quartetto Belcea cd Alpha 1074

Proposta intelligente e inconsueta quella di associare all’unico quartetto di Debussy, uno straordinario capolavoro giovanile giustamente famoso, gli assai meno noti due quartetti di Karol Szymanowski, due lavori importanti che non si ascoltano mai e non possono vantare molte registrazioni. Eppure si tratta di lavori sorprendenti per la varietà e ricchezza di idee, fin dal modo originale di concepire il suono dei quattro archi. Il primo op. 37, del 1917, fu eseguito solo dopo la fine della guerra mondiale, nel 1924. Il secondo, op. 56, del 1927, era stato concepito per il concorso di musica da camera di Filadelfia che fu vinto nel 1928 dal Terzo Quartetto di Bartók ex-aequo con la Serenata per 5 strumenti di Casella. Gli aspetti “nazionali” polacchi, pur presenti soprattutto nel secondo, non hanno centralità esclusiva nei due quartetti, dove forse ciò che più immediatamente colpisce è una personalissima vena di lirismo di profonda mestizia. Non è comunque possibile riassumere in modo schematico i caratteri e la ricchezza dei percorsi espressivi di questi due bellissimi quartetti, che il Quartetto Belcea (che prende nome dal primo violino, Corina Belcea, e che ha cambiato il secondo violino) interpreta in modo magistrale, conferendo a ogni aspetto la necessaria evidenza. In Debussy alcune originali scelte interpretative potranno forse far discutere, sebbene siano molto interessanti nell’evidenza della loro tensione; ma in Szymanowski il contributo alla conoscenza dei due quartetti è davvero prezioso.
Paolo Petazzi



