian Andrea Guerra sa leggere sia la parte del soprano più squillante, sia quella del baritenore. Il programma consta di quattro sonate “autentiche” e di due probabilmente spurie ma non per questo “brutte”, che circolavano anch’esse in fonti a stampa prodotte quando la burocrazia, la didascalia e l’accertamento (finalità contrarie alla filologia, che è pur sempre una ricerca di verità e un’utopia) non erano ridotte alle paranoie di oggigiorno.
Carlo Fiore




