Steve Jobs val bene un’opera

Composta da Mason Bates, regia di Kevin Newbury, in prima mondiale il 22 luglio a Santa Fe

S’intiola The (R)evolution of Steve Jobs ed è un’opera sul grande informatico composta da Mason Bates su libretto di Mark Campbell. Viene presentata in prima mondiale il 22 luglio al Teatro dell’Opera di Santa Fe diretta da Michael Christie, regia di Kevin Newbury. La storia incomincia con uno Steve Jobs bambino che riceve un banco di lavoro da suo padre Paul, che lo incoraggiava ad usarlo, poi proseguirà con uno Steve adulto alle prese con il keynote del 2007 durante il quale presenta al mondo iPhone. Un ritratto che descrive i diversi eventi che hanno influenzato la sua vita, le sue relazioni, i momenti positivi e i fallimenti ma anche il matrimonio con Laurene Powell Jobs, la quale gli ha mostrato il potere della connessione umana. A interpretare Steve Jobs è il baritono Edward Parks (nella foto) affiancato da Garret Sorenson nei panni di Woz, l’amico e partner commerciale, mentre Sacha Cook impersona la moglie; il cast si completa con il baritono Kelly Markgraf (Paul Jobs, padre di Steve); e il basso Wei Wu (Kôbun Chino Otogawa, il monaco buddista che gli fece da guida spirituale).

 

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