Bortolotto “il magnifico”

Con la morte del grande critico scompare un'epoca

Con la scomparsa di Mario Bortolotto (nato a Pordenone nel 1927, aveva da poco compiuto 90 anni) viene a mancare non soltanto un grande critico della musica ma anche un uomo la cui intelligenza sapeva dominare la filosofia come le lettere antiche e moderne, le arti visive come la storia e la geografia. Bortolotto era dotato di memoria e ironia prodigiose, delle quali si serviva per scrivere di musica colta in articoli, programmi di sala, saggi, libri.
Aveva studiato medicina e lettere, oltre a essersi diplomato in pianoforte al Conservatorio di Venezia, città dove avrebbe poi insegnato Storia della musica all’università (ruolo avuto in seguito anche a Roma).
Intorno ai 33 anni aveva intrapreso l’attività di critico e storico della musica affrontando Chopin, Petrassi, Nono.
Di lui rimane la ricchissima bibliografia fra cui, per Adelphi: Consacrazione della casa (1982); Introduzione al Lied romantico (1984); Dopo una battaglia (1992); Est dell’Oriente (1999); Wagner l’oscuro (2003); La serpe in seno. Sulla musica di Richard Strauss (2007); Fase seconda (2008: ripubblicazione degli “Studi sulla nuova musica” già uscito per Einaudi nel 1969); i volumi miscellanei Corrispondenze (2010) e Fogli multicolori (2013).
Dal 1966 al 1972 ha diretto la rivista “Lo spettatore musicale”. Era accademico effettivo di Santa Cecilia.

 

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