Verdi contro il Family Day

Anteprima: lo Stiffelio di Vick è un atto di accusa alla morale delle "Sentinelle in piedi". Farà discutere

PARMA – E’ un attacco diretto e senza peli sulla lingua al mondo dei Family Day lo Stiffelio che va in scena questa sera al Teatro Farnese per il Festival Verdi di Parma con la regia di Graham Vick. Alla retorica “buonista” delle cosiddette Sentinelle in piedi, che rivendicano una libertà di opinione che però diventa libertà di discriminazione. All’ipocrisia dei difensori a oltranza della famiglia tradizionale, smentita clamorosamente nella loro vita privata: chiesa cattolica compresa.
Il pubblico non si siede per tutta la durata dell’opera e ha la possibilità di muoversi liberamente tra i cantanti e gli artisti. Se ne parla da mesi, da quando Riccardo Muti invitò i loggionisti a fare le barricate contro lo spettacolo, salvo poi fare marcia indietro dopo che Vick gli aveva risposto definendolo “il Trump dei direttori”, ma ora il senso dell’allestimento è chiaro: il pubblico sta in piedi perché così partecipa lui stesso a quei cortei oltranzisti, guarda alle ipocrisie della società borghese – descritte così lucidamente dal Verdi di quest’opera già nel 1850 – dal punto di vista delle stesse sedicenti “sentinelle”. L’effetto è disturbante, ma rivelatore.
Si accede in teatro con una targhetta al collo, come quelle che ti danno ai congressi: da una parte c’è l’immagine stilizzata di una famiglia, dall’altra la dicitura “Stiffelio in piedi”. La prima cosa che colpisce l’occhio è la lenzuolata che ricopre le gradinate di legno: grandi stendardi di stoffa con le scritte “La famiglia noi la difendiamo”, la raffigurazione di una famiglia con i ruoli di ciascuno ben definiti (“babbo, mamma, figlio, figlia”) e due striscioni che chiariscono definitivamente: “Le femminucce sono femminucce” e “I maschietti sono maschietti”. Sul boccascena un altro grande lenzuolo dice: “TU sei un bene per me”.
L’orchestra, posizionata lateralmente sulla sinistra, verso il palcoscenico, esegue la sinfonia quando gli spettatori fanno il loro ingresso, accolti da giovani sacerdoti e seminaristi. I cantanti eseguono le loro parti muovendosi sopra praticabili intorno alla cavea durante una sorta di Family Day. Per dire, mentre Stiffelio sacerdote superstar presenta e autografa i suoi libri (casa editrice Ecclesia) come un santone che dispensa, e vende, consigli di bontà, castità e felicità, fuori dai riflettori (nella vita vera?) gli stessi preti devoti si appartano ad amoreggiare con donne e uomini, qualche rapporto occasionle finisce male e un cadavere viene rimosso di nascosto… Lo spettacolo, nelle intenzioni del regista, vuole essere un’amplificazione-discussione pubblica e attuale (dunque “politica” in senso lato) delle stesse vicende contenute nel libretto verdiano, dove la devotissima famiglia del pastore Stiffelio vorrebbe coprire l’adulterio della sposa Lina a tutti costi, e lo fa addirittura con la soppressione del suo amante.
Fra gli spettatori si confonde pure il regista, anche lui con la targhetta al collo. Ciascuno può costruirsi il proprio punto d’ascolto, fermarsi ad ascoltare un aria o un duetto a pochi passi dagli esecutori oppure spostarsi. Il coro a volte è disposto sulle gradinate e a volte è nella cavea, confuso con il pubblico. La prova generale, con un pubblico in parte pagante, com’è ormai consuetudine in molti teatri, è stata punteggiata da continui applausi e da una lunga ovazione finale. Parlare di standing ovation sarebbe in questo caso bizzarro, visto che tutti gli spettatori erano già in piedi… Ma è significativo che anche alcuni loggionisti storici del teatro abbiano apprezzato senza riserve. Comunque la si voglia giudicare, è un’esperienza che non si dimentica. Quattro le recite: stasera la prima; poi 6, 13 e 21 ottobre.
(M.B. e A.E.)

 

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