Dvorák Antonín

Nelahozeves, Praga 8 settembre 1841 – Praga 1 maggio 1904

Dvorák Antonín C’è un prima e un poi nella vita di Dvorák. La vita del bravo compositore cambia intorno al 1892. Fino ad allora Antonín era stato un bravo, onesto, acclamato musicista della provincia austriaca. Niente di più. Nascita in un villaggio boemo vicino a Praga, studi alla scuola per Organo della città ceca, violista e violinista nell’orchestra del Teatro Provvisorio Boemo, insegnante di pianoforte per arrotondare lo stipendio, compositore a tempo perso (in realtà dal 1871 lasciò l’orchestra per la composizione, guadagnandosi perfino la stima e l’aiuto di Brahms). Poi tutto cambia. Intorno agli anni Novanta la sua vita è sconvolta dalla richiesta di una ricca donna di mondo americana, Jeannette Thurber, fondatrice del nuovissimo Conservatorio di New York. L’ambiziosa mecenate voleva un famoso compositore come direttore, per dare lustro all’istituto. E Dvorák accettò, a patto che i nativi americani e afroamericani indigenti venissero ammessi gratis. Ricoprì la carica fino al 1895, trascorrendo anche un estate a Spillville, in Iowa, nel profondo west, dove si era insediata una comunità ceca. Così il bravo musicista boemo incontra le culture extra-europee. A queste esperienze si deve la composizione di opere famose – e “americane” – come la Sinfonia n. 9 “Dal nuovo mondo”, il quartetto in fa “L’americano”, il Quintetto in mi minore, il Concerto per violoncello. Il ritorno in patria fu seguito da “gran rifuti” eccellenti (quello rivolto a Brahms, che lo aveva invitato a trasferirsi a Vienna) e incarichi a suo modo prestigiosi (fu direttore del Conservatorio di Praga dal 1901 al 1904).

Il suo nome è stato spesso associato allo sviluppo dei cosiddetti stili nazionali, isole linguistiche periferiche che nell’Ottocento affermano una loro identità. Ma attenzione: come nel caso dell’aura “americana” della Sinfonia “Dal Nuovo Mondo”, si tratta dello strato superficiale delle composizioni. In profondità ritroviamo forme e tecniche che, da Beethoven a Brahms, definiscono l’identità del compositore occidentale ed europeo.

Andrea Estero

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