Wolf Hugo

Windischgraz (Slovenj Gradec) 13 marzo 1860 – Vienna, 22 febbraio 1903

Wolf Hugo Hugo Wolf è un personaggio da romanzo. Romanzo mitteleuropeo, per l’esattezza. Quasi un archetipo del musicista folle e ribelle, depresso e malinconico, vitale e sensuale di tanta letteratura immersa nella decadenza viennese. Da Musil a Roth, da Hofmannsthal a Schnitzler fino al dottor Freud. E cedendo alla tentazione di una lettura psicanalitica, è fin troppo facile leggere l’irrequietezza di Wolf come conseguenza di un rapporto traumatico con l’autorità. A iniziare dal padre che gli impone lo studio del violino a cinque anni, per poi vietargli la carriera musicale. Ma Hugo Wolf è un ribelle. Si scaglia contro il conservatorio di Vienna, lascia il lavoro di insegnate e di Kapellmeister a Salisburgo per asfissia. Per fortuna il suo talento lucido e sregolato, complesso e lirico viene notato da alcuni mecenati che lo sostengono. Così come il suo amore per Wagner. Assoluto e determinante. Come quello per le donne, che lo porterà alla morte per sifilide. Osteggiato dal mondo musicale (noto il suo odio per Brahms e il disprezzo per Rubinstein), Wolf è stato invece apprezzato da poeti e scrittori. Un affetto ricambiato, con una produzione eccelsa di Lieder, dove ha reso materia viva, emozionante, palpitante le poesie di Mörike (1888), Eichendorff (1889) e Goethe (1890), ma anche antichi testi popolari italiani e spagnoli tradotti da Heyse (Spanisches e Italienischen Liederbuch, 1891- 1896). Tra i suoi lavori strumentali i più significativi sono i Quartetti in fa minore (1878-84), la Penthesilea (1883-85) e la Serenata italiana (1887). Wolf ha composto anche l’opera Der Corregidor (1895), un momentaneo ma completo successo.

Andrea Estero

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