La classica è telegenica? Aldo Grasso risponde di no. E tu?

La nostra televisione ha sessanta anni, una vita in cui lo schermo ha avuto il tempo di accogliere qualsiasi esperimento. Ma la musica, che in tv è passata sovente, è sempre stata tra gli ospiti meno costanti. La musica classica in particolare, poi, nella televisione generalista, quasi non esiste, si affaccia ogni tanto quando c’è qualche evento mediatico di particolare rilevanza, un appuntamento legato alla beneficenza, alla politica, alla celebrazione di qualche santo. Perché? La questione è annosa e ha lo stesso sapore di quella che concerne l’uovo e la gallina. Il fatto assodato è che la tv non programma musica colta perché non fa ascolti, ma effettivamente il dilemma è se non faccia ascolti proprio perché non trasmessa o non li farebbe comunque: cioè, sapendo che la televisione costruisce l’immaginario culturale delle persone, non sarebbe forse proprio grazie a programmi musicali che la gente si interesserebbe alla musica? O piuttosto dobbiamo pensare che la musica di per sé non sia un linguaggio compatibile con la dimensione visuale massmediale? Forse è noioso assistere alla ripresa di una sinfonia di Bruckner poiché anche il più fantasioso dei registi può al massimo far inquadrare corni quando suonano i corni e zoomare sul gesto e sul volto del direttore nelle fasi più espressive del brano… È insomma un problema culturale (di abitudine) o ci sono delle difficoltà intrinseche al linguaggio musicale, così prettamente sonoro?
Molto scoraggiante è l’opinione in merito di Aldo Grasso, critico televisivo e docente di Storia della radio e della televisione all’Università del Sacro Cuore di Milano, che non vede possibilità della musica in tv per una questione culturale in primis. Ma, a leggere bene le sue risposte, la responsabilità non sembra attribuibile soltanto alla bassa alfabetizzazione musicale degli italiani (“anche all’estero non mi pare di riscontrare programmi musicali di successo”, ammette), ma pure al cruciale problema degli interessi condivisi: la tv è un mezzo di comunicazione di massa, la musica colta, di massa non lo è quasi per definizione.
Professor Grasso, la musica è un linguaggio adatto al video o no?
“In linea di massima direi di no, sono due cose molto differenti e ogni mezzo espressivo ha il suo medium ideale di trasmissione. La tv rispetto alla musica per molto tempo non lo è stato, quindi per noi è difficile vederli insieme”.
Quali sono i motivi?
“Sono due, principalmente. Il primo è che fino a poco tempo fa non esistevano mezzi che potessero trasmettere una qualità audio degna. Sessanta anni fa la musica in tv era inascoltabile, era come sentirla in automobile. Il secondo motivo è che il linguaggio della tv si fonda sulla ripetizione, su una presenza costante di cose che ritornano, e la musica è sempre stata vissuta come corpo estraneo. Persino la musica leggera, che pure ha trovato modi e format per vivere sul piccolo schermo, non ha avuto presenza fissa nella programmazione e quindi ha faticato a trovare identità. Dunque la ragione ha una doppia natura: tecnologica e palinsestuale”.
Queste sono le cause per le quali la musica oggi in televisione non si vede, le ragioni per le quali non siamo abituati a vederla… Qual è però il motivo primario per cui la musica classica in tv non ha successo?
“La tv nei confronti dei propri oggetti ha tre tipi di fase: 1) limitazione a riprendere; 2) patteggiamento; 3) riscrittura (solo in questa l’oggetto diventa veramente televisivo). Faccio l’esempio del calcio. Nella prima fase la televisione per 15 anni ha semplicemente ripreso le partite; poi in una seconda ha chiesto alle squadre di mettersi maglie dai colori distinguibili col bianco e nero, ha inventato il replay ecc… Oggi, terza fase, il calcio è meramente televisivo, la tv lo ha riscritto completamente (si pensi al gol elettronico… Deriva dalla tv)”.
La musica classica è rimasta dunque a una fase iniziale…
“La musica classica è ancora alla prima fase, non si muove da lì. L’unico tentativo che mi pare riuscito è quello di Classica Hd…”. (…)

(l’intervista completa ad Aldo Grasso di Federico Capitoni e lo speciale dedicato alla musica classica nella televisione italiana di Guido Salvetti, Sandro Cappelletto e Antonio Garbisa, è pubblicato nel numero di settembre di “Classic Voice”)

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