Scala: “Un Ballo in maschera” tra i fischi

Contestata la regia di Michieletto

un ballo in mascheraLancio di volantini contro la regia, urla di “vergogna”, di altri che chiedevano “silenzio” e discussioni accese fra il pubblico continuate, a suon di grida, anche in strada: non ha certo lasciati indifferenti il Ballo in maschera con la regia di Damiano Michieletto che ha debuttato ieri sera alla Scala.
È stata soprattutto la visione del regista veneziano, che ha dato una lettura politica dell’opera di Verdi, facendone una trasposizione ai giorni nostri durante una campagna elettorale ad aver fatto discutere e aver incassato anche alla fine una salva di buuh.
Qualcuno già nei giorni scorsi si era premurato di avvisare il 37enne Michieletto che aveva preso i biglietti solo per fischiare.
Il primo fuori programma è stato un lancio di alcuni volantini alla fine del primo atto con frasi del tipo “Giuseppe Verdi perdona loro perché non sanno quello che fanno”; “basta con questo sacrilegio” o “il pubblico serio e preparato è nauseato per lo scempio artistico che si sta facendo nel mettere in scena capolavori immortali”.
Prima dell’inizio del secondo atto quando è salito sul podio, il direttore Daniele Rustrioni è stato salutato da applausi e qualcuno ha commentato “brava la claque”. Poi quando la scena si è aperta sul campo dove Amalia di notte doveva raccogliere l’erba magica ed è apparsa una prostituta con miniabito fucsia qualcuno ha urlato “che schifo”; “vergogna” ed è stato zittito da qualcuno che ha risposto “idioti silenzio”.
“Quando un teatro mi chiede di fare una nuova produzione, per dare senso alla parola ‘nuova’ cerco un dialogo con la vita di oggi”, ha spiegato in passato Michieletto, che ha interpretato Così fan tutte di Mozart come uno scambio di coppie in un design hotel e la Bohème (con cui ha debuttato al festival di Salisburgo, primo regista italiano invitato dopo Giorgio Strehler e Luca Ronconi) come una storia di precariato nel lavoro e negli affetti.
Nel caso dell’opera di Giuseppe Verdi, ha letto la storia di Riccardo (il tenore Marcelo Alvarez), governatore di Boston innamorato della moglie del suo migliore amico, come una riflessione sul potere politico e sul contrasto fra immagine pubblica e sfera privata. La conseguenza naturale è stata un’ambientazione da campagna elettorale. E un riferimento inevitabile all’attualità.
L’indovina Ulrica (Marianne Cornetti) è diventata una di quelle santone che si vedono sulle tv americane, e l’antro dove si riuniscono adepti e curiosi per farsi svelare il futuro un palazzetto dello sport. E quindi il ballo in maschera in cui Renato (Zeljko Lucic) uccide Riccardo per il suo amore con la moglie Amelia (Sondra Radvanovsky) non poteva che essere un party elettorale e l’amico Oscar una sorta di segretaria portaborse (Patrizia Ciofi). D’altronde Verdi non ha potuto mettere in scena una prima versione dell’opera tratta da Gustavo III di Eugene Scribe al San Carlo di Napoli per la censura e per la prima al teatro Apollo di Roma ha ambientato la vicenda non in Svezia ma a Boston, con l’uccisione non di un re ma di un  governatore.
Michieletto sapeva di rischiare contestazioni con il pubblico “tradizionalista” della Scala – (e qualcuno nei giorni scorsi è stato così cortese da avvisarlo che aveva comperato i biglietti solo per fischiare), ma questo non sembra averlo condizionato e senz’altro ha vivacizzato il teatro. Alla fine otto minuti di applausi, buuh e un nuovo lancio di volantini con scritte come “Più rispetto per Giuseppe Verdi” e “L’ignoranza non è accettata”. Di Michieletto si continuerà a sentir parlare non solo perché ha in progetto spettacoli nei più prestigiosi teatri del mondo (questo mese firmerà Falstaff al Festival di Salisburgo), ma anche alla Scala. Almeno a sentire Alexander Pereira che nel 2015 diventerà sovrintendente. “Sicuramente farà nuove regie – ha detto dopo lo spettacolo -. Anche alla Scala”. (fonte ANSA)

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